mercoledì 18 settembre 2013
L’ANPI: “Gli italiani si mobilitino per salvare
il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno”
La Segreteria Nazionale ANPI, nel denunciare il rischio altissimo che la norma di fatto soppressiva del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno venga varata - in un clima di confusione e di preoccupante sottovalutazione politica - fa appello ai Comitati Provinciali, a tutti i cittadini, agli iscritti, agli antifascisti, ai partigiani, affinché si mobilitino sul territorio, assumano iniziative di sensibilizzazione e protesta e trasmettano telegrammi e messaggi al Presidente del Senato che dicano in modo chiaro e appassionato: «Non possiamo tollerare una norma che cancella i fondamenti della Repubblica e della democrazia, quindi l’identità civile del Paese, di tutto il Paese».
La mobilitazione deve proseguire durante il dibattito al Senato e alla Camera, fino al raggiungimento del risultato positivo (la soppressione del comma 24 dell’art. 1 del decreto).
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia
La Segreteria Nazionale ANPI
La mobilitazione deve proseguire durante il dibattito al Senato e alla Camera, fino al raggiungimento del risultato positivo (la soppressione del comma 24 dell’art. 1 del decreto).
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia
La Segreteria Nazionale ANPI
Lettera aperta del Presidente Nazionale dell'ANPI
ai capigruppo di Senato e Camera
Onorevoli Presidenti,
quando i quotidiani hanno dato notizia del progetto di inserire - tra le varie misure della più recente manovra - anche l'accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, il Comitato Nazionale dell'ANPI ha espresso subito la più viva preoccupazione con un comunicato che faceva riferimento, in modo particolare, a tre festività di eccezionale rilievo e valore storico (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Peraltro, le misure in questione sono entrate nel decreto ed ora dovranno essere esaminate, con le altre, in sede parlamentare.
Nel frattempo, ci sono pervenute - da ogni parte d'Italia - manifestazioni di esplicito dissenso rispetto a quel tipo di misure, accompagnate anche dall'opinione di non pochi economisti, secondo i quali l'incidenza delle stesse, sul piano economico, sarebbe sostanzialmente irrilevante. C'è un diffuso allarme, al riguardo di queste misure, in gran parte del mondo democratico e dei cittadini che credono all'importanza di alcuni valori imprescindibili.
L'ANPI, ovviamente, è consapevole della necessità della pronta adozione di misure anche drastiche, per affrontare la grave crisi che si sta attraversando (non solo in Italia) ed evitare il peggio, convinta che solo misure che rispondano a criteri di equità e ragionevolezza possono essere recepite ed attuate con la necessaria convinzione e il conseguente impegno da parte di tutti.
Ma l'equità non si realizza soltanto sul terreno economico-sociale. Di essa fanno parte anche valori fondamentali, di natura storico-politica, che riguardano l'intera collettività nazionale; prescindere da essi o negarli, significherebbe negare la nostra stessa storia, le origini della nostra libertà e della democrazia e misconoscere lo stesso significato del lavoro, posto giustamente a fondamento della Repubblica ed al quale è dedicata una festa che appartiene alla tradizione di tutti.
E' stato giustamente rilevato, da un illustre giurista (Alessandro Pace), che i francesi non accetterebbero mai di spostare la data del 14 luglio, così come gli americani non prenderebbero neppure in considerazione l'idea di spostare il "giorno dell'indipendenza" o il "giorno del ringraziamento". E ciò perché è diffusa, in loro, la consapevolezza che "la celebrazione di certi avvenimenti costituisce un fattore di integrazione dell'ordinamento statale, la cui sostanziale unità, pur nella diversità delle idee, è nell'interesse generale preservare". Per tornare a noi, va detto, in particolare, che, fra le feste " laiche " che si vorrebbero spostare, quella del 25 aprile - festa nazionale e dunque di tutti - assume un significato del tutto particolare perché ricorda non solo la liberazione dalla dittatura e dall'invasione nazista, ma anche quelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Non possiamo confondere questi significati e questi valori in una giornata festiva qualsiasi, senza che essi perdano gran parte della loro stessa valenza e senza rischiare di offendere la memoria dei nostri caduti.
Se è vero - come molti specialisti sostengono - che si tratta di misure di valore economico insignificante, non dovrebbe essere difficile sostituirle con altre di maggiore efficacia economica, nel rispetto però di quella equità, storicamente intesa, a cui ho fatto cenno, oltreché all'esigenza ordinaria di equità economico- sociale.
