Lettere sulla crisi del manifesto
Cari compagni...
Avevo già fatto l'abbonamento per il 2012 quando è arrivata la pessima notizia. Non molliamo proprio ora ; però almeno accettate questo mio modesto consiglio. Noi lettori(e, spero, prossimi) elettori di cosa abbiamo bisogno ora? di capire quali, tra gli attuali parlamentari, saranno per noi candidati votabili; cioè quali NON abbiano votato contro le autorizzazion i a procedere e/o abbiano votato la fiducia a Berlusconi; noi semplici lettori non lo sappiamo, sappiamo chi è Scilipoti, Stracquadanio ma il parlamentare Aldo Rossi di Roccacannuccia se ce lo ritroviamo in una lista di sinistra, che ne sappiamo di lui? Il mio sogno è che il manifesto possa pubblicare (per 5,10,20 euro) dei numeri speciali dal titolo "Istruzioni per gli elettori" dove siano elencati i nomi di tutti i parlamentari con i loro curricula di voto degli ultimi tre anni. In tal modo , qualunque sia la legge elettorale con cui andremo a votare, sapremo uno per uno chi possiamo scegliere per non farci scippare questo diritto. Che ne dite provate a chiedere a noi lettori se una proposta del genere può essere allettante ; io ne acquisterei anche più di una copia e lo diffonderei.
Pensateci, saluti comunisti
Alessandro
Sesto Fiorentino
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Gentile direttrice,
stamani ho inviato il mio modesto contributo, come già fatto nel 2008. Sono una vostra "amante infedele"; rispetto a prima, ora sono una insegnante pensionata e un pò annoiata. Il Manifesto mi serve per stimolare le mie capacità intellettuali, soprattutto se riesco a comprendere quello che scrive l'amatissima Rossanda!
Spero che nell'"impoverimento politico" riusciate ancora a RESISTERE ed ESISTERE.
Auguri e baci
Rosa Abate Gallù
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Carissime/i,
...da sempre ne compro una copia, dalla scorsa settimana ne compro due, che metto in buche delle lettere diverse: è un piccolo contributo! (resistiamo).
ciaociao
Marco Sansoè
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Da un po' di giorni compravo il manifesto anche per Guido, fedelissimo dell'estinta Liberazione. A volte anche prima, quando lui convinceva me - fedelissimo al manifesto - a comprare "anche" Liberazione. Sabato è stato l'ultimo giorno, e lui quel manifesto neanche ha potuto leggerlo tutto. Guido Cappelloni è morto domenica mattina.
Giorgio Camaioni
Grottammare
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Incurabile masochista/azionista/sottoscrittore persevera (1/5 di mille) auspicando giornale meno pettinato. Perché il conto non è su Banca Etica?
Marino Tarizzo
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Ho sottoscritto un abbonamento trimestrale perché sia... senza fine. In questo momento di più non potevo. Ma se arriviamo in piedi a maggio prometto solennemente l'annuale.
Adelante companeros
Gigi Primon
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Cari compagni del manifesto, lettore da una ventina d’anni, abbonato da circa una decina, neanche questa volta, per quello che per me significa, politicamente e umanamente, il vostro collettivo più che il vostro giornale, vi farò mancare il mio aiuto. Naturalmente, poiché non appartengo alla “sinistra abbiente”, non sarò tra i mille gloriosi benefattori, ma tra i tanti, spero, anonimi e modesti sostenitori.
Al di là delle numerose manifestazioni d’affetto e di stima che vi stanno fortunatamente giungendo in questi giorni difficili, rimane però aperta una questione, a cui sarebbe bene cominciare immediatamente a metter mano: perché il manifesto vende così poco da non poter stare in piedi, e andare avanti, sulle sue sole gambe? La risposta, che vi propongo, in tutta modestia, come spunto di riflessione economico-politica, credo sia questa: il manifesto è un quotidiano d’elite, costitutivamente destinato, dunque, ad una esigua minoranza, generalmente colta e, in parte, anche abbastanza benestante. Si potrebbe anche esserne orgogliosi, se non fosse che questo suo carattere di “prodotto di nicchia” (come il Castelmagno o taluni olii extravergine di oliva), rendendolo incapace di raggiungere una più ampia platea di lettori, pone, oltre che un problema economico, anche un problema politico: ha senso un quotidiano comunista d’elite (non stiamo parlando di un trimestrale di riflessione teorico-politica, ma di un giornale, un giornale, un giornale)? Può dirsi davvero tale, un quotidiano comunista in buona misura illeggibile per un lavoratore di media cultura? Riuscite a figurarvelo un operaio che dopo otto ore di lavoro e, qualche ora di viaggio, arrivi a casa e si sprofondi nella lettura delle vostre pagine culturali, o si metta con voi ad inseguire, da un capo all’altro del pianeta, tutti i festival del cinema che si fanno a questo mondo? Non è più facile immaginare che, ove ci provasse, se ne sentirebbe escluso e forse anche offeso? A chi è indirizzato Alias? Può goderselo anche chi non sia riuscito ad accumulare il "capitale culturale" di un docente universitario o, quantomeno, di un dottore di ricerca? Parlo delle pagine culturali, perché in esse è più facile cogliere il profilo di quello che è il vostro implicit reader; ma, sebbene in misura minore, il rilievo credo valga per tutte le pagine del giornale.
Allora, senza avere la pretesa di dirvi quel che dovete fare, perché non provare a fare un giornale, anche nel prezzo, più popolare, ovvero più presente nei mille luoghi del conflitto sociale? Un giornale che raggiunga almeno centomila lettori al giorno? Meno “visionario”, nel senso delle vostre "visioni", e più vicino alla drammatica quotidianità delle classi subalterne? Vi sembrano troppi centomila lettori? A me no. Ma forse mi illudo. O forse credo più di voi nella bontà delle nostre disperate ragioni.
Saluti affettuosi
Nicola De Lorenzo
Asti
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Voi siete qui... e anche noi. Leggiamo il manifesto dai lontani anni settanta, siete stati con noi alle assemblee a scuola, alle manifestazioni, alle riunioni di sindacato, nel tempo delle passioni e degli entusiasmi e in quelli più recenti, spesso disperati: senza il manifesto non ce l'avremmo fatta. Per questo dovete/dobbiamo resistere, resistere, resistere. Insieme a un (minuscolo) bonifico vi mandiamo due foto che speriamo vi facciano sorridere (ora Irene ha 15 anni, una nuova lettrice del manifesto). A domani, in edicola.
Simona e Pierluigi
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Sono un vostro lettore fedele dal1989, ogni giorno da oggi compro due copie. Lunga vita a Il Manifesto.
Fabrizio Mori
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Abbonato web da molti anni, sostengo ulteriormente il Manifesto con una ulteriore contribuzione di 100 €. NON MOLLATE!.
Fabio Giordani
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Vi risparmio riflessioni politico-esistenziali. Lavoro da luglio 1985, passati due mesi ho iniziato a comprare il manifesto tutti i giorni - ma proprio tutti, a parte due vacanze in Sardegna! - e voglio continuare così. Non ce la faccio a partecipare al 1000x1000 ma mi impegno a inviarvi 50 euro (primo invio a marzo) ogni tre mesi per tutto il 2012. Forse è una modalità che, esaurita la campagna del 1000x1000, può funzionare anche per molti altri. Fate voi. Un abbraccio
Marco Onorati
Roma
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Vi chiedo di valutare se in questo periodo continuare ad uscire con i supplementi. Oggi mercoledì 14 febbraio, Il Manifesto era in vendita con Monde Diplomatique e costava € 3. Per chi come me non può fare di più per tenere in vita Il Manifesto ma si impegna a comprare ogni giorno una copia, trovare il giornale a questo prezzo .... non è poco.
Abbracci.
Pasquale Diogaurdi
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Cari compagni, vorrei poter fare qualcosa di più per aiutarvi in questo momento così difficile ma più che comprarvi ogni giorno, o quasi, in edicola non posso permettermi, essendo disoccupato. Già trovare tutti i giorni 1,50 euro è difficile. Devo anche ammettere che da quando avete aumentato il prezzo avevo cominciato a comprarvi meno spesso, ma da adesso in poi vi prometto che farò il possibile per acquistarvi tutti i giorni. Dalle molte lettere che ricevete mi sembra che prevalga un certo ottimismo ma, citando Antonio Gramsci, forse bisognerebbe far prevalere il pessimismo della ragione sull'ottimismo della volontà. Da alcune lettere sembra che siate già fuori dalla crisi, ma forse è ancora presto per cantare vittoria. La situazione è drammatica in Italia e in Europa, le parole d'ordine che tutti i governi diffondono, e mettono in pratica, sono sacrifici, sacrifici e sacrifici, che tradotto significa disoccupazione, riduzione di salari, pensioni, meno ospedali pubblici, meno scuola pubblica, meno cultura, ecc. cioè miseria e disperazione per chi vive di stipendi, pensioni e impossibilità per chi il lavoro non ce l'ha di trovarlo. E chi non è d'accordo con queste ricette, cioè voi e noi, deve tacere. Allora io mi chiedo, come potete pensare di ricevere sostegno economico da chi queste ricette vuole farci ingoiare e ridurre al silenzio chi vi si oppone? Non sarebbe meglio rinunciare anche a pretendere questo finanziamento e contare solo sul sostegno dei lettori? Vi saluto e vi auguro di continuare ad esistere e a lottare insieme a noi.
