mercoledì 23 maggio 2012
Ernesto Milanesi
In estrema sintesi, offro un contributo al dibattito che di fatto riguarda la sopravvivenza del nostro giornale (e non solo).
Più che alla sequenza delle analisi critiche sulle oggettive difficoltà, occorre forse pensare a "grimaldelli" che permettano di scardinare il futuro. Immagino già di urticare più di qualcuno, tuttavia sono più che persuaso che il manifesto debba assolutamente rinunciare ad essere la brutta copia di Repubblica e perfino insistere a misurarsi con i quotidiani vecchi e nuovi che interpretano il centrosinistra. Lo dico dritto dritto: urge un "giornale comunista" ma con il piglio, l’originalità, la sfacciataggine del Foglio.
E provo ad argomentare. Ha ancora senso, davvero, riprodurre in edicola quel che si sa (per di più si è visto e rivisto) dal giorno prima? Brevizzare spudoratamente le notizie "vecchie" permette di guadagnare intere paginate alle informazioni nuove, diverse, altrimenti eclissate, "di tendenza" che fanno davvero notizia e capovolgono le gerarchie.
Il quotidiano all’epoca dell’on line deve farsi ingabbiare dagli altri media? Credo che "cantare fuori dal coro" ed "essere dalla parte del torto" significhi proprio avere il coraggio di prescindere da agenzie, telegiornali, siti ufficiali e "pastoni" vari. L’esperienza delle pagine dedicate all’«altra Italia», lo stile eclettico dello sport, il marchio di fabbrica degli "esteri sul campo" e perfino la politica raccontata da altri punti di vista rappresentano un ottimo punto di partenza.
Insomma, il manifesto dietro il marchio di fabbrica della sua inimitabile copertina potrebbe legittimamente scegliere di "bucare" le notizie omologate per offrire una vera e propria "vetrina" di storie, interviste, inchieste, personaggi, visioni condivise. Forse, è arrivato il momento di rivendicare la "curiosità criminale" in un mondo dell’informazione stretto fra legittimo impedimento e prescrizione. Scrivere, descrivere, documentare ciò che è assolutamente di pubblico dominio (ma non sotto i riflettori del palcoscenico politico e mediatico) regala sempre belle sorprese; magari, intercetta in anticipo le prime pagine dell’interesse.
Infine, mi piacerebbero tanto "ritratti dal vero" di chi ci governa e amministra in giro per l’Italia e una spietata "radiografia" del limbo di un’economia privata con soldi pubblici.
Giornalismo manifesto, quello che fa notizia prima di tornar utile ad incartare pesce…
Più che alla sequenza delle analisi critiche sulle oggettive difficoltà, occorre forse pensare a "grimaldelli" che permettano di scardinare il futuro. Immagino già di urticare più di qualcuno, tuttavia sono più che persuaso che il manifesto debba assolutamente rinunciare ad essere la brutta copia di Repubblica e perfino insistere a misurarsi con i quotidiani vecchi e nuovi che interpretano il centrosinistra. Lo dico dritto dritto: urge un "giornale comunista" ma con il piglio, l’originalità, la sfacciataggine del Foglio.
E provo ad argomentare. Ha ancora senso, davvero, riprodurre in edicola quel che si sa (per di più si è visto e rivisto) dal giorno prima? Brevizzare spudoratamente le notizie "vecchie" permette di guadagnare intere paginate alle informazioni nuove, diverse, altrimenti eclissate, "di tendenza" che fanno davvero notizia e capovolgono le gerarchie.
Il quotidiano all’epoca dell’on line deve farsi ingabbiare dagli altri media? Credo che "cantare fuori dal coro" ed "essere dalla parte del torto" significhi proprio avere il coraggio di prescindere da agenzie, telegiornali, siti ufficiali e "pastoni" vari. L’esperienza delle pagine dedicate all’«altra Italia», lo stile eclettico dello sport, il marchio di fabbrica degli "esteri sul campo" e perfino la politica raccontata da altri punti di vista rappresentano un ottimo punto di partenza.
Insomma, il manifesto dietro il marchio di fabbrica della sua inimitabile copertina potrebbe legittimamente scegliere di "bucare" le notizie omologate per offrire una vera e propria "vetrina" di storie, interviste, inchieste, personaggi, visioni condivise. Forse, è arrivato il momento di rivendicare la "curiosità criminale" in un mondo dell’informazione stretto fra legittimo impedimento e prescrizione. Scrivere, descrivere, documentare ciò che è assolutamente di pubblico dominio (ma non sotto i riflettori del palcoscenico politico e mediatico) regala sempre belle sorprese; magari, intercetta in anticipo le prime pagine dell’interesse.
Infine, mi piacerebbero tanto "ritratti dal vero" di chi ci governa e amministra in giro per l’Italia e una spietata "radiografia" del limbo di un’economia privata con soldi pubblici.
Giornalismo manifesto, quello che fa notizia prima di tornar utile ad incartare pesce…
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| di Marina Forti del 16.05.2012
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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