Analisi/2
«Prevenzione azzerata» Ecco i tagli alla difesa del suolo
Eleonora Martini
il manifesto 27.10.2011
L'accusa del capo Dipartimento Franco Gabrielli: dal 2006 fino ad oggi il fondo nazionale per a Protezione civile è stato praticamente azzerato.
«C'è un problema di mancata prevenzione generale in un territorio troppo antropizzato, dove spesso non sono stati fatti interventi per la mitigazione dei rischi». Franco Gabrielli, il capo della Protezione civile, lo dice chiaramente: non ci sono soldi e non si fa abbastanza prevenzione, in Italia. È Angelo Borrelli, il numero due del Dipartimento di via Ulpiano a snocciolare le cifre che contribuiscono a comprendere meglio le cause dei disastri idrogeologici a cui ormai la cronaca ci ha abituato: «Dal 2006 ad oggi, il fondo nazionale per la Protezione civile è stato praticamente dimezzato. E dal 2008 è stato abrogato anche il fondo regionale di protezione civile che era già stato ridotto precedentemente fino a 138 milioni di euro, lasciando così le Regioni senza più risorse per restaurare i danni causati da eventi calamitosi di competenza locale».
Non è tutto: se da una parte ci sono i tagli al sistema di protezione civile, che poi vuol dire abbattimento della prevenzione e della difesa del suolo, dall'altra c'è l'azzeramento dei rimborsi post-calamità - anche quelli di competenza nazionale - da parte dello Stato che ha scaricato tutto sulle regioni. Ne dà conto Renata Briano, giovane assessore regionale all'Ambiente con delega alla protezione civile, prendendosi una pausa nella riunione al vertice con Gabrielli appena giunto a La Spezia: «Negli ultimi due anni alla Protezione civile della Regione Liguria sono stati sottratti circa 5 milioni di euro, senza parlare dei tagli ai fondi destinati alla difesa del suolo». E allora, «c'è il rischio che a pagare questa tragedia siano ancora una volta i cittadini, perché il governo non darà un euro alla ricostruzione», avverte sul Secolo XIX on line il presidente della provincia spezzina, Marino Fiasella. «Non è un rischio, è una certezza - conferma Briano - Purtroppo ce l'ha imposto il governo nell'ultimo Milleproroghe varato a febbraio scorso dove, insieme ai rimborsi per le zone colpite dall'alluvione di un anno fa, è stata aggiunta una clausola che prevede siano le stesse regioni a farsi carico delle spese aumentando le tasse». Nel nuovo meccanismo di finanziamento del ripristino dei danni prodotti da calamità naturali, c'è anche la possibilità da parte delle Regioni di aumentare il prezzo del carburante sul territorio di 5 centesimi al litro. Poi, nel caso le risorse regionali non bastassero, interviene lo Stato. Una norma che «abbiamo impugnato - puntualizza l'assessore ligure -, insieme ad altre regioni, perché iniqua. Le Marche, per esempio, essendo state colpite da alluvione pochi mesi dopo di noi, non hanno potuto accedere alle sovvenzioni statali». Ma non è tutto: «In finanziaria - aggiunge Briano - il ministro Tremonti ha tagliato anche i fondi per la difesa del suolo rimangiandosi quanto promesso alla ministra Prestigiacomo che aveva deciso di investire sulle zone ad alto rischio idrogeologico».
Certo, per mettere in sicurezza un territorio ricco e selvaggio come le Cinque Terre «ci vorrebbero migliaia di miliardi», ammette Briano. Eppure, anche se i danni materiali prodotti da quest'ultima terribile alluvione in Liguria sono difficilmente quantificabili al momento, «quasi sicuramente sono dello stesso ordine di grandezza dei tagli subiti», azzarda Angelo Borrelli. Basti pensare che l'alluvione nelle Marche del marzo scorso ha prodotto danni quantificabili in circa 600 milioni di euro.
«Nel 2006 - racconta Borrelli - il fondo nazionale per la Protezione civile era di circa 216 milioni e 198 mila euro. È stato ridotto progressivamente fino ad arrivare nel 2011 a 162 milioni e 159 mila euro, pari al 25% di quello del 2006. Nel 2012 dovrebbe essere di 115 milioni e 691 mila euro, pari al 46% di quello del 2006». E come viene utilizzato questo fondo? Guardiamo il bilancio di spesa del Dipartimento (Dpc) del 2011, che ammonta a 1.950.359.000 euro. Ebbene, la voce più consistente, pari al 61,4% del totale (1 miliardo e 197 milioni) è rappresentata dai mutui che lo Stato contrae per il ripristino dei danni da calamità naturali. Questa voce tende a sparire, con la norma introdotta nel Milleproroghe. Eppure i soldi a disposizione del fondo per la prevenzione non sono aumentati: se il 30,26% del bilancio è destinato a interventi vari, dall'assistenza della popolazione terremotata dell'Aquila, agli indennizzi degli agricoltori, «rimangono a disposizione del Dpc solo 162 milioni e 529 mila euro». Sono destinati, conclude Borrelli, «alle attività di funzionamento del Dipartimento, alla prevenzione sul territorio e alla gestione della flotta aerea antincendio, i CanadAir, che sono il core business della nostra attività».
