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COMMENTO
31/07/2009
  •   |   Vittorio Agnoletto
    Quale democrazia per l'Afghanistan?

    Ma quale democrazia stanno difendendo le truppe occidentali impegnate sotto la regia degli Usa? Solo qualche giorno fa, i soldati italiani hanno rischiato di lasciare sul campo altre vite umane per contrastare un attacco contro Mohammad Qasim Fahim, candidato con Karzai alla vicepresidenza. Fahim è uno dei più potenti signori della guerra, responsabile del massacro realizzato nei primi anni '90 a Fashar in Kabul con 700 morti e oltre un centinaio di donne violentate; Fahim è stato ex ministro della difesa di Karzai rimosso dallo stesso presidente perché impresentabile all'opinione pubblica mondiale e soprattutto al popolo afgano. Un personaggio che dovrebbe essere immediatamente arrestato e comparire dinnanzi ad una corte internazionale per i crimini contro l'umanità. Fahim, come Rabbani, Qanuni, Massoud, Dostum, Khalili, Ismail Khan, è indicato dalle donne di Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) come uno dei principali criminali di guerra che Rawa pone sullo stesso piano dei talebani, per la sua ferocia e tasso di criminalità. Fahim non è un caso isolato, il governo Karzai è pieno di signori della guerra e di narcotrafficanti a cominciare dallo stretto entourage famigliare del presidente Karzai.
    La produzione di oppio nel 2001 era inferiore alle 200 tonnellate, ora ha superato le 8000. Il fallimento della politica della coalizione è totale, evidente in ogni campo.
    In questo contesto privo di qualunque significato suonano le parole del Presidente del Consiglio:  “Noi dobbiamo essere là e far crescere la democrazia” e altrettanto inaccettabili risultano le frasi che gli hanno fatto immediatamente eco pronunciate dagli aspiranti segretari del Pd invocanti la compattezza nazionale per sostenere “i nostri ragazzi”.
    I “nostri” militari stanno rischiando la vita per garantire la permanenza di un governo di delinquenti.
    Non è vero che non c'è scelta; non è vero che o si sta coi talebani o con i signori della guerra.
    Se veramente l'occidente fosse desideroso di sostenere, non con le armi, ma politicamente ed economicamente chi da decenni lotta per il rispetto i diritti umani e per la democrazia, gli interlocutori non mancherebbero: dalle migliaia di donne militanti in Rawa, a Malalai Joya, deputata indipendente, espulsa dal parlamento per aver denunciato i signori della guerra, a Bashardost Ramazan, candidato alla presidenza, che da anni denuncia la corruzione  delle autorità afgane alimentata anche da fondi neri attraverso i quali Usa e Gran Bretagna si garantiscono la connivenze dei governanti in carica, a Hambastagi un partito fondato nel 2002 che si pone come obiettivo “la costruzione di una società democratica, in un sistema secolare contro il fondamentalismo e i signori della guerra”, solo per citare le realtà più conosciute.
    Tutti costoro sono totalmente ignorati dalle diplomazie occidentali, nemici giurati dei talebani rischiano ogni giorno la vita per mano dei sicari del governo Karzai.
    Non c'è quindi un prima e un post elezioni in Afghanistan rispetto al quale definire un'eventuale exit strategy come ha dichiarato Berlusconi, in attesa di ricevere ordini aggiornati da Washington.
    In questo contesto le parole di Bossi risuonano solo come parte di una partita tattica per ridisegnare i rapporti di forza nella maggioranza. Bossi sa che la maggioranza degli italiani non ha mai condiviso la guerra, sa che forte è il rischio di contare altri morti tra i soldati italiani, sa che di fronte alla crisi economica le risorse sono scarse e che le missioni costano.
    Tutti elementi ben presenti anche nelle recenti dichiarazioni di Di Pietro: “L'IdV da sempre contraria alla guerra”; affermazioni tanto nette quanto false se confrontate con la storia del suo partito. Ma anche l'ex Pm sta giocando la sua partita tattica nella competizione con il Pd e e nel tentativo di annettersi quanto più possibile i voti della sinistra in enorme difficoltà sul terreno della rappresentanza.
    Non credo che queste dichiarazioni estive provenienti da molteplici e differenti sponde, porteranno ad un ritiro delle nostre truppe in tempi brevi; ma che se ne cominci a discutere, anche se per motivi non sempre nobili, è un fatto positivo.
