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COMMENTO
04/09/2009
  •   |   Marco D'Eramo
    Il momento perduto di Barack Obama

    Per Barack Obama l’autunno si annuncia caldo, anzi rovente. Basti pensare al putiferio che sta suscitando una quisquilia come il discorso – annunciato per martedì mattina – del presidente a tutti gli scolari per la riapertura delle scuole. Un atto rituale, quindi scontato, ma i genitori di destra sono insorti: «Non voglio che mio figlio sia indottrinato da un presidente marxista», «voglio prima leggere quel che dirà per non esporlo ai veleni liberal». Alla fine Obama ha detto che renderà pubblico il testo del discorso lunedì. Ma non è bastato a placare gli animi.
    È solo un sintomo del veleno che ormai circonda una presidenza nata sotto i migliori auspici appena otto mesi fa. E non importano tanto i nuovi minimi di consenso toccati dai sondaggi: conterà solo il sondaggio del novembre 2010, per le elezioni di metà mandato, per rinnovare tutta la Camera e un terzo del Senato.
    Obama si trova in un impasse su tre fronti: Afghanistan, disoccupazione e riforma sanitaria. In Afghanistan, è ormai preso nella trappola che si era costruito da solo in campagna elettorale: allora aveva promesso escalation a Kabul per bilanciare il disimpegno da Baghdad e non alienarsi tutto il complesso militar-industriale. Ora lo sganciamento dall’Iraq è ancora parzialissimo (ma almeno i soldati Usa non muoiono più, chiusi come sono nelle loro basi), mentre l’Afghanistan si sta confermando come “il cimitero degli imperi”: le perdite della coalizione toccano record mai raggiunti in sette anni di guerra.
    Lo staff di Obama e si rende conto delle implicazioni politiche di un’equazione escalation afghana = escalation in Vietnam. Il problema per il presidente è che non ha la forza per opporsi ai generali, ma nessuno sa in che cosa potrebbe mai consistere una vittoria sul terreno: spazzare via i taleban è chiaramente impossibile. Né c’è la minima idea su una strategia di sganciamento.
    A prima vista l’economia parrebbe più favorevole a Obama, se (e solo se) è vero che la recessione sta esaurendosi. Ma le banche e, in parte, Wall street, si sono riprese solo perché la maggior parte del denaro riversato dal governo (cioè dai contribuenti) è fluito sulle banche stesse che lo hanno usato anche per giocare di nuovo in Borsa: da qui il rialzo dei vari mercati. Ma quanto è stato fatto finora va catalogato sotto la voce «socializzazione delle perdite», mentre pochissimo è andato ad alimentare l’occupazione e accrescere il potere d’acquisto della «classe media»: senza queste due misure, qualunque rilancio dell’economia potrà basarsi solo su un’altra bolla del credito e cioè sullo stesso meccanismo che ha provocato la crisi. Un piccolo indizio della gravita della situazione: gli acquisti per la riapertura delle scuole sono crollati, cioè i genitori sono restii a comprare persino zainetti, quaderni e accessori. Senza contare i dolori prossimi venturi per General Motors e Chrysler (e quindi per Fiat), ora che gli incentivi alla rottamazione sono finiti, aggravando ancora i problemi di disoccupazione.
    Sulla riforma sanitaria, ormai non passa giorno senza che Casa bianca e leadership democratica non annuncino un passo indietro o un ridimensionamento. Gli strateghi repubblicani sono riusciti a dare un seguito e un’eco mediatica inauditi all’«Obama stacca la spina a nonnina», cioè alla tesi che la riforma imporrà l’eutanasia su tutti gli anziani per ridurre i costi del servizio sanitario. Di fronte alle assemblee comunali prese d’assalto da vegliardi imbufaliti, la reazione dei parlamentari democratici è stata inefficace, se non imbelle. Ormai l’obiettivo è portare a termine non la migliore riforma sanitaria possibile, ma una riformetta qualunque, pur di averla alle spalle l’anno prossimo.
    Obama è perciò prigioniero delle piattaforme bipartisan su cui ha costruito la sua vittoria elettorale. Per vincere aveva proposto: 1) uno scambio tra Kabul e Baghdad per accontentare la sua base di colombe (che esigeva il ritiro dall’Iraq) ma non irritare i falchi; 2) un’uscita dalla crisi favorevole al mondo della finanza e delle banche, in cambio dell’appoggio elettorale che Wall street gli ha garantito; 3) una riforma sanitaria al ribasso per non avere contro di sé le lobbies: e infatti case farmaceutiche e assicurazioni avevano foraggiato la sua campagna assai più di quella di Bush, anche perché scommettono sempre sul cavallo favorito.
    Il risultato è quindi il contrario di quello a cui punta ogni buon stratega, da Clausewitz in poi: invece di animare le proprie truppe e scoraggiare i nemici, Obama sta infiammando gli avversari e demotivando i sostenitori: in questa dinamica delle forze, più che nell’istantanea del potere, sta il suo vero impasse politico. Di fronte a una destra scatenata che brandisce il bisnonno morente e i discorsi agli scolaretti, il popolo di Obama è ora preso da scoramento per i regali alle banche e il delinearsi di una riformetta sanitaria e un’escalation in Afghanistan. Nei siti di discussione delle sinistra Usa leggi sempre più domande tipo: «Dove è finito il movimento della pace? Perché non ci mobilitiamo per la riforma sanitaria con la stessa aggressività con cui la destra si mobilita contro di essa?» Il paradosso è che, in economia, come sulla sanità, Obama è considerato un pericoloso rivoluzionario marxista dalla destra, proprio mentre la sinistra si sente abbandonata da lui e lo vede pronto ai compromessi più disonorevoli.
    Nella politologia Usa il concetto critico è il momentum, quel che in fisica si chiama impulso o quantità di moto: non tanto la forza di cui disponi, ma lo slancio: puoi essere davanti, ma se stai frenando, stai per perdere, mentre puoi stare dietro, ma se in accelerazione, la vittoria ti arriderà. Ecco, per Obama il problema è che ormai ha perso momento, si è esaurita la spinta propulsiva dovuta alla sua elezione. Ora, riacquistare un impulso perso è assai più difficile che mantenerlo. Ma è questo il compito che l’aspetta. In altre parole, si gioca tutto nei prossimi mesi.


