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Valentina Cesare
Numeri e persone,
la solitudine delle cifre a tre zeri
 
 
Nasco evidentemente in un'epoca sbagliata, che bombarda di numeri le pagine dei quotidiani e in cui faccio fatica a trovare una nicchia. A me i numeri piacciono, ma non quelli della finanza e nemmeno quelli dei potenti; mi piacciono quelli degli amici a cena, dei libri letti, delle città visitate, delle mani strette. Quei numeri insomma per cui non è necessario possedere una calcolatrice. Non mi piacciono i numeri falsati, le cifre arrotondate per difetto o per eccesso a seconda dei casi.
Ad esempio quelli degli esodati dal lavoro, che si restringono come un caffè. La parola coniata dai tecnici si riferisce a coloro che verranno estromessi dal lavoro ma vicini all'età pensionabile, non coadiuvati dagli ammortizzatori sociali e lasciati ai bordi della strada maestra. 65mila per il ministro del lavoro e 331mila secondo i dati dell'INPS con un divario di 266mila unità. Che poi anche se si trattasse davvero di 65mila persone, a me sembrerebbe già una cifra notevole, ma non datemi retta, sono una povera umanista tutta nuvole e romanzi. I numeri non sono affatto una roba astratta e disumana, credo invece essi siano insieme alle parole quanto più di umano esista su questo pianeta martoriato. E ai numeri dobbiamo dare retta, perchè dietro ad essi si celano persone, e mondi, e cose che appartengono agli uomini, altri uomini come noi. 9100 giovani italiani di età compresa tra 20 e 25 anni hanno inviato le proprie referenze all'annuncio del Gruppo di supermercati Pam che è alla ricerca di 400 collaboratori domenicali; 30mila curriculum hanno inondato la nuova sede Ikea di Chieti che però ha posto solo per 220 persone. 8mila aspiranti medici invece hanno tentato i test per l'ammissione alla Cattolica, ma 7700 di loro non ce la faranno. 15792 i posti riservati in tutto il paese agli aspiranti insegnanti nelle Scuole Superiori, 4275 quelli per le Secondarie di Primo Grado. 597000 gli italiani che percepiscono la cassa integrazione ma che arriveranno al milione e mezzo di questo passo. Dal 1 gennaio 2012 invece sono stati 23 gli italiani che hanno deciso di togliersi la vita. E che saranno mai queste cifre? Segni di un antico sistema di numerazione arabo? Manciate infinite di calcoli in fila ad un abaco gigante? Nient'affatto. Siamo noi, oppure un amico,o un vecchio compagno di classe, o la vicina di casa. Noi, e questo stravolto concetto di quantità, noi che ascoltiamo ogni giorno la conta dei morti al tg o alla radio, noi che infine pensiamo sempre che si tratti degli altri.
 
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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