sabato 16 febbraio 2013
Angelo Mastrandrea
Appunti per il comitato di gestione
Ci aspetta una stagione non facile. Il fattore crisi, interpretato come crisi dell’editoria, economica e della sinistra, sarà non solo un argomento di lavoro giornalistico ma anche di battaglia per la nostra sopravvivenza. Il probabile taglio dei fondi per l’editoria ci spinge a una riflessione più radicale del previsto sul lavoro che quotidianamente svolgiamo e sul nostro futuro, e allo stesso tempo ci costringe a dedicare gran parte delle energie del futuro prossimo all’organizzazione di una campagna per la sopravvivenza del giornale. Pur consci dell’avvio dello stato di crisi e delle gravissime difficoltà economiche che ci aspettano, dobbiamo pensare a un rilancio del quotidiano, attraverso una riforma grafica e dei contenuti editoriali, e più in generale della galassia “manifesto”, con il giornale e il sito completamente ridisegnati.
Un bilancio del comitato di gestione. Il comitato di gestione si è insediato a giugno: da meno di un mese il giornale aveva ridotto le pagine da 20 a 16 e nello stesso periodo in edicola era uscito l’Altro di Sansonetti (che però avrà vita breve e non pare aver intaccato sensibilmente le nostre vendite). A luglio il prezzo del giornale è salito a 1,30 euro e a 3 euro con Le monde diplomatique da settembre. Contemporaneamente, a peggiorare la distribuzione del giornale hanno contribuito la riduzione dello scaglione di tiratura di 10.000 copie (che in realtà ha superato le 15.000 per un periodo per riequilibrare gli aumenti dei mesi precedenti) e il taglio sostanziale della diffusione in quasi tutta la Sardegna e la Sicilia (per non parlare di alcune zone della Calabria). A giugno il giornale ha tenuto e ha perfino leggermente aumentato le vendite, come pure in estate, considerato il fisiologico calo delle copie (meglio agosto che luglio), ma come prevedevamo il calo più sostanziale è avvenuto in coincidenza con la partenza del Fatto, alla fine di settembre. Tutto ciò nonostante i tentativi di rendere più compatto il giornale, di fare delle inchieste agganciandole a campagne politiche e a scartare dall’agenda quotidiana quando non c’era una notizia che si imponesse di per sé (qualche esempio: le navi dei veleni, il caso Eutelia sul quale abbiamo scritto prima e meglio di tutti, il caso Cucchi e la campagna sulle carceri, gli articoli in solitario contro la riforma del ddl Gelmini sull’università, le questioni sesso-potere e potere-media). E nonostante il rapporto quotidiano con Reds per indirizzare la distribuzione al meglio possibile (anche se abbiamo notato che qualche piccolo risultato si riesce a ottenere).
Viceversa, abbiamo puntato a compensare il calo delle copie e quindi degli introiti con numeri speciali e inserti. Dopo il numero del 28 aprile a 10 euro della precedente direzione (i migliori reportage della storia del giornale), abbiamo ereditato un numero a 5 euro sull’Europa e programmato quelli sull’autunno caldo e sui 40 anni della radiazione del manifesto. Altre iniziative speciali sono finite su Alias (numero monografico sulla crisi del ’29, 8 pagine speciali sui 40 anni di Internet che ci hanno portato pubblicità, 8 pagine speciali sul vertice di Copenaghen, anche qui con discreta raccolta pubblicitaria), più gli inserti tematici (Scritto e mangiato, Automobile, etc) che ci hanno consentito di contenere il calo della pubblicità dovuto alla crisi. Ad agosto è uscita la Sinistra enigmistica che ha venduto 26.000 copie (più 5.000 euro di pubblicità), mentre sono andati discretamente i libri su Gaza (6.000 copie) e Vauro (7.000). Buono il successo anche del calendario dei santi del comunismo, mentre i risultati del numero a 50 euro sono stati inferiori alle attese (8.700 copie vendute). Un'esperienza, quest'ultima, che consideriamo dagli effetti dannosi sui nostri lettori e da non ripetere. Altra iniziativa di successo le t-shirt gattocomuniste (in tre versioni) e quella per il no B-day e i gadget relativi (portachiavi, spillette, etc). A differenza delle edicole, continua invece a funzionare bene la diffusione militante. A Roma abbiamo coperto tutte le manifestazioni, con picchi di vendite a quella per la libertà di informazione, alla Cgil e al No B-day. Abbiamo portato il giornale alle manifestazioni contro le navi dei veleni e contro il Ponte in Calabria, manifestazioni rispetto alle quali abbiamo svolto un ruolo politico importante. Continuiamo a diffondere il giornale quotidianamente alla Sapienza di Roma.