Massimo Teti
Il sacrosanto invito di Robecchi a esagerare lo seguo da 40 anni. L'ultima esagerazione l'ho fatta a dicembre scorso, rinnovando per l'ennesima volta l'abbonamento (coupon, da quando esiste) a dispetto della ragionevole previsione di rischiare di non ammortizzarlo. Ora voglio dire grazie a tutti gli altri esageranti, abbonati vecchi e nuovi, multicompratori, sottoscrittori 1000x1000 e/o importi varii: devo a loro la fondata speranza di poter continuare fin che campo a esagerare riabbonandomi al manifesto, leggendolo e ogni tanto scrivendoci. Con la certezza che dopo morto possano seguitare i miei due figli, entrambi soci della cooperativa. Un augurio e un abbraccio,
Giorgio Pecorini
Il Circolo Laboratorio Sociale di Ancona
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Ho 49 anni e oggi per la prima volta ho acquistato in edicola il vostro giornale. Credo che sarà la prima di una lunga serie. Farò quello che mi è possibile per sostenervi anche con le mie purtroppo “magre” finanze (visti i tempi che corrono!!). Anch’io come Marco Luzzatto ho sempre tenuto a mente il proverbio cinese che conosco in versione leggermente diversa rispetto a quella citata (se hai due soldi, con uno compraci il pane e con l’altro compraci un fiore). Quale migliore occasione per metterlo in atto?
E se è vero che l’unica cosa che può salvarci è la bellezza, cosa c’è di più bello di un pensiero critico da poter esercitare in libertà?
Vi auguro e mi auguro che possiate continuare a farlo
Uliana Moretti
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Cari compagni,appena neve e ghiaccio mi permetteranno di uscire, farà subito una cospicua sottoscrizione, non mille euro perché non posso e nemmeno l'abbonamento perchè preferisco comprare come faccio il giornale ogni mattina. Lunga lunghissima vita a Il Manifesto, ce la faremo
altrimenti perché parliamo tanto di beni comuni?
Elisabetta Celestini
Rieti
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Senza essere sfiorato dal benché minimo dubbio sul "nostro futuro", stamane ho rinnovato l'abbonamento semestrale al Manifesto.
Saluti
Alessandro Monaco
Caraglio (CN)
P.S. A Cuneo si terranno in primavera le elezioni per il Sindaco. Sono state fatte le primarie che sono state vinte dal candidato (Garelli Gigi) di Rifondazione e delle varie associazione cittadine (cattoliche e non). Sapete cosa capita? Che il P.D. che ha partecipato alle primarie con ben 3 candidati, oggi si sfila e non riconosce più il candidato a sindaco democraticamente indicato dalla cittadinanza. Avete voglia di fare un picco articolo su qs. vicenda tutta cuneese?
Grazie
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Cari compagni, le lettere di sostegno che avete pubblicato fin qui sono straordinarie; anch'io vi leggo da anni e non potrei sopportare di non trovarvi più in edicola. purtroppo, non posso aderire alla campagna 1000per 1000, perché - sono un'insegnante classe 1952, a cui è appena stato negato da questo governo di poter andare in pensione, nonostante i requisiti - il mio compagno è senza lavoro (e senza pensione)
- mio figlio è disoccupato ( laureato in editoria e giornalismo alla sapienza da 2
anni, fa l'allenatore di basket a circa 200 euri al mese)
- in dicembre ho aderito alla campagna SALVA-ITALIA comprando BOT per 5000 euri (quasi tutto quello che avevo); non so se ho fatto bene, ma insomma non me ne pento. comunque, ho appena rinnovato l'abbonamento-coupon annuale e vi prego di RESISTERE, con la stessa determinazione dei lavoratori arrampicati sulla torre del binario 21 a cui voglio esprimere solidarietà e grande ammirazione: mi sembrano davvero gli eroi del nostro tempo, di cui sarebbe stato meglio non avere bisogno!
Laura Marcheselli
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Cari compagni,
giorni fa, prima che scoppiasse la crisi del Manifesto, ero molto indeciso se rinnovare l’abbonamento web o meno, del resto sapete che i miei compagni ed io dell’USB spesso abbiamo litigato con voi, ma poi mi sono detto:” e checcazzo! Si non siamo sempre d’accordo ma sono gli unici ad avere pubblicizzato il nostro sciopero generale del 27 gennaio!” ed allora ho rinnovato l’abbonamento, stavolta vi ho preceduto vero? Bene continuate a sostenere un po’ di più noi e, se potete, un po’ di meno la CGIL, facciamo pari e patta che ne dite? Lunga vita a voi ed al nostro giornale.
Daniele Patelli
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Cari compagni, il mio salario da operaio non mi permette di aiutarvi come vorrei, ma sono due giorni che compro tutte e tre le copie che arrivano nella mia edicola e poi due le regalo sul posto di lavoro. Amo tenere il giornale in mano, non posso arrendermi al pdf,al web ai tag ecc. Vedendo la desolazione della stampa italiana, il mio manifesto è l'unico lusso al quale non posso rinunciare. FORZA!
Corrado Torri
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Potrei forse tediarvi con ricordi personali sul mio rapporto con il manifesto quando lo portavo in giro per Taranto per Roma e poi per Bologna negli anni '70 : piegato nella tasca dei jeans , con la testata ben in evidenza (manifesto on the road) .
Oppure del raporto d'oggi , certo meno fedele , con in mano la copia virtuale del manifesto on line. Potrei raccontarvi dei periodi bui in cui quel 'comunista' , dopo avermi entusiasmato, mi 'infastidiva', mi faceva pensare ad una chiusura verso il Nuovo che avanza. Ma sarebbe un amarcord infruttuoso.
Oggi che da Avanzi del Nuovo siamo siamo sommersi, preferisco essere meno nostalgico e piu' pratico: da oggi sono un nuovo abbonato annuale al Manifesto edizione on line, come gesto concreto d'aiuto in questo momento difficile per il giornale.
Ovviamente vi aspetto rinnovati per il rinnovo.
Un abbonamento ed un abbraccio a voi tutti.
Francesco Cecere
Bologna
Ps: Un piccolo consiglio: promuovete maggiormente la vendita on line del giornale, usate la rete come rete militante di diffusione, non attaccatevi al 'feticismo' della carta. In questo momento il manifesto ha bisogno di guadagnare facendo qualche utile in piu', con qualche costo in meno.
Pensate ad una testata futura ,passata la tempesta, che sfrutti tutti i vantaggi delle vendite on line: raccogliete idee e suggerimenti in questa direzione; si potrebbero rilanciare micro redazioni locali usando la rete con corrispondenti free , che imparano a fare i giornalisti alla Scuola del Manifesto!
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Caro Manifesto,
oggi, domenica, passerò dalla mia edicola prima della chiusura e ritirerò
le copie rimaste del giornale, che poi nel pomeriggio e domani regalerò a
'non lettori' o a 'amanti infedeli', per cercare di abituarli a comprarlo
direttamente ogni giorno.
Buona vita
Davide Biolghini
PS: con l'occasione invio anche una riflessione sull'articolo di Stefano
Rodotà pubblicato ieri: se concordate sull'avvio del dibattito sulla
'costituzionalizzazione' dei beni comuni, posso mandarvi il contributo che
ho scritto sul tema per il confronto all'interno del 'movimento ecosol'
italiano.
Molto interessante il riferimento di Rodotà al «costituzionalismo della
vita materiale o dei bisogni, concretamente rinvenibile nelle
costituzioni... di quello che un tempo era definito il "Sud del mondo"»
contenuto nell'articolo pubblicato l'11-2-12: sarebbe utile se Il Manifesto
contribuisse all'approfondimento di questa ‘terza via’ rispetto al
capitalismo e al socialismo ‘reali’, basata sul ‘”Buen Vivir”,
‘costituzionalizzato’ in Equador e Bolivia e proposto da forti movimenti
sociali, a diversi livelli e non senza grandi conflitti, in altri paesi del
LatinoAmerica. L'analisi di questo 'modello' potrebbe collegarsi al
dibattito, cui il giornale ha già dato spazio, sul convegno napoletano di
avvio della Rete dei Comuni per i Beni Comuni (cui ha partecipato N.Rangeri) e sull’esperienza di un’istituzione locale che cerca di recepire i
diritti sociali collegabili ai ‘beni comuni’, con la ‘costituzionalizzazione’ insieme sia di un bene comune come l’acqua (nello Statuto comunale), che delle forme di partecipazione dei cittadini alla gestione delle ‘cose pubbliche’; si tratta delle proposte del "Laboratorio Napoli-Costituente per i Beni Comuni", anch'esse non prive di contraddizioni (vedi il recente regolamento per il funzionamento di assemblea e consulte, che, a mio parere, non mantiene pienamente le promesse di un 'nuovo percorso di democrazia partecipativa'). Spero che anche Rodotà possa entrare nel vivo di questo dibattito.
(Davide Biolghini - Tavolo RES Italia - Rete di Economia Solidale)
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Carissimo Manifesto
vi conosco dal '72, compratore saltuario, non sempre condivido le posizioni, vi compro tutti i giorni. Ho conosciuto e conosco alcuni di voi come Alessandra Barberis. Come diceva Montanelli: quelli del Manifesto sono liberi, perciò lo compro.
