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COMMENTO
07/09/2009
  •   |   Loris Campetti
    Il bivio d'autunno della Cgil

    Anche quest'anno il campanello che annuncia l'inizio ufficiale dell'autunno è suonato a Cernobbio. Nella ridente cittadina sul ramo non manzoniano del lago di Como si riunisce annualmente il Gotha del potere economico-finanziario con le sue appendici politiche, con la pretesa di dettare l'agenda per l'anno che inizia. Tra i messaggi – gli input – inviati domenica scorsa c'è l'accorato appello della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia al segretario della Cgil Gugliemo Epifani: siamo tutti sulla stessa barca, remiamo insieme per superare le rapide della crisi.
    Nulla di straordinario: alla vigilia di importanti rinnovi contrattuali, dentro una crisi che è finita forse per i banchieri e i premier mentre per il lavoro sta entrando nella fase più distruttiva, è comprensibile che la capa dei padroni tema di trovarsi contro il più importante sindacato, perciò lancia il suo canto di sirena ammaliatrice. Tanto più che la Cgil è l'unico sindacato confederale che non ha firmato l'accordo sulla (contro)riforma del sistema contrattuale, dunque il più sospettabile - dal punto di vista della Confindustria - di raccogliere e rappresentare l'eventuale conflitto sociale determinato dalla precipitazione delle condizioni materiali di chi lavora, o ha perso o perderà il lavoro.
    Anche la risposta di Epifani alla sua interlocutrice al termine della colazione sul lago è ragionevole. Guardiamo ai fatti, che contano più delle parole; saranno i fatti a determinare le scelte della Cgil. E un fatto è certo: contro la volontà e senza la firma della Cgil è stato ribaltato il sistema delle relazioni industriali, sono stati sterilizzati i contratti di categoria, è stato violato il principio della democrazia secondo cui se si mette mano ai salari, ai diritti e ai poteri di milioni di lavoratori bisognerebbe almeno chiedere il loro parere. Giustamente la Cgil non ha firmato quell'accordo separato che si aggiunge a tanti altri accordi separati voluti dal governo e dagli imprenditori.
    Ora, i padroni pretenderebbero di riportare la Cgil al tavolo, anzi ai tavoli contrattuali delle categorie per far rientrare dalla finestra quel che è uscito dalla porta. Magari con qualche contentino o deroga. Perché temono il conflitto, hanno paura che la temperatura sociale dell'autunno possa salire. Salirà di certo, se Marcegaglia e i suoi, per mano del "governo amico" continueranno a presentare il conto della crisi ai soliti noti con la complicità dei "sindacati amici", cioè complici: Cisl e Uil. Una strada miope politicamente, e suicida da un punto di vista economico perché falcidiare salari e occupazione non aiuta certamente la ripresa della domanda. Lo capisce anche chi non ha preso la laurea ad Harvard.
    La Cgil si trova di fronte a una scelta ineludibile: privilegiare la rappresentanza democratica di chi costituisce la sua ragione sociale, stare con chi si batte per il lavoro, i diritti, la democrazia e chiede una redistribuzione della ricchezza, oppure far prevalere la realpolitik per non rischiare di essere marginalizzata insieme al movimento che rappresenta. Sarà il congresso nazionale della Cgil ai suoi primi passi a dare una risposta. Qualora di risposte dovesse emergerne più d'una, sarebbe utile a tutti mettere a valore, e dunque a confronto, le differenze.


I COMMENTI:
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  • L'incontro conviviale di Cernobbio tra la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ed il segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani è significativo innanzitutto per l'ambiente in cui avviene che è quello in cui industriali, economisti e politici discutono i modi più acconci per lo
    sviluppo del capitalismo. Significativo anche per la diplomazia "segreta" che lo ha preparato che coinvolge governo e PD e quella forte corrente politica e giuslavorista che ha funestato i lavoratori con il pacchetto Treu, la legge Biagi, le controriforme delle pensioni e che condivide l'accordo separato Cisl Uil del contratto nazionale (svuotato) e della contrattazione. L'incontro avviene in forza di una delle due linee che portano avanti padronato e destra, la linea dell'assorbimento della CGIL nel "progetto Paese" cioè nel suprematismo assoluto della impresa su tutto. La subordinazione dei lavoratori e la loro scomparsa come soggetto sociale sono considerati dogmi. La Marcegaglia è portatrice di questa linea mentre Sacconi vorrebbe l'umiliazione e la discriminazione della CGIL così come umilia e discrimina i sindacati di base. La Marcegaglia sa meglio di Sacconi quanto conta ancora la CGIL nelle realtà delle imprese. Sa benissimo che Cisl ed UIL non sono in grado di offrire al padronato italiano quelle garanzie di cui hanno bisogno per realizzare i loro disegni.
