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La lettera di Maurizio Cevenini
La mia corsa
finisce qui
 
Care bolognesi, cari bolognesi, la mia corsa si ferma qui. All’inizio della salita una caduta ha portato i medici, che mi hanno rimesso in sella, a consigliarmi di rallentare il ritmo. Mi sono consultato con la mia famiglia, gli amici ed il mio partito ed ho scelto di ritirarmi perché lo choc che ho avuto dopo questo malore è stato forte.
Ho sentito in questi giorni intorno a me il calore di una comunità vasta. Bologna è anche questo: umanità, rispetto e solidarietà.
Vi ringrazio, in questi giorni interminabili ho potuto leggere tutti i messaggi affettuosi e voglio rassicurarvi: da qualche giorno mi sono ripreso fisicamente però questo campanello d’allarme mi ha reso vulnerabile. Per me uno dei valori più importanti, su cui ho fondato la mia carriera politica e professionale, è stato il senso di responsabilità; chi ambisce a diventare Sindaco deve avere un senso di responsabilità superiore alla media. Perché il ruolo di un Sindaco, dall’elezione diretta in poi, è unico ed insostituibile e in coscienza bisogna essere certi di portarlo a compimento. Questa certezza, oggi, oggettivamente non me la sento dentro.
Lo dico a malincuore, con l’immenso dolore che provoca il dover rinunciare al sogno di una vita, la mia vita. Ma ci sono momenti in cui è necessario avere l’umiltà di fare un passo indietro. Ora ho il desiderio di rimettermi in forma e ci vorrà del tempo. Il tempo necessario soprattutto per allenarmi, anche psicologicamente , ad impormi tempi di vita diversi rispetto agli ultimi venti anni. Dopo quello che mi è accaduto voglio insomma la libertà di scegliere. Una libertà che, giustamente, i tempi della politica e della città ora non posso concedermi e che il non posso pretendere. So che questa mia difficilissima scelta ha messo in difficoltà il mio partito che generosamente, attraverso tutti i dirigenti, ha dichiarato di volermi lasciare tutto il tempo necessario. Ma ho la certezza che anche questa amara esperienza il Pd avrà un sussulto unitario per fare le scelte migliori.
Da parte mia sosterrò il partito e il suo segretario, ora più che mai. A loro va il mio affetto, la stima la gratitudine per come mi sono stati vicini in questi giorni. Appena potrò, dopo la pausa che mi prendo per guarire, sarò di nuovo a disposizione, Non abbandonerò mai la politica perché, quando ti entra nelle vene, non ti lascia mai. Perché, qualunque cosa succeda, Bologna nel cuore rimarrà sempre. Vorrei concludere, nella speranza che questo mio autunno passi in fretta, con una frase di rito: il Cev, anche se un po’ provato continua ad esserci.
Maurizio Cevenini
25 ottobre 2010
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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