Auguri!
Valerio Tarone
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Sono un lavoratore del credito.
In tempi di credit crunch sono felice di concedervi una apertura di credito sotto la forma di rinnovo di un abbonamento sostenitore.
Piero
ps grazie a Loris Campetti per l'attenzione e la competenza dimostrate con il pezzo sul nostro rinnovo contrattuale, ed un invito a proseguire a seguire con attenzione il settore.
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Rinnoviamo l'abbonamento per il 2012. Anche se non c'è nessuno a garantirci l'investimento... Un'idea per affrontare la crisi dei consumi e la crisi peggiore del Manifesto potrebbe essere quella di ospitare 2-4 pagine di un'altro giornale in affanno, una specie di sharing, di ospitalità condivisa: i costi di gestione diminuirebbero, i lettori ci guadagnerebbero, la sinistra tutta avrebbe un'occasione importante per imparare a convivere in piena autonomia e libertà, le buone idee si rafforzerebbero.
un abbraccio a Tutti
Paola Tessarin e Stefano Curi
Roma
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Carissimi
ho regalato un abbonamento alla mia nipotina di Palermo per sostenervi e perché il Manifesto è ossigeno per il cervello
Un abbraccio
Aldo Carra
gruppo Fasana
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Il Manifesto mi piace quando è in crisi...che è la sua condizione naturale....in questi periodi emerge la vita, la sua anima, le sue radici...che come dice Valentino P., sono forti. Il Manifesto è vivo e ogni lettore ha un rapporto personale, si discute, si litiga, si sorride e si va avanti assieme.
Quando penso al Manifesto mi tornano in mente le parole che M. Darwish dedica alla sua patria:
I tuoi occhi sono una spina nel cuore
lacerano, ma li adoro.
Per questo ho deciso di rinnovare l’abbonamento, di acquistarne una copia quotidianamente per qualche mese.....per voi e per me.
Francesco Giordano
Con la Palestina nel cuore
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Carissimi/e compagni/e. Vi leggo da quando avevo 15 anni, nel 1985 e
iniziavo a fare politica. Mi avete accompagnato in ogni fase della mia
maturazione politica, la Pantera, i centri sociali negli anni '90 e poi la
resistenza al berlusconismo....Quindi io mi sono abbonato in pdf per 3 mesi e compro tutti i giorni una copia in edicola, ma sono precario e più di così non ce la faccio. Mio padre invece che un reddito fisso ce l'ha,
almeno la pensione, oggi vi ha fatto un abbonamento pdf annuale, e da
domani vi compra anche in edicola. Però volevo lanciare questo appello:
l'emergenza carceri é gravissima, una società con delle carceri come quelle italiane oggi é conseguente ad una società che lascia morire un Bene Comune come la Cultura, di cui voi Manifesto siete parte, perciç vi domando: perché non legare alla campana per il Manifesto anche una battaglia che sarebbe assai popolare, ma che nessuno mette in campo, come quella per l'abolizione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe o perlomeno della cancellazione delle tabelle, per tornare alla discrezione del magistrato?
Questa legge da sola provoca circa il 50% delle carcerazioni, il 33,7% dei
carcerati infatti lo sono per violazione all'art.73 della Fini-Giovanardi,
cioè detenzione e spaccio (dai 6 ai 20 anni anche per 2 spinelli,
obiettivamente una pena da talebani! Con uno stupro si prende molto meno e non credo ci sia nemmeno paragone tra i due reati. Lo stesso valgasi per le truffe più odiose.....), il restante 17%-20% che forma il 50% del totale dei detenuti lo é per reati collegati alla Fini-Giovanardi. E poi la Bossi-Fini, ma purtroppo temo si andrebbero ad alterare troppi ingranaggi, e non credo che potrebbe realisticamente passare. Ma i cambiamenti, o l'annullamento alla Fini-Giovanardi é un obiettivo decisamente raggiungibile, visto che pure Fini, l'estensore primo della legge, ha dichiarato che la cambierebbe ed é sbagliata. I tecnici facciano i tecnici e in quella legge non c'è nulla né di tecnico né di scientifico, e invece che proporre amnistie come fanno i Radicali, che tanto non risolvono il problema alla radice e e che mai verranno prese in considerazione, il Manifesto é la voce più autorevole per lanciare questa campagna, per far sì che almeno entri nel dibattito pubblico, per fare da cassa di risonanza per questa opzione....
Un vostro fedelissimo lettore e compagno
Paolo Gonzaga
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Carissim* compagn* della Redazione, abbiamo sottoscritto un abbonamento semestrale, decisi a rinnovarlo. Dobbiamo rateizzare il nostro contributo grazie allo strangolamento economico che anche su noi sessantenni il governo sta attuando con una coerenza che solo i "nemici di classe" sanno avere. Spiace vedere come stiano andando le cose in casa di Liberazione. Spiace immaginare i vostri sacrifici per realizzare un giornale che parla vero, mentre i pennivendoli prosperano (oddio, qualche difficoltà ce l'hanno pure loro, però...). Mi domando anche se non sia possibile trasformare la proprietà del quotidiano in "indivisibile" come hanno fatto i compagni NOTAV della Valsusa per i terreni di Venaus, e poi anche per un arazzo di proprietà comune e indivisibile di decine o centinaia di persone fisiche, quindi mai alienabile. Si può vedere il meccanismo sul sito: <http://www.quartostato.net>www.quartostato.net.
Non so se si possa fare per la proprietà del Manifesto, ma lo segnalo ugualmente.
Alleghiamo la ricevuta del pagamento e intanto acquisteremo le copie in edicola, qui a Levico (7.000 abitanti, in Trentino), dove, per fortuna, il Manifesto arriva regolarmente in tutte e quattro le edicole.
Grazie per il vostro lavoro: Non state mai zitti, non staremo mai zitti !!!
Marina Bianchi e Pier Giorgio Ceresa
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Cari compagni del Manifesto,
da abbonato, azionista, lettore e collaboratore saltuario mi sento del tutto interno alla situazione di crisi. Che questo governo "neutro e strano" non si muova su questa questione ha dell'incredibile e può essere prova decisiva del suo vero asse politico.
Detto questo, ti ricordo, caro Valentino, quanto ti ho detto più volte: c'è un'area di cristiani che potrebbero essere un vero bacino costante di lettori ed un buon contributo alle vendite se l'informazione e il commento sulle cose di Chiesa (e dintorni) fosse curata in modo costante e veramente competente. Sarebbe un'operazione culturale (ed editoriale) utile a tutti e all'altezza della storia e del ruolo del nostro quotidiano.
Con amicizia
Vittorio Bellavite
Milano
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"il manifesto" finale?
nonpossiamo, non dobbiamo chiudere l'unico quotidiano "fuori mercato" non possiamo, non dobbiamo dar ragione alle logiche del libero mercato, quelle che mettono letteralmente in ginocchio le persone più deboli (vedi Grecia e non solo) Questa volta dobbiamo metterci dalla parte della ragione e dare torto a chi sta facendo il conto alla rovescia sul nostro fallimento!
Io ci sono: ho rinnovato l'abbonamento 2012 e invierò un piccolo contributo aggiuntivo appena possibile.
Se non ora, quando?
Franco Tron
Perrero (TO)
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Compagne e Compagni.
Ho appena proceduto con l'offerta con carta di credito per Il Manifesto.
Questa testata storica, è nuovamente in pericolo di chiusura, ma questa volta per un atto fascista avanzato prima dal Governo Berlusconi, ed ora messo in atto dal Governo Monti.Togliere i contributi ai giornali, all'informazione cartacea, è un atto ben pianificato, se si pensa poi che
molti quotidiani (soprattutto) costituiti a tavolino, con vendite irrilevanti e tirature fittizie, hanno sempre preso questi contributi.
Semmai è li' che si deve intervenire, per un atto di serietà , e non fare di tutt'erba un "fascio".
Il fatto è che oltre a voler zittire i giornali liberi, motivo principale, il Governo tende a fare cassa su Diritti da sempre, giustamente riconosciuti.
Sostengo Il Manifesto, e lo farò sostenere da piu' persone possibile, nei limiti delle possibilità di ognuno, e per questo sono felice abbiate inserito l'opportunità di effettuare donazioni, perché non tutti posso permettersi un abbonamento.
Se posso, con l'occasione, voglio però sottolineare una cosa che non mi piace e non mi è piaciuta.
In occasione dell'ultimo congresso del PdCI proprio il Manifesto l'ha quasi sbobbato.
Comprendo bene sia stato snobbato dai giornali di destra, e pure della pseudo-sinistra radical-chic, ma proprio dal Manifesto no.
Il Manifesto è un quotidiano comunista, i suoi confini sono ben chiari dalla sua nascita, ed è un bene si apra a "nuove realtà " ma deve tenere ben conto dei Comunisti che lottano per rientrare in Parlamento e rappresentare una parte di Popolo che deve avere i suoi rappresentanti.
Perciò, caro Manifesto, non ti allontanare dai Compagni, stagli vicino, e i Compagni non ci metteranno un minuto in più a sostenerti, ne sono certo!
