mercoledì 18 settembre 2013
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Intervista testimoni piazza Tahrir

Due italiani a Il Cairo durante la rivolta

GC e IS sono due italiani che si sono trovati “ingabbiati” senza volerlo nella morsa della polizia e dell'esercito da una parte e gli Shabeb dall'altra. Sabato mattina erano andati a trovare un amico in comune, ma solamente oggi, lunedì, dopo due giorni sono riusciti a uscire, devono ringraziare che il loro amico avesse abbastanza provviste in casa! Due testimoni oculari che possono raccontare quello che hanno visto.
GC: “Andava a ondate, da quello che potevamo vedere dalla finestra, gli agenti erano veramente tanti. Tra l'incrocio tra via Noubar e via Sheik Rihan ho contato almeno 60 camion della polizia ai quali ieri intorno alle 4 del pomeriggio si sono aggiunti quelli dell'esercito e jeep, e un gruppo di militari con i bastoni”
C'erano feriti anche nella polizia?
“Di sicuro ne ho visto uno in divisa ridotto veramente male; da come lo portavano, mezzo spogliato, sanguinante e con la testa penzolante … era di sicuro messo molto male. C'era tantissima gente che portavano lì, fermati in strada che riempivano di botte, li mettevano in un angolo con 50 persone addosso ad accanirsi contro di loro, sia da poliziotti in divisa che tantissimi in borghese. Questi sono riconoscibili e rappresentano ogni egiziano possibile: da quello con la tunica e barba, al ragazzo normale, comprendono tutta la gamma possibile di tipologia di egiziani”
Come facevano quelli in borghese a entrare e uscire dal recinto creato intorno al ministero degli Interni? Come si riconoscevano?
“La zona è tutta stata chiusa dalla polizia e dai carri armati dell'esercito, si vedeva gente che entrava e usciva in continuazione, tante motociclette. Penso che si riconoscano tra di loro, anche nei giorni normali sono sempre gli stessi, con le loro radioline. I negozi ovviamente chiusi; un piccolo mini market ha aperto con metà serranda un paio d'ore al mattino, giusto per comprare le cose basiche … questa mattina ci siamo passati davanti ed era stato completamente saccheggiato, si può dire. Gli abitanti della zona erano tappati in strada, si affacciavano alle finestre per capire quello che succedeva; per questo chi era in strada doveva essere per forza agenti in borghese, perché l'area non era di libero accesso, quindi non potevano essere passanti o solo curiosi!”
Che altro hai visto?
“Sentivo gli scontri e gli spari in direzione di piazza Falaki e di via Mohamed Mahmud”
Riuscivi a riconoscere la differenza tra spari dei lacrimogeni e quelli dei proiettili?
“Un po' sì, per via dell'eco che fanno i lacrimogeni. Un giorno siamo stati completamente senz'acqua, ieri notte l'elettricità andava e veniva”
Come ti senti ora?
“Non sono agitata, ma solo un po' spossata per non essere riuscita a dormire per quasi due giorni. È impossibile con i poliziotti che parlavano tutta la notte, mettono in moto camion e i carri armati, gli spari, i lacrimogeni ... poi ieri in giornata li sentivamo avanzare e indietreggiare in via Mohamed Mahmud. Un po' si saranno dati i turni perché ogni tanto c'erano spostamenti di camionette, ma i poliziotti sono lì praticamente da tantissime ore, dormono ammassati dentro i camion, li svegliano a ciclo continuo, e danno loro secondo me pochissimo da mangiare, perché ieri è arrivato un venditore ambulante di pane ed è stato preso d'assalto; poi ho visto un tipo in borghese che è andato là e l'ha pagato. Li tengono affamati, come animali ...”
Incazzati quindi?
“Sì, li tengono incazzati. Quando si mettono in assetto antisommossa in direzione Tahrir, si caricano con canti e urla, passa uno che li bastona dietro le ginocchia per caricarli, in modo da andare all'attacco ancora più incazzati”
Ma le cariche erano sugli Shabeb?
“Non ho potuto assistere alle cariche, ma dopo che è arrivato l'esercito, portavano qualcuno che avevano fermato e lo massacravano di botte. Ieri c'erano tanti lacrimogeni nell'aria che era diventata irrespirabile, e viene un mal di testa insopportabile, perché dopo gli occhi e il naso facevano venire un'emicrania incredibile. Indubbiamente da dove eravamo avevamo una prospettiva particolare, perché era nelle retrovie”
IS: “Eravamo asserragliati in casa, anche se ci sentivamo al sicuro perché l'ultima cosa che pensavamo che potessero fare i poliziotti era di entrare nelle case, però c'era sempre timore e un orecchio prestato a chiunque saliva le scale. Le cose importanti che vedevo dalla finestra erano tre: la prima, due in motocicletta portavano un terzo nudo, probabilmente svenuto o morto, che sono entrati in via Numbar dove c'erano tutte le camionette, e gridavano “Ambulanza ambulanza!”, quindi se lo hanno portato là presuppongo che fossero dei poliziotti; poi un uomo che portava un altro sulle spalle totalmente privo di sensi, perché penzolava e non si riusciva a tenere, sinceramente non sembrava vivo, anche quello gridava “Ambulanza ambulanza!!”, hanno caricato il ferito e l'hanno portato via; infine un terzo l'hanno adagiato sul tetto della macchina della polizia, era lì, steso, sanguinava tanto e gli altri agenti cercavano di tenerlo, e dopo sono partiti, presumo che siano andati in ospedale. Tutti e tre erano completamente privi di sensi”
 
 
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