I COMMENTI:
  • ho appena trascorso la serata con amici bevendo, alcolici intendo, con la mia compagna non va da tempo, immaginate voi quindi, poi leggo i commenti su obama, rimango stupito, pensavo di non capire lei e poi scopro di avere qualche problemino perchè neppure voi capisco, non capisco se dite sul serio o se state recitando la parte dettata da qualcuno, ma davvero pensavate che per obama sarebbero state tutte rose e fiori, che una, scusate, LA RIFORMA sanitaria che avrebbe voluto fare non avrebbe incontrato ostacoli? in un paese come gli stati uniti, quindi per voi il problema non è il sistema (non dimenticatelo anzi stampatevelo bene in testa illussi!!! perchè anche se non volete farvene una ragione ma tutti noi ne facciamo parte) 06-09-2009 01:22 - massimiliano
  • a parte Roosveelt nessun presidente americano ha dovuto affrontantare una crisi economica come questa e, differenza di Roosveelt, Obama ha in più i problemi Iraq e Afghanistan. Mi piacerebbe che i critici di Obama, di fronte a questa eredità, avanzassero delle proposte. Le analisi più o meno lucide sono utili per comprendere una situazione, per uscirne occorre altro. 05-09-2009 16:29 - giovanni d'ottavio
  • Io gli stati uniti li frequento e mi avvilisce vedere che in europa nessuno che veda obama x quello che é, cioé un ponte fra due visioni del mondo. La strada é molto lunga, ma di là dal mare hanno cominciato a percorrerla. Qui, non si sa neppure che direzione prendere e leggendo il redattore dell'articolo e i commenti vedo solo presunzione e antiamericanismo idiota. 05-09-2009 16:24 - milovan djilas
  • Obama è assassino seriale come il suo predecessore Bush. Ieri ha bruciato vivi civili ai quali i patrioti talebani distribuivano benzina. L'altro ieri facendo ammoina ha defenestrato il Presidente dello Honduras. Ha crepare i poveri del suo paese e arricchisce le banche ed i banchieri.....Gli Usa sono diventati pericolosi per la pace del mondo. 05-09-2009 09:28 - pietro ancona
  • Obama è stato messo a fare il presidente per evitare una guerra civile nel paese.
    Obama ha fallito su tutti i fronti e la gente di destra e sinistra sta imbracciando le armi.
    I senza sanità spingono perche le promesse vengano mantenute.
    Quelli che invece che l'hanno e non vogliono pagare qualche dollaro in più per chi non l'ha si stanno incazzando con il nero.
    Insomma Obama è tra due fronti che lo contestano e che cominciano a menarsi.
    Arrivano notizie di una ripresa del razzismo e di una forte presa di coscienza da parte delle ex minoranze che sono diventate una potenza immensa.
    Gli USA,stanno per esplodere.
    Già circolano opuscoli per la preparazione di bombe da battaglia.
    LKa cosa è buona perche costringerà l'amministrazione a rifare entrare tutti i soldati nel mondo!
    Prepariamoci ad assistere alla più feroce delle guerre civili! 05-09-2009 09:27 - mariani maurizio
  • Ciao Manifesto, a proposito di Obama ho letto un paio di giorni fa un articolo di John Pilger su Obama decisamente critico, http://www.zmag.org/zvideo/3227,atteggiamento condiviso ormai da molti intellettuali statunitensi, tra cui Noam Chomsky. Ma ciò che mi ha sorpreso negativamente è stato leggere che Pilger aveva scritto a febbraio un articolo dello stesso tono per il Manifesto, ma che a quanto pare sia stato rifiutato, con la scusa che non era il momento migliore per critiche al presidente americano.
    Obama come suggerisce anche Chomsky è probabilmente , o è stata, la migliore operazione di marketing del secolo, sintetizzata da uno slogan vuoto e insulso come Yes, we can.Le domande sono due: non ve ne eravate accorti e devo abbonarmi al Fatto? 05-09-2009 00:32 - Giovanni Bergamaschi
  • An extremely lucid precise analysis of the difficult situation Obama has created after only 8 months. More so that any article I have read in US papers on line. If he is being called a marxist now-in 2010 I can't imagine what his opponents will say! I can't imagine democrats taking their children out of school when Bush made his school opening speech. 05-09-2009 00:31 - margery
  • Un paio di note:
    1- La destra repubblicana adotta e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e la tattica della destra berlusconiana; calunnie, attacchi basati su luoghi comuni, attacchi personali etc. La cosa interessante e' che anche senza il massiccio controllo dei media che ha invece il P2 questi attacchi funzionano. E' un po' la storia della calunnia che e' un venticello...A proposito della propostadi Obama sulla riforma sanitaria e' stata inventata di sana pianta la calunnia che sarebbero state istituite 'squadre della morte" per decidere se lasciar morire andicappati o pazienti in fase avanzata. In molti ci hanno creduto, mi pare il 35 % della popolazione. Questo dovrebbe istruirci sulle tattiche adottate e che P2 adottera'. I pesi piuma del PD dovrebbero veramente andarsene perche' incapaci o, forse, si salveranno politicamente proprio perche' incapaci e percio' inoffensivi.