    Ma qui cominciano i problemi, i nostri problemi; le difficoltà di coloro che tra il 2001 e il 15 febbraio 2003 hanno costruito il più grande movimento pacifista di tutta Europa, di coloro che sono contro le guerre“senza se e senza ma”, di coloro che sono contro l'esportazione forzata della democrazia in Afghanistan e dovunque, di quelli che credono in un mondo multipolare, in relazioni diverse tra sud e nord, di quelli che sono consapevoli che, se non si riducono i consumi e non si modifica completamente il modello economico, le guerre saranno inevitabili per il controllo delle limitate fonti energetiche. Parlo di noi, di coloro che quando si oppongono alla guerra non hanno in mente piccoli vantaggi tattici, ma pensano che questo sia uno dei passi essenziali per la costruzione di un mondo diverso.
    Ma parlo anche di una sinistra che ha accettato di scambiare tutto questo per garantire la sopravvivenza di un governo; di leadership politiche di allora che hanno contribuito a rompere l'unità di un movimento immenso per piegarlo ad una ragione di Stato. Limitandomi all'esperienza  personale, ben ricordo il fastidio con il quale fu accolta la mia lettera aperta rivolta dalle pagine di questo giornale ai parlamentari della sinistra perché non votassero la missione in Afghanistan.
    Parlo anche di grandi organizzazioni storiche della sinistra sociale e sindacale che per non disturbare il manovratore hanno richiamato al silenzio le proprie strutture di base, dopo che esse stesse erano state tra le principali animatrici di quel movimento.
    Su quell'esperienza è necessario essere chiari, fare autocritica “senza se e senza ma”, dire in modo esplicito che mai più ci sarà da sinistra un voto favorevole ad una guerra; dirlo nelle condizioni attuali è forse facile, ma va assunto come impegno solenne per il futuro, indipendentemente da qualunque collocazione istituzionale.
    Questa chiarezza è indispensabile per compiere un passo successivo altrettanto necessario: rilanciare in autunno una campagna per il ritiro immediato delle truppe dall'Afghanistan puntando a ricostruire quell'amplissimo fronte che aveva portato migliaia di bandiere a sventolare su decine di municipi, centinaia di chiese e migliaia di posti di lavoro e di centri di aggregazione.
    Una campagna contro la/e guerra/e  che potrebbe benissimo unificarsi ad una altrettanto necessaria campagna contro il nucleare, un modello energetico che in sé riassume sia la concentrazione di potere tipico dei sistemi militari e sia gli elevati rischi di stragi degli innocenti caratteristico di ogni conflitto attuale.


I COMMENTI:
  • Caro Agnoletto, il talebano e l'occidente sono della stessa pasta, si capiscono. Non mi prenda sottogamba, l'organizzazione militare occidentale è la nostra barba incolta. Immagini dunque l'occidente nel suo insieme come un talebano. La cosa più normale sarebbe radersi o curare la barba e la stessa cosa farebbe il talebano. Russi, cinesi e africani ci possono fare da barbieri? 01-08-2009 16:51 - Onofrio
  • perlomeno si ricomincia a parlare di Afghanistan in maniera diversa , e forse è questo parlare con diversità che potrà darci una via d'uscita da questo teatro di guerra.
    a me sembra evidente che le questioni siano due , l'afghanistan ed il ruolo de l'italia.

    l'italia è un paese internazionalmente estremamente debole , tanto da non possedere una autonomia decisionale.
    il debito ed il deficit di questo paese , è il riassunto di un tipico asservimento che è capace di farci passare dalla banca rotta alla bolletta.
    rifiutarsi di andare in irak ed in afghanistan ,non solo non permetterà all'italia di ottenere i pozzi a nassyria , ma di non avere una serie di privilegi energetici ed economici , che la porterà al tracollo finanziario.
    il capitale è internazionale , e noi ne siamo un segmento assai asservito , la guerra è il modo più efficace (anche se non per nulla efficiente) per ottenere nuova fonte per il capitalismo.

    che cos'e' l'afghanistan ? nessuno lo ha ancora detto. è realmente il nucleo della contro guerra capitalistica ? o è l'ennesima fonte di capitale , con l'oppio che rappresenta il primo redditizio commercio mondiale (al secondo posto le armi) , o ha una criticità geopolitica , una piccola amministrazione mondiale di frontiera , ma importante verso l'oriente.

    che cosa combinano gli altri paesi , in particolare francia , germania , cina e russia. (ricordo ad antonio che durante il funerale del parà il cardinale in omelia ha parlato di guerra necessaria)
    il tanto atteso obama , rischia di diventare una vana aspettativa, incapace di cambiare il gioco , non ha nessuna intenzione di 'perdere' la guerra in afghanistan , e si ritrova in un gioco dove o spara o viene sparato [secondo un famoso gioco di probabilità matematica a tre , per rimanere vivo potrebbe sparare a vuoto].

