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Loris Campetti
Il bivio d'autunno della Cgil
Anche quest'anno il campanello che annuncia l'inizio ufficiale dell'autunno è suonato a Cernobbio. Nella ridente cittadina sul ramo non manzoniano del lago di Como si riunisce annualmente il Gotha del potere economico-finanziario con le sue appendici politiche, con la pretesa di dettare l'agenda per l'anno che inizia. Tra i messaggi – gli input – inviati domenica scorsa c'è l'accorato appello della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia al segretario della Cgil Gugliemo Epifani: siamo tutti sulla stessa barca, remiamo insieme per superare le rapide della crisi.
Nulla di straordinario: alla vigilia di importanti rinnovi contrattuali, dentro una crisi che è finita forse per i banchieri e i premier mentre per il lavoro sta entrando nella fase più distruttiva, è comprensibile che la capa dei padroni tema di trovarsi contro il più importante sindacato, perciò lancia il suo canto di sirena ammaliatrice. Tanto più che la Cgil è l'unico sindacato confederale che non ha firmato l'accordo sulla (contro)riforma del sistema contrattuale, dunque il più sospettabile - dal punto di vista della Confindustria - di raccogliere e rappresentare l'eventuale conflitto sociale determinato dalla precipitazione delle condizioni materiali di chi lavora, o ha perso o perderà il lavoro.
Anche la risposta di Epifani alla sua interlocutrice al termine della colazione sul lago è ragionevole. Guardiamo ai fatti, che contano più delle parole; saranno i fatti a determinare le scelte della Cgil. E un fatto è certo: contro la volontà e senza la firma della Cgil è stato ribaltato il sistema delle relazioni industriali, sono stati sterilizzati i contratti di categoria, è stato violato il principio della democrazia secondo cui se si mette mano ai salari, ai diritti e ai poteri di milioni di lavoratori bisognerebbe almeno chiedere il loro parere. Giustamente la Cgil non ha firmato quell'accordo separato che si aggiunge a tanti altri accordi separati voluti dal governo e dagli imprenditori.
Ora, i padroni pretenderebbero di riportare la Cgil al tavolo, anzi ai tavoli contrattuali delle categorie per far rientrare dalla finestra quel che è uscito dalla porta. Magari con qualche contentino o deroga. Perché temono il conflitto, hanno paura che la temperatura sociale dell'autunno possa salire. Salirà di certo, se Marcegaglia e i suoi, per mano del "governo amico" continueranno a presentare il conto della crisi ai soliti noti con la complicità dei "sindacati amici", cioè complici: Cisl e Uil. Una strada miope politicamente, e suicida da un punto di vista economico perché falcidiare salari e occupazione non aiuta certamente la ripresa della domanda. Lo capisce anche chi non ha preso la laurea ad Harvard.
La Cgil si trova di fronte a una scelta ineludibile: privilegiare la rappresentanza democratica di chi costituisce la sua ragione sociale, stare con chi si batte per il lavoro, i diritti, la democrazia e chiede una redistribuzione della ricchezza, oppure far prevalere la realpolitik per non rischiare di essere marginalizzata insieme al movimento che rappresenta. Sarà il congresso nazionale della Cgil ai suoi primi passi a dare una risposta. Qualora di risposte dovesse emergerne più d'una, sarebbe utile a tutti mettere a valore, e dunque a confronto, le differenze.
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sviluppo del capitalismo. Significativo anche per la diplomazia "segreta" che lo ha preparato che coinvolge governo e PD e quella forte corrente politica e giuslavorista che ha funestato i lavoratori con il pacchetto Treu, la legge Biagi, le controriforme delle pensioni e che condivide l'accordo separato Cisl Uil del contratto nazionale (svuotato) e della contrattazione. L'incontro avviene in forza di una delle due linee che portano avanti padronato e destra, la linea dell'assorbimento della CGIL nel "progetto Paese" cioè nel suprematismo assoluto della impresa su tutto. La subordinazione dei lavoratori e la loro scomparsa come soggetto sociale sono considerati dogmi. La Marcegaglia è portatrice di questa linