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La Fiom in piazza del Popolo
L'importanza della mobilitazione della Fiom, dunque, è chiarissima non solo per porre un argine a una crisi che ancora non si è dispiegata in tutta la sua gravità, ma anche per la difesa degli spazi di democrazia. Di certo, però, stamattina piazza del Popolo era riempita solo dagli operai della Fiom (siamo 12 mila, hanno fatto sapere gli organizzatori). Non ha risposto la città, non ha risposto il movimento, aldilà degli striscioni esposti in piazza, che ricordavano il "diritto all'insolvenza" - una delle parole "chiave" della rivolta degli Indignados - e di alcune presenze di "vertice" . Chiaro effetto dell'onda lunga del "crac" che si è verificato il 15 ottobre, quando la manifestazione nazionale è stata attraversata da scontri pesantissimi. Il movimento doveva riempire la piazza della Fiom, anche per rispondere al divieto a manifestare imposto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma di fatto non c'era. E' evidente che quanto avvenuto il 15 ottobre debba essere ancora digerito. Ma, forse, è ancora più evidente che questo movimento contro i diktat delle banche e contro la finanziarizzazione, è largo, diffuso, ma anche "liquido". Allergico ai personalismi e ai politicismi che hanno avuto il loro ruolo nelle dinamiche di piazza di sabato scorso.  Come dice qualcuno "non siamo più negli anni '70", non è facile scomporre e poi ricomporre una piazza. Intanto qualche nervosismo è stato registrato. Nichi Vendola, leader di Sel, è stato spintonato da una persona presente in piazza, che lo ha prima criticato per le sue dure prese di posizione contro chi si è reso protagonista degli scontri di sabato e poi lo ha preso a spinte.
 
 
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