Mi permetto, perciò, a nome dell'ANPI Nazionale, di invitare tutti i Gruppi parlamentari ad una riflessione attenta e serena sulla questione che l'ANPI ha doverosamente sollevato e la cui sostanza confido che potrà essere accolta senza difficoltà. Se così sarà, ne guadagnerà l'intera collettività nazionale, pronta ad affrontare, quando necessario, anche importanti sacrifici, ma nel rispetto della nostra storia e dei valori che devono unirci perché sono alla base della Costituzione e della stessa convivenza democratica.
quando i quotidiani hanno dato notizia del progetto di inserire - tra le varie misure della più recente manovra - anche l'accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, il Comitato Nazionale dell'ANPI ha espresso subito la più viva preoccupazione con un comunicato che faceva riferimento, in modo particolare, a tre festività di eccezionale rilievo e valore storico (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Peraltro, le misure in questione sono entrate nel decreto ed ora dovranno essere esaminate, con le altre, in sede parlamentare.
Nel frattempo, ci sono pervenute - da ogni parte d'Italia - manifestazioni di esplicito dissenso rispetto a quel tipo di misure, accompagnate anche dall'opinione di non pochi economisti, secondo i quali l'incidenza delle stesse, sul piano economico, sarebbe sostanzialmente irrilevante. C'è un diffuso allarme, al riguardo di queste misure, in gran parte del mondo democratico e dei cittadini che credono all'importanza di alcuni valori imprescindibili.
L'ANPI, ovviamente, è consapevole della necessità della pronta adozione di misure anche drastiche, per affrontare la grave crisi che si sta attraversando (non solo in Italia) ed evitare il peggio, convinta che solo misure che rispondano a criteri di equità e ragionevolezza possono essere recepite ed attuate con la necessaria convinzione e il conseguente impegno da parte di tutti.
Ma l'equità non si realizza soltanto sul terreno economico-sociale. Di essa fanno parte anche valori fondamentali, di natura storico-politica, che riguardano l'intera collettività nazionale; prescindere da essi o negarli, significherebbe negare la nostra stessa storia, le origini della nostra libertà e della democrazia e misconoscere lo stesso significato del lavoro, posto giustamente a fondamento della Repubblica ed al quale è dedicata una festa che appartiene alla tradizione di tutti.
E' stato giustamente rilevato, da un illustre giurista (Alessandro Pace), che i francesi non accetterebbero mai di spostare la data del 14 luglio, così come gli americani non prenderebbero neppure in considerazione l'idea di spostare il "giorno dell'indipendenza" o il "giorno del ringraziamento". E ciò perché è diffusa, in loro, la consapevolezza che "la celebrazione di certi avvenimenti costituisce un fattore di integrazione dell'ordinamento statale, la cui sostanziale unità, pur nella diversità delle idee, è nell'interesse generale preservare". Per tornare a noi, va detto, in particolare, che, fra le feste " laiche " che si vorrebbero spostare, quella del 25 aprile - festa nazionale e dunque di tutti - assume un significato del tutto particolare perché ricorda non solo la liberazione dalla dittatura e dall'invasione nazista, ma anche quelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Non possiamo confondere questi significati e questi valori in una giornata festiva qualsiasi, senza che essi perdano gran parte della loro stessa valenza e senza rischiare di offendere la memoria dei nostri caduti.
Se è vero - come molti specialisti sostengono - che si tratta di misure di valore economico insignificante, non dovrebbe essere difficile sostituirle con altre di maggiore efficacia economica, nel rispetto però di quella equità, storicamente intesa, a cui ho fatto cenno, oltreché all'esigenza ordinaria di equità economico- sociale.
Mi permetto, perciò, a nome dell'ANPI Nazionale, di invitare tutti i Gruppi parlamentari ad una riflessione attenta e serena sulla questione che l'ANPI ha doverosamente sollevato e la cui sostanza confido che potrà essere accolta senza difficoltà. Se così sarà, ne guadagnerà l'intera collettività nazionale, pronta ad affrontare, quando necessario, anche importanti sacrifici, ma nel rispetto della nostra storia e dei valori che devono unirci perché sono alla base della Costituzione e della stessa convivenza democratica.
Carlo Smuraglia - Presidente Nazionale dell’ANPI
Il comunicato dell'Anpi
"Da quanto si apprende dai giornali, tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare - in relazione all'aggravarsi della crisi - ci sarebbe quello dell'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all'equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale.
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale".
Il COMITATO NAZIONALE ANPI
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale".
Il COMITATO NAZIONALE ANPI
2310 NO all' abolizione del 25 aprile a Reggio
A soli 15 giorni dall'inizio della mobilitazione dell'Anpi reggiana "TUTTI UGUALI A CHI?", partita dall'area del Campovolo a Festa Reggio, per dire NO alla parificazione storica e giuridica tra partigiani e combattenti della Repubblica di Salò e per opporsi alla cancellazione di fatto del 25 aprile e delle altre feste civili, sono state raccolte 2310 firme.
Un successo straordinario, una mobilitazione nella quale credevamo fermamente. La risposta dei reggiani alla mistificazione storica che vuole confondere Resistenza e fascismo, attraverso la proposta di legge "Fontana" (n. 3442) e alla cancellazione del 25 aprile, è stata forte.
