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Alberto Laruccia
L'antipolitica di Grillo
e il rischio del '94
«Non vorrei facessero un gesto inconsulto capendo che sono finiti!» così l'ex-comico ora aspirante guida delle masse, Beppe Grillo, bacchetta la classe politica a suon di insulti e denigrazioni davanti alle telecamere di "Servizio Pubblico". Il ragazzaccio genovese, spinto da sondaggi che lo vedono sempre più vicino alla quota 10%, cavalca da Nord a Sud la penisola con la convinzione di aver cambiato mestiere immergendosi a pieno nella quotidianità della politica italiana. Il linguaggio da bar privo di contenuti da proporre in alternativa al sistema criticato e la politica di denigrazione più totale dell'avversario ci portano, inevitabilmente, a catalogare il "Movimento 5 stelle" nella sfera dell'"anti-politica", la peggiore accezione di populismo. Il fenomeno è molto familiare a noi italiani. Siamo, infatti, abituati a conviverci sin dalla fine della Prima Repubblica, quando la crisi dei grandi partiti prima e il ventennio Berlusconi poi, hanno spianato la strada alla paradossale politica dell'anti-politica. Sostituire alla razionalità l'emotività, accusare la classe politica di impedire ai cittadini di intervenire e di contare , di sfruttare le risorse pubbliche per arricchirsi, sono le modalità di agire dei veri e propri demagoghi dell'anti-politica che alimentano il disprezzo per i "politici di professione" nel processo definito dagli storici "mito della società civile". Ciò che si evince dai discorsi in piazza dell'unico leader (avete mai visto altri rappresentanti a 5 stelle?) che definisce il suo "il primo movimento degli italiani", sono i tratti di nichilismo distruttivo che sembrano giovarsi di una strana influenza "Gianniniana" che ci rimanda ai moti di piazza dell'"Uomo Qualunque", dell'immediato dopoguerra, permeati di una volontà di classificare indistintamente la folla come bene a discapito della classe politica tutta, costantemente marchiata come male. Beppe Grillo non risparmia, infatti, critiche e insulti a nessuno: dalla disonestà del Pdl all'intellettualismo snob di Bersani e D'Alema, dalla dialettica incomprensibile di Vendola ai furbi acquisti di lingotti dell'ex padano Belsito; la polemica si spinge da una parte all'altra senza che venga messa in rilievo alcuna richiesta in particolare. Tranne una: le elezioni immediate. Chissà che gli italiani, stanchi dei finanziamenti illeciti e degli scandali di partito, non decidano di ricadere nella trappola del "buon viso a cattivo gioco" in cui, ingenui, erano caduti nel maggio del '94?

 
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