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Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
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28 aprile 2011: il manifesto compie 40 anni
 
Per il nostro compleanno siamo andati  in edicola al prezzo speciale di 50 centesimi.
Le vendite sono raddoppiate, le cifre non sono ancora definitive, ma nel quarantennale del giornale abbiamo venduto quarantamila copie. In attesa di vedere la geografia delle città più affezionate, è la somma che fa il totale. Le feste organizzate dai «circoli del manifesto» sono state davvero tante, qui ne raccontiamo alcune. Dibattiti, letture, musica e cene. Anche una sottoscrizione, tanto per non perdere l'abitudine. Grazie al gruppo di Global project per aver lavorato alla diretta in «streaming», e ai tanti che hanno prenotato e diffuso le copie di questo importante 28 aprile.
Ora pensiamo a come arrivare più forti al prossimo.
diffusione(at)redscoop.it
 
 
 
Per l'occasione abbiamo realizzato una nuova maglietta in edizione limitata, che si può acquistare
 
Per informazioni:
06-68719330  (dal lunedì al venerdì
ore 10,30-18,30)
 
Per verficare lo stato dell'ordine:
06-39745482
 
 
 
 
La storia del manifesto in 10 pannelli
Per il nostro quarantesimo compleanno abbiamo realizzato una mostra su pannelli 100 x 70. E' un riassunto per immagini della storia del manifesto, dalla rivista alla copertina del 16 aprile sulla morte di Vittorio Arrigoni. Qui potete vedere una anteprima. La mostra, in versione pdf, può essere inviata a chi vuole esporla.
Il costo per la stampa su carta di un pannello 100 x 70 è di circa due euro

Si possono richiedere i pdf a eventiweb(at)ilmanifesto.it
 
 
Manifeste:
I Circoli del manifesto hanno organizzato delle feste in varie città:
 
ANCONA
40 anni dalla parte del torto
di Sergio Sinigaglia
 
Nella sala dibattiti della Casa delle Culture primeggiava il grande striscione preparato per l'occasione dal compagno postino Massimo: «il manifesto 40 anni alla parte del torto». A rispondere all'invito del Circolo Laboratorio Sociale sono stati in tanti. Vecchi lettori e abbonati, ma anche tanti giovani. Si è iniziato alle 18 con un toccante ricordo di Vittorio Arrigoni. Giulia Palego della «Campagna Palestina Solidarietà», sezione marchigiana, ha ricordato il rapporto con Vittorio e in collegamento da Gaza, tramite skype, Silvia Tedeschini dell'International Solidarity Movement, ne ha ricordato il coraggioso impegno. Poi è stato il momento del dibattito. A pochi giorni dal 6 maggio, inevitabilmente, si è parlato di sciopero generale. Loris Campetti, Giuseppe Ciarrocchi, segretario regionale della Fiom e Paolo Cognini, portavoce dei centri socialimarchigiani, si sono confrontati sui temi cruciali: il percorso che ha costretto la Cgil ad indire la mobilitazione generale, il ruolo centrale di «Uniti contro la crisi», la necessità che il 6 maggio lo sciopero sia soprattutto generalizzato ed abbia una sua precisa «materialità». Subito dopo si è passati alle seconda parte della serata. Massimo Raffaeli, critico letterario e autorevole collaboratore del giornale, ha letteralmente incantato tutti, leggendo cinque poesie di Brecht tradotte da Franco Fortini. A concludere, gran finale con i Controcanto. Un viaggio nella canzone popolare impegnata, con brani noti e meno noti. Qualcuno si è anche commosso cantando «Morti di Reggio Emilia». Alla fine baci e abbracci. Il prossimo appuntamento è per la «Notte Rossa» (5 maggio sera ai Cantieri Navali) dove, è stato deciso, lo striscione de il manifesto sarà in bella vista.
 
 
 
