mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Giacomo Cuscunà
 
L'Emilia turca: Van
 
 
Più di 600 morti e 1300 feriti. Oltre 30 mila case distrutte o danneggiate. Questi i numeri dello sciame sismico che ha colpito la città di Van, nel sud est della Turchia, il 23 ottobre 2011 e nei giorni successivi. Una città di 600 mila persone che in pochi giorni si è riscoperta morta. Senza case, negozi e senza le luci del lungolago che l'avevano resa famosa.
«A sette mesi di distanza la città sta tornando lentamente a vivere», racconta Nejdet, un giovane avvocato di 24 anni cresciuto qui. E prosegue: «Nei giorni in cui è successo il disastro non ero in Turchia: stavo svolgendo un periodo di volontariato in Italia. È stato duro non riuscire ad avere notizie dirette da parte della mia famiglia». Ci racconta questa storia mentre prendiamo un tè seduti sul lungolago qualche chilometro fuori Van, a pochi metri dal portone di uno dei villaggi di container predisposto dalle autorità dove vivono gli sfollati ancora senza casa come lui. «Nell'area metropolitana ce ne sono circa 30 mila, raggruppati in aree che ne contengono circa 200 ciascuna. Non è facile viverci, durante l'inverno fa molto freddo, Van è a 1700 m.s.l.m, e i container stessi sono piccoli e non permettono una vita normale».
Il filo spinato attorno all'insediamento conferisce un aspetto tetro a tutto quello che si vede. Una via di mezzo tra un campo di concentramento e un carcere a cielo aperto. La sera solo poche figure spettrali si aggirano sulle strade di terra battuta, mentre la mattina i bambini escono dai cubicoli grigi e cercano di ritrovare una certa normalità giocando a palla e correndo qua e là.
Volkan, un amico di Nejdet che insegna inglese nelle scuole elementari della città, descrive la situazione dei piccoli studenti che hanno vissuto il terremoto: «Ogni bambino ha avuto qualche lutto in famiglia o la casa danneggiata o distrutta. Lo shock per loro è stato enorme e l'assistenza psicologica è una necessità». Volkan spiega però che ora, nel post emergenza, le attività a sostegno della popolazione sono poche e di fatto sono gli stessi insegnanti che cercano di seguire i bambini anche da un punto di vista umano.
Se nei primi mesi gli sforzi delle istituzioni sono stati notevoli, ora il clima è cambiato. Il Governo ha chiesto alle famiglie rimaste sfollate di contribuire economicamente alla ricostruzione delle abitazioni colpite e la larga fetta di popolazione dell'area che non ha le risorse per farlo risulta condannata a rimanere nei container o nelle tende per un lungo periodo.
Inshallah
 
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it