Donne, ragazzi, anche giovanissimi, pensionati, lavoratori e lavoratrici di ogni settore, persino imprenditori non hanno mancato di sostare ai nostri banchetti di FestaReggio, in più di un occasione si sono accalcati a decine per apporre la loro firma.
Indignati, arrabbiati: "Vogliono toglierci proprio tutto!", la frase che va per la maggiore. Certo delusi, ma non rassegnati, sulla storia non si scherza, non c'è manovra economica che tenga: IL 25 APRILE NON SI TOCCA!
Il Presidente Giacomo Notari - La Segreteria Provinciale ANPI Reggio Emilia
Un successo straordinario, una mobilitazione nella quale credevamo fermamente. La risposta dei reggiani alla mistificazione storica che vuole confondere Resistenza e fascismo, attraverso la proposta di legge "Fontana" (n. 3442) e alla cancellazione del 25 aprile, è stata forte.
Donne, ragazzi, anche giovanissimi, pensionati, lavoratori e lavoratrici di ogni settore, persino imprenditori non hanno mancato di sostare ai nostri banchetti di FestaReggio, in più di un occasione si sono accalcati a decine per apporre la loro firma.
Indignati, arrabbiati: "Vogliono toglierci proprio tutto!", la frase che va per la maggiore. Certo delusi, ma non rassegnati, sulla storia non si scherza, non c'è manovra economica che tenga: IL 25 APRILE NON SI TOCCA!
Il Presidente Giacomo Notari - La Segreteria Provinciale ANPI Reggio Emilia
La petizione della Cgil per salvare le feste civili
Spostare o accorpare alla domenica le festività civili e laiche “colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro”, producendo per altro un “irrisorio beneficio economico”. Per cancellare questa scelta contenuta nella manovra la Cgil lancia oggi una petizione per salvaguardare le tre ricorrenze in discussione - il giorno della Liberazione, quello del lavoro e quello della Repubblica - che si potrà firmare sul sito della Cgil www.cgil.it o direttamente presso le Camere del lavoro sul territorio.
La segreteria nazionale della Cgil in una nota sottolinea, infatti, come “in un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro”. Le ricorrenze civili, spiega il sindacato di corso d'Italia, “vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale”.
Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno, ovvero “il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro fatica ed intelligenza consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare”, sono “tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate”. Per altro, sottolinea ancora la segreteria Cgil, “mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe, i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori. Inoltre, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l’Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione”.
La segreteria nazionale della Cgil in una nota sottolinea, infatti, come “in un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro”. Le ricorrenze civili, spiega il sindacato di corso d'Italia, “vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale”.
Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno, ovvero “il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro fatica ed intelligenza consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare”, sono “tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate”. Per altro, sottolinea ancora la segreteria Cgil, “mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe, i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori. Inoltre, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l’Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione”.
Appuntamenti
Sabato 3 settembre a SALO', zona mercato dalle ore 9,00, inizierà la distribuzione alla cittadinanza del volantino, firmato ANPI e Fiamme Verdi, che contiene la nostra più decisa contrarietà alla proposta governativa di abolire, come festività nazionale, la data del 25 APRILE (così come quelle del 1 MAGGIO e del 2 GIUGNO ).
Nelle prossime settimane copriremo la zona Garda-Vallesabbia.
Il Presidente dell'ANPI Salò Paolo Canipari
Nelle prossime settimane copriremo la zona Garda-Vallesabbia.
Il Presidente dell'ANPI Salò Paolo Canipari
Domenica 4 Settembre l'A.N.P.I. festeggia la 67° ricorrenza della Liberazione di Lucca dal nazifascismo, avvenuta il 5 Settembre del 1944.
La festa si svolgerà in Piazza San Francesco. Per tutto il pomeriggio e la sera al tavolo dell'A.N.P.I. si potrà firmare contro lo spostamento delle festività del 25 Aprile, 1 Maggio e 2 Giugno.
Gruppi facebook
IO NON RINUNCIO AL 25 APRILE E AL 1 MAGGIO!
http://www.facebook.com/groups/109687782466228/
Festeggiamo lo stesso il I° Maggio, il 25 Aprile e il 2 Giugno
http://www.facebook.com/event.php?eid=111529432282144
http://www.facebook.com/groups/109687782466228/
Festeggiamo lo stesso il I° Maggio, il 25 Aprile e il 2 Giugno
http://www.facebook.com/event.php?eid=111529432282144
Petizione online
Lettere al manifesto
Vegetariani contro l'abolizione delle feste civili
Sono perfettamente d'accordo con il testo della petizione della Cgil, inoltre aggiungo che se proprio serve annullare delle festività inutili meglio eliminare quelle religiose che non hanno alcun valore civile. Infatti chi vuole commemorare una ricorrenza religiosa può farlo tranquillamente senza bisogno di astenersi dal lavoro.
Paolo D'Arpini, presidente del Circolo vegetariano Treia (Macerata)
Paolo D'Arpini, presidente del Circolo vegetariano Treia (Macerata)
NO alla proposta di soppressione delle festività 25 aprile – 1 maggio – 2 giugno.
"Ma il fascismo è ancora un altra cosa: è lo scetticismo di larghi strati della popolazione
circa la propria attitudine a decidere in modo autonomo il loro destino collettivo, è
l'annosa consuetudine ad attendere che tutte le decisioni vengano dall'alto, è
l'acquiescenza, la sopportazione, è nell'attesa il piccolo e mediocre opportunismo, il
lasciare correre sulle piccole ingiustizie sulle quali poi si edificano le ingiustizie più
grandi e radicali, è in una parola l'inerzia politica e la sfiducia nelle libertà che non è
un dono ma si conquista e si difende in ogni ora della vita. Questo nemico, questo
aspetto del fascismo è più pericoloso ancora dei precedenti perché si annida dentro di
noi e non è riconoscibile sensibilmente e minaccia perpetuamente di pregiudicare anche
le più ardite e conseguenti conquiste rivoluzionarie. Ma anche contro questo nemico i
partiti antifascisti sono i soli qualificati a lottare con successo: la loro tradizione di
un'attività instancabile, sorretta da un potente idealismo morale, li ha sempre portati
ad approfondire i problemi politici, oltre le formalità istituzionali, nell'intimo delle
coscienze, a mediare la prassi politica coll'attività pedagogica, a puntare
essenzialmente sull'autonomia, così dell'individuo come del gruppo. Se ieri l'ambito
della loro attività era forzatamente ristretto, oggi le circostanze sono più favorevoli,
più lo saranno domani: se i partiti antifascisti non tradiranno la loro missione di
libertà, il successo anche in questo campo non mancherà.
- Quaderni dell'Italia libera. N'3, 1 Ottobre 1943. Vittorio Foa.".
Trovando attualissimo il pensiero di Foa, ed essendo sicuri che il fascismo ancora vive...
Chiediamo a tutte le Istituzioni a noi vicine, ai partiti, ai sindacati, ai movimenti, alle
associazioni, a tutti i cittadini che credono nella Costituzione e nelle sue profonde radici
che arrivano dalla Resistenza, di urlare con noi. “Non Toccate il 25 Aprile”.
No a un simile disegno di legge che oltraggia il sacrificio di migliaia di donne e uomini
che lottarono per un’Italia e un mondo migliore. Se tale obbrobrio dovesse
malauguratamente diventare legge di Stato, noi scenderemo sulle strade della nostra
città a urlare la nostra rabbia, perché ancora crediamo nell’onestà del lavoro, nella
memoria e nelle idee mai morte di libertà, eguaglianza e giustizia che quelle giornate
fortemente propongono, rinnovano ed attualizzano e che sono base civile della STORIA
della nostra Patria.
Ivano Tajetti - ANPI Barona. Milano
Via Modica 8 – 20143 Milano.
E.mail anpibarona(at)fastwebnet.it
http://anpibarona.blogspot.com
"Ma il fascismo è ancora un altra cosa: è lo scetticismo di larghi strati della popolazione
circa la propria attitudine a decidere in modo autonomo il loro destino collettivo, è
l'annosa consuetudine ad attendere che tutte le decisioni vengano dall'alto, è
l'acquiescenza, la sopportazione, è nell'attesa il piccolo e mediocre opportunismo, il
lasciare correre sulle piccole ingiustizie sulle quali poi si edificano le ingiustizie più
grandi e radicali, è in una parola l'inerzia politica e la sfiducia nelle libertà che non è
un dono ma si conquista e si difende in ogni ora della vita. Questo nemico, questo
aspetto del fascismo è più pericoloso ancora dei precedenti perché si annida dentro di
noi e non è riconoscibile sensibilmente e minaccia perpetuamente di pregiudicare anche
le più ardite e conseguenti conquiste rivoluzionarie. Ma anche contro questo nemico i
partiti antifascisti sono i soli qualificati a lottare con successo: la loro tradizione di
un'attività instancabile, sorretta da un potente idealismo morale, li ha sempre portati
ad approfondire i problemi politici, oltre le formalità istituzionali, nell'intimo delle
coscienze, a mediare la prassi politica coll'attività pedagogica, a puntare
essenzialmente sull'autonomia, così dell'individuo come del gruppo. Se ieri l'ambito
della loro attività era forzatamente ristretto, oggi le circostanze sono più favorevoli,
più lo saranno domani: se i partiti antifascisti non tradiranno la loro missione di
libertà, il successo anche in questo campo non mancherà.
- Quaderni dell'Italia libera. N'3, 1 Ottobre 1943. Vittorio Foa.".
Trovando attualissimo il pensiero di Foa, ed essendo sicuri che il fascismo ancora vive...
Chiediamo a tutte le Istituzioni a noi vicine, ai partiti, ai sindacati, ai movimenti, alle
associazioni, a tutti i cittadini che credono nella Costituzione e nelle sue profonde radici
che arrivano dalla Resistenza, di urlare con noi. “Non Toccate il 25 Aprile”.
No a un simile disegno di legge che oltraggia il sacrificio di migliaia di donne e uomini
che lottarono per un’Italia e un mondo migliore. Se tale obbrobrio dovesse
malauguratamente diventare legge di Stato, noi scenderemo sulle strade della nostra
città a urlare la nostra rabbia, perché ancora crediamo nell’onestà del lavoro, nella
memoria e nelle idee mai morte di libertà, eguaglianza e giustizia che quelle giornate
fortemente propongono, rinnovano ed attualizzano e che sono base civile della STORIA
della nostra Patria.
Ivano Tajetti - ANPI Barona. Milano
Via Modica 8 – 20143 Milano.
E.mail anpibarona(at)fastwebnet.it
http://anpibarona.blogspot.com
L'Anpi di Viterbo contro l'abolizione delle feste civili
Nella manovra economica d’emergenza, presentata a ridosso del Ferragosto, il governo Berlusconi ha deliberato di accorpare tutte le feste civili nelle domeniche vicine alle rispettive ricorrenze. Con il pretesto dei patti concordatari con lo stato Vaticano, non sono toccate le festività religiose: palese intento di compiacere le gerarchie ecclesiastiche, soprattutto nell’eventualità di scadenze elettorali. In un sul colpo, nel silenzio delle opposizioni, si prospetta, di fatto, l’abolizione del 25 Aprile (festa della Liberazione dal nazifascismo), del I Maggio (festa internazionale dei Lavoratori) e del 2 Giugno (festa della Repubblica).Che le suddette ricorrenze fossero mal sopportate dall’attuale maggioranza non è certo un mistero, basti pensare a come le istituzioni locali di centrodestra abbiano sabotato le celebrazioni del 25 Aprile a Viterbo negli ultimi anni. Puntualmente abbiamo denunciato questi atteggiamenti eversivi, perpetrati tra sfacciataggine e provocazioni condite con letture grossolane delle vicende storiche. Ciò che paventavamo, la sanzione istituzionale di questi propositi, è ora venuta in essere. L’offensiva riguarda il mondo del lavoro e la memoria storica e civile del Paese. Il nostro Comitato provinciale Anpi chiama perciò tutte le associazioni, i partiti e i sindacati che si riconoscono nei basilari princìpi democratici ad una mobilitazione massiccia, sia d’opinione sia di manifestazioni pubbliche. Si tratta di provvedimenti di una compagine governativa che, proprio perché al tramonto, può dare i colpi di coda più micidiali. Non permettiamoglielo!
Silvio Antonini Segretario e Portabandiera Anpi Cp Viterbo
Giù le mani dal 25 aprile e dal 1 maggio
Fa le tante canagliate e vigliaccherie presenti nella manovra di un governo specializzato in furti “legali” spicca la cancellazione del 25 aprile e del 1 maggio. E’ un vero a proprio assalto non solo ai diritti delle persone ma anche al loro immaginario, alla loro identità. Nelle prime risposte delle forze di opposizione, in questi primi giorni, non mi sembra che la gravità di tale scelta sia stata ben compresa, così come la possibilità di aprire su questo uno scontro vincente. Il Manifesto che proprio nella settimana che va dal 25 aprile al 1 maggio ha vissuto una fetta importante della sua storia (è nato il 28 aprile, il 2 aprile del 1994 ha organizzato una delle giornate storiche di questa nostra repubblica, il 1 maggio ha una tradizione consolidata di vendita volontaria e straordinaria) dovrebbe farsi portavoce di una significativa battaglia per la difesa di queste due festività laiche, nel vero senso della parola. Lo slogan potrebbe essere “Giù le mani dal 25 aprile e dal 1 maggio, noi popolo e lavoratori ce li siamo conquistati a duro prezzo”.