BERLINO
Dubbi sul comunismo a via Rudi Dutschke
di Guido Ambrosino

C'è a Berlino un giornale autogestito, nato nel 1979 dalla nuova sinistra tedesca, antiautoritaria e spontaneista, che segue le nostre vicende con simpatia, ma anche con sconcerto quando si imbatte nei positivi apprezzamenti di Valentino Parlato per uno Stalin che non sarebbe «tutto da buttare», o sul «Libro verde» di Gheddafi. Il giornale si chiama die tageszeitung, o più brevemente taz. Come noi rifugge dalle maiuscole nella testata, si diverte con titoli ironici e allusivi, veicola Le Monde diplomatique, è diretto da una donna, Ines Pohl. Ma tra i suoi redattori sono cresciuti i dubbi sul nostro definirci «quotidiano comunista», dubbi compresibilissimi in un paese dove Kommunismus resta sinonimo di stalinismo, dittatura, muro di Berlino.
I nostri 40 anni offrivano un'occasione per capire a che punto siamo, e gli amici della taz si sono dati un gran da fare. Il 28 aprile il giornale ha pubblicato a tutta pagina un'intervista di Michael Braun, il corrispondente da Roma, a Norma Rangeri, che spiega che quel riferimento al comunismo lo manteniamo per rispondere «al grande bisogno di un'alternativa radicale, nella crisi globale che stiamo vivendo».
La sera la taz ha messo a disposizione per un dibattito il suo caffè (nonché mensa aziendale) al piano terra della palazzina della redazione, a via Rudi Dutschke (è stata proprio la taz a battersi per dare questo nuovo nome alla strada). Il titolo prendeva il toro per le corna: «Il manifesto compie 40 anni. A chi serve ancora un 'quotidiano comunista'?».
Thomas Schmid, direttore della taz nel 1995-1996, si è accollato simpaticamente il ruolo di avvocato del diavolo, elecando alcune nostre cadute nel gesuitismo «antimperialista», a difesa anche di impresentabili nemici del nemico principale. A chi scrive il compito di rispondere e di rivendicare un comunismo libertario, senza rimpianti per il tragico fallimento della terza internazionale. A Ambros Waibel, italianista della redazione e nostro lettore, quello di moderare. A una cinquantina di cari amici e amiche quello di porre domande. Il tempo per rispondere a tutti è mancato, occorrerà rincontrarsi.
La parola giornale in tedesco è femminile. La taz aveva annunciato la serata parlando di noi come di «una comunista nei suoi anni migliori». E per la festeggiata è arrivato anche un mazzo di rose rosse, con un bel girasole ecologista al centro. I fiori, destinati idealmente a via Bargoni, sono immeritatamente rimasti a me.
 
 
BOLOGNA
Assetati di speranza
di Marco D'Eramo
 
Grande atmosfera ieri al Tpo (Teatro polivalente occupato) di Bologna. Certo non c'erano gli studenti immigrati della scuola d'italiano, né gli apprendisti di thai boxe o di tessuto aereo nella grande palestra. In compenso, come da gloriosa tradizione della sinistra, al Tpo vige sempre l'ora illegale (sfasata di due ore su quella legale: basta arrivare con due ore di ritardo). Ma a poco a poco il grande hangar di via Casarini si è riempito, mentre provava la band di The Girl. L'atmosfera si è scaldata, grazie anche alle mescite del fornito bar. Presentati da Gianmarco De Pieri del Global Projet, autoritario quanto basta nel tenere in pugno la discussione e nell'imporre il silenzio al pubblico, la scrittrice e giornalista Antonella Beccaria, Franco Bifo Berardi (scrittore filosofo) e il sottoscritto abbiamo cercato di colmare l'abisso temporale, politico e umano scavato dai 40 anni trascorsi dalla fondazione del manifesto, cercando prospettive per i prossimi 40 anni.
Mentre Antonella Beccaria illustrava la speranza che può alimentare il nuovo cortocircuito tra fonti e notizie grazie al Web, Bifo tratteggiava un'orizzonte sartriano, quello del Diavolo e il buon dio, in cui, al contrario che in Kant, «il cielo è vuoto sopra di noi». Missione: tenere la barra contro l'oppressione senza speranza. Speranza che invece trasudava, insieme a un'insopprimibile commozione, dai testi - pubblicati dal manifesto - di Vittorio Arrigoni, letti nella penombra.
Di speranza erano assetati e affamati, i nostri tanti amici presenti in sala, oltre che del buon vino e delle ottime tagliatelle agli asparagi, per non parlare del coniglio, dell'agnello o delle salsicce offerti per cena. Soprattutto a non mancare era l'affetto, il calore, il ritrovarsi tra compagni, azzittiti dai trascinanti decibel del gruppo The Girl, sulla voce di Joanne Maloney e sulla chitarra dello scatenato storico collaboratore del nostro giornale, Raffaele K. Salinari, per far culminare la festa in un degno, assordante fragore.
 
 
Info: Sergio Caserta casertasergio(at)gmail.com
 
 
FIRENZE
Una gran bella festa
di Riccardo Chiari
 
Hanno festeggiato in casa i manifestanti fiorentini. Nella Casa del popolo dell'Isolotto dove, con grande affetto, la commissione cultura del circolo Arci e l'insostituibile Piero Nesi si danno subito da fare quando arrivano le periodiche chiamate a raccolta del quotidiano comunista. Ne è venuta fuori una gran bella festa, con oltre 160 giovani di ogni età. «L'unico dispiacere - racconta Piero Nesi - è stato dover dire che eravamo al completo ad almeno una sessantina di persone». Nella sala più grande della Casa del popolo è stato tolto anche il piccolo palco, pur di sistemare altri tavoli e accontentare il maggior numero possibile di ospiti. Praticamente impossibile citarli tutti, quindi l'unica menzione va al sempreverde cofondatore del manifesto Salvatore Tassinari, che ha portato con sé una collezione rilegata della prima annata del giornale. Fra una portata e l'altra, le improvvisazioni al pianoforte di Luciano Gavini hanno allietato grandi e piccini. Mentre la chitarra e la voce di Paolino Piazzesi hanno inanellato nei momenti più caldi della serata cori partigiani, canti anarchici, ballate tradizionali politicamente scorrette, e anche qualche gorgheggio anticlericale che non guasta mai. Una bella festa di compleanno, ben fotografata da Anna Soldani: «Se avessimo fondato il Partito del manifesto, avremmo riunito in un colpo, sui contenuti, tutta la sinistra fiorentina». Un'autentica impresa. E un gran complimento per la piccola ma tenace unità di produzione tosco-fiorentina.
 
 
MARGHERA (VENEZIA)
Diamo un senso all'agire politico
di Giuliana Beltrame
 
Abbiamo festeggiato i primi 40 anni con lo spirito che più ci sembra vicino a quello di un giornale chemolte/i di noi conoscono dalla sua nascita: guardando avanti con i piedi ben piantati nelle contraddizioni di oggi. Abbiamo superato le
defezioni dell'ultimo minuto e, noi delCircolo di Padova, insieme con Radio Sherwood e il Rivolta P.V.C. (grazie Vilma, Barbara, Vittoria!) e compagne e compagni di Venezia, Mirano, Treviso, abbiamo costruito una serata fatta di buon cibo, grazie a «La Raganatela», buona musica, con un gruppo multietnico di giovani ragazzi/e, gli African Mbolo e l'inossidabile Bunna Dj set. Abbiamo soprattutto messo insieme persone, storie e età anche molto diverse che, a partire dal riconoscimento comune del ruolo del giornale, hanno ri-cominciato a scoprire un nuovo interesse e un nuovo modo di comunicare e costruire terreni condivisi di analisi e presenza nelle lotte per i referendum sull'acqua bene comune e contro il nucleare, per i diritti e la dignità del lavoro, per la cultura a partire dai luoghi, scuola e università, dove la si produce, per un altro modello economico.
i aspettiamo che il giornale diventi sempre più lo strumento utile a far circolare elaborazioni ed esperienze, approfondimenti sui temi del dibattito politico e rete di connessione tra le diverse realtà. Forse più che un giornale partito, un giornale che ridia il senso alto dell'agire politico, che costringa ad un confronto serrato tra l'analisi e la sua traduzione in azione, che sappia rimettere al centro l'importanza della relazione tra persone, oltre che tra idee. I Circoli potrebbero essere uno degli strumenti di questo percorso, come presenza concreta sparsa per l'Italia: ci aspettano almeno altri 40 anni di lavoro!
 
 
 
 
MODENA
Un giornale che ha ancora un'anima
di Tommaso Fasano

Qui Modena. Anzi qui circolo Kalinka a Carpi, provincia di Modena. Noi del neonato Circolo Il Manifesto di Modena abbiamo deciso di festeggiare i 40 anni del nostro giornale proprio in uno “storico” circolo ARCI, ben conosciuto in zona per le iniziative culturali e per l‘ottima proposta musicale. Ci è sembrato naturale sfruttare l’ospitalità di questi amici per organizzare la festa di compleanno del nostro giornale. Così in un giovedì sera di Aprile, più di 50 persone si sono ritrovate in uno stanzone che di solito è utilizzato per ballare o ascoltare concerti e che oggi è occupato da tre lunghe tavolate imbandite e pronte ad ospitare la cena. La serata è stata organizzata con la partecipazione del circolo ANPI locale, dell’ARCI e del Comitato per il Referendum sull’Acqua Bene Comune. Si respira un atmosfera amichevole, alcuni dei partecipanti hanno una consuetudine di rapporti, altri non si vedono da un po’ ma si salutano comunque con affetto e si vede che hanno ancora molto da dirsi. E’ strano vedere come in un momento in cui i giornali sono solo dei prodotti commerciali “usa e getta”, Il Manifesto, invece, ha ancora un’anima e riesce a richiamare persone e fondere energie. Questo è successo ieri sera a Modena: uomini e donne che hanno cominciato a leggere il giornale dalla sua nascita si sono trovati a discutere con ragazzi sotto i 30 anni. Ci sono vecchi compagni con una lunga barba bianca e ragazzi con i dreadlocks, compagni impegnati nelle locali amministrazioni e amici, militanti di associazioni e circoli. C’è anche un bimbo di pochi mesi in braccio ai suoi giovani genitori, sembra quasi un buon auspicio e comunque a quasi tutti viene in mente il bambino che abbiamo imparato a conoscere sulle magliette e sugli adesivi del giornale e che ci ricorda che la rivoluzione non russa!
L’organizzazione della cena è stata possibile grazie all’aiuto del volontari del Kalinka, signori molto gentili che ci servono le pietanze una dopo l’altra e che non nascondono la loro soddisfazione per la bella serata. Così, tra un piatto di lasagna e un bicchiere di lambrusco, c’è chi commenta l’intervista di Valentino Parlato a Umberto Eco, chi argomenta sulle polemiche innescate dagli articoli di Asor Rosa e che chi crede che la conversione ecologica sostenuta da Guido Viale sia l’unica alternativa possibile. 
Iniziano gli interventi, prima parla Cesare, 35 anni presidente del locale circolo ANPI, che dice di essere fiero di rappresentare la sua associazione in questa serata e che poi ci ricorda il tragico incidente che ha funestato i festeggiamenti del 25 Aprile qui a Carpi.
Dopo parla Beniamino, storico amico de Il Manifesto, che ricorda di aver cominciato a leggere il giornale nel 1971 e che ribadisce l’importanza di questo giornale per la sua formazione personale e politica. Certo non mancano le critiche ad alcune posizioni prese dal giornale nel corso degli anni, ad alcune scelte editoriali, ma si capisce che sono critiche mosse da un profondo affetto e dalla speranza di poter sempre trovare Il Manifesto in edicola.
La serata si è conclusa con una lotteria finale, forse un po’ improvvisata, che metteva in palio salumi di vario genere sempre associati a libri, borse o magliette de Il Manifesto. Un modo come un altro per raccogliere qualche euro in più per il nostro giornale.
Nonostante la riuscita della nostra iniziativa e la soddisfazione per aver fatto discutere persone diverse tra loro, qui nessuno si nasconde la difficoltà della sfida culturale e politica che ci attende, sia a livello locale che nel paese. Ma tutti pensiamo che Il Manifesto sia uno strumento indispensabile per affrontare quest’avventura.
 
 
PIETRASANTA (LUCCA)
I circoli del manifesto per tornare a fare politica
di Thomas Martinelli
 
Aveva un discreto seguito il gruppo politico de il manifesto di Viareggio nei primi anni '70. Anche un centinaio il numero di frequentatori del piccolo spazio in via Cavallotti, perlo più studenti, giovani. Si fa largo qualche risata autoironica nell'ampia sala della Casa del Popolo di Solaio, frazione di Pietrasanta, altrettanto affollata ma da commensali con qualche ruga e capello bianco di differenza. Marco, che racconta di quel manifesto politico, aggiusta il tiro: «giovani di allora». Nel ristorante del circolo Arci, rinnomato per i suoi mitici tordelli (con la D dura), per l'occasione si vedono fotocopie della prima pagina del primo numero del giornale di 40 anni fa e tante copie distribuite del numero più recente. Di carta stampata si parla poco però, piuttosto delle lotte dei momenti di gloria o dell'assenza di reazione popolare di sinistra oggi di fronte ai bombardamenti in Libia. Lo stigmatizza Sergio che rimarca perciò l'utilità di impegnarci con il Circolo del manifesto «perché altrimenti non saprei davvero dove fare politica ora». C'è chi, iscritto a qualche partito o associazione, lo sa invece, c'è chi non si pone più il problema, ma fra un boccone e un bicchiere di rosso si discute e si ride, si mescolano buonumore e dibattito da tavola. E si riprende a sfogliare il giornale, a sollevare la testata, a commentare le parole di Eco e del Presidente, e gli oroscopi letti ad personam.
Uno dei pochi ragazzi presenti chiede «ma sono stati avvertiti i giovani?». Probabilmente no, ma la prossima volta lo saranno, sia al Circolo che alle cene. Perché 40 anni può essere anche una splendida età media.
 
