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LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
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giornale martedì 17 settembre 2013
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Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
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Loris Campetti
 
La crisi devastante della sinistra ha pesanti ricadute anche al nostro interno e coinvolge i nostri stessi lettori. L'andamento delle vendite ne è testimonianza, una riprova sta nella fatica che facciamo a coinvolgere firme, collaboratori, intellettuali, che conferma anche il carattere culturale della crisi italiana. Al tempo stesso, il rapporto privilegiato che storicamente il manifesto ha sempre avuto con la sua «base sociale» è diventato un modello che altre testate hanno fatto proprio. Pensiamo al Fatto – ci piaccia o no, e a me non piace per linguaggio e contenuti, il giornale delle procure è l'unica novità editoriale degli ultimi anni - ma anche a Repubblica: giornali-partito che rispondono a domande forti, pongono essi stessi domande e lanciano iniziative, nel vuoto della politica (d'opposizione), finiscono per svolgere un ruolo di supplenza. Una volta era solo il manifesto a organizzare manifestazioni, anche di massa come nel caso del 25 aprile 1994. Oggi le cose sono cambiate. E noi, per non essere al carro trainato da altri, siamo al magine.
Per questa ragione, pur non volendo fare un giornale-partito ma semmai uno spartito politico per la ricostruzione di una sinistra, dobbiamo muoverci su due direttrici che si incrociano.
 
1 - fare un giornale fortemente soggettivo, di idee, militante. Se ci limitiamo a fare la cronaca del disfacimento dei vari pezzi della sinistra e dell'opposizione, non combiniamo nulla, non compattiamo i lettori, veniamo vissuti come quelli che portano sfiga e sono bravi solo a criticare. O contribuiamo alla ricerca di una soluzione o siamo anche noi, come il resto della sinistra, parte del problema. Dobbiamo cambiare modo di lavorare e rapportarci alla politica, avere meno presunzione, più autostima e coraggio, accettando l'idea che per essere un soggetto autonomo e mobilitante dobbiamo credere nelle scelte che facciamo, compattarci al nostro interno.
2 - Dobbiamo intrecciare tutte le maglie della nostra rete, dare ruolo, opportunità, luoghi materiali e virtuali in cui agire la politica a partire dai territori. Alcuni circoli di amici del manifesto già esistono, molte realtà si sono dette disponibili a organizzarsi e promuovere iniziative, a strutturarsi stabilmente utilizzando il logo del giornale. Attraverso un sito fortemente rinnovato a cui sta lavorando Astrit con alcuni compagni e compagne e che vi presenteremo all'interno di questo ciclo assembleare, intendiamo avviare un processo di fidelizzazione e di ricostruzione della «comunità del manifesto» - parola ambigua che dovremo sostituire rapidamente. Nel sito è pronta (per essere discussa, naturalmente) un'area dedicata ai circoli e da essi autogestita: ogni circolo avrà un responsabile e una sua area in cui organizzare iniziative, discutere temi di attualità con l'utilizzo di video e immagini, pubblicare articoli di informazione e analisi su situazioni locali. A questo scopo metteremo a disposizione strumenti come: calendario di iniziative, un blog per la pubblicazione di contenuti del dibattito politico, una homepage, un riferimento e-mail. L'idea è di arrivare alla costruzione di un giornale dei circoli e, insieme, di attivare un meccanismo di sottoscrizione permanente che consenta di ridurre al minimo le richieste straordinarie di aiuto economico. Insomma, una forma costante di ricapitalizzazione su cui contare, una sede per sviluppare attivamente le campagne abbonamenti e, là dove possibile, rimettere in moto in alcune città la diffusione militante del giornale. In cambio offriamo la possibilità di «usare» il logo del giornale per fare politica nei territori: in tanti – persino tra chi ci legge saltuariamente o non ci legge più - ci dicono che l'unico modo per portare allo stesso tavolo persone, soggetti politici e sociali diversi (spesso frantumati, rissosi, settari) di sinistra, è spendere il brand del manifesto.
 
E' ovvio che alla rete on-line va affiancato un lavoro di iniziative concrete che deve vedere disponibile e coinvolto l'intero collettivo del giornale, molto più di quanto sia avvenuto nel recente passato. I lettori del cartaceo sono diversi dai lettori on-line: i primi sono fluttuanti, spesso casuali ma rappresentano un'opportunità, cioè un bacino potenziale di crescita per il giornale in edicola. I lettori «da edicola» sono più interni, non necessariamente più fedeli ma più legati alla nostra storia e ai nostri progetti (quando ne abbiamo).
Non c'è raffronto tra il valore attribuito dall'esterno al manifesto e l'andamento negativo delle vendite. Il valore è legato alla nostra storia, al ruolo che in tanti momenti difficili o anche straordinariamente positivi il giornale è riuscito a svolgere. Le basse vendite dipendono da tanti fattori esterni, legati allo svilimento della democrazia e della politica, alla crisi delle sinistre sociali e politiche, a sopraggiunti problemi distributivi che ci hanno costretto a lasciare le edicole di una parte del Mezzogiorno e delle isole, dalla più generale crisi della carta stampata. Ma dipendono anche da noi, dal nostro basso profilo, dalla stanchezza del collettivo. La rendita di posizione non durerà all'infinito, dunque dobbiamo riempire il fossato, crederci. Ripartire e non da soli, ma insieme alla nostra «base sociale». Le condizioni oggettive per rifondare il manifesto ci sono.
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