Non è tutto: se da una parte ci sono i tagli al sistema di protezione civile, che poi vuol dire abbattimento della prevenzione e della difesa del suolo, dall'altra c'è l'azzeramento dei rimborsi post-calamità - anche quelli di competenza nazionale - da parte dello Stato che ha scaricato tutto sulle regioni. Ne dà conto Renata Briano, giovane assessore regionale all'Ambiente con delega alla protezione civile, prendendosi una pausa nella riunione al vertice con Gabrielli appena giunto a La Spezia: «Negli ultimi due anni alla Protezione civile della Regione Liguria sono stati sottratti circa 5 milioni di euro, senza parlare dei tagli ai fondi destinati alla difesa del suolo». E allora, «c'è il rischio che a pagare questa tragedia siano ancora una volta i cittadini, perché il governo non darà un euro alla ricostruzione», avverte sul Secolo XIX on line il presidente della provincia spezzina, Marino Fiasella. «Non è un rischio, è una certezza - conferma Briano - Purtroppo ce l'ha imposto il governo nell'ultimo Milleproroghe varato a febbraio scorso dove, insieme ai rimborsi per le zone colpite dall'alluvione di un anno fa, è stata aggiunta una clausola che prevede siano le stesse regioni a farsi carico delle spese aumentando le tasse». Nel nuovo meccanismo di finanziamento del ripristino dei danni prodotti da calamità naturali, c'è anche la possibilità da parte delle Regioni di aumentare il prezzo del carburante sul territorio di 5 centesimi al litro. Poi, nel caso le risorse regionali non bastassero, interviene lo Stato. Una norma che «abbiamo impugnato - puntualizza l'assessore ligure -, insieme ad altre regioni, perché iniqua. Le Marche, per esempio, essendo state colpite da alluvione pochi mesi dopo di noi, non hanno potuto accedere alle sovvenzioni statali». Ma non è tutto: «In finanziaria - aggiunge Briano - il ministro Tremonti ha tagliato anche i fondi per la difesa del suolo rimangiandosi quanto promesso alla ministra Prestigiacomo che aveva deciso di investire sulle zone ad alto rischio idrogeologico».
Certo, per mettere in sicurezza un territorio ricco e selvaggio come le Cinque Terre «ci vorrebbero migliaia di miliardi», ammette Briano. Eppure, anche se i danni materiali prodotti da quest'ultima terribile alluvione in Liguria sono difficilmente quantificabili al momento, «quasi sicuramente sono dello stesso ordine di grandezza dei tagli subiti», azzarda Angelo Borrelli. Basti pensare che l'alluvione nelle Marche del marzo scorso ha prodotto danni quantificabili in circa 600 milioni di euro.
«Nel 2006 - racconta Borrelli - il fondo nazionale per la Protezione civile era di circa 216 milioni e 198 mila euro. È stato ridotto progressivamente fino ad arrivare nel 2011 a 162 milioni e 159 mila euro, pari al 25% di quello del 2006. Nel 2012 dovrebbe essere di 115 milioni e 691 mila euro, pari al 46% di quello del 2006». E come viene utilizzato questo fondo? Guardiamo il bilancio di spesa del Dipartimento (Dpc) del 2011, che ammonta a 1.950.359.000 euro. Ebbene, la voce più consistente, pari al 61,4% del totale (1 miliardo e 197 milioni) è rappresentata dai mutui che lo Stato contrae per il ripristino dei danni da calamità naturali. Questa voce tende a sparire, con la norma introdotta nel Milleproroghe. Eppure i soldi a disposizione del fondo per la prevenzione non sono aumentati: se il 30,26% del bilancio è destinato a interventi vari, dall'assistenza della popolazione terremotata dell'Aquila, agli indennizzi degli agricoltori, «rimangono a disposizione del Dpc solo 162 milioni e 529 mila euro». Sono destinati, conclude Borrelli, «alle attività di funzionamento del Dipartimento, alla prevenzione sul territorio e alla gestione della flotta aerea antincendio, i CanadAir, che sono il core business della nostra attività».





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