 
RAVENNA
 
 
ROMA
Manifesto e Comitato acqua bene comune, una unica festa
di Patrizia Cortellessa
 
Non ha piovuto per fortuna e così la festa dei nostri primi 40 anni, che si è svolta presso la Città dell'Altra Economia (a Testaccio), è stata una bella serata sotto (e sopra) tutti i punti di vista. Il lavoro dei compagni (del circolo de il manifesto di Roma, grazie Ivano Di Cerbo) e delle compagne della promozione è stato frenetico fin dal pomeriggio: allestimento dei tavoli con i nostri gadget (spillette, magliette, borse) - vicino a noi le bandiere del Comitato acqua bene comune pronte per l'anteprima del film H20 Turkish Connection di Jaroslava Colajacomo - i libri della manifestolibri, le bandiere de «La rivoluzione non russa» e il nostro striscione appesi all'entrata e sugli stand. Sulla rete la mostra fotografica «Quarant'anni dalla parte del torto» a raccontare la nostra storia. Tutto pronto? Macché! Non ci sono i bigliettini per la cena e ci sono più di 160 prenotazioni. In qualche modo ci arrangiamo. In tanti iniziano ad accalcarsi affamati. Com'è andata? Rilanciamo la domanda, scusandoci per non aver potuto soddisfare tutte le richieste per la cena. Dall'altra è stato un trovarsi e ri-trovarsi verso l'imbrunire, quando la Città dell'altra economia si popola di vecchi e nuovi amici. La serata si trasforma in festa popolare: i tavoli si riempiono di parole, di ricordi e di racconti. E di vino. Si canta anche dietro la musica (Gruppo Latino prima, Controcorente poi). Gran finale intorno a mezzanotte con i fuochi d'artificio.
 
 
 
 
 
 
28 aprile: le vostre storie. Io c'ero, io ci sono
di Norma Rangeri
 
Quel mercoledì mattina di quarant'anni fa un nutrito gruppo di redattori e fondatori, Luigi Pintor in testa, prese un bel pacco di copie, scese dal quinto piano di via Tomacelli e raggiunta la vicina via del Corso iniziò a diffondere il giornale, anche infilandolo nei finestrini delle auto di passaggio. In tutta Italia fu organizzata una vendita straordinaria. Ciascuno dei protagonisti di quell'emozionante 28 aprile serba di quel momento un suo ricordo. Così, quando tra un mese festeggeremo i nostri primi quarant'anni, ci piacerebbe avere dai nostri lettori una testimonianza su quella nascita: un «io c'ero» per rivivere un'avventura che si è fatta storia.
Alle istantanee pescate nella memoria di quella generazione, vorremmo affiancare i sentimenti dell'oggi: un «io ci sono» che racconti le ragioni di un'esperienza che continua, nonostante le difficoltà. Che nel tempo sono cresciute perché la crisi aziendale si è appesantita, la sinistra si è eclissata, il futuro della nostra impresa è una ripida salita, il rischio di chiusura sempre dietro l'angolo dentro uno stato di crisi che morde questo collettivo di lavoro.
Eppure, nonostante tutto, il prossimo 28 aprile avrà il sapore di un compleanno molto speciale, di una guerra vinta, almeno quella con il tempo e la ragione. Perché continuiamo «a puntare tutto sul rosso anche se la roulette ha maledettamente due colori», come scriveva Pintor nel primo decennale del manifesto. Per questo chiediamo ai lettori di sempre e a quelli che hanno incontrato il giornale nei tempi recenti di scriverci come è avvenuto.
Nel frattempo stiamo lavorando per migliorare le nostre pagine, per rendere interessante il sito. Non anticipiamo le novità, speriamo di riuscire a rispettare la tabella di marcia per essere presto in edicola e in rete con una nuova edizione. Subito però possiamo dire che il 28 aprile il manifesto sarà venduto a 50 centesimi, che in alcune città stiamo organizzando feste di compleanno e che, per il mese di maggio, è in cantiere un convegno internazionale sulla primavera araba.
Sopravvivere e crescere è più difficile che nascere (è così anche nella vita), oltrepassare i quarant'anni è un traguardo magnifico tanto più quando, come questa volta, abbiamo rischiato di non arrivarci. Ed è con voi che vogliamo festeggiare. Scriveteci.

40anni(at)ilmanifesto.it
 
 
40 ANNI
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
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NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
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LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
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LOSANGELISTA Luca Celada
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FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
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AUTOCRITICA Francesco Paternò
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  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
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