Andrea Cuscela
Care compagne e cari compagni del manifesto, voglio testimoniarvi la vicinanza e la condivisione mia e della Fiom tutta nella vostra battaglia per mantenere aperto il giornale. Nella riduzione degli spazi della democrazia nel nostro Paese, il mantenimento di una voce libera è una battaglia che dovrebbe accomunare tutti. Il manifesto ha sempre dato voce alle battaglie dei lavoratori, dei giovani, dei precari e dei pensionati di questo Paese, anche quando il lavoro sembrava scomparso dai temi dell'attualità. Per questo sono e siamo convinti di quanto sia fondamentale il vostro ruolo e che dobbiate continuare a svolgerlo. Il Paese non può, soprattutto in un momento come questo in cui la democrazia e la libertà delle persone sembrano un lusso inconciliabile con i bilanci delle aziende e dello Stato, fare a meno della vostra voce. Sarebbe un Paese ancora meno libero. La vostra lotta è la nostra lotta e a tutti i lettori del manifesto diamo appuntamento a Roma per sabato 18 febbraio, alla grande manifestazione indetta dalla Fiom che ha come parola d'ordine «Democrazia al lavoro». Democrazia nelle fabbriche è, per chi lavora, poter scegliere da chi farsi rappresentare, democrazia nelle edicole è poter comprare ogni giorno il manifesto per non essere sopraffatti dal pensiero unico. Con affetto, stima e condivisione.
Maurizio Landini
seg. gen. Fiom-Cgil
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Cari compagni e care compagne,
anche noi ci siamo! Lo Spi-Cgil è al vostro fianco in questa battaglia di resistenza e di sopravvivenza. Siete una voce libera, uno spirito critico magari non sempre condivisibile ma ostinatamente dalla parte dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani di questo paese e di tutte le persone che lottano per la tutela dei propri diritti, della libertà e della giustizia sociale. In un momento così complicato per il nostro paese in cui per far fronte ad una crisi finanziaria mondiale si dice che l'unica soluzione è quella di rimettere in discussione tutte le conquiste ottenute dal movimento sindacale italiano abbiamo ancor di più bisogno di voi. In tutti questi anni avete sempre dimostrato di saper vendere cara la pelle. Sono convinta che anche questa volta ci stupirete e che continueremo a trovarvi in edicola. Con affetto.
anche noi ci siamo! Lo Spi-Cgil è al vostro fianco in questa battaglia di resistenza e di sopravvivenza. Siete una voce libera, uno spirito critico magari non sempre condivisibile ma ostinatamente dalla parte dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani di questo paese e di tutte le persone che lottano per la tutela dei propri diritti, della libertà e della giustizia sociale. In un momento così complicato per il nostro paese in cui per far fronte ad una crisi finanziaria mondiale si dice che l'unica soluzione è quella di rimettere in discussione tutte le conquiste ottenute dal movimento sindacale italiano abbiamo ancor di più bisogno di voi. In tutti questi anni avete sempre dimostrato di saper vendere cara la pelle. Sono convinta che anche questa volta ci stupirete e che continueremo a trovarvi in edicola. Con affetto.
C
arla Cantone
arla CantoneSegr. gen. Spi Cgil
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Cara Norma, la parola «fine» non può essere scritta né per un giornale importante per tutto il Paese, come è il manifesto, né per tanta stampa democratica oggi messa in gravissima crisi da ripetute scelte sbagliate sui fondi per l'editoria cooperativa e politica. Tu sai che la Cgil è pienamente impegnata su questo fronte ed opera per avere le risorse necessarie e le certezze indispensabili per quanto riguarda criteri e tempi di erogazione. È una battaglia di democrazia e di civiltà. Per quanto mi riguarda voglio confermarti che sono con voi in questa sfida «difficile e avvincente» che dobbiamo vincere e verso immediatamente i miei primi 200 euro come concreto contributo. Un caro abbraccio.
Enrico Panini
Segretario naz. Cgil
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Cari compagni, la notizia della liquidazione coatta del manifesto suscita una grande tristezza e rabbia perché s'intende cancellare una parte importante della informazione libera in questo Paese. Il manifesto è stato sempre al servizio delle grandi battaglie di civiltà e di democrazia. Voce critica di una sinistra che ha smarrito il senso della propria storia e del suo radicamento sociale nel mondo del lavoro. In un momento nel quale in molti si piegano al pensiero unico avere giornali che continuano a descrivere le sofferenze sociali è fondamentale per fare una operazione verità sulle condizioni reali del Paese. È assurdo che anche il governo Monti non stia facendo nulla per evitare la chiusura di giornali come manifesto, Liberazione e tanti altri. Così si finirà per rafforzare ulteriormente il monopolio dell'informazione rendendo sempre meno liberi i cittadini. La battaglia per la sopravvivenza del giornale è quindi fondamentale per la democrazia perché senza cultura critica non ci potrà mai essere uguaglianza e libertà. Vogliamo ringraziarvi per lo spazio che avete sempre dedicato alle vicende dei comparti della conoscenza. Saremo con voi nella battaglia per non far chiudere il giornale e abbiamo deciso di inviarvi un contributo che speriamo possa aiutarvi a superare le difficoltà. Con il fraterno augurio che passi questa bufera,vi abbracciamo calorosamente.
Mimmo Pantaleo
a nome di tutta la Flc Cgil
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Sono insieme fratello e figlio del manifesto, un miscuglio genetico eccentrico e unico che coincide con la mia vita, tenace legame di cui sono fiero. Senza manifesto l'Italia sarebbe ancora più misera, tanto più sola. Come tutti noi che non smettiamo di credere che un paese più giusto e meno cupo sia possibile, obbligatorio. Un paese che è però ora che si svegli per la rinascita del manifesto.
Nazareno Re
Ancona
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Caro Angelo, tutte e tutti, solo per comunicarvi che in queste ore di attacco al giornale sto con voi, anche se fuori Roma e bloccato dalla neve. Mi sovviene un paragone con quello che sta succedendo ad Atene e l'umiliazione a cui costringono uomini e donne le solite e ben note élite, le stesse che hanno mosso la procedura contro il giornale ed oggi ci governano. Vi seguiamo e ragioneremo alla Campagna per la riforma della Banca mondiale su come aiutare il giornale. Per il momento come sempre la disponibilità a scrivere e ragionare con voi. Un abbraccio.
Antonio Tricarico
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Il manifesto è stato il primo quotidiano che nel lontano '88 ha pubblicato i miei primi racconti, nella bellissima rubrica «Narratori delle riserve», curata da Gianni Celati. Ma la mia gratitudine verso questo giornale non è per mero personalismo. Nel corso degli anni il manifesto ha mantenuto viva quella voce controcorrente, avulsa da scoop tendenziosi e derive radical chic, che ha fatto del rigore il primo sinonimo di buon giornalismo. La dignità del ruolo del giornalista come testimone di verità si è oltremodo smarrita, in questi tempi di bugie e sensazionalismi. Il rischio è che una politica autoreferenziale e gigiona, che mette naso da decenni in ciò che non le compete, continui a intervenire pesantemente in ogni realtà che non conosce ma che tende inesorabilmente a "controllare". Il mondo è cambiato, in peggio, crisi o non crisi, ma "tagliare i viveri" alle poche forme di dissenso intelligente del nostro Paese, è un'ulteriore prova di quel fascismo strisciante che insidia da tempo la nostra democrazia. Che la cultura sia una risorsa importante per l'economia sembra diventato il leit motiv di chi predica bene e razzola male. Cesare Pavese, tra gli altri, sosteneva che la cultura precede la politica e non ne è ruota, ma anche questo sembra lasciare del tutto indifferente chi ci governa. Attaccare o invalidare ogni realtà antagonistica alla sottocultura imperante è un affronto alla libertà e all'intelligenza. Lo è tanto più se limita e frena una comunicazione alternativa a quella di massa. Il giornalismo di corte ha rafforzato i bisogni di una parte, negando quel "senso degli altri" che è spirito critico e di gruppo, nonché obiettività e rispetto: valori che il manifesto ha sempre mantenuto, offrendo uno spiraglio di lucidità condivisa fuori da un vivere e pensare "funzionario", con la consapevolezza che la cultura, e con essa la libertà di stampa, non è un ornamento, un assillo secondario, qualcosa di cui possiamo fare a meno, ma un modo di vivere - per essere, tutti, migliori di quello che siamo.
Grazia Verasani
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Cari amici, nel nostro piccolo abbiamo pensato a un gesto di solidarietà: abbiamo deciso di acquistare 20/30 copie del manifesto e, domani, in occasione della Notte Rossa Barbera, lasciarle in distribuzione gratuita alle Officine Corsare, così da «sensibilizzare» più persone e non solo la ristretta cerchia di amici... Mi rendo conto che non è molto, ma è un modo per ringraziarvi ed esservi "vicino" nelle difficoltà... fosse anche solo per il titolo e la foto di copertina (sempre geniali...) il manifesto non può scomparire! Saluti
Simona Savoldi
resp. ufficio stampa Sotto il cielo di Fred, Torino
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Caro manifesto, giovedì mattina arrivando a scuola - il liceo Virgilio di Roma - non ho visto il compagnuccio col quale solitamente scambio commenti (non sempre benevoli) sul giornale, ma dopo un po' un altro del collettivo mi ha chiesto con un bel sorriso di seguirlo in cortile e ho visto. Una copia del manifesto era appesa a disposizione di tutti/e con un cartello che informava sullo stato di crisi e chiedeva sostegno. Mi si è allargato il cuore.... Appena il nostro liceo riaprirà farà lo stesso in sala prof e aiuterà i ragazzi per l'affissione in cortile. Intanto non avendo purtroppo 1000 euro, ho sottoscritto un abbonamento web. Se chiudi a chi potrà mandare lettere - spesso incazzose - che spesso mi censuri ma che communque mi aiutano a migliorare il mio italiano? Auguri di lunga vita.
