Giulia Sciannella
Piedi, pagina. Blog pendolare
tra Verona e Padova.
Letteratura e appunti, a piedi
Io non ho vissuto il G8 di Genova, l'ho recuperato dalla carta. Dai video, e, domenica, dal film di Daniele Vicari. Ma guardando Diaz ripensavo alla carta. A un romanzo che Roberto Ferrucci ha scritto nel 2007, e io ho apprezzato a partire dal titolo: Cosa cambia.
Cosa cambia dopo che la polizia è come impazzita. Cosa cambia per un uomo, una generazione, che nella polizia vedeva «la nostra sicurezza».
«Mi girai e li vedemmo sbucare da un angolo. Gente in divisa, blu scura, nera ... Sono la nostra sicurezza loro, no, pensai spostandomi dal loro campo visivo. Così mi hanno insegnato fin da piccolo. ... Poi vidi alcuni spianare i lanciarazzi all'altezza dei miei occhi. ... E allora scappai. Non li guardai più perché non erano più la mia, la nostra, sicurezza. Erano il nemico, adesso. E avevano deciso loro di esserlo».
Io non ricordo il G8 di Genova, l'ho respirato nell'aria. Non so com'era prima, so cosa è cambiato. Oggi, chiunque partecipi a una protesta diffida della polizia. Con la coda dell'occhio ne sorveglia i cordoni. Basta un segnale, non perde un secondo pensando: «Per quale motivo dovrei scappare?». Scappa.
La nostra sicurezza sono le videocamere, i telefonini. Durante una manifestazione anti-Gelmini, due inverni fa, a Padova, all'arrivo dei giornalisti un ragazzo ha sospirato: «Finalmente sono qui». Almeno ci saranno i filmati. Si vedrà, poi, che le nostre mani erano nude.
Come se il diritto fosse un secondo tempo della partita. Prima, durante, tutto è possibile. «I bravi studenti sono a casa a studiare», ammoniva Silvio Berlusconi. Come a dire che gli altri, i cattivi, un colpo di manganello, se mai, se lo sono cercato. Manifestare, manifestare pacificamente, non è più un diritto, è un rischio. Io l'ho sempre saputo.
Pulizia significa che qualsiasi decisione presa dal governo non troverà ostacoli sulla strada, in piazza. Il disordine non sono vetrine infrante, molotov, auto bruciate. Il disordine sei tu, con le tue mani nude. L'ordine è il vuoto, il silenzio.





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