sabato 16 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Lettera ai ministri sui tunisini dispersi
 
 
 
 
 
Al ministro degli affari esteri tunisino, Rafik Abdessalem
Al ministro dell’interno tunisino, Ali Larayedh
Al ministro degli affari esteri italiano, Giulio Terzi
Alla ministra dell’interno italiana, Anna Maria Cancellieri
 
 
Gentili ministri,
siamo alcune donne italiane e tunisine che in Italia e in Tunisia hanno appoggiato il testo di un appello dei familiari dei migranti tunisini dispersi. Giovani, che sono partiti subito dopo la rivoluzione tunisina affermando così la libertà da poco conquistata come libertà di movimento. Di loro non si sa nulla, nemmeno esattamente quanti siano. 250? 500? Qualcuno dice di più.
“Immagini, tu?” chiedeva l’appello firmato ormai da molte persone che sono riuscite a immaginare ciò che i familiari di quei giovani migranti stanno vivendo da mesi: non sanno, se i loro figli siano arrivati in Italia o se siano morti, se siano approdati in qualche altro paese del Mediterraneo, Malta o la Libia, se siano stati catturati in uno dei tanti sistemi detentivi previsti dalle politiche europee di controllo delle migrazioni e non possano, così, dare notizia del loro arrivo. Non sanno e con la radicalità del loro dolore che pretende invece di sapere, hanno chiesto e richiesto infinite volte, con manifestazioni, sit-in, domande di incontri e colloqui con ministri tunisini, sottosegretari, consoli, funzionari delle ambasciate, e infine con questo appello, che il loro dolore non venga ignorato e che qualcuno gli risponda. “Immagini, tu?” continua a chiedere il testo del loro appello, “tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai (…) potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia. Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?”.
Chi è riuscito a immaginare ha sostenuto l’appello con una firma (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article995) e partecipando alle iniziative per la sua diffusione. A voi chiediamo un gesto altrettanto semplice: rispondere alla domanda che i familiari rivolgono da troppo tempo alle istituzioni del loro paese a alle istituzioni italiane, nell’unico modo attraverso cui la risposta potrebbe essere esaustiva. In Tunisia e in Italia, nel caso in cui in Italia quei giovani siano arrivati e siano all’interno di un sistema detentivo, ci sono le loro impronte digitali: basterebbe uno scambio di dati tra i database dei due paesi, un incrocio su richiesta dei genitori. Questo permetterebbe di ritrasformare le loro impronte in vite, o, eventualmente, in morti, di cui fare il lutto e da aggiungere all’infinito elenco delle morti di migranti nel Mediterraneo che, volute dalle politiche di controllo delle migrazioni, hanno trasformato quel mare in un cimitero marino. Basterebbe questo semplice gesto per rispettare il dolore dei familiari tunisini, dovendo riconoscere, così, almeno indirettamente e in parte, le vite di quei giovani e il loro desiderio di libertà. Vi chiediamo, quindi, di procedere all’incrocio dei dati in presenza di una delegazione dei promotori dell’appello.
Le Venticinqueundici, Associazione Pontes
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it