Liliana Boccarossa
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Il manifesto non è solo informazione con uno sguardo sul mondo, ma è una voce controcorrente rispetto al conformismo dilagante e all'egemonia del pensiero unico del mercato. In un paese in cui si tagliano diritti sociali e democratici con un cinismo allarmante, senza incontrare l'adeguata opposizione politica, dobbiamo difendere almeno i pochi spazi di democrazia e di riflessione politico-culturale. Dobbiamo continuare a discutere, confrontarci, per sviluppare e socializzare un punto di vista critico. Il rischio di chiusura del manifesto e degli altri giornali colpiti dal governo rappresenta un colpo durissimo, un attacco anche alla libertà di opinione, perché il processo di normalizzazione culturale rischia di subire una pericolosa accelerazione. Potete contare sul sostegno degli aderenti alla nostra associazione.
Graziella Mascia
presidente di AltraMente-scuola per tutti
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Care/i compagne/i, le regole della «democrazia liberale» e dello «stato-nazione» sono ormai definitivamente archiviate. Il principio nato nel 1789, dalla rivoluzione francese, sulla separazione dei poteri: esecutivo, legislativo, giudiziario a cui si è aggiunta il potere dell'informazione, è ormai sepolto. La finanza internazionale domina, si sceglie l'esecutivo, riduce a pura rappresentazione il potere legislativo, sottomette quello giudiziario e silenzia la libera informazione. Questa è la strada sulla quale siamo incamminati. Voi (noi, vorrei poter dire) rappresentate anche oggi un indomabile eccezione: una resistenza non disponibile a piegarsi alle convenienze, inguaribili ricercatori di verità, anche scomode, ma sempre di verità. Nel nostro Paese tutti i movimenti, ma anche tutte le donne e gli uomini che in questi quarantatre anni si sono battuti per la giustizia e la libertà hanno, prima o poi, abitato il percorso del manifesto. Anche oggi l'impegno per la sopravvivenza del nostro giornale coincide con un ulteriore impulso alla diffusione delle idee che difendono innanzitutto la dignità umana: ogni giorno due copie, ogni giorno un regalo ad un potenziale nuovo lettore.
Vittorio Agnoletto
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Sono il pittore-scultore, metalmeccanico in pensione e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro Carlo Soricelli. Il manifesto lo leggo spesso e lo comprerò per evitare la sua chiusura. Tra l'altro negli anni Ottanta ero stato contattato dalla redazione per delle vignette: avevo creato un personaggio, «Lo scomparso», un operaio senza corpo che parlava dalla fabbrica delle sue condizioni. Purtroppo poi non sono più stato ricontattato. L'Osservatorio Indipendente con 400.000 contatti nel suo blog è diventato punto di riferimento nazionale sul tema morti sul lavoro, inserirò un appello per non far morire questo giornale così importante per i lavoratori.
Carlo Soricelli
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Caro Valentino, ho letto la tua proposta sul giornale di oggi: «mille x mille». Ma non tutti potranno disporre di tale somma, io per esempio ho 54 anni lavoro da 4 anni al comune di Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia, reparto scuola e prendo 1150 euro al mese. Ma ho già sottoscritto, con fatica, l'abbonamento al giornale dal 6 dicembre scorso. Ecco che mi permetto di fare un'altra proposta: propongo che chi ha inviato già l'importo dell'abbonamento, come il sottoscritto, integri la differenza sino ad arrivare a 500 euro e si impegni a non ricevere l'abbonamento, ma a comprare il giornale tutti i giorni per tutto il 2012. Io per esempio ho già inviato 330 euro, mi impegno a fare seguito con 170 euro e a comprare il giornale per tutto l'anno in corso. 500 x 2000 è più facile che 1000 x 1000. Cosa ne dite? Anche perché se ci mancate voi come faremo a restare umani? Un forte abbraccio.
Fausto Bertolini
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Caro Valentino, un abbraccio di solidarietà da Gian Giacomo Migone e Gian Vaccarino (cda dell'Indice dei libri del mese), che non hanno dimenticato che l'Indice (anch'esso in difficoltà, si spera superabili) non sarebbe mai nato senza il contributo determinante del manifesto. Aderiamo anche praticamente alle iniziative di sostegno che voi proponete per mantenere in vita il giornale.
G.G. Migone e G.Vaccarino
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500 pochi mesi fa e 500 oggi, e siamo a mille. Voglio continuare a galleggiare sulla nostra zattera, rimasta ormai sola nella palude del pensiero unico. Forza compagni!!!
Marco Toccafondi
Firenze
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Sono da sempre un lettore del manifesto. Ogni tanto ho il piacere di pubblicare qualche articolo. Ora questo piccolo ma importante quotidiano rischia di chiudere. Non riesco a pensare a un domani senza il manifesto in edicola. Mi sentirei meno libero, obbligato a usufruire di un'informazione che non è frutto di una mia scelta. Spero che i "non" lettori del manifesto lo aiutino a sopravvivere in nome della libertà d'espressione che oggi non viene più garantita.
Massimo Carlotto
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Ciao, vi leggo da quando ho 14 anni, adesso ne ho 26... ho continuato a leggervi anche nei periodi in cui ero all'estero... quando ero in Erasmus e fuori per altre borse di studio, grazie all'abbonamento in pdf. Adesso sono di nuovo abbonato web...ma rinuncerò a qualche caffè per comprarvi il più possibile anche in edicola. Per me il manifesto è importantissimo, mi ha aiutato a crescere e sviluppare una coscienza critica.
Lorenzo Pasqualini
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Cari compagni, la conferma oggi della situazione grave in cui versa il giornale è stata - devo confessarlo - davvero deflagrante. La lettura quotidiana, oltre ad essere ormai una consuetudine cara e preziosa, rito che si rinnova per me da oltre 35 anni, continua a confermarmi il vostro impegno per la qualità dello scrivere, del comunicare, dell'informare, del documentare. Lo sgomento a cui sono tentata viene dal concreto timore che sia impossibile potenziare il numero dei lettori, in misura tale da invertire la situazione di bilancio. Temo davvero che questa non riesca ad essere la soluzione: troppe spinte vi sono ad usare sempre meno la lettura del quotidiano, troppo severe sono le condizioni economiche di molti per pensare ad una sottoscrizione larga di abbonamenti, troppo esigua per tanti la consuetudine ad una lettura complessa (si, perché siete più di una volta complessi....anche se nulla toglierei mai alla qualità alta del giornale). Che fare? Sono purtroppo io che lo chiedo a voi. Mi chiedo se non sia possibile attivare: una larga sottoscrizione di firme, da inoltrare immediatamente al governo e alla Presidenza della Repubblica; una verifica della possibilità di coinvolgere Enti culturali, Fondazioni (persino partiti?) in un finanziamento esplicito e trasparente per la libertà di espressione e per la qualità della comunicazione; fare una capillare verifica di quali possano essere gli enti che hanno necessità di pubblicare comunicazioni pubbliche a pagamento; contattare tutti i gruppi parlamentari (almeno quelli che professano il valore della libertà di stampa) con una proposta di legge per il riordino dei finanziamenti al settore. Mi è parso, nel considerare la prospettiva complessiva che sembriamo avere davanti, di intuire per un attimo le ragioni della scelta di Lucio Magri. Un carissimo abbraccio.
Mimma Caldarola
Spazio Laboratorio Parma
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Cara redazione, sono vicino a voi tutti i giorni, acquistando e leggendo il vostro quotidiano. Mi reputo un semplice cittadino che crede nelle libertà individuali legate all'etica di responsabilità tanto cara ad H. Jonas. È per questo che reputo il rischio di chiusura una grave perdita di libertà intellettuale, una sassata sul fragile vetro dietro cui risiede il pluralismo dell'informazione che consente a tutti noi, quando ci rechiamo in edicola, di scegliere il canale informativo che più si adatta alle nostre inclinazioni. Trovo, inoltre, il vostro quotidiano una preziosa alternativa allo strapotere mediatico dei grandi gruppi editoriali. Ho segnalato il vostro appello con un post nel mio blog personale www.thomas-pepe.com/2012/02/senza-fine.html. Auspicando una rapida e positiva soluzione della situazione, vi ringrazio del vostro costante impegno a difesa della democrazia e della libertà di stampa nel nostro Paese. Un abbraccio.
Thomas Pepe
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Caro Valentino Parlato, cara redazione, sottoscrivo oggi l'abbonamento (web, in questi tempi di crisi, e perché ne apprezzo la nuova impostazione). Preferirei centomila sottoscrittori (o diecimila) da dieci (o cento) euro che mille lettori d'avanguardia. naturalmente non dipenderà solo da voi, ma le campagne sono anche di immagine. Visto che in questi giorni tanti lettori e non-lettori si prodigano nel darvi consigli, un bel pulsantone «donate» sarà poco bello ma è altrove efficace. Auguro a voi e a noi di riuscire ancora a salvare il manifesto, quotidiano e in edicola, senza il quale ci sentiremo più soli e smarriti nella giungla dell'informazione e dei fatti quotidiani. Con affetto.