    una miriade di domande , che in questo paese non si pongono , non solo perchè possono sembrare scomode , ma perchè l'asservimento è tale che non è neanche permesso il dubbio , ne tantomeno una fantomatica discussione.
    le tragedie che hanno attraversato questo paese probabilmente non ci appertengono più , non fanno più parte della nostra identità , abbiamo abbandonato la nostra storia , come abbiamo abbandonato i nostri fratelli alla mercè della guerra. tragedie che oggi lasciano indifferenti , come nelle peggiori guerre mondiali. 01-08-2009 14:19 - Gianpaolo Sartori
  • Perchè voi del Manifesto c ome tutti i quotidiani del main stream non dite le cose xcome stanno. Che quella è una guerra imperiali8stica per il controllo di un'area nevragica dal puinto di visddta di vista econonmico-energertico che gli americani si ertano visti sottrasrre dall'altro imperialismo, quello sovbietico e che essi si allearono col diavolo islasmico (Al Quaeda) pur dfi rientrarne in possesso. Ma si sa il diavolo fa.... edf alla fine si sono trtovatoi a combatterte proprio cvoloro che erano convinti di aver usato senza contare cge era esattamente l'opposto. 01-08-2009 13:43 - giulio raffi
  • Agnoletto ha ragione. Di Pietro è tra i peggiori opportunisti della storia repubblicana.
    Mai + guerre mai + dipietri 01-08-2009 13:27 - giuva
  • Per chi non ha memoria storica vogliamo rammentare cosa accadde quando negli anni 80 quando uno scialbo esercito russo massacrò interi villaggi,rei solo di aver legittimamente dato asilo ai guerriglieri mujadin che ,in rappresentanza delle cento tribù afgane,si scagliavano contro i militari russi invasori.A prescindere dalle motivazioni che autorizzarono l'Armata Rossa ad entrare in un paese confinante,il dato reale fù che la CIA armò ,lentamente e sistematicamente,le frange guerrigliere e ben presto ebbero la meglio sugli elicotteri sovietici che impersevano all'interno dei villaggi tribali delle montagne del Nord.Quell'evento determinò una convulsa strategia della casa bianca con Reagan presidente che più tardi darà vita ad uno dei movimenti fondamentalisti mussulmani tra i più sanguinari della storia,ossia Al Kaida.Una guerra dimenticata forzatamente,l'abbattimento del muro e il crollo dell'urss hanno fatto sì che venisse metabolizzata la nemesi di quel conflitto,che ha dato le coordinate ai talebani per impiantare sul territorio di loro dominio una mentalità anacronistica e rigorosamente aculturata,come atipica è stata la connivenza armata con i signori della guerra e ,soprattutto,dell'oppio .Uno stato autoctono,dove la follia ha il sopravvento su tutto,ecco cos'è l'Afgaghistan o almeno com'era prima dell'8 settembre 2001.Una data da immolare per i posteri,l'imp,perchè l'illuminato Bush ritiene che si debba dare inizio ad nuova guerra santa per esportare la democrazia made in USA,un esemplificazione commerciale dei vissuti occidentali.Il peggio che si poteva fare è stato fatto,inoltre finchè le tribù attingeranno sempre dal traffico di oppio e di armi l'unico regime praticabile è quello che impongono i ras.Così anche per il resto del paese,un breve assaggio di vita occidentale(ma sempre con le sedimetazioni e reminescenze degli echi che venivano dalle montagne) da solo non può innescare l'autodeterminazione del popolo afgano verso un regime meno teocratico e più laico (tipo Turchia),figuriamoci all'instaurazione di una democrazia filoccidentale come affermò Bush quando decise di sponsorizzare l'equivoco Karzaj.L'Afgaghistan deve essere sgombrato da tutti gli avvoltoi che lo popolano,ivi compresi quelle forze occidentali che hanno interessi diametralmente opposti a quello che pubblicizzano attaverso i media.Finchè gli attuali equilibri saranno motivati dai flussi economici apportati dalle mafie di tutto il pianeta,l'Afgaghistan è destinato ad essere un teatro di guerra stabile,così come è per i palestinesi,per gli eritrei e per tutte quelle popolazioni che vengono alimentate dalle contraddizioni dei paesi ricchi. 01-08-2009 12:51 - Gennaro da Avellino