Stefano Ossicini
Giù le mani dal 25 aprile
La Federazione della Sinistra di Imola appoggia pienamente le dichiarazioni dell’ANPI Imola circa il fatto che il Governo italiano, sotto gli occhi di tutti, come ai tempi del fascismo, vuole commettere un omicidio: la vittima in questo caso è la Resistenza e con essa tutti i valori che questo straordinario movimento di rivolta nato in difesa della democrazia, rappresenta e ha rappresentato. L'ultima manovra che il parlamento si accinge ad approvare infligge un duro colpo a un popolo già duramente provato da tre anni di profonda crisi economica di cui si fa davvero fatica a intravedere la fine, contiene la scandalosa e iniqua norma che propone di spostare tutte le festività non religiose (e quindi 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno) alla domenica in nome del risparmio. Perchè ci chiediamo, proporre come soluzione alla crisi economica un offesa così grave alla resistenza, ai lavoratori e alla repubblica, un istituzione che i parlamentari rappresentano e a cui i presidenti delle camere e il presidente del consiglio hanno giurato fedeltà all'inizio del loro mandato ? Perchè a questo punto tanto per risparmiare e non avere un occhio di riguardo per qualcuno (la Chiesa cattolica per esempio) non fare la stessa cosa con il Natale o con la Pasqua? Suggeriamo al ministro Tremonti di pensare a quanto ci costano invece, i caccia bombardieri che regolarmente partono per missioni di guerra all'estero (nonostante il nostro dovrebbe essere un paese contrario alla guerra), alla quantità enorme di denaro che viene regolarmente sottratto allo stato dai grandi evasori protetti dallo scudo fiscale. E' ora che il governo la smetta di giustificarsi di fronte a frasi del tipo "i mercati ci obbligano a fare così" o "l'Europa che ci chiede questi tagli" e invece cominci a dire la verità a un popolo ormai sul punto di esplodere e di seguire l'esempio degli Indignados spagnoli. Proposte filofasciste come l'abolizione di fatto del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno non possono essere tollerate in silenzio.
Antonella Caranese Segretaria PRC-SE, Imola
Antonella Caranese Segretaria PRC-SE, Imola
25 aprile, 1 maggio, 2 giugno
Poco fa il TG2, alle ore 13 del 18 Agosto, ha trasmesso un vergognoso servizio sull'abolizione delle celebrazioni dela Resistenza, del Lavoro e della Repubblica, definendo lo scontro politico in atto "la battaglia dei ponti" ed equiparando il tutto alle Feste dei Santi Patroni. E' necessario respingere con grande fermezza questo tentativo di cancellazione della memoria storica dei passaggi più importanti della liberazione del nostro Paese e dell'Europa dal nazifascimo, dell'emancipazione delle masse lavoratrici, della costruzione della democrazi. E' necessario insistere perchè ANPI, Sindacati e Comitati per la Costituzione si colleghino per una battaglia unitaria e quotidianamente sui giornali ci siano interventi in questa direzione. Serve anche un passo ufficiale presso la Direzione RAI perchè servizi come quello odierno non siano più messi in onda.
Grazie per l'attenzione
Franco Astengo
Una data importante
Ci sono giorni importanti per le singole persone e date-simbolo per un'intera nazione.Io celebro e festeggio il compleanno, l'anniversario di nozze, la date di nascita dei miei 2 figli, cosciente che questi son giorni specialissimi, tutti miei e della mia famiglia, che cerco di godermi appieno organizzando qualcosa di particolare, per non far cadere nel nulla la ricorrenza. Non è mai successo che non facessi, in queste date, qualcosa di diverso: una cenetta anche preparata in casa, una torta,una festicciola, una pizza. Poi ci sono le feste che simboleggiano qualcosa non solo per me, ma per l'intera nazione in cui vivo; feste che, col passare del tempo me ne sono resa conto, sono importanti per la costruzione e la conservazione dell'identità della nostra patria.Il 25 Aprile, ad esempio, non celebra ovviamente il fatto che gli americani ci hanno liberato, o almeno non solo quello. Il 25 Aprile ci ricorda quello che ha fatto la resistenza per permettere all'Italia di uscire dal fascismo. Il 25 Aprile è il nostro secondo Risorgimento, la nostra seconda Unità. E' una festa che celebra la coesione nazionale ritrovata, dopo che per 2 anni la penisola era stata tagliata in due dalle occupazioni straniere e dalla fuga verso nord del dittatore Mussolini. Da diversi anni, forse una ventina, si è innescata una campagna contro il 25 Aprile, con attacchi revisionisti da accapponare la pelle, con individui che fanno distinguoe aggrediscono rivelando che non tutti i partigiani erano "buoni". Ma và??? Forse allora anche non tutti i fascisti erano "cattivi"??? A chi denigra la Resistenza ricordo che l'Italia ha potuto entrare nelle Nazioni Unite nel 1955, mentre la Germania solo nel 1973. Perchè? Perchè in Italia, durante la guerra, si espresse il ruolo fondamentale dei partigiani, perchè in Italia ci fu una sollevazione popolare, dal basso, rispetto alla follia fascista, reazione che in Germania non avvenne mai. Per questo il 25 Aprile è tanto importante: ci ricorda che