    Sacconi si è affrettato subito, mentre Epifani e Marcegaglia non si erano ancora alzati dal tavolo da pranzo, a chiedere alla CGIL di presentarsi a rapporto da CIsl e UIL ed arrendersi. Cisl ed UIL che
    lisciando il pelo alla tigre hanno già stipulato una intesa con la Lega per una forte differenziazione salariale per il Nord da ottenere attraverso il contratto riformato e rifiutato dalla CGIL.
    Non è casuale che proprio ieri a Cernobbio il Ministro Tremonti abbia pubblicizzato l'esistenza di risorse quasi inesauribili per gli ammortizzatori sociali. Significa che l'obiettivo da conseguire è ottenere un atteggiamento di disponibilità alla CIG ed ai sussidi di disoccupazione e di evitare il conflitto per il posto di lavoro. La Marcegaglia sa bene che deve catturare ed imbrigliare la CGIL se
    vuole evitare un autunno caldo e cioè azioni di lotta e di contrasto ai licenziamenti. Vuole sterilizzare la CGIL ed isolare quanti lotteranno per evitare la chiusura della loro azienda, chiusura spesso dettata da
    progetti di trasferimento o di utilizzo diverso delle aree. Insomma vuole la collaborazione della CGIL su due fronti: nelle relazioni con i lavoratori e verso il Governo per ottenere altro denaro "vero" come ama dire.
    A Cernobbio si è ripetuto un deja vu del film di questi ultimi anni. La Confindustria (o il governo) detta l'agenda, stabilisce gli argomenti da discutere e presenta le sue proposte già preparate dal suo ufficio studi e già conosciute preventivamente da Cisl ed Uil. L'agenda degli argomenti riguarda soltanto riduzione di diritti e smantellamento di precedenti accordi con qualche zuccherino come quello della detassazione di una piccola parte del salario che comunque dà soltanto qualche spicciolo
    insignificante. Dagli accordi di concertazione del 1993 non c'è un solo incontro governo sindacati e confindustria che si sia svolto su una agenda preparata dai sindacati e rivolta a migliorare le condizioni dei lavoratori. L'Italia è forse l'unico Paese al mondo in cui grandi e potenti Confederazioni Sindacali tolgono anzicchè aggiungere diritti ai propri rappresentati. Ora, queste potenti Confederazioni rischiano di avere i piedi di argilla e comunque si stanno trasformando in organismi di servizi bilaterali quasi parastatali.
    Ecco perchè ogni incontro, in questo quadro, con questi precedenti non può che essere funesto. 08-09-2009 14:35 - pietro ancona
  • io sono fermamente convinto che per poter rappresentare e tutelare bisogna essere "nelle" contrattazioni, pertanto mi schiero per la realpolitik con la fermezza delle nostre ideologie, senza calarsi le brache, ma con la consapevolezza di dover stare dietro ai tempi che cambiano, e con essi le aspettative e le consapevolezze dei rappresentati. 08-09-2009 13:30 - giovanni corbo
  • Confindustria dopo aver cercato di mettere all'angolo il maggiore sindacato italiano,scopre d'incanto che tutto cio'potrebbe non bastare.
    Il suo presidente cerca di ammagliare la Cgil con discorsi del tipo siamo tutti sulla stessa barca.
    Discorsi di cui si fa fatica a credere la buona fede.
    E'certo che un paese per uscire da una crisi drammatica come quella odierna abbia bisogno di tutti.
    Peccato che confindustria ricordi il sistema paese a fasi alterne.
    Chi scrive e' uno che crede nella concertazione, ma non in una concertazione pelosa che ha come unico obiettivo quello di rendere la vita dei lavoratori sempre più dura.
    Credo che un sano 'anticapitalismo' possa al momento essere l'unica alternativa per il sindacato.
    Non possiamo che sorridere amaramente quando sentiamo parlare di cogestione aziendale oggi che i conti delle aziende sbuffano.Questa ultima novita' ricorda la detassazione degli straordinari quando ormai il lavoro era sparito. 08-09-2009 10:46 - ALESSANDRO
  • Sono un delegato della FIM CISL che cerca di impegnarsi tutti i giorni nell'affrontare questo momento difficile fatto di mobilità, esuberi ed aziende che espatriano; trovo offensivo che il mio lavoro e quello dei miei colleghi delegati venga definito complice di Confindustria, con la quale per inciso ci scontriamo spessissimo, solo perchè si sono firmati degli accordi non condivisi dalla GGIL. Per cortesia, è demagogico e non aiuta la comprensione scrivere che questi accordi falcidiano salari ed occupazione senza entrare nel merito. E' altresi chiaro che nel momento attuale, con l'inflazione all'uno percento, è una presa in giro dei lavoratori chiedere 250 Euro di aumento sul triennio piuttosto che il blocco dei licenziamenti; sono proposte meramente populistiche che non vengono neppure prese in considerazione dalla controparte.