Si potrebbe fare
Per evitare di arrivare con l'acqua alla gola alla fine dell'anno, e per non reiterare esperienze non ripetibili come il numero a 50 euro che non è andato bene e ha indebolito il nostro rapporto con i lettori, pensiamo che vadano annualmente programmate, insieme alla direzione editoriale e a quella generale, una serie di iniziative editoriali e non. Innanzitutto va impostata una campagna per la sopravvivenza del giornale – a partire da una sottoscrizione permanente realizzata attraverso un sito ristrutturato e rigenerato - da far ruotare attorno alla battaglia per il ripristino dei fondi per l'editoria e che potrebbe culminare in un “indipendence day” il 28 aprile. Per quel giorno si potrebbe pensare a una edizione speciale del giornale e si sta lavorando a un numero straordinario con le migliori prime pagine degli “anni zero”. Lo sviluppo dei circoli del manifesto dovrebbe ricostruire una trama di iniziative, assemblee, appuntamenti nei territori. Con la manifestolibri si potrebbe proseguire il filone dei libri-inchiesta da allegare al giornale, mentre un'esperienza da ripetere è quella della Sinistra enigmistica estiva. E' necessario inoltre incrementare la diffusione militante.
Manifesto in mostra
Una menzione a parte merita l'idea di una mostra per i 40 anni del manifesto, da realizzarsi in concomitanza con il 28 aprile 2011 e che potrebbe essere l'occasione per una grande campagna di rilancio e sottoscrizione che potrebbe andare avanti fino all'autunno. L'evento dovrebbe svolgersi in prima sede a Roma in un luogo espositivo di gran rilevanza per costruire un primo forte impatto comunicativo in modo da poter poi esportarla in altri luoghi, in Italia e all'estero. La mostra è immaginata e progettata per essere itinerante, ed è costituita da una macchina allestitiva smontabile, componibile, capace di ampliarsi o restringersi a seconda delle necessità. Oltre a luoghi o sedi di mostre o eventi potrà, su richiesta, essere montata in luoghi di aggregazione, di lavoro, istituzionali. Essa è immaginata come un racconto che attraverso l'intreccio di più filoni narrativi ricomponga l'eccezionalità e l'unicità dell'esperienza del giornale. Il visitatore dovrà entrare in un grande caleidoscopio di immagini, suoni, oggetti che, composti, tenteranno di raccontare la storia del giornale attraverso tre filoni narrativi: la carta stampata (grafica, campagne pubblicitarie, prodotti collaterali, etc), il collettivo (le persone e le storie), gli eventi (40 anni di storia attraverso il giornale). In quella occasione il giornale dovrà produrre iniziative parallele e prodotti editoriali (catalogo, poster, dvd, etc). La mostra potrebbe anche essere l'occasione per digitalizzare l'intero archivio cartaceo del manifesto.
Il sito
Ci aspetta una stagione non facile. Il fattore crisi, interpretato come crisi dell’editoria, economica e della sinistra, sarà non solo un argomento di lavoro giornalistico ma anche di battaglia per la nostra sopravvivenza. Il probabile taglio dei fondi per l’editoria ci spinge a una riflessione più radicale del previsto sul lavoro che quotidianamente svolgiamo e sul nostro futuro, e allo stesso tempo ci costringe a dedicare gran parte delle energie del futuro prossimo all’organizzazione di una campagna per la sopravvivenza del giornale. Pur consci dell’avvio dello stato di crisi e delle gravissime difficoltà economiche che ci aspettano, dobbiamo pensare a un rilancio del quotidiano, attraverso una riforma grafica e dei contenuti editoriali, e più in generale della galassia “manifesto”, con il giornale e il sito completamente ridisegnati.