non siamo stati degli abietti pecoroni a cui andava bene tutto, dittatura antisemita compresa, ma ci siamo in qualche modo ribellati ed abbiamo, in diverse forme,aiutato chi ci poteva permettere di uscire dal baratro. Il 25 Aprile è una festa che celebra il popolo ed è da sempre una festa popolare: a fianco delle manifestazioni ufficiali, con parate e deposizione di corone, ci son sempre pic nic all'aperto, grigliate nei prati, concerti. In determinati luoghi simbolo, come Casa Cervi a Gattatico, si riuniscono ogni anno 10.000 persone per ascoltare musica, poesia, interventi e, perchè no, deliziarsi con lo gnocco fritto. Per questo motivo, quando mi dicono che dal prossimo anno, a causa della crisi che impone la produttività, il 25 Aprile sarà abolito o traslato alla domenica precedente o successiva, mi viene il magone, e, come diceva il protagonista dell'omonimo film di Virzì, mi sento un ovosodo in gola che non va ne sù ne giù. Perchè credo che, se potranno senza colpo ferire portarci via una festa che simboleggia così tanto per l'intera Nazione, allora possono toglierci davvero tutto. Margherita Aurora, A.N.P.I. Copparo
Rispetto per la storia
Il progredire di una società, o il suo stato di maturazione culturale, lo si può riscontrare attraverso il rispetto che ha della propria storia e del valore che attribuisce alla memoria; ed allo stesso tempo è possibile valutare, sui medesimi parametri, quello che è il valore della classe politica di un paese. Certo è che nella maggior parte dei casi e su questo la storia insegna, il popolo pur rispecchiandosi nella sua classe politica, il più delle volte si differenzia da essa in modo assai migliore. Nell'Italia di questi ultimi anni, purtroppo il livellamento è molto al ribasso, anche se i cittadini dimostrano il più delle volte di sentirsi molto distanti dalla politica e dai suoi vizi. Ora, attraversando questa crisi, troppo spesso sottovalutata e sminuita, il governo che non ha mosso un dito per salvaguardare gli interessi dei suoi cittadini, invece attentissimo nel tutelare i propri, se ne esce per bocca del suo più caparbio "manovratore", il vero responsabile dello sfacelo economico e sociale dell'Italia, il ministro Tremonti, venendo a dire che per sorpassare questa situazione occorre abolire alcune feste, accorpandole alle domeniche. Guardacaso 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Parrebbe il delirio ferragostano di qualche sottosegretario in cerca di notorietà, ma detta dal ministro dell'economia, ha non solo il sapore della beffa, ma il sentore tangibile del solito favore ai soliti potentati e di quanto questa classe politica al governo ormai allo sbando, abbia definitivamente smarrito il barlume della ragione, incapace di arginare la propria incapacità e come più volte dimostrato, non abbia alcun rispetto della sua storia. Ed è paradossale che le forze politiche che sentono forte la necessità di tutelare il dialetto di una non ben precisata entità padana, al punto da introdurlo come materia di insegnamento nelle scuole, non abbiano eguale volontà nei confronti di tutta la storia del proprio Paese.
A cominciare dalla Resistenza, dall'antifascismo e dal lavoro, capisaldi di quella Costituzione che ha permesso a tutti questi cialtroni, di accomodarsi su comode poltrone a pontificare certe idiozie come questa, in barba ad un popolo che oramai non sa più come tirare avanti. La responsabilità certo non è comunque da ricercare da una sola parte, ma anche in quella "sinistra" che per anni ha tollerato, tacendo su tutto questo, al punto quasi di vergognarsi quei valori che storicamente le appartenevano e che non ha più sentito necessari come simbolo distintivo della propria diversià storica e politica. E' indubbio che in Italia oggi ci sia un pesante clima culturale e politico, scelte come quella di Tremonti, si accodano ad un già ricco repertorio, la proposta di abolire la norma che viete la ricostituzione del partito fascista, la proposta di legge che parifica giuridicamente i combattenti fascisti di Salo ai partigiani che li sconfissero, compresa anche quella di modificare il 1° articolo della Costituzione. La classe politica al governo esce così allo scoperto, anche con i suoi esponenti che si pensava più moderati, la rivalutazione del fascismo prende sempre più forma, se rapportata proprio alla svilimento di quei valori, primi fra tutti Resistenza e antifascismo, non casualmente. Una proposta simile in altri anni avrebbe mosso l'indignazione dell'intero Paese e la conseguente mobilitazion, la tollerabilità di tutto questo è giunta al limite, anche se quest'ultima provocatoria trovata per ora non ha suscitato grandi alzate di scudi, vedremo se a causa soltanto dell'imminente ferragosto. Resta il fatto che la via d'uscita alla crisi di un paese non la si ritrova rinnegando il passato migliore di questa Italia ed il sacrificio di tanti suoi concittadini, piuttosto imparando da essi una lezione oggi quanto mai attuale. Il progresso del nostro Paese non lo si conquista ritornando al passato, ma da quel passato traendo lo stimolo per guardare in modo lungimirante al futuro.
