Intervista Angelopoulos
La polvere d'oro del secolo passato
Intervista con il cineasta che ha diretto «The dust of time» mentre il suo paese è in vendita. La Grecia è al disastro economico
Silvana Silvestri - il manifesto 2011.05.25
Tra qualche giorno arriverà nelle sale La polvere del tempo, un film che Angelopoulos presentò fuori concorso alla Berlinale del 2009, una maestosa visione di un intero secolo, finito da abbastanza tempo per vederlo già con qualche distacco: le immagini voluttuose pur negli scenari del disastro, la forza emotiva palpabile soprattutto per quelli che hanno vissuto buona parte di quel secolo tanto da averne una percezione d'insieme, le strade che si incontrano e i confini che si chiudono. E poi protagonisti che riescono ad incarnare destini di interi popoli come Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irène Jacob e Willem Dafoe a fare da testimone contemporaneo e da alter ego del regista, più la nuova generazione che sembra senza futuro. Abbiamo un appuntamento telefonico con il Angelopoulos mentre le pagine economiche oggi si accumulano e sovrastano le tematiche del suo film legate al dopoguerra, della caduta del muro, della forza vitale che porta gli uomini ad andare avanti. La Grecia è nel disastro, Papandreou ha appena varato un piano dove tutto è in vendita, dal Pireo al porto di Salonicco, parti delle società delle poste e della telefonia, per riassumere.
È una giornata importante per l'economia greca. Da una parte c'è il suo film che riassume il secolo passato, dall'altra il mondo contemporaneo che appare ben più violento di tutte le tragedie del passato.
Questa situazione in Grecia è dura, è diventata un incubo. La gente reagisce in un modo o in altro, prigioniera di quello che è stato deciso altrove. Non è stata una buona decisione entrare in Europa con l'euro. Forse non è stata una buona decisione per l'economia greca, forse non è stata una buona decisione per la Grecia in generale, perché il paese forse non era preparato ad entrare in Europa. Si è voluti entrare in Europa ma forse il paese non era pronto. Questa è una cosa. Un secondo elemento è l'errore di tutta la politica greca dalla fine dei colonnelli. Poiché si era vissuto un periodo assai difficile, il governo che è venuto dopo ha dato l'impressione che tutto fosse permesso. Prima c'è stato Karamanlis e dopo il Pasok e la situazione si è aggravata con il Pasok, si pensava veramente che tutto fosse permesso. Era un'economia fragilissima e si avanzava senza prendere in considerazione questo fatto. D'altra parte siamo arrivati e non solo in Grecia ma in in generale, a un periodo in cui sono le banche che decidono.
Sto preparando un film che si chiamerà L'altro mare e che parla di questa situazione attraverso la storia di un piccolo gruppo di giovani attori che cercano di mettere in scena L'opéra de quat'sous (L'opera da tre soldi) di Brecht insieme a dei lavoratori in sciopero e non riescono a farlo. Ricorda la frase che si dice nell'Opéra sul rubare a una banca?
«È più grave rubare una banca o fondare una banca?»
I problemi sono arrivati da una sorta di esplosione del capitalismo in un universo che non crede più a niente perché i sogni, l'utopia socialista è crollata. Non c'è più prospettiva storica. Di fronte a questo orizzonte chiuso sono arrivati anni disperati. La strada è libera per il sistema capitalista senza limiti.
Leggiamo che Nea Demokratia non darà nessun aiuto al governo e il rappresentante del partito comunista si è rifiutato di incontrare Papandreou.
È un errore. Bisogna parlare, esprimere la propria opinione, non è politica questa. Pioché sono là, devono cercare una soluzione, discutere, proporre, trovare una soluzione radicale. Ora non si sta trovando una soluzione radicale. Bisogna trovare una soluzione immediata, ma non quella che propone un partito o l'altro, bisogna che tutti si mettano intorno a un tavolo e decidano.
Con il consenso del popolo
Un referendum popolare perché il popolo decida.
Il referendum è stato proposto?
No, non l'ha proposto nessuno.
Allora possiamo dire che Angelopoulos propone un referendum per la situazione della Grecia
Sì. Ogni partito crede di avere la verità assoluta, ma non è vero. A dispetto dei danni che hanno portato, questa gente non smette di parlare. Hanno distrutto il paese e continuano a parlare. In più c'è un pubblico che vota i sondaggi sui giornali e sempre vediamo che i due partiti maggiori sono sempre tra i preferiti in quelle classifiche.
