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LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
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di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
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Massimo De Feo
 
La crisi che il manifesto sta attraversando, come pare ormai chiaro a tutti, prima che economica è  di idee. Non è che abbiamo perso il contatto con la realtà, direi quasi il contrario, siamo succubi di una realtà che ci è imposta. Ci indigniamo, giustamente, per tutto quello che di marcio c’è in Italia e nel mondo, ma ci limitiamo a raccontarlo, spesso con meno tempestività e completezza di altri giornali ben più facoltosi, quasi sempre con molta più onestà, qualità questa che ci ha permesso nonostante tutto di conservare una certa autorevolezza e sopravvivere.
Secondo me dovremmo tornare in un certo senso alle origini, quando questo giornale aveva l’ambizione e il coraggio di voler indicare la via alla sinistra, e di  fare la rivoluzione. Questo è il compito che secondo me dovremmo darci anche oggi. Ne siamo capaci? Questo è tutto da verificare, ma può incoraggiarci la consapevolezza che fa parte del “patrimonio genetico” di questo giornale  il voler guardare alla realtà senza paraocchi e senza dogmatismi.
I valori base del comunismo, più o meno riveduti e aggiornati,  sono ancora validi e attuali, e se anche non si volesse più dirsi comunisti – vista la cattiva pubblicità che il nome si è attirato - oggi più  che mai ha senso dirsi anticapitalisti.
L’anticapitalismo a questo punto non è più una ideologia, ma una necessità storica, e scientifica. In ballo non ci sono più “solo” i diritti e i doveri di questa o quella classe, ma la stessa sopravvivenza della vita quale l’abbiamo conosciuta su questo pianeta. Questo implica un mutamento nelle priorità che dovremmo darci, e un aggiornamento del “filtro” col quale selezioniamo le notizie.
 
Il mondo è cambiato drasticamente negli ultimi decenni. Non mi riferisco ai mutamenti politici, ma a qualcosa di più profondo, a una rivoluzione paragonabile a quella copernicana. Gli scienziati lo chiamano cambio di paradigma. La visione del mondo che ha dominato gli ultimi 4-5 secoli, e sulla quale poggia il capitalismo, è entrata recentemente in crisi irreversibile.
È importante rendersi conto che continuiamo spesso a dare  per scontate cose che non lo sono affatto.  Alcuni esempi terra terra: l’universo non è come un orologio ma è un organismo vivente.
Lo spazio non è vuoto, è pieno. Tutto e collegato con tutto il resto. Facciamo parte di una biosfera nella quale tutte le parti sono in comunicazione continua tra di loro, ed evolvono insieme.
L’intelligenza e la coscienza non sono prerogative solo umane ma sono elementi costituenti di ogni cosa che esiste. Nell’evoluzione ha svolto un ruolo maggiore la collaborazione che non la competività. L’evoluzione non è cieca e casuale.
Non è il pianeta Pandora di Avatar, questa è la Terra secondo quando stanno scoprendo gli scienziati che non lavorano agli Ogm e ad altre lucrose schifezze.
Il 65% delle cellule del cuore umano sono neuroni, collegati a quelli del cervello e a quelli presenti nello stomaco. Il cuore non è solo una pompa, è il primo organo di percezione e di decisione.
 
Per farla breve voglio dire che per rilanciare il manifesto secondo me è necessario cominciare a guardare al mondo con occhi diversi. Dovremmo batterci per la fine dello sfruttamento non solo dell’uomo sull’uomo, ma dell’uomo sugli animali, sui vegetali e sul pianeta in generale. Siamo tutti nella stessa barca, che rischia seriamente di affondare.  Questo andrebbe fatto capire dando ampio e continuo spazio all’attualità e all’informazione scientifica, imparando a distinguere tra i bollettini della scienza al servizio della politica e gli scienziati “con la schiena dritta.”. Siamo stati tra i primi, 30 anni fa , nel parlare di ambiente, dovremmo tornare a farlo. Avendo chiaro in mente che l’inquinamento del Po è molto più importante della lista Polverini.
Con Giancarlo Arnao siamo stati all’avanguardia sull’antiproibizionismo sulle droghe. Ora è possibile fare un passo avanti. Come abbiamo illustrato varie volte su Alias e sul quotidiano, ci sono piante psicoattive usate da millenni in Amazzonia, in Africa, e in tante altre parti del mondo che permettono di accedere ad altri stati di coscienza, di  entrare in comunicazione con quelle intelligenze che condividono con noi questo pianeta e questo universo.  Non si tratta più di battersi per la riduzione del danno, ma rivendicare il diritto inalienabile a usare queste sostanze, spiegando i benefici per la salute fisica e mentale che ne possono derivare. Ci sono tonnellate di articoli e studi e ricerche che permettono di illustrare il ruolo di queste sostanze,  meglio sarebbe definirle medicine, e la differenza che passa tra queste e le droghe – come si diceva una volta - funzionali al sistema. Per evitare ogni fraintendimento, è chiaro che la lotta alle organizzazioni criminali che spacciano droghe di qualsiasi tipo va appoggiata senza riserve, ma nostro compito dovrebbe essere quello di ribaltare completamente la visione corrente che vede nelle droghe un pericolo,  una malattia, un vizio o un “divertimento”. Sono i migliori strumenti a nostra disposizione per fare quel salto evolutivo che ci permetterà di vivere non più da parassiti del pianeta (e come si sa il parassita alla lunga uccide il suo ospite) ma in simbiosi con esso. L’educazione alle “droghe” dovrebbe essere materia scolastica.
Prefigurare una società  senza  denaro, senza lavoro salariato, senza centrali nucleari, senza inquinamento, città senza automobili, non è un utopia ma una necessità.
E' inoltre importante riappropriarsi di una sfera dell’esistente che la sinistra ha storicamente “regalato”  alla chiesa e alla destra: lo spirito. Non si tratta di credere o non credere ma di raccontare e di indagare. Per fare un solo esempio, se a qualche cretino appare la madonna, credo sia sbagliato liquidare la faccenda come roba da bigotti: vale la pena (anche dal punto di vista delle vendite)  coprire la storia con serietà cercando di capire cosa c’è dietro questi fenomeni.
Ampio spazio dovrebbe essere anche dato all’informazione – direi quotidiana - su quello che mangiamo, che beviamo, che respiriamo (il boom dei cibi biologici è una forma di resistenza – da parte dei consumatori   - all’industria alimentare capitalista, ma c'è molto da indagare e scrivere su cosa viene spacciato per biologico) e alle medicine alternative (il boom di queste sottolinea i limiti di una medicina occidentale che vede ancora il corpo umano come una macchina fatto di parti sconnesse). Alimentazione e sanità non sono temi collaterali, sono la prima preoccupazione di ogni essere vivente, la base materiale del nostro esistere. Che ci faccio con un buon lavoro e un buon salario se posso comprare solo veleno? 
A mio avviso  dovremmo fare un giornale non depresso, non sconfitto, non triste, ovvero allegro, ottimista, propositivo, che trasmetta entusiasmo e voglia di lottare e di cambiare, in primo luogo se stessi. Un manifesto che torni a dare scandalo, quotidianamente, non con urla ma proponendo bellissime,  realizzabili e necessarie utopie.  
PS. propongo che la faccia di Berlusconi non compaia sul nostro giornale se non in caso di assoluta e imprescindibile necessità (è solo  motivo di frustrazione e  depressione per  i nostri potenziali lettori).  
 
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    7 novembre 2011
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