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COMMENTO
24/07/2009
  •   |   Gianni Ferrara
    Socialdemocrazia: una sconfitta culturale

    Nei decenni a cavallo del XX e del XXI secolo, la sinistra è stata sconfitta culturalmente. La sua ragion d’essere è stata contraddetta, manipolata, negata, poi mistificata, infine snervata, svuotata e rielaborata e, così contraffatta, inoculata nella testa dei dirigenti, ma non solo. Lo dimostra l’accettazione continuata, mai perplessa, entusiasta e senza riserve, del neoliberismo da parte di tutte le socialdemocrazie (leggasi: Pse) del nostro continente come canone fondante dell’Unione europea, l’entità istituzionale preminente che regola i due terzi dei rapporti interindividuali concreti di 500 milioni di europei.
    Questa entità ha assunto come suo obiettivo supremo l’economia di mercato aperta ed in libera concorrenza ma «non raggiunge alcuna forma che esprima il livello di legittimazione di una democrazia costituzionale». Ad usare tale definizione non è più solo qualche giurista «estremista» - come da trenta anni chi scrive – ma è il Tribunale costituzionale della Repubblica federale di Germania, grazie ad un ricorso proposto, significativamente e meritoriamente, dal gruppo parlamentare della Linke al Bundestag. Quale concezione della democrazia nutre, propone, propugna la socialdemocrazia europea, se quella cui aderisce per l’Ue è giudicata inferiore alla soglia da raggiungere per potersi legittimare come tale dal massimo organo giurisdizionale della maggiore potenza industriale europea? Quale socialità ha dimostrato a fronte dei costi umani della crisi globale dell’economia globale? Quale socialità dimostrerà tra pochi mesi, come conseguenza di tale crisi, la scelta di un sistema economico che avrà prodotto, in Europa, livelli di disoccupazione mai lontanamente raggiunti prima che l’Unione si formasse e si consolidasse? Concezione della democrazia, concezione del sistema economico. È su questi temi che la sinistra è chiamata a definirsi come tale. E su di essi che ci si può unire o dividere.
    Qualche precisazione si impone. Il mercato autoregolato è fallito. Non poteva che fallire. Si configurava, e si configura, come una idiozia assoluta. Perché mai, in base a quale logica, a quale principio, a quale esperienza, le azioni di tutti gli individui della specie umana che producono conseguenze interoggettive devono essere (e sono) regolate e quelle degli agenti di borsa, dei dirigenti di banca, dei possessori di capitali, no, non lo devono? Perché autonomamente, spontaneamente, armonicamente, provvidenzialmente confluiscono a determinare la felicità della dell’umanità intera? Sembra impossibile, ma evidentemente lo si è pensato, lo si è imposto, sancito. La massima parte della normativa europea è stata prodotta infatti per assicurare l’anarchia degli agenti e dei possessori di capitali, la libertà del capitale, questa sopra ogni altra.
    La si vuole lasciare intatta, garantire, perpetuare? O si vuole attrarre la finanza, gli investimenti, l’iniziativa economica, la produzione di merci e servizi, i rapporti che vi sono sottesi e quelli che ne conseguono, alla disponibilità, alla regolazione democratica? Quella degli stati? Ebbene, sì. Degli stati, se democratici. A condizione, cioè, che lo siano, potendo disporre di, e regolare, tutti i rapporti umani con la sola ed inderogabile esclusione di quelli che attengono ai diritti universali. A quei diritti, cioè, che possono essere esercitati da tutte e da tutti, che abbiano come titolare ogni persona umana in quanto tale, quei diritti che mai possono implicare subordinazione di un essere umano ad un essere umano, come, ad esempio, il rapporto di lavoro salariato. Una democrazia che aborra la personalizzazione del potere, che faccia della partecipazione la concreta, costante, verificabile e progredente dinamica del potere popolare, che renda la pluralità, perché identifica nella struttura del demos, l’indefettibile composizione di ogni istituzione.
    È divenuta fallace la massima “una testa, un voto”. Va riformulata: ad ogni testa un voto da esprimere in tante ed in tanti, mai però per istituzioni composte da una persona sola.