Tomaso Esposti Ongaro
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«Mo' vene Natale, nun tengo denare, me legg'o giurnale e me vaco a cuccà». Sono squattrinato, ma non posso permettermi di perdere l'ultimo lusso che mi rimane. Ho giusto rinnovato l'abbonamento. Lunga vita. Piero
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Cari amici del manifesto, volevo solo dirvi che ho provveduto questa sera ad abbonarmi al vostro giornale. Purtroppo solo con un semplice abbonamento annuale e non, come invece avrei desiderato, quello da sostenitore. Il manifesto è da tanti anni un fulgido esempio di libertà di informazione e di pensiero critico, e ho per tutti voi, che contribuite, anche con grandi sacrifici, a farlo viviere, una profondissima stima e apprezzamento. Scegliervi è un gesto che per me ha un grande valore, perchè credo che un giornalismo impegnato, serio, apertamente critico, che sà dare valore a ciò che conta davvero, sia preziosissimo e molto raro. Sostenervi sarà un altro modo per continuare la mia inesausta resistenza contro un realtà che non mi piace, ma che non mi accontento di criticare passivamente. Leggere il manifesto e provare a dare un piccolo contributo per la vostra (la nostra!) sopravvivenza, è un gesto di Resistenza attiva a cui non rinuncio certamente! Grazie per tutto quello che fate. Resistete. Con affetto e grande stima. Edoardo Graziani
Solidarietà ai 51 giornalisti e ai 22 poligrafici del manifesto, che con l'apertura della procedura di liquidazione coatta rischiano di rimanere senza lavoro. Da oltre 40 anni il manifesto costituisce una voce libera ed indipendente, ha portato un contributo importante al dibattito politico e culturale della sinistra italiana. Il pluralismo dell'informazione è un valore che va salvaguardato. Dopo la riduzione dei fondi pubblici per l'editoria auspico sia possibile approntare un percorso di salvataggio del quotidiano.
Solidarietà ai 51 giornalisti e ai 22 poligrafici del manifesto, che con l'apertura della procedura di liquidazione coatta rischiano di rimanere senza lavoro. Da oltre 40 anni il manifesto costituisce una voce libera ed indipendente, ha portato un contributo importante al dibattito politico e culturale della sinistra italiana. Il pluralismo dell'informazione è un valore che va salvaguardato. Dopo la riduzione dei fondi pubblici per l'editoria auspico sia possibile approntare un percorso di salvataggio del quotidiano.
Marta Leonori
Pd Lazio
“Quando muore un anziano in Africa è come se bruciasse una biblioteca"
Non vuole avere un sapore di necrologio ma una incitazione a continuare una esperienza unica nell’editoria di tutta Europa. Non conosco un altro quotidiano di tiratura nazionale che faccia o meglio coglie un pezzo di pensiero nell’opinione pubblica e che per quanto piccolo sia tenuto così in alta considerazione.
Il titolo vuole invece augurarvi di poter continuare in questa lunga esperienza e la chiusura di questa testata ha una drammaticità che è alla pari solo al dramma di chi viene a mancare in una società dove l’esperienza e il sapere si trasmettono per via orale.
Molte generazioni si sono formate a “pane e (il) manifesto”. Questo raccontavo ad una vostra giornalista in uno dei più brutti articoli che avete mai pubblicato, proprio su Palazzo San Gervasio e sul Osservatorio Migrante Basilicata. Peccato.
Ricordo ancora quando era un lenzuolo, impossibile aprire nell’autobus che la mattina che ci portava a scuola. Eccezionale la trovata di ridurlo a quasi la metà dei formati di atri giornali……
E poi il sostegno verso l’edicolante che non lo ritirava, le cinquanta mila lire spillate ai compagni per comprare più copie, il dibattito sul terrorismo, la militarizzazione del territorio, l’ambiente e i movimenti, il sostegno ai Centri Sociali.
Negli anni ha tracciato l’identità dei comunisti e dei movimenti. Dell’affanno che il comunismo ha attraversato fino ad oggi, fino alla “debacle” di una esperienza istituzionale unica, quella del PRC.
È forse questo il travaglio di un pensiero che molti vogliono zittire. Ridotti come siamo a gruppetti autoreferenziali senza alcuna strategia e prospettiva politica. Senza un disegno generale e una visione completa di come deve girare il mondo, con la forza della pratica disgiunta da quella delle idee. Beni Comuni, Comunità di Pratiche, Mediazione dei Conflitti, solo idee appiccicate senza un collante ideologico nuovo.
E forse la forza della “surmodernità” che ci travolge, essere dentro alla storia dell’adesso, dell’ora e del qui, alla quale ci fa sentire tutti partecipi, che ha scardinato i vecchi strumenti, la carta stampata, senza possibilità di reinterpretazione delle nuove esigenze espresse dai territori, non solo quelli geografici ma anche quelli delle idee. Che questo abbia determinato il soccombere, sotto i colpi della borghesia, del capitale e della reazione, che invece ci sta con il fiato sul collo cancellando diritti e libertà?
Seguiamo la vostra vicenda con apprensione sperando che basti il semplice resistere….
Con affetto
Gervasio Ungolo
per il Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino – Osservatorio Migranti Basilicata, Palazzo San Gervasio
La possibile chiusura del quotidiano il manifesto è una pessima notizia per il mondo del lavoro. Una ipotesi inquietante: i tagli governativi alla stampa «no profit» stanno determinando il rischio della scomparsa di centinaia di piccole testate, pubblicate da cooperative, associazioni, parrocchie, ecc. Anche «Ancora in marcia» sta soffrendo della soppressione di alcune queste agevolazioni, che per noi erano le tariffe postali per la spedizione in abbonamento. Ma la malaugurata chiusura del manifesto rappresenterebbe una perdita molto più grave per la democrazia, per i giornalismo libero, per la sinistra, per i lavoratori, per l'ambientalismo ed i diritti civili. Per questo siamo vicini al collettivo del manifesto che a costo di grandi sacrifici, anche personali, ha finora resistito alla onda reazionaria che sta investendo il nostro paese. Pur consapevoli del momento di crisi economica per tutti, e continuando la battaglia per la revisione della legge sull'editoria, facciamo appello alla sensibilità di tutti per contribuire al sostegno del quotidiano «dalla parte del torto» acquistandolo regolarmente in edicola.
Ancora IN MARCIA!
Giornale di cultura, tecnica e informazione politico sindacale, dal 1908
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Ossantocielo, prima un accenno al TG3, poi una attenta diretta di Radio Popolare, infine il sito del nostro giornale (consultato con ansia...): la preoccupazione ci sta tutta. Già l'espressione «Liquidazione coatta amministrativa» fa paura di per sé, rivolta al manifesto diventa un mostro. Sono lettore, abbonato e sostenitore da oltre 35 anni, la mia «dipendenza» dal pensiero critico non può interrompersi. L'appello di Norma Rangeri (quanta tensione traspare pur nella consueta efficacia e chiarezza delle parole ) deve trovare migliaia di risposte. Dobbiamo farcela anche stavolta, vi voglio bene.
Bruno Fini
Verona
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Da lettore, vecchio azionista, darò il mio contributo affinché il manifesto possa continuare a sporcare le mie dita di inchiostro. Forza!
lettera non firmata
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Dal 1985 vi compravo ogni giorno. Dall'anno scorso solo la domenica.
Ora posso spendere solo per mangiare e pagare tasse e bollette. Dal 1 gennaio 2012 sono disoccupato ed ho una con figlia piccola a cui badare. Che dire? Speriamo che noi tutti ce la caviamo.
Pietro
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Caro manifesto,
Le uniche azioni che abbia mai comprato in vita mia sono quelle emesse a suo tempo sotto il tuo nome; non ho mancato di sostenerti economicamente quando e come ho potuto acquistandoti a 50 ? o mandandoti piccole somme, una volta anche acquistando un abbonamento che non ho usato perché da molti anni, forse più di trenta, mi piace comprarti in edicola ogni giorno, proprio come chiede la compagna Norma. Come ho avuto già occasione di dirti, ho un "difetto", non sono e non sono mai stato comunista, e manco ho intenzione di diventarlo, sono ormai un incorreggibile socialista; aggiungo, non prima di aver precisato con grande rispetto per la memoria Riccardo Lombardi che non si considerava «lombardiano», un socialista tuttora «lombardiano». Ovviamente anche detto con quel tanto di autoironia che è d'obbligo, in un tempo in cui essere di sinistra è triste, ed essere socialista lombardiano significa essere proprio fuori del mondo, in un mondo in cui forse solo i comunisti duri e puri, possono ancora godere di una qualche extraterritorialità, come ancora il recente «scazzo» fra Rossanda e Asor Rosa dimostra. Ciò detto l'idea di non poter più godere della tua intelligenza mi rattrista molto, soprattutto in tempi in cui con la scusa dell'Art. 18 è sotto attacco come non mai quello "Statuto dei lavoratori", che è bene ricordare il 14 maggio 1970 fu dichiarato approvato dal Presidente della Camera Sandro Pertini in questo modo: "«Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul «collocamento» Presenti 352 (su 630, nota mia), Votanti 227, Astenuti 125 (fra cui l'intero gruppo comunista, astensione annunciata da Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo, perché i comunisti miravano più in alto, nota mia), Maggioranza 114, Voti favorevoli 217, Voti contrari 10". Sono passati più di quarant'anni, ma non è mai venuta meno la voglia delle classi dirigenti di questo paese di prendersi una rivincita su quella scelta riformista, ed hanno individuato nell'Art. 18 il punto su cui premere per sfondare il fronte. Ma ripeto, l'attacco all'Art. 18 risponde ad esigenze tattiche, l'obiettivo strategico resta lo "Statuto dei lavoratori". Una sinistra appena appena degna di questo nome, dovrebbe saperlo ed essere capace di affermarlo anche al cospetto di sobri, ma niente affatto neutrali, banchieri e ambasciatori e ammiragli e prefetti e .. autorevolissimi professori. Se si spegne la tua voce la sinistra sarà più sola, e a furia di mirare più in alto, cadrà, temo, ancora più in basso.