Un bilancio del comitato di gestione. Il comitato di gestione si è insediato a giugno: da meno di un mese il giornale aveva ridotto le pagine da 20 a 16 e nello stesso periodo in edicola era uscito l’Altro di Sansonetti (che però avrà vita breve e non pare aver intaccato sensibilmente le nostre vendite). A luglio il prezzo del giornale è salito a 1,30 euro e a 3 euro con Le monde diplomatique da settembre. Contemporaneamente, a peggiorare la distribuzione del giornale hanno contribuito la riduzione dello scaglione di tiratura di 10.000 copie (che in realtà ha superato le 15.000 per un periodo per riequilibrare gli aumenti dei mesi precedenti) e il taglio sostanziale della diffusione in quasi tutta la Sardegna e la Sicilia (per non parlare di alcune zone della Calabria). A giugno il giornale ha tenuto e ha perfino leggermente aumentato le vendite, come pure in estate, considerato il fisiologico calo delle copie (meglio agosto che luglio), ma come prevedevamo il calo più sostanziale è avvenuto in coincidenza con la partenza del Fatto, alla fine di settembre. Tutto ciò nonostante i tentativi di rendere più compatto il giornale, di fare delle inchieste agganciandole a campagne politiche e a scartare dall’agenda quotidiana quando non c’era una notizia che si imponesse di per sé (qualche esempio: le navi dei veleni, il caso Eutelia sul quale abbiamo scritto prima e meglio di tutti, il caso Cucchi e la campagna sulle carceri, gli articoli in solitario contro la riforma del ddl Gelmini sull’università, le questioni sesso-potere e potere-media). E nonostante il rapporto quotidiano con Reds per indirizzare la distribuzione al meglio possibile (anche se abbiamo notato che qualche piccolo risultato si riesce a ottenere).
Viceversa, abbiamo puntato a compensare il calo delle copie e quindi degli introiti con numeri speciali e inserti. Dopo il numero del 28 aprile a 10 euro della precedente direzione (i migliori reportage della storia del giornale), abbiamo ereditato un numero a 5 euro sull’Europa e programmato quelli sull’autunno caldo e sui 40 anni della radiazione del manifesto. Altre iniziative speciali sono finite su Alias (numero monografico sulla crisi del ’29, 8 pagine speciali sui 40 anni di Internet che ci hanno portato pubblicità, 8 pagine speciali sul vertice di Copenaghen, anche qui con discreta raccolta pubblicitaria), più gli inserti tematici (Scritto e mangiato, Automobile, etc) che ci hanno consentito di contenere il calo della pubblicità dovuto alla crisi. Ad agosto è uscita la Sinistra enigmistica che ha venduto 26.000 copie (più 5.000 euro di pubblicità), mentre sono andati discretamente i libri su Gaza (6.000 copie) e Vauro (7.000). Buono il successo anche del calendario dei santi del comunismo, mentre i risultati del numero a 50 euro sono stati inferiori alle attese (8.700 copie vendute). Un'esperienza, quest'ultima, che consideriamo dagli effetti dannosi sui nostri lettori e da non ripetere. Altra iniziativa di successo le t-shirt gattocomuniste (in tre versioni) e quella per il no B-day e i gadget relativi (portachiavi, spillette, etc). A differenza delle edicole, continua invece a funzionare bene la diffusione militante. A Roma abbiamo coperto tutte le manifestazioni, con picchi di vendite a quella per la libertà di informazione, alla Cgil e al No B-day. Abbiamo portato il giornale alle manifestazioni contro le navi dei veleni e contro il Ponte in Calabria, manifestazioni rispetto alle quali abbiamo svolto un ruolo politico importante. Continuiamo a diffondere il giornale quotidianamente alla Sapienza di Roma.