I COMMENTI:
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  • Non sono d'accordo con il lettore Giancarlo e con quanto egli attribuisce al "buon Karl". E non condivido se non in parte le posizioni dell'articolista. In queste ultime settimane da tutt'altro versante anche Henri Levy canta il de profundis a tutte le forme di socialismo e ne propone di fatto la resa incondizionata, a cominciare dalla cancellazione del nome. Penso che è vero che abbiamo registrato una "sconfitta culturale", ma mi sembra che ci siano tutte le ragioni materiali, in primis la crisi mondiale del liberismo, nella sua ultima edizione globale, per ingaggiare un'altra lotta. E quando ci sono le ragioni materiali, possono entrare in campo i soggetti che in esse si propongano un'azione collettiva di trasformazione. Non riusciamo già a coglierne le prime forme? Teniamoci pronti. Ragioniamo, agiamo, ognuno nel suo terreno, ognuno come meglio può. 26-07-2009 12:27 - fuscomg
  • Bell'articolo... ma come lo condivido su FB? 26-07-2009 12:09 - Marco Antoniotti
  • La socialdemocrazia ha fallito perche` almeno in Italia non ha rinnegato i legami con il comunismo.
    E` inutile e falso sostenere che quello sovietico non fosse comunismo, com`e` falso sostenere che il marxismo che si basava sull`odio di classe possa portare a qualcosa di diverso da morte e distruzione.
    Cos' e` se non odio indiscriminato di classe la teoria secondo cui si devono privare i privati di tutti i mezzi di produzione, riducendoli alla fame e imponendo la dittatura di una classe presunta superiore:quella operaia.
    Il comunismo ha commesso crimini e orrori indicibili sempre e ovunque e ha portato sempre e ovunque poverta`,la socialdemocrazia non ha saputo dire questo, non ha voluto ammettere le proprie colpe nel sostegno e nella commistione con il comunismo e per questo ha perso,ovunque
    Ma per favore,non mi si dica che in in tutta la vecchia Europa c`e` un capitalismo vero e non un capitalismo di stato ,per favore come si fa a sostenere questa tesi?
    Soprattutto in Italia dove tra comunisti cattolici(dove non ci sono i cattolici ma i cristiani le cose sono differenti...) e fascisti il mercato e` visto come un demone e infatti viene tutto gestito grazie alle conoscenze e allo stato, sebbene sia comunisti che cattolici controllano la maggior parte dei grandi apparati economici italiani 26-07-2009 03:39 - selebad
  • Marx e Lenin hanno speso una vita a combattere i soliti socialdemocratici o rinnegati come venivan chiamati.
    Il problema vero e' che in URSS non c'era nessun comunismo o dittatua rel proletariato ma una concetrazione del capitale/forze di produzione in mano a una oligarchia di stato cioe' un capitalismo di stato.
    La grave colpa dei vari partiti comunisti e' nel non aver mai capito o voluto capire questo e di aver alimentato l'illusione ipocrita staliniana del socialismo in un solo paese (antitesi del marxismo/leninismo). Caduti i paesi dell'est, che, ripeto, non avevano nulla di comunista secondo i criteri marxisti/leninisti, ai fideisti dei vari partiti comunisti non e' rimasto nulla se non il rifugio opportunista nelle varie/vecchie/bolse ideologie socialdemocratiche, vecchie come il cucco e di fatto l'altra faccia del capitalismo selvaggio.
    Una seria analisi sulla caduta dell'URSS e del cosiddetto socialismo reale andrebbe fatta ma, purtroppo, non e' stata fatta. 26-07-2009 02:24 - murmillus
  • comincia a diffondersi , nel cercare le ragioni di un fallimento , l'idea che la socialdemocrazia è sempre stata un passo indietro rispetto al mondo.
    mentre il capitalismo ha sempre dato l'impressione non solo di governarlo questo mondo , ma di disegnare anche il futuro.