Vittorio Melandri
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Cari Norma Rangeri e i giornalisti de Il Manifesto,
vi scrivo dopo aver letto la prima pagina del vostro giornale di oggi: liquidazione amministrativa coatta. Non ci posso credere, non ci voglio credere. Lo spettro del vostro silenzio mi spaventa, al pari di quanto mi spaventa guardare al futuro di questo pianeta alla luce del dogma ‘There is no alternative’, del dominio della finanza internazionale sulle nostre vite e sulla terra che abitiamo, della mercificazione del nostro lavoro, della dittatura dell’ignoranza, della solitudine.
Guido Viale, Francesco Gesualdi, Rossana Rossanda, Ida Dominijanni, Ugo Mattei, Franco Arminio, e tutti gli altri che non nomino per brevità: ormai siete miei amici che a turno incontro sul vostro giornale come in un bar virtuale e che mi aprono uno spiraglio, mi suggeriscono di guardare avanti da una diversa prospettiva, mi fanno sentire meno sola perché mi offrono lo spunto per riflettere e poi discutere con gli altri…
Il vostro giornale è un po’ anche il mio, perché quando lancia una riflessione, quella, condivisibile o non, comunque mi appartiene, mi ‘segna’, e mi aiuta nel ‘quotidiano’ camminare tra le difficoltà e le contraddizioni di oggi.
Vi ringrazio per il vostro prezioso ‘aiuto’ e vorrei che vi giungesse la mia rassicurazione: Il Manifesto, con la sua voce, proprio come un ‘bene comune’, una risorsa per i suoi lettori (forse un po’ sbandati come me), non può azzittirsi. E proprio perché lo spettro del suo silenzio fa troppa paura, i vostri lettori lo difenderanno.
Con affetto, una vostra lettrice
Sabrina Zappitelli
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Cari compagni, sono una delle giornaliste di «noidonne», e anche socia della Cooperativa Libera Stampa che edita il giornale, in cassa integrazione dal 1° febbraio. Grazie per aver raccontato anche della nostra situazione. Negli ultimi anni abbiamo cercato di tenere duro in tutti i modi puntando sulla qualità e sulla pluralità delle voci a fronte di un mondo dell'informazione sempre più omologato, anche sulle questioni femminili. Il contributo a cui abbiamo avuto accesso fino ad ora è davvero molto piccolo ma ce lo siamo fatto bastare lavorando senza una sede, in casa, in strada, in macchina, nei bar; utilizzando le nostre vacanze per arricchire il giornale di contenuti. Evidentemente tutto il nostro impegno non è stato sufficiente. L'estinzione del fondo dell'editoria è stato il colpo di grazia. Abbiamo attraversato anni difficili che hanno scardinato completamente il sistema democratico di questo paese. Mi domando se ci siamo opposti abbastanza e se l'abbiamo fatto in maniera giusta. Mi guardo indietro e non ho molto da rimproverare. «noidonne» ha sempre cercato di tenere unite le istanze popolari e di tessere alleanze, fuori e dentro il mondo delle donne, e non sempre è stata ascoltata. Ciò che stiamo vivendo ora è quel 'dopo b', invocato e atteso, che ha restituito ciò che in tanti avevamo predetto: macerie ovunque e totale assenza di punti di riferimento. La vicenda dell'editoria che stiamo vivendo è lo specchio profondo della crisi italiana. La distruzione della pluralità dell'informazione è la vera resa dei conti. Detto questo dobbiamo attrezzarci per continuare a resistere. Per questo vi dico che vi sono vicina.
Un caro abbraccio
Nadia Angelucci
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Caro Valentino, cari compagni del manifesto . Ho letto davvero con dolore la titolazione di questa mattina "senza fine" con la quale comunicate la liquidazione coatta amministrativa del giornale . Davvero non pensavo che si arrivasse a tanto . Per chi come me vi segue dall' inizio della vostra ( nostra ) difficile ma splendida avventura non è possibile neppure immaginare di iniziare ogni giorno senza la lettura de il manifesto . Ciò che mi lega al giornale non è solo l' indispensabile presenza quotidiana di una informazione e di una opinione libera e indipendente che mantiene saldo uno sguardo critico sull'esistente in un panorama di conformismo e omologazione culturale ma anche se non soprattutto un sentimento di vicinanza che rimanda ad una storia personale e collettiva che ha avuto nel manifesto un luogo di formazione ed orientamento politico culturale fondamentale . Un ruolo che il manifesto deve avere anche per il futuro . Oggi corrono tempi duri per chi vuole mantenere un pensiero ed una visione critica sul mondo per ricercare gli strumenti nuovi che possano cambiarlo non rassegnandosi alla dimensione unica e totalizzante dell' ideologia di mercato . Per questa ragione non si può e non si potrà fare a meno del manifesto . Cari compagni io sono un funzionario della Fiom di Milano che opera quotidianamente nelle drammatiche difficoltà di questo tempo di crisi e di attacco ai diritti ed alla dignità delle persone che lavorano . La Fiom ha indetto una grande manifestazione Nazionale a Roma per il prossimo 18 febbraio sui temi del lavoro , della democrazia , dei diritti e della salvaguardia dei beni comuni . Perché non pensare ad una uscita del manifesto " bene comune " al prezzo di 10 Euro per quella giornata o insieme al resoconto della manifestazione domenica 19 febbraio ? Un piccolo contributo per una causa importante . Per chi come me ( ma credo saremo in tanti ) considera il manifesto una "storia d'amore senza fine".
Saluti fraterni
Giulio Morelli
Fiom Milano
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Caro direttore, vi scrivo spesso, quindi vi avrò annoiato ma significa anche che vi leggo ogni giorno e spesso me la prendo con voi, come oggi che leggo "il vascello corsaro ha bisogno di voi", ma è di un vascello corsaro che abbiamo bisogno? Non sta qui il problema? leggervi è sempre più difficile, ci sono a volte articoli di grande interesse come quello dell'intervista al sociologo francese sulle classi sociali in Francia, ma in genere vi attardate a capire cosa succede nel partito democratico e dintorni senza peraltro domandarvi chi rappresentano così come non ci raccontate l'osmosi fra il partito democratico ed i gruppi dirigenti nazionali e locali della Cgil, nutrendo così attese mal poste in quella organizzazione sindacale, in fondo il populismo a cui vi opponete non nasce anche da una colpevole inesistenza di una lotta sociale organizzata? Mi domando che senso ha l'esistenza di un giornale che viene comprato da poche migliaia di lettori, non è che finite per parlare fra voi? La Grecia mostra come valga più restituire un capitale ad un investitore della vita di migliaia di persone, e voi lo non lo capite perché se il debitore muore non può ripagare il debito, scrivete che è irrazionale ed invece è la razionalità del capitalismo, ma Marx non è ormai più parte dei vostri attrezzi. Abbiamo bisogno di un giornale di lotta come lo è "repubblica" che difende ogni crimine di questa società e dell'imperatore, abbiamo bisogno di un giornale che serva a chi lotta. Le pagine della cultura sono un esempio di come siano intese come divagazione ed acculturamento, non come luogo della battaglia delle idee. Non abbiamo bisogno di navi corsare ma di un giornale che ricominci a parlare di socialismo.
Tiziano Cavalieri
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Resistete!
Per favore resistete non fate la fine di Liberazione.
Non riesco a pensare ad una mattina senza passare in edicola a comprare il manifesto.
Un abbraccio a tutta la redazione
Cristiano De Boni
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Alla cortese attenzione della direzione e della redazione de Il Manifesto. Anche se spesso non condivido quel che scrivete, anche se a voltemi viene rabbia per il "mondo chiuso" e un po' moralistico che rappresentate, vista la crisi e le difficoltà nelle quali versate, da oggi fino a fine 2012 comprerò puntualmente ogni mattina una copia del vostro giornale, perché ritengo debba rimanere in vita una grande storia, un giornale rigoroso e puntuale, un punto di vista socio-culturale di primo piano, e comunque autorevole, sempre. Non è "elemosina", intendiamoci,ma il riconoscimento doveroso, sia pure critico, di un lavoro da sempre ben fatto. So che la mia povera copia non risolverà i vostri gravi problemi economici, ma mi auguro che tanti altri, che come me magari non condividono fino in fondo le idee del Manifesto, possano con un piccolo sforzo mantenere sul mercato un "prodotto"eccellente. Non scoraggiatevi. Vi auguro di superare brillantemente questo momento di difficoltà.