    A tutti piace essere duri e puri ma solo se ciò porta a qualche risultato, altrimenti diventa un'esercizio miope. 08-09-2009 09:09 - Andrea Simonetta
  • bivio d'autunno
    Io sto come sempre con Loris Campetti che è di splendida chiarezza. Certo non invidio i compagni della CGIL che devono battersi in un mondo dove è egemone il capitale. Costretti come sono sulla difensiva non potranno fare più di tanto. Si può anche perdere ma mi pare che sia giunto il tempo di farlo con dignità senza cedere alle Marcegaglie di turno. I troppi compromessi al ribasso ci hanno riportato indietro di 50 anni sia sul piano sindacale che su quello politico
    saluti
    Beniamino 08-09-2009 08:58 - Rossi Beniamino
  • Campetti al massimo può perdere il pelo, non certo il vizio. Proprio come Guglielmo Epifani. Anche se il primo fa simpatia, perché è un innamorato sempre tradito. Fatti e non parole dice il segretario, fatti e non parole ripete il giornalista che non vuole vedere. Cosa? Che il conflitto, ovvero la fine REALE della concertazione, fa paura alla "sinistra" moderata perché le toglierebbe l'ultima ragione di esistenza. Ma c'è altro, e dovremmo ricordarlo: con i lavoratori che salgono sui tetti oggi e domani chissà l'accordo Cgil-Confindustria è una contitio sine qua non per quell'unità nazionale che piace tanto a Bersani e Napolitano. 08-09-2009 08:45 - Carlo
  • Il fatto stesso che sia lecito porsi domande come quelli esposti nell'articolo, la dice lunga su "dove sta" la CGIL (anche senza voler ricordare il 1993 e concertazioni varie).
    D'altra parte, contenti i lavoratori contenti tutti. 08-09-2009 05:23 - lele
  • Io di Guglielmo Epifani non mi fido. La CGIL non ha firmato i contratti perchè non poteva fare altro. Se domani tornasse al potere il centro-sinistra la CGIL firmerebbe tutto, anche i contratti capestro, come ha fatto ai tempi del " Governo Amico " di Romano Prodi. Allora sarebbero la CISL e la UIL a non firmare i contratti ed a passare per frenatori e sabotatori. La difesa dei lavoratori c'entra poco. E' tutta questione di sporca politica. Io mi sono impegnato dentro la CGIL per difendere assieme a tanti compagni una certa idea di sindacato antagonista pronto alla lotta di classe per la difesa dello stato sociale fin dai tempi di " Alternativa Sindacale " ed " Essere Sindacato ", ma siamo stati sconfitti. Ora nella CGIL tutti i quadri sindacali sono allineati e coperti in un conformismo sempre più schifoso.Questo succede soprattutto fra i pensionati delle LEGHE SPI. Invece di parlare con i giovani incitandoli a trarre esempio dalle lotte del passato, gli anziani della CGIL pensano solo alle gare bocciofile ed ai tornei di briscola e tressette. Si salvano solo i COBAS, i sindacati autonomi e la FIOM - CGIL. 08-09-2009 05:06 - gianni
  • un grande sindacato come lA
    cgil DEVE FARE AMBEDUE LE COSE: GESTIRE I CONFLITTI E LE LOTTE DEI LAVORATORI PER CONTARE ED ESSERE PRESENTE NEI NEGOZIATI CON CONFINDUSTRIA E CISL E UIL: D'ALTRONDE NON ERA QUESTO CHE FACEVA A LIVELLO POLITICO IL PCI? 07-09-2009 21:36 - pietro
  • Ai compagni della CGIL.
    Sono un vecchio compagno iscritto da sempre alla CGIL e vi dico,di non farvi incantare dalla confindustria.
    Loro hanno uno scopo,attaccare i lavoratori e togliergli gli ultimi diritti.
    Non vi fate coinvolgere altrimenti la furia della classe operaia si abbatterà anche contro il sindcato.
    State attenti,questi sono entrati in un tunnel che li porterà a una sconfitta storica.
    Questi sono giorni che fanno la storia.
    La crisi è senza soluzione e nemmeno i licenziamenti basteranno a rialzare l'economia morente.
    Il sindacato è anche lui a un bivio.Oggi si fa politica e si esce dal vecchio modo di difesa dei lavoratori.
    Dobbiamo diventare Stato e propore un sistema cooperativo in sostituzione del vecchio modo del lavoro salariato.
    Il futuro è di chi sapra lottare meglio 07-09-2009 20:32 - maurizio mariani
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