    l'attuale crisi economica , a mio avviso non rappresenta una crisi del capitale , ma rappresenta la sua più grande forza. questa è una crisi che è scaturita perchè nei decenni il potere economico e finanziario ha avuto una tale imponenza , da non trovare nessun oppositore , che reclamasse sui suoi conti falsi e la sua malavitosa amministrazione (anche se poi ha trovato dei limiti , che però sono stati tutti di tipo strutturale).
    un fallimento , quello della sinistra , he non si riesce ancora bene a spiegare e che serve innanzitutto per poter capire e ripartire , ed un capitale solo al potere. quelli che un tempo incitavano al comunismo per trovare rimedio , oggi si appellano alla democrazia ed è un segnale che quella politica antagonista alla quale tanti mettevano le proprie speranze è assai debole.un capitale , gigante incontrastabile , ed una sinistra debole e dissanguata , la democrazia l'ultimo appiglio.

    non c'e' nessun fallimento !! la rivoluzione d'ottobre , è stato un evento simbolo che ha letteralmente rivoluzionato il mondo. non tanto nella sua pianificazione iper scientifica de l'economica , tanto negli ideali di progresso che oggi viviamo nella sua realizzazione. la pubblica , sanità , scuola , i diritti alle donne , sono conquiste che sono passate da lotte di uomini che si ribellavano ad un mondo ingiusto creato da altri uomini. e sono questi che hanno cambiato in meglio il mondo che oggi viviamo.
    non dico che il progresso umano era intrenseco alla struttura sovietica o ai partiti dirigenziali del resto del mondo , ma che il suo manifesto movimentava gli spiriti dei suoi aderenti. io penso , che non ci sia stato nessun fallimento , se si riesce a guardare con serenità ai diritti che nel secolo si sono raggiunti , e che sono scaturiti da degli ideali di umanità. oggi dobbiamo difendere queste conquiste !! (anche per ripartire) 26-07-2009 02:17 - Gianpaolo Sartori
  • i socialdemocratici hanno deciso di voler credere al fatto che il capitalismo produce ricchezza, ma hanno rifiutato di credere al fatto che il capitalismo non distribuisce la ricchezza che ha prodotto. La maggior parte delle nazioni al mondo sono nazioni capitaliste e la maggior parte di queste nazioni, sono povere, o estremamente povere, e operano al nostro servizio.
    Questo è oggi il capitalismo a livello globale.
    Cuba ha il terzo PIL più alto di tutto il sudamerica e mesoamerica. Il resto degli stati del sudamerica si svegliano appena da decenni di capitalismo selvaggio, ma sono ancora con le ossa rotte.
    Qualcuno invece, in questi decenni ha falsificato le carte, mostrandoci la poverta degli stati est-europei come riprova del fatto che il capitalismo crea maggior benessere. Questi qualcuno evitano comunque di sottolineare ciò che in realtà dovrebbe essere evidente a tutti: la nostra ricchezza è di qualcun altro. E noi stiamo rubando. Rubiamo al bangladesh che ci fa i vestiti, rubiamo al vietnam che ci fa le scarpe.
    Spero che un giorno uno qualsiasi di questi paesi ci farà le scarpe, ma solo in modo metaforico. Solo allora saremo in grado di capire da dove proveniva veramente tutto il nostro benessere. Solo allora capiremo che in una lavatrice c'è cristallizzazione di lavoro pari allo stipendio di un mese di un operaio nostrano (come era 20 anni fa), e non 200 Euro (come è oggi), che è pari allo stipendio di un mese dell'operaio che lavora in angoli remoti del pianeta per fare la nostra lavatrice e il nostro computer, e per estrarre le materie prime con le quali produciamo i nostri beni.
    Solo allora capiremo perché qui da noi non ci sono più miniere di rame, miniere di zolfo.
    Solo allora capiremo che lo zolfo e il rame continuiamo a usarli, ma che in realtà la sua estrazione costa fatica, e costa vite umane da qualche parte nel pianeta....
    Comunque, credetemi: se in un paio di questi stati i salariati cominceranno ad acquisire coscienza di classe, datevi da fare per trovare zucchero, perché i cazzi saranno amari!
    Hasta, hasta... 26-07-2009 00:30 - Massimiliano Adamo
  • Non sono le idee a fallire, ma gli uomini che non sono all'altezza degli ideali che vorrebbero rappresentare. 25-07-2009 20:23 - Alex
  • io credo che la causa della crisi della socialdemocrazia (e più genericamente della sinistra) sia stato il non avere capito ( e continuare anche oggi a non capire) che alla lunga l'apparato pubblico, a tutti i livelli, si sarebbe trasformato in un mostro divora-risorse, autoreferenziale e dedito alla tutela di se stesso, dimenticando nei fatti la sua missione originaria.

