mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Il Game Boy della politica italiana
 
Il Game Boy della politica italiana
di Francesco Paternò
Il suo nome non trova quasi opposizione né a destra né a sinistra, fatto indisponente in un paese in cui non è stata nemmeno l'opposizione ad aprirgli la strada.  La sua storia, a 68 anni, è lineare e binaria: interprete integerrimo delle regole di mercato, liberista perfetto come International Adviser della Goldman Sachs e come presidente della filiale europea della Trilateral Commission. Due istituzioni che non sono circoli di golf.
Di Super Mario, così battezzato dalla stampa straniera all'inizio del millennio per il suo operato da commissario europeo all'antitrust tra il 1994 e il 2004, non ha i baffi come l'omonimo eroe della Nintendo, ma nessuno lo ha mai visto comunque sorridere. Ha fatto però piangere i giapponesi del Game Boy, quando ha aperto una procedura nei loro confronti, con l'accusa di mantenere i prezzi delle console «artificialmente alti» in Europa. A Bruxelles, ha fatto piangere in realtà un po' tutti, senza guardare in faccia nessuno. Oltre a Super Mario con i baffi, ha bloccato una fusione euro-americana tra General Electric e Honeywell e messo sotto la Microsoft con una mega multa per «abuso di posizione dominante». L'occasione ci è propizia per ricordare al candidato presidente del consiglio che, posata la valigia a palazzo Chigi, farebbe bene a rispolverare subito un po' di quella severa pratica antitrust: se Silvio Berlusconi lascia, il conflitto di interesse rimane.
Ma di questi tempi in cui tutti gli europei che contano odiano l'Italia perché stiamo minacciando la loro stabilità a suon di spread, va soprattutto ricordata la faccia feroce di Super Mario senza baffi all'allora cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. In un ristorante fuori Bruxelles, lontano da occhi indiscreti e affiancato dal presidente della Commissione Romano Prodi e da altri commissari, Monti disse a Berlino che nemmeno i tedeschi potevano fare come gli pareva. Il giorno seguente avrebbe liberalizzato la distribuzione delle automobili in Europa alla faccia della Volkswagen e aperto una procedura per aiuti di stato contro le poste del governo federale. Angela Merkel stia in campana.
All'estero è rimasto una star, tanto è vero che le sue prime parole sono state riportate dal Financial Times, presente a una commemorazione a Berlino. Monti ha parlato dell'euro esattamente al contrario di Berlusconi: «Se l'Italia non avesse fatto parte dell'euro dodici anni fa, ci sarebbe più inflazione, politiche meno disciplinate e meno rispetto per le generazioni future». Sintetizzando in un «saremmo irrilevanti», Monti aggiunge quel che si vuole sentire in Europa: ciò che chiede di fare l'Unione europea, in termini di risanamento dei conti e di stimolo allo sviluppo, è «quel che dovrebbe essere chiesto a ogni paese per una maggiore crescita», e si capisce che è pronto a ridare qualche schiaffo in giro, a cominciare dai francesi.
Dietro di lui, oltre alla claque all'italiana che lo spinge al governo ( per il quale sarebbe già al lavoro da qualche mese), ha molta gente che conta. Se da presidente del consiglio sarà costretto a lasciare la presidenza della Bocconi («libera un posto di lavoro», dice un maligno ex universitario), dovrà abbandonare anche la carica di presidente della sezione europea della Trilateral, come prevede lo statuto quando un suo componente assume incarichi di governo. La Trilateral ha quasi 40 anni di vita, è stata fondata dalla famiglia Rockfeller (dalle ricchezze immense) e ha come missione (sempre da statuto) «sviluppare proposte pratiche per un'azione congiunta». Che significa? La sua influenza sulle cose del mondo (e dunque sulle nostre) è potenzialmente enorme, contando su circa 3.000 iscritti di tre continenti: soltanto banchieri, top manager, ex diplomatici, giornalisti. Di italiani, oltre a Monti e a una sfilza di uomini di finanza, ci sono il presidente della Fiat John Elkann (tra i primi a spendersi per il suo presidente trilaterale) e personaggi più discussi come il presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guargaglini.
Monti è attualmente anche consigliere internazionale della Goldman Sachs, la più nota della banche d'affari del mondo. Un posto dove le regole del mercato hanno un valore vicino allo zero, come insegna la grande crisi del 2008 e svela un'occhiata ai bilanci, con i soldi veri che si fanno ancora con i derivati. Dicono che in realtà non sia un posto così infamante, dato che del giro fanno (o fatto) parte Mario Draghi, Gianni Letta e Romano Prodi. Nell'aprile del 2010, la Sec, l'autorità statunitense che vigila sulla borsa, ha comunque incriminato la banca d'affari, accusandola di frode. Sarebbe bello che il consigliere Monti liberasse intanto un altro posto di lavoro, con la disoccupazione che c'è.
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it