La gente è completamente disperata. Anche gli artisti, non ci sono soldi per il cinema, per il teatro, le casse sono chiuse. Le sovvenzioni per l'arte, la cultura sono finite. La maggior parte delle persone che lavorano nei teatri lavora senza essere pagata, come dilettanti eppure hanno una lunga carriera alle spalle. Ci sono teatri storici che chiudono. Il Centro del cinema ha chiuso. Ci sono gli impiegati che vanno lì e poi vengono via. Non si sa se il festival di Salonicco si potrà fare l'anno prossimo. L'anno scorso si è fatto grazie a fondi residui, ma il prossimo non si sa cosa succede. Ci sono musei che chiudono.
Ma l'arte in Grecia è una risorsa come il turismo
La Grecia ha sempre avuto la sola risorsa del turismo e della cultura e niente altro, né industrie né altro. Anche il turismo ora va male.
A «L'altro mare» partecipa anche lo scrittore Markaris?
Markaris partecipa, anche se non come sceneggiatore. Io ho due scrittori che sono consiglieri che chiamo «gli avvocati del diavolo». Ci sono diversi modi di scrivere una sceneggiatura o scrivere con qualcuno o, nel mio caso, sono io che scrivo e gli altri con i quali lavoro, come anche Tonino Guerra, parlano con me. Li chiamo avvocati del diavolo perché il diavolo dice «no». Se dicono no io propongo qualcos'altro. Questo mi obbliga a proporre e riproporre soluzioni diverse.
Anche nel caso «La polvere del tempo» c'è stato questo procedimento? E che eredità pensate di aver trasmesso con questo film?
È difficile spiegare ai giovani, hanno difficoltà a comprendere. Per la mia generazione che ha creduto di poter cambiare il mondo è difficile vivere il presente. Abbiamo creduto di essere a cavallo sul tempo e poi constatiamo che l'utopia è finita.
Malgrado che una vecchia credenza, una antica fede ci dice che piccole e grandi utopie ci sono state anche prima del mondo.
Ma non per una generazione che è così, che cerca di vedere i nuovi film con la realtà così com'è, senza avere illusioni.
Una magnifica illusione che si vede nel film sono le gocce d'acqua che cadono dalle mani della nonna Elena e si trasmettono alla nipote Elena, l'umanità che continua
Nella Polvere del tempo sì, c'è la vecchia Eleni e la giovane Eleni. Ma nel prossimo film non ci saranno illusioni. Nel prossimo film, quando vedo com'è la realtà attuale, non voglio essere ottimista, sono piuttosto malinconico.
Ma noi abbiamo bisogno che gli artisti siano più forti degli economisti
Gli economisti non sono così sensibili, gli artisti sono coscienti di quello che avviene, non hanno i mezzi per farlo, non se ne esce con sistemi economici. Forse c'è bisogno di qualcosa di nuovo.
Ogni volta che arriva un periodo oscuro si pensa che poi finirà.
C'è un vecchio poeta greco, Palamas, che ha scritto che bisogna discendere la scala del male fino in fondo prima di vedere che le nostre ali sostengono di nuovo.
Solo le stesse ali che si vedono nel film?
Sì, nel film ci sono tre ali e la terza è l'impossibile. Nel '68 c'era uno slogan che diceva «Siamo relisti, vogliamo l'impossibile».
Il nuovo film è già finito di scrivere, ho scelto gli attori che saranno greci, e sarà una produzione con Cipro, la Turchia, Israele, l'Italia e spero la Francia.
Lei è riuscito a fare qualcosa che non è riuscita alla politica, mettere insieme questi paesi, come un ambasciatore del Mediterraneo. Nella «Polvere del tempo» la diaspora dei greci nei paesi dell'est è qualcosa che il pubblico forse non conosce.
C'era la guerra civile in Grecia tra comunisti e il governo che all'epoca era sotto il controllo angloamericano. Poichél'esercito democratico è stato sconfitto, sono partiti in 150 mila nei paesi dell'est, in Russia, Taskent, Romania, Polonia e hanno vissuto lì con le loro famiglie, quindi in tutto erano 300 mila quando tutta la Grecia contava una popolazione di soli 5 o sei milioni di abitanti. Sono partiti perché era difficile vivere in Grecia per le famiglie di sinistra. In molti miei film io parlo di questo periodo. Questo periodo ha segnato la Grecia, l'ha traumatizzata per molti e molti anni.
Quando mi trovavo in Giappone per presentare La recita sono stato al museo di Hiroshima e un impiegato coreano è venuto a trovarmi perché aveva visto La Recita e piangeva perché anche in Corea c'era la guerra civile.





• 