Andrea Di Consoli
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Perchè non mettete sul sito la possibilità diretta di linkare il video di Norma su twitter o facebook? Ciao.
Paolo Comastri
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Monti affonda il lavoro. Il cattivista Mario Monti dichiara che l'art. 18 sconsiglia "investimenti di capitali stranieri ma anche italiani". Poiché lo Statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) c'è da oltre quarant'anni, durante i quali si sono insediate in Italia imprese da tutto il mondo, tale affermazione è falsa. Per il passato. Ma vorrebbe essere vera per l'oggi: un suggerimento alle imprese (e una minaccia agli italiani). Una manodopera docile e a bassa costo è quanto pretendono i "mercati", di cui Monti è interprete solerte ancorché sobrio. Se l'art. 18 sarà stravolto, cadrà l'ultima trincea a difesa del diritto al lavoro, riconosciuto dagli articoli 1 e 4 della Costituzione italiana. Infatti, questo diritto è stato reso effettivo da due tipi di norme: le une per favorire l'avviamento al lavoro (collocamento), le altre per limitare il potere di licenziare. Le prime sono già state cancellate a fine anni '90, sostituite da "politiche attive del lavoro" che in realtà hanno dato mano libera alle imprese nelle assunzioni. Le seconde si incardinano nell'art. 18, che prevede per le aziende sopra i 15 dipendenti il reintegro nel posto di lavoro del dipendente licenziato illegittimamente (il licenziamento individuale è disciplinato dalla legge 604 del 1966). Monti vuole affondare il mondo del lavoro, diffondendo la peste sociale del XXI secolo: la precarietà. Non una soluzione alla crisi del capitalismo occidentale, ma l'estremo tentativo di salvare l'aristocrazia dell'1% contro il restante 99%.
Giuseppe Dimola
Vittuone (MI)
PS: ricomincerò a comprare regolarmente il manifesto, per dare voce al buonismo sociale.
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Ho appena sentito il messaggio di Norma Rangeri, sono rimasta molto dispiaciuta, ma mi sono riconosciuta in quel lettore del Manifesto da Lei definito.
Da anni vi seguo e ritengo che il vostro sia uno dei pochi giornali con la G maiuscola, ma non tutti i giorni lo compero. Mi sento un pò responsabile di quello che sta accadendo e so che da domani comprerò il Manifesto tutti i giorni, perchè non voglio che questo giornale cessi di esistere, perchè è una voce importante nel nostro Paese.
Spero che molti lettori occasionali si trasformino in lettori abitudinari e aiutino il loro giornale a mantenere forte e chiara la propria voce.
In bocca al lupo
Patrizia Serafini
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Cara redazione, non possiamo fare niente oltre a comprare il giornale finché c'é? è già troppo tardi per lanciare un appello che faccia pressione sul ministero competente ai contributi pubblici e chiedere a lettori, simpatizzanti, democratici, organizzazioni amiche (acqua, sindacato, associazioni e partiti) di sottoscriverlo on line? Può ancora essere utile raccogliere fondi per la sopravvivenza del giornale anche in forme ridotte? servirebbe almeno a sostenere una campagna di protesta o semplicemente a pagare i debiti più significativi ?
Maria Grazia Parolin
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Il quotidiano il manifesto è in crisi. Lo è ancora una volta. Lo è da diversi anni.
Questa crisi è anche, forse soprattutto, figlia della crisi della politica.
La notizia della liquidazione coatta è una pessima notizia per tutti noi. Molti di noi acquistano un quotidiano raramente e coloro che lo acquistano regolarmente preferiscono giornali come La Repubblica o Il Fatto Quotidiano. A volte, è vero, il manifesto è irritante, saccente ed impreciso. Ma è ancora una voce libera ed indipendente della Sinistra italiana. Forse non più un punto di riferimento per molti, come diversi anni addietro, ma certamente un importante ed utile strumento di lettura dei tempi che viviamo, un ausilio per tutto il popolo della Sinistra italiana.
In questo momento SEL Bellaria chiede a tutti voi un impegno particolare per salvaguardare questa testata. Sin da oggi e per le prossime settimane, acquistate il manifesto.
SEL Bellaria spera che il manifesto sopravviva.
Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Bellaria Igea Marina
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Ho appena sentito l'appello di Norma Rangeri. Sicuramente mi impegnerò per essere più costante nell'acquisto del giornale. Stavo pensando di sottoscrivere l'abbonamento coupon annuale. Lo farei, ma come potete chiedermelo ora, con il rischio che fra poco il Manifesto chiuda? Dovete capire le mie perplessità -- che immagino siano le stesse di molti altri lettori: finora non si era mai parlato di questa procedura di "liquidazione coatta". L'improvvisa notizia suscita diffidenza: e se domani o dopodomani il Manifesto chiudesse davvero... Che fine farebbe la mia sottoscrizione, il mio abbonamento: dovrei chiedere ad un'impresa in fallimento di restituirmi quanto versato? Allora, in questo frangente, è più ragionevole aumentare, anche di molto -- a 2.50 euro (3 mi pare troppo) -- il costo del giornale. Non avrei problemi a continuare a comprarvi. Si spende volentieri un euro in più al giorno per leggere quello che non si può leggere in nessun altro giornale: le analisi critiche, le notizie scomode, il confronto di posizioni all'interno del variegato mondo della sinistra, le pagine della cultura che se riesci a capire già soltanto quello che vogliono dire i titoli, sei entrato nella ristretta cerchia dell'intellettualità italiana... Questa è la vostra forza. Coraggio!
Mauro Petriccione
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Caro Manifesto sono un compagno di lungo corso, vi seguono fin dalle origini come rivista e poi come quotidiano.
Ho diffuso quand'ero più giovane e facevo tanta militanza politica (Manifesto ecc.) e sindacale chilogrammi di manifesto davanti alle fabbriche, essenzialmente zona Lambrate a Milano. Da sempre o quasi ogni sei mesi elevate alti lai, non si capisce se agli uomini o al cielo: "siamo senza soldi adesso chiudiamo". Bisogna pur mettere un freno a questa deriva così sconfortante, vediamo come!
PROPOSTA
Io credo che un esempio pratico ci possa venire da Radio Popolare:io personalmente sono sottoscrittore da quasi 20 anni di questa radio.
Come avviene la sottoscrizione: ogni sottoscrittore, ciascuno secondo le proprie possibilità, si impega tramite RID depositato presso la propria banca a devolvere al Manifesto una determinata cifra annua che sarà prelevata dal quotidiano ogni 6 mesi (la metà della sottscrizione) o una volta all'anno (tutto l'ammontare della sottscrizione). La formula della sottoscrizione tramite RID potrà garantire al giornale un flusso costante e sicuro di denaro. Il RID sottoscritto da ciascun sostenitore potrà rimanere così in vita per molto molto tempo. Ovviamente la sottoscrizione potrà sempre essere ritoccata è sperabile in eccesso o anche cassata per vari motivi eonomici e non da parte del sottoscrittore. Radio Popolare cerca di partire da una sottoscrizione minima di Euro 90,00. In questo caso anche il giornale potrebbe partire chiedendo una quota minima. Tutto questo a prescindere dagli abbonamenti, dalle donazioni ecc...
Un abbraccio e un grande saluto (vi ho appena fatto un bonifico).
PROPOSTA
Io credo che un esempio pratico ci possa venire da Radio Popolare:io personalmente sono sottoscrittore da quasi 20 anni di questa radio.
Come avviene la sottoscrizione: ogni sottoscrittore, ciascuno secondo le proprie possibilità, si impega tramite RID depositato presso la propria banca a devolvere al Manifesto una determinata cifra annua che sarà prelevata dal quotidiano ogni 6 mesi (la metà della sottscrizione) o una volta all'anno (tutto l'ammontare della sottscrizione). La formula della sottoscrizione tramite RID potrà garantire al giornale un flusso costante e sicuro di denaro. Il RID sottoscritto da ciascun sostenitore potrà rimanere così in vita per molto molto tempo. Ovviamente la sottoscrizione potrà sempre essere ritoccata è sperabile in eccesso o anche cassata per vari motivi eonomici e non da parte del sottoscrittore. Radio Popolare cerca di partire da una sottoscrizione minima di Euro 90,00. In questo caso anche il giornale potrebbe partire chiedendo una quota minima. Tutto questo a prescindere dagli abbonamenti, dalle donazioni ecc...
Un abbraccio e un grande saluto (vi ho appena fatto un bonifico).
Nicola Maurizio
Milano
La rivista "Il Tetto" di Napoli, che esce dal 1963, vi è vicina in questa battaglia, avendo seguito il Manifesto sin dagli inizi con la sottoscrizione dell'abbonamento iniziale e con l'adesione a tante vostre iniziative, così come voi avete sostenuto le nostre vicende, come dimostrano, tra le tante, la partecipazione di Valentino Parlato e di Angelo Mastrandrea a nostre iniziative. Credendo nella libertà d'informazione, importante specialmente in questi tempi difficili, daremo il nostro contributo di solidarietà, convinti che oggi più che mai bisogna "non mollare" e che la vostra significativa voce non deve tacere.
Pasquale Colella e l'intera redazione