Alessandro Fontanesi
Portavoce Federazione della Sinistra. Segretario cittadino Pdci Reggio Emilia
Il progredire di una società, o il suo stato di maturazione culturale, lo si può riscontrare attraverso il rispetto che ha della propria storia e del valore che attribuisce alla memoria; ed allo stesso tempo è possibile valutare, sui medesimi parametri, quello che è il valore della classe politica di un paese. Certo è che nella maggior parte dei casi e su questo la storia insegna, il popolo pur rispecchiandosi nella sua classe politica, il più delle volte si differenzia da essa in modo assai migliore. Nell'Italia di questi ultimi anni, purtroppo il livellamento è molto al ribasso, anche se i cittadini dimostrano il più delle volte di sentirsi molto distanti dalla politica e dai suoi vizi. Ora, attraversando questa crisi, troppo spesso sottovalutata e sminuita, il governo che non ha mosso un dito per salvaguardare gli interessi dei suoi cittadini, invece attentissimo nel tutelare i propri, se ne esce per bocca del suo più caparbio "manovratore", il vero responsabile dello sfacelo economico e sociale dell'Italia, il ministro Tremonti, venendo a dire che per sorpassare questa situazione occorre abolire alcune feste, accorpandole alle domeniche. Guardacaso 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Parrebbe il delirio ferragostano di qualche sottosegretario in cerca di notorietà, ma detta dal ministro dell'economia, ha non solo il sapore della beffa, ma il sentore tangibile del solito favore ai soliti potentati e di quanto questa classe politica al governo ormai allo sbando, abbia definitivamente smarrito il barlume della ragione, incapace di arginare la propria incapacità e come più volte dimostrato, non abbia alcun rispetto della sua storia. Ed è paradossale che le forze politiche che sentono forte la necessità di tutelare il dialetto di una non ben precisata entità padana, al punto da introdurlo come materia di insegnamento nelle scuole, non abbiano eguale volontà nei confronti di tutta la storia del proprio Paese.
A cominciare dalla Resistenza, dall'antifascismo e dal lavoro, capisaldi di quella Costituzione che ha permesso a tutti questi cialtroni, di accomodarsi su comode poltrone a pontificare certe idiozie come questa, in barba ad un popolo che oramai non sa più come tirare avanti. La responsabilità certo non è comunque da ricercare da una sola parte, ma anche in quella "sinistra" che per anni ha tollerato, tacendo su tutto questo, al punto quasi di vergognarsi quei valori che storicamente le appartenevano e che non ha più sentito necessari come simbolo distintivo della propria diversià storica e politica. E' indubbio che in Italia oggi ci sia un pesante clima culturale e politico, scelte come quella di Tremonti, si accodano ad un già ricco repertorio, la proposta di abolire la norma che viete la ricostituzione del partito fascista, la proposta di legge che parifica giuridicamente i combattenti fascisti di Salo ai partigiani che li sconfissero, compresa anche quella di modificare il 1° articolo della Costituzione. La classe politica al governo esce così allo scoperto, anche con i suoi esponenti che si pensava più moderati, la rivalutazione del fascismo prende sempre più forma, se rapportata proprio alla svilimento di quei valori, primi fra tutti Resistenza e antifascismo, non casualmente. Una proposta simile in altri anni avrebbe mosso l'indignazione dell'intero Paese e la conseguente mobilitazion, la tollerabilità di tutto questo è giunta al limite, anche se quest'ultima provocatoria trovata per ora non ha suscitato grandi alzate di scudi, vedremo se a causa soltanto dell'imminente ferragosto. Resta il fatto che la via d'uscita alla crisi di un paese non la si ritrova rinnegando il passato migliore di questa Italia ed il sacrificio di tanti suoi concittadini, piuttosto imparando da essi una lezione oggi quanto mai attuale. Il progresso del nostro Paese non lo si conquista ritornando al passato, ma da quel passato traendo lo stimolo per guardare in modo lungimirante al futuro.
Alessandro Fontanesi
Portavoce Federazione della Sinistra. Segretario cittadino Pdci Reggio Emilia
Una ingiustizia che mi addolore
Caro Manifesto, di tutte le ingiustizie che colpiranno gli italiani, decise a Ferragosto per dimostrare che siamo un Paese moderno e non più fannullone, mi addolorano di più gli “accorpamenti”delle 4 festività laiche alle domeniche circostanti. I simboli sono simboli, e per vendicarsi di chi cerca di ridurre i privilegi ai parlamentari privilegiati, il governo Berlusconi-Tremonti ha preso ad esempio le festività laiche, capodanno, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Nel clima da palazzo Vidoni, da salvezza nazionale, nel quale cercheranno di venderci l’ulteriore attacco al mondo del lavoro come un sacrificio per tutti, ci sarà un parlamentare di centro sinistra, o un rappresentante del sindacato, che inizierà una lotta al livello di quella, sacrosanta, di Pannella, in difesa dei simboli della libertà e dell’antifascismo in Italia? Penso che noi comunisti, lavoratori, popolo dei beni comuni, saremo capaci di inventarci qualcosa di dignitoso per rispondere, ma vorrei vedere qualcosa da quei parlamentari che mandano le truppe a morire e far morire in giro per il mondo, dimentichi dello spirito del 25 aprile e del 1 maggio.
Marcello Pesarini
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