  • Perchè nessun giornalista ha mai sollevato la questione del peso sulla coscienza dei militari italiani per aver ucciso altri esseri umani? Perchè non vengono intervistati i nostri militari quando tornano chiedendogli esplicitamente se sono traumatizzati da ciò che hanno fatto o visto fare? Perchè non gli si chiede se per la loro coscienza è sufficiente sapere di essere dalla parte giusta per non sentire il peso di aver ucciso un altro essere umano? 01-08-2009 12:40 - silvio valpreda
  • Le gerarchie vaticane hanno lanciato il grido di guerra contro la pillola abortiva RU486:"Reagiremo".Ma non una parola abbiamo sentito sulle cosidette missioni di pace tanto sostenute dai nostri politicanti.Silenzio tombale.E già perchè gli appetiti internazionali valgono più della vita.E smettiamola di sbandierare un processo di democratizzazione che non verrà mai.Basta con queste bieche menzogne!Si abbia invece il coraggio di dire che questo Paese può apparire sulla scena internazionale soltanto partecipando a guerre impossibili.I falsi cattolici che siedono al Governo ed in Parlamento difendono la sacralità della vita soltanto quando si tratta di Eluana,del testamento biologico o della Legge 40.E'una vergogna! 01-08-2009 11:56 - antonio
  • I signori della guerra Hanno come angeli custodi i nostri soldati.
    Noi spendiamo parte delle nostre risorse per difendere i signori della guerra.
    Ma che bella notizia.
    La produzione dell'oppio è aumentata di cento volte...
    Ma proprio una bella notizia...
    Noi stiamo in quel paese per alimentare il crimine e la diffusione della droga nel mondo.
    Ma che notizie ci arrivano dal fronte.
    Il ministro La Russa cosa dice in riguardo a ciò?
    Scusate,il ministro non si impiccia di politica estera.
    Bene se questo è la situazione,cosa aspettiamo a sputare in faccia a chi vuole i soldati italiani in Afganistan.
    Le lotte umanitarie.
    La democrazia da esportare.
    Devono stare zitti.
    Agnoletto ci ha illustrato una situazione catastrofica che deve avere subito una risposta.
    Ne vale la nostra esistenza.
    Se si accetta una situazione come questa,si possono anche accettare i campi di concentramento e i forni crematori di Hitler. 01-08-2009 08:31 - mariani maurizio
  • Sinceramente non capisco dove erano nascosti tutti questi interlocutori democratici e affidabili quando si trattava di cacciare i talebani a calci nel sedere. Anche loro nascosti sui monti come i nostri partigiani ad aspettare che gli alleati si facessero ammazzare al posto loro? Ritiriamo tutte le truppe occidentali da quell'inferno e lasciamo che si scannino tra di loro, come hanno fatto negli ultimi 30 anni circa. 31-07-2009 21:58 - Giovanni Podda
  • Sono d'accordo,a parte che se per noi esiste il concetto di democrazia non è detto che lo stesso concetto possa essere assimilato da una popolazione abituata da secoli a vivere in un certo modo.Anche se prima dell'avvento dei talebani nelle città si viveva in maniera occidentale nel resto dell'Afghanistan i parametri di vita erano completamente differenti tanto è vero che i talebani con l'islam ortodosso e involutivo hanno preso il sopravvento.Tra l'altro c'è da dire che la democrazia non si esporta ma si costruisce giorno per giorno attraverso una personale evoluzione e se fino ad ora ciò in questo paese non è avvenuto è anche colpa di chi se ne doveva occupare cioè a dire Karzai col suo entourage,il quale finge di avere bisogno degli occidentale,quando in effetti non è vero a lui servono solo per proteggere il suo potere,come al solito.E noi che ci stiamo a fare laggiù,ma torniamo a casa e gli americani invece di distruggere sistematicamente i campi di papavero,ammazzano i civili con la scusa dei terroristi,tra l'altro gli interessi che si hanno nei confronti di questo paese sono ben altri e non penso proprio sia il bene della popolazione,che continua a tenere le donne coperte e ad usare la sharya e la pena di morte,smettiamola di prenderci in giro,ma che potenziamo le nostre truppe è come se dichiarassimo guerra ad un paese che a noi non ha fatto nulla,siamo truppe occupanti e tra l'altro lontane dai sentimneti della nostra costituzione,spero che si illuminano questi uomini che fanno finta di governarci e decidano il ritorno a casa,non è come in Libano o nel Kossovo li è tutta un altra storia. 31-07-2009 17:54 - maria giulia
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