    2- Il pentagono ha un badget di 550 miliardi di dollari, senza contare i 100 miliardi annui per le spese correnti (guerre in corso) e il badget della CIA che seppure parte del pentagono ha un badget separato e segreto. Andare contro una potenza del genere, con tattiche ti tipo tradizionale, e' praticamente impossibile.
    E anche questo dovrebbe insegnarci qualche cosa: Infatti la politica Italiana e' stata sempre "influenzata dalla CIA". Gli idioti della sinistra che lo hanno negato o non lo hanno capito hanno affossato ogni possibilita' di controbattere le azioni di quel mostro.

    3- Il Vaticano, per forza e capacita' di influenzare la vita politica italiana e' paragonabile, su scala locale, alla forza del pentagono, che, ripeto, include la CIA. E cosi' i disperati tentativi di includere i cattolici nella sfera comunista sono falliti miseramente. A cominciare dagli elogi fatti per qualche chiacchiera contro il capitalismo che qualche papa andava cianciando alla aperte eulogie della chiesa tipo Veltroni o Rutelli ma anche Bertinotti.

    PS scusa sai ma che vuol dire: "puoi essere davanti, ma se stai frenando, stai per perdere, mentre puoi stare dietro, ma se in accelerazione, la vittoria ti arriderà" 05-09-2009 00:10 - murmillus
  • Il gioco e´ irriparabile perso. Anzi, le speranze erano tutte nostre, non di lui o del suo circolo intimo. Quantunque fosse inaspettata la sua campagna dinamica, l´ha frenata Obama il primo giorno che ha assunto il trono.
    Mi chiedo quanto intellettuale e astratto era l´impulso sotto tutte le orazioni scintillanti che ci hanno incantato. Evidentemente non ha rivelato molto su di sue vere politiche.

    A noi nordamericani ci piace un leader - non importa tanto le politiche, solo la presenze e le convinzioni del leader. Ne era Reagan, o Roosevelt, il maestro intoccabile. Obama ha perso in pochi mesi le sue insegne reali - adesso ci pare un piccolo funzionario statale. 04-09-2009 20:56 - Rassegnato
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