Si potrebbe fare
Per evitare di arrivare con l'acqua alla gola alla fine dell'anno, e per non reiterare esperienze non ripetibili come il numero a 50 euro che non è andato bene e ha indebolito il nostro rapporto con i lettori, pensiamo che vadano annualmente programmate, insieme alla direzione editoriale e a quella generale, una serie di iniziative editoriali e non. Innanzitutto va impostata una campagna per la sopravvivenza del giornale – a partire da una sottoscrizione permanente realizzata attraverso un sito ristrutturato e rigenerato - da far ruotare attorno alla battaglia per il ripristino dei fondi per l'editoria e che potrebbe culminare in un “indipendence day” il 28 aprile. Per quel giorno si potrebbe pensare a una edizione speciale del giornale e si sta lavorando a un numero straordinario con le migliori prime pagine degli “anni zero”. Lo sviluppo dei circoli del manifesto dovrebbe ricostruire una trama di iniziative, assemblee, appuntamenti nei territori. Con la manifestolibri si potrebbe proseguire il filone dei libri-inchiesta da allegare al giornale, mentre un'esperienza da ripetere è quella della Sinistra enigmistica estiva. E' necessario inoltre incrementare la diffusione militante.
Manifesto in mostra
Una menzione a parte merita l'idea di una mostra per i 40 anni del manifesto, da realizzarsi in concomitanza con il 28 aprile 2011 e che potrebbe essere l'occasione per una grande campagna di rilancio e sottoscrizione che potrebbe andare avanti fino all'autunno. L'evento dovrebbe svolgersi in prima sede a Roma in un luogo espositivo di gran rilevanza per costruire un primo forte impatto comunicativo in modo da poter poi esportarla in altri luoghi, in Italia e all'estero. La mostra è immaginata e progettata per essere itinerante, ed è costituita da una macchina allestitiva smontabile, componibile, capace di ampliarsi o restringersi a seconda delle necessità. Oltre a luoghi o sedi di mostre o eventi potrà, su richiesta, essere montata in luoghi di aggregazione, di lavoro, istituzionali. Essa è immaginata come un racconto che attraverso l'intreccio di più filoni narrativi ricomponga l'eccezionalità e l'unicità dell'esperienza del giornale. Il visitatore dovrà entrare in un grande caleidoscopio di immagini, suoni, oggetti che, composti, tenteranno di raccontare la storia del giornale attraverso tre filoni narrativi: la carta stampata (grafica, campagne pubblicitarie, prodotti collaterali, etc), il collettivo (le persone e le storie), gli eventi (40 anni di storia attraverso il giornale). In quella occasione il giornale dovrà produrre iniziative parallele e prodotti editoriali (catalogo, poster, dvd, etc). La mostra potrebbe anche essere l'occasione per digitalizzare l'intero archivio cartaceo del manifesto.
Il sito
E' stato completamente ridisegnato, dovrebbe essere un nostro punto di forza e di sviluppo. Complementare al giornale (dovrebbe avere delle notizie proprie e non riportare come fa oggi gli articoli già presenti sul giornale, e i suoi contenuti andranno quotidianamente messi in relazione con quelli del giornale), è fondamentale per la comunità dei lettori, che così può interagire con la redazione e avere un proprio spazio di comunicazione, sia a livello singolo che per quanto riguarda i circoli del manifesto. Insomma, quello che gli inglesi chiamano “citizen journalism”, nella speranza che questo faccia da traino al giornale. Attraverso il sito si potrà così dare continuità a campagna e iniziative politico-editoriali. Importante anche la possibilità che il sito del manifesto faccia da punto di riferimento per la “sinistra diffusa” in rete. Esistono tanti siti amici dai quali attingere articoli interessanti e con i quali stringere accordi (da Fuoriluogo a Sbilanciamoci a Terre libere, etc). Un altro aspetto riguarda la fruibilità del patrimonio musicale del manifesto, che diventa acquistabile e scaricabile dal web.