    In altre parole, occorre tenere presente che nulla e' immutabile, che la povertà e l'emarginazione, come del resto lo sfruttamento e la soppraffazione, assumono sempre forme diverse con attori sociali diversi e che occorre sapere riconoscere al più presto possibile quando si manifestano.

    E' quello che ha portato alla implosione dell'Urss: il PCUS era ormai una casta privilegiata, lontana dal popolo.

    Ed e' quello che in piccolo e' accaduto alla sinistra italiana ed europea: un ceto di professionisti della politica superprivilegiati; come quelli di destra, se volete, ma a destra non hanno fatto proclami di giustizia ed eguaglianza. 25-07-2009 19:22 - aiace
  • Fuori tempo è chi ha perso ogni speranza.riporto una poesia publlicata nel 2009:
    L'IDEALE.
    Il numero degli anni non determina/ il superamento dell'Ideale.
    E' l'Ideale che scandisce anche il tempo/ e il tempo è continuamente vecchio e superato. 25-07-2009 18:25 - renzo mazzetti
  • Mi piacerebbe essere propositivo. Dobbiamo alla socialdemocrazia, al comunismo, e per che no, anche alla dottrina sociale cristiana, alcuni grandi valori, ed esempi storici.
    Vi sono concetti fondativi che li accomunano e che ritengo siano il nostro patrimonio, provo a elencarli:
    1) La disuguaglianza, normativa ed economica, è un disvalore.
    2) Il mercato e la libera iniziativa non devono collidere con l’interesse collettivo, senza trascurare, in questo, la difesa dell’ambiente.
    3) La guerra è ammessa ( forse ) solo in funzione strettamente difensiva.
    4) La collettività deve farsi garante, tramite un sistema impositivo progressivo, e tramite iniziative basate sulla fiscalità generale, di garantire, a tutti, un reddito minimo, l’accesso alla istruzione e alle cure sanitarie, nonché ai beni essenziali come l’acqua.
    5) Una redistribuzione del reddito a favore dei più deboli, oltre che essere un grande fattore di stabilizzazione nei confronti delle crisi finanziarie, orienta lo sviluppo della produzione in modo più equilibrato e rispettoso dell’ecosistema.

    Esempi ce ne sono, e ce ne sono stati:
    a)L’Unione Sovietica, con i suoi enormi limiti e orrori, garantiva il cittadino molto meglio di quanto faccia l’attuale capitalismo russo e orientale, anche, e paradossalmente, sotto l’aspetto dei diritti civili.
    b)La socialdemocrazia del Nord Europa difende ancora questi valori nella sua pratica politica.
    c)Paesi come la Francia, La Germania e L’Inghilterra, garantiscono ai cittadini diritti economici e formali degni di attenzione.
    Questi esempi storici hanno ancora un lascito positivo nella costituzione formale degli stati e nelle loro politiche.
    Certo l’Europa nasce nella ubriacatura liberista degli anni ottanta, e, nel nostro paese, l’adesione di quella che era la sinistra a questa ubriacatura è stata più massiccia, evidente, ed acritica.
    Mi piacerebbe che il nostro giornale si facesse promotore di un dibattito con le forze politiche sensibili, su come dare forma programmatica, e magari di governo, a pochi concetti, fondamentali, praticabili. Per non essere tacciato di idealismo, credo che proporre di garantire un salario minimo ( esisteva anche nella america reaganiana ) e un minimo previdenziale a tutti coloro che non hanno reddito, sia, al momento, l’unica maniera per uscire da una crisi che è, sopra di tutto, dovuta al crollo del potere d’acquisto dei più deboli e non, come si dice, all’ eccesso di costi nella produzione. 25-07-2009 18:16 - Antonio Antonelli
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