sabato 16 febbraio 2013
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Antonio Liguori
 
Quale futuro per l'Italia?
Odiamoci tutti
 
 
Generalmente i movimenti odiano i partiti, e se qualcuno nei movimenti dialoga coi partiti o ci si mette d'accordo, gli altri del movimento odiano le parti di movimento che hanno, come si dice, "la sponda" elettorale. Il movimento non si rappresenta. Quelli che hanno dialogato coi partiti allora odiano gli altri per naturale reazione, e poi perché questi vogliono solo la "rivoluzione", però non la fanno mai. Allora tanto vale incidere nella misura in cui si riesce. I partiti che fanno da "sponda elettorale" d'altra parte sono anche peggio, e si scindono in continuazione in partitini sempre più piccoli accusandosi di non essere abbastanza rivoluzionari, abbastanza radicali, abbastanza coerenti o abbastanza marxisti. Quando ci sono le elezioni però si ricostituiscono in federazioni che scoprono che la somma dei voti che pensavano di avere è sempre molto minore di quelli che hanno (2+2=3, con buona pace dei Radiohead). Tutti questi soggetti sono odiati perché a vario titolo definiti comunisti. D'altra parte loro odiano tutti gli altri perché fascisti. Di Pietro è fascista con l'aggravante di giustizialista, Beppe Grillo è fascista con l'aggravante di perbenismo giustizialista e populista egocentrato. Anche Caselli e Saviano sono fascisti in quanto amici della polizia, uno per lavoro, l'altro per condizione esistenziale e spaziale (ha la scorta). SEL la odiano tutti perché non odia nessuno e le va bene tutto, va a cena con tutti, dialoga con tutti, sia con parte dei movimenti sia con UDC. A parte Renzi, che è per il progresso, tutti quanti non-odiano la FIOM, che difende l'operaio, che è un po' la figura mitologica che combatte il capitalismo. La FIOM però non-odia la CGIL, perché ne è socio fondatore, e la CGIL vende quotidianamente l'operaio al capitalista in cambio della possibilità di sedersi al tavolo a contrattare, perché evidentemente è convinta che ci sia ancora qualcosa da contrattare. Il non-odio per la CGIL comporta l'odio di tutti i sindacati di base, che cercano di stare vicini ai movimenti ma lontani dalla FIOM, acuendo le fratture interne. E poi ci sono gli indignati. In Italia gli indignati sono di due tipi: o quelli che i giornalisti chiamano "indignati" perché protestano per un motivo qualsiasi (dall'aumento del costo dell'Autan alla costruzione di un Lager); o quelli che quest'estate hanno occupato diverse piazze. I secondi si dividono in altre due categorie: quelli che hanno pensato di farlo mettendo "mi piace" su facebook ma non l'hanno fatto; quelli che l'hanno fatto promuovendo assemblee interminabili composte da alcolisti, mitomani che pensano che la finanza la guidino gli alieni (di una stirpe di "Rettiliani" del quale farebbe parte anche George Bush), schizofrenici, dissociati, perdigiorno e attivisti "one shot", infervorati ma presenti solo per una sera e successivamente rapiti dagli alieni, forse a conferma dell'esistenza dei Rettiliani. Ecco, odiamoci tutti.
 
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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