Il giornale
Il giornale
E' evidente che, vuoi per la crisi dell'editoria che ci accompagna ormai da qualche anno, vuoi per la crisi economica che mette in difficoltà anche i nostri lettori, vuoi per la crisi della sinistra della quale siamo vittime come tutti gli altri, vuoi ancora per le nostre mancanze e insufficienze, il nostro prodotto quotidiano vive una profonda crisi. Perfino su quelli che una volta consideravamo temi “da manifesto” oggi esiste una forte concorrenza, sia degli altri quotidiani (da Repubblica all'Unità, si pensi alle proteste operaie sui tetti o ad altre questioni sociali, dalla scuola all'ambiente) che della televisione (le inchieste di Report e soprattutto di Annozero e di Presadiretta) e dei siti web. Dunque dovremmo chiederci come fare per differenziarci dal punto di vista dei linguaggi e della narrazione (con storie, ritratti di personaggi, grandi interviste, corsivi etc, utilizzando insomma tutti gli strumenti del giornalismo). Il racconto (che pure è fondamentale, così com'è essenziale che sia ben scritto) non basta. Al manifesto si chiede che faccia da propellente di un'iniziativa politica, com'è accaduto ad esempio per il caso delle navi dei veleni, dove siamo diventati i promotori di una manifestazione che ha portato 30.000 persone in un paesino della Calabria (e dove abbiamo diffuso gratuitamente 1.600 copie del giornale).
Un'altra parola chiave è approfondimento delle notizie: vale per tutti i quotidiani in relazione al web e agli altri media, vale vieppiù per un giornale come il manifesto che può vantare tanti specialismi e competenze (interne ed esterne). Su questo credo abbia ragione Norma Rangeri: la storia dei giornalisti del manifesto è una storia di militanza, di internità alle questioni trattate e alle battaglie politiche e sociali. E' questo che ci ha sempre caratterizzato e che ci ha consentito di avere una marcia in più, su alcuni temi, rispetto agli altri giornali.
E ancora: è fondamentale aprire degli spazi per tutte quelle storie che nessun altro racconta. Il discreto successo della pagina territori (che potrebbe essere riprodotta sul giornale nazionale) è probabilmente legato a questo: attraverso delle microstorie racconta il paese più profondo e lo mette in connessione con il mondo. Nel suo piccolo è una pagina unica nel panorama editoriale italiano. Dovremmo provare a moltiplicare contenitori slegati dalla quotidianità (pur se sempre di strettissima attualità, sia essa sociale che culturale). Allo stesso modo potremmo testare spazi diversi per la cultura (ad esempio la domenica) e per le visioni-sport. Insomma, è necessario riscandire il giornale, perfino in maniera diversa a seconda dei giorni (con pagine tematiche, etc).
Dovremmo inoltre provare a programmare di più e vivere meno alla giornata, cosa che ci consentirebbe di avere articoli più pensati e approfonditi. E ad anticipare le questioni che sappiamo diventeranno calde: abbiamo gli strumenti per farlo ma spesso non lo facciamo. In questo modo potremmo provare a fare un giornale meno “generalista” e forse più attraente, pur con tutti gli strumenti del quotidiano. Più corsaro e polemico, che non registri e analizzi solo i fatti del giorno e a volte quelli dei giorni precedenti.
Per fare tutto ciò è necessario ridisegnare il giornale. Accorciandolo un pochino (diciamo sul modello de La Stampa) si può recuperare carta per aggiungere qualche pagina a costo zero. Bisogna inoltre pensare a una diversa dimensione degli articoli (oggi sono tutti mediamente troppo lunghi, spesso con poca differenza tra un reportage e un redazionale). E' fondamentale che i “gioielli” di giornata (inchieste, analisi particolarmente acute, grandi firme) vengano valorizzati adeguatamente e si riconoscano immediatamente. In sintesi: pochi pezzi lunghi, altri più brevi e con generi diversificati. Bisogna poi pensare a un diverso rapporto con le foto: ce ne vogliono meno, vanno considerate alla stregua di un articolo: di qualità, pubblicate quando servono e non come inutile orpello, e a colori.
I temi
Infine, le questioni su cui centrare il giornale nel futuro più immediato. La principale mi pare ancora la crisi: come hanno scritto Joseph Halevi e Mario Pianta, ora tocca all'Europa, che sta smottando a partire dalle sue periferie e con lo spettro di una deflazione che provocherà disoccupazione. In un efficace intervento in riunione di redazione, Halevi ci ha prospettato un “medioevo capitalista” europeo nel prossimo futuro. Con il trionfo dell'arte di arrangiarsi, di vecchie e nuove mafie, e il rischio di balcanizzazioni diffuse (analisi di Pianta). Tutto ciò dovrebbe essere oggetto di analisi e di racconto (sarebbe opportuno che la sezione esteri si attrezzasse a un viaggio nella crisi europea).
Avere una prospettiva europea e globale in un contesto di estrema provincializzazione del nostro paese potrebbe aiutare ciò che rimane della sinistra e dei movimenti (abbiamo già dimenticato la lezione di Porto Alegre?).
In questo quadro la crisi italiana riveste una sua peculiarità, con la corruzione diffusa che fa emergere i tratti di una nuova Tangentopoli (ma con meno indignazione popolare) e con il rischio di derive autoritarie dalla crisi del berlusconismo (vedi quanto accaduto con la Protezione civile e i continui tentativi di scavalcare ogni procedura democratica in nome dell'emergenza). Ricostruire un pensiero critico in assenza di una sinistra di opposizione è il nostro obiettivo minimo. Come diceva Rossana Rossanda nell'ultimo incontro qui in redazione, bisognerebbe cominciare a lavorare su alcuni concetti, a partire da quello della “rappresentanza”. Ovviamente ci saranno poi le elezioni regionali, dove si misurerà la tenuta delle opposizioni e il consenso al berlusconismo, e su questo dovremmo attrezzarci a preparare qualche numero speciale domenicale del giornale. Un altro argomento di battaglia politica attorno al quale provare a riconnettere una rete di soggetti politici e sociali è quello delle privatizzazioni. Un tema europeo e non solo italiano (vedi la direttiva Bolkestein) ma che in Italia riveste ancora una volta un significato particolare. Basti pensare alla Protezione civile Spa, ma anche alla Difesa Spa, ovvero all'esternalizzazione di attività statali, o per meglio dire al passaggio graduale di settori cruciali dello Stato da un sistema di diritto pubblico a uno di diritto privato, come ci ha spiegato Ugo Mattei sulle pagine culturali. Dallo Stato ai beni comuni (a partire dall'acqua, dove il fronte contrario è molto ampio), la campagna contro le privatizzazioni dovrebbe essere centrale nel nostro giornale. Così come quella contro il ritorno del nucleare e lo scempio dei territori. Su questo pensare a una pagina ambientale come appuntamento fisso non sarebbe sbagliato.
Un'altra parola chiave è approfondimento delle notizie: vale per tutti i quotidiani in relazione al web e agli altri media, vale vieppiù per un giornale come il manifesto che può vantare tanti specialismi e competenze (interne ed esterne). Su questo credo abbia ragione Norma Rangeri: la storia dei giornalisti del manifesto è una storia di militanza, di internità alle questioni trattate e alle battaglie politiche e sociali. E' questo che ci ha sempre caratterizzato e che ci ha consentito di avere una marcia in più, su alcuni temi, rispetto agli altri giornali.
E ancora: è fondamentale aprire degli spazi per tutte quelle storie che nessun altro racconta. Il discreto successo della pagina territori (che potrebbe essere riprodotta sul giornale nazionale) è probabilmente legato a questo: attraverso delle microstorie racconta il paese più profondo e lo mette in connessione con il mondo. Nel suo piccolo è una pagina unica nel panorama editoriale italiano. Dovremmo provare a moltiplicare contenitori slegati dalla quotidianità (pur se sempre di strettissima attualità, sia essa sociale che culturale). Allo stesso modo potremmo testare spazi diversi per la cultura (ad esempio la domenica) e per le visioni-sport. Insomma, è necessario riscandire il giornale, perfino in maniera diversa a seconda dei giorni (con pagine tematiche, etc).
Dovremmo inoltre provare a programmare di più e vivere meno alla giornata, cosa che ci consentirebbe di avere articoli più pensati e approfonditi. E ad anticipare le questioni che sappiamo diventeranno calde: abbiamo gli strumenti per farlo ma spesso non lo facciamo. In questo modo potremmo provare a fare un giornale meno “generalista” e forse più attraente, pur con tutti gli strumenti del quotidiano. Più corsaro e polemico, che non registri e analizzi solo i fatti del giorno e a volte quelli dei giorni precedenti.
Per fare tutto ciò è necessario ridisegnare il giornale. Accorciandolo un pochino (diciamo sul modello de La Stampa) si può recuperare carta per aggiungere qualche pagina a costo zero. Bisogna inoltre pensare a una diversa dimensione degli articoli (oggi sono tutti mediamente troppo lunghi, spesso con poca differenza tra un reportage e un redazionale). E' fondamentale che i “gioielli” di giornata (inchieste, analisi particolarmente acute, grandi firme) vengano valorizzati adeguatamente e si riconoscano immediatamente. In sintesi: pochi pezzi lunghi, altri più brevi e con generi diversificati. Bisogna poi pensare a un diverso rapporto con le foto: ce ne vogliono meno, vanno considerate alla stregua di un articolo: di qualità, pubblicate quando servono e non come inutile orpello, e a colori.
I temi
Infine, le questioni su cui centrare il giornale nel futuro più immediato. La principale mi pare ancora la crisi: come hanno scritto Joseph Halevi e Mario Pianta, ora tocca all'Europa, che sta smottando a partire dalle sue periferie e con lo spettro di una deflazione che provocherà disoccupazione. In un efficace intervento in riunione di redazione, Halevi ci ha prospettato un “medioevo capitalista” europeo nel prossimo futuro. Con il trionfo dell'arte di arrangiarsi, di vecchie e nuove mafie, e il rischio di balcanizzazioni diffuse (analisi di Pianta). Tutto ciò dovrebbe essere oggetto di analisi e di racconto (sarebbe opportuno che la sezione esteri si attrezzasse a un viaggio nella crisi europea).
Avere una prospettiva europea e globale in un contesto di estrema provincializzazione del nostro paese potrebbe aiutare ciò che rimane della sinistra e dei movimenti (abbiamo già dimenticato la lezione di Porto Alegre?).
In questo quadro la crisi italiana riveste una sua peculiarità, con la corruzione diffusa che fa emergere i tratti di una nuova Tangentopoli (ma con meno indignazione popolare) e con il rischio di derive autoritarie dalla crisi del berlusconismo (vedi quanto accaduto con la Protezione civile e i continui tentativi di scavalcare ogni procedura democratica in nome dell'emergenza). Ricostruire un pensiero critico in assenza di una sinistra di opposizione è il nostro obiettivo minimo. Come diceva Rossana Rossanda nell'ultimo incontro qui in redazione, bisognerebbe cominciare a lavorare su alcuni concetti, a partire da quello della “rappresentanza”. Ovviamente ci saranno poi le elezioni regionali, dove si misurerà la tenuta delle opposizioni e il consenso al berlusconismo, e su questo dovremmo attrezzarci a preparare qualche numero speciale domenicale del giornale. Un altro argomento di battaglia politica attorno al quale provare a riconnettere una rete di soggetti politici e sociali è quello delle privatizzazioni. Un tema europeo e non solo italiano (vedi la direttiva Bolkestein) ma che in Italia riveste ancora una volta un significato particolare. Basti pensare alla Protezione civile Spa, ma anche alla Difesa Spa, ovvero all'esternalizzazione di attività statali, o per meglio dire al passaggio graduale di settori cruciali dello Stato da un sistema di diritto pubblico a uno di diritto privato, come ci ha spiegato Ugo Mattei sulle pagine culturali. Dallo Stato ai beni comuni (a partire dall'acqua, dove il fronte contrario è molto ampio), la campagna contro le privatizzazioni dovrebbe essere centrale nel nostro giornale. Così come quella contro il ritorno del nucleare e lo scempio dei territori. Su questo pensare a una pagina ambientale come appuntamento fisso non sarebbe sbagliato.
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