Giampilieri
Ultimo Valzer nel paese fantasma
Marina Zenobio
il manifesto 18.08.2010
Viaggio nel paese distrutto, insieme ad altre località vicine, nel 2009. La pioggia torrenziale causò lo straripamento dei fiumi e la morte di 37 persone, 19 solo a Giampilieri.
Mentre dalla costa appena più a sud dello Stretto di Messina risaliamo la via Michelangelo Rizzo, in direzione di Giampilieri Superiore (paesino collinare a 75 metri sul livello del mare, sorto intorno al XV secolo), la vista è incantevole da qualsiasi lato lo sguardo si posi. Guardando indietro il mar Ionio, guardando avanti il cielo azzurro; la luminosità estiva si riflette su una vallata dove agli oliveti si alternano agrumeti ed è impossibile immaginare che proprio da questo cielo, meno di un anno fa, si è scatenato un violentissimo nubifragio - iniziato la sera del 1° ottobre 2009 e durato tutta la notte fino al mattino successivo. La pioggia torrenziale di quella notte, che oltre a Giampilieri (Marina e Superiore) ha colpito i comuni di Scaletta Zanclea, Altolia, Molino, Briga Superiore e Pezzolo, provocò lo straripamento di corsi d'acqua, numerose frane con conseguente scivolamento a valle di colate di fango e detriti che, travolgendo ogni ostacolo, casa e persone, è costata la vita di 37 persone (19 solo a Giampilieri), più 6 dispersi; un centinaio di feriti e migliaia di sfollati.
Ad attenderci nella «zona verde» di Giampilieri Superiore, nei pressi della scuola elementare il cui tetto durante i soccorsi fu trasformato in base di atterraggio per gli elicotteri della protezione civile, c'è Corrado Manganaro, presidente del comitato cittadino «Salviamo Giampilieri», che non vuole però parlare subito della tragedia dell'ottobre scorso, ma del nubifragio e delle conseguenti frane collinari di due anni prima, precisamente del 27 ottobre 2007. Anche quel giorno una valanga di fango si riversò sul paese provocando elevati danni alle cose, «una prova generale di disastro» la definisce Manganaro ma, non essendoci scappato il morto, le autorità competenti sottovalutarono l'evento non intervenendo con solerzia. Furono sì stanziati dal governo 900 mila euro per la messa in sicurezza della montagna, ma sono arrivati così tardi che i lavori sarebbero dovuti partire a fine settembre del 2009, cinque giorni prima del diluvio del 1° ottobre. Da allora Giampilieri è un paese fantasma.
Risalendo tra vicoli e scalinate, ci inoltriamo verso la parte Superiore del paese, ancora in «zona verde» per la Protezione civile, l'entrata del Vitty Bar è bloccata da un assemblaggio di tavole di legno, si vede la linea essiccata del fango ad un'altezza di oltre due metri, la seguiamo in orizzontale, voci di bambini che giocano, qualche famiglia nonostante tutto è rimasta a sperare di non dover abbandonare Giampilieri, qualche centinaio rispetto ai 1800 censiti. Ancora vicoli e scale fino al nastro che delimita la «zona rossa», una salita spettrale con case sventrate, aperte in due, stanze mozzate che mostrano i segni di un lutto troppo recente, logori tendaggi al vento, quadri e foto alle pareti, vecchi comò, la specchiera di un bagno miracolosamente intatta, fango secco ovunque. E così fino in cima, dove la montagna è penetrata nel paese, in via Pontale, qui ci sono stati il maggior numero di morti.
Discendendo per via Chiesa lasciamo la zona interdetta scavalcando detriti e massi troppo grossi da spostare; poco più avanti c'è la chiesa rinascimentale intitolata a San Nicola di Bari da cui arrivano suoni di musica da ballo. Nella piazzetta laterale della chiesa alcune giovani coppie, anche solo femminili, ballano un valzer mentre altri ragazzi dal muretto guardano. Una scena surreale che ci accompagna nel lasciare il paese.
Ad attenderci nella «zona verde» di Giampilieri Superiore, nei pressi della scuola elementare il cui tetto durante i soccorsi fu trasformato in base di atterraggio per gli elicotteri della protezione civile, c'è Corrado Manganaro, presidente del comitato cittadino «Salviamo Giampilieri», che non vuole però parlare subito della tragedia dell'ottobre scorso, ma del nubifragio e delle conseguenti frane collinari di due anni prima, precisamente del 27 ottobre 2007. Anche quel giorno una valanga di fango si riversò sul paese provocando elevati danni alle cose, «una prova generale di disastro» la definisce Manganaro ma, non essendoci scappato il morto, le autorità competenti sottovalutarono l'evento non intervenendo con solerzia. Furono sì stanziati dal governo 900 mila euro per la messa in sicurezza della montagna, ma sono arrivati così tardi che i lavori sarebbero dovuti partire a fine settembre del 2009, cinque giorni prima del diluvio del 1° ottobre. Da allora Giampilieri è un paese fantasma.
Risalendo tra vicoli e scalinate, ci inoltriamo verso la parte Superiore del paese, ancora in «zona verde» per la Protezione civile, l'entrata del Vitty Bar è bloccata da un assemblaggio di tavole di legno, si vede la linea essiccata del fango ad un'altezza di oltre due metri, la seguiamo in orizzontale, voci di bambini che giocano, qualche famiglia nonostante tutto è rimasta a sperare di non dover abbandonare Giampilieri, qualche centinaio rispetto ai 1800 censiti. Ancora vicoli e scale fino al nastro che delimita la «zona rossa», una salita spettrale con case sventrate, aperte in due, stanze mozzate che mostrano i segni di un lutto troppo recente, logori tendaggi al vento, quadri e foto alle pareti, vecchi comò, la specchiera di un bagno miracolosamente intatta, fango secco ovunque. E così fino in cima, dove la montagna è penetrata nel paese, in via Pontale, qui ci sono stati il maggior numero di morti.
Discendendo per via Chiesa lasciamo la zona interdetta scavalcando detriti e massi troppo grossi da spostare; poco più avanti c'è la chiesa rinascimentale intitolata a San Nicola di Bari da cui arrivano suoni di musica da ballo. Nella piazzetta laterale della chiesa alcune giovani coppie, anche solo femminili, ballano un valzer mentre altri ragazzi dal muretto guardano. Una scena surreale che ci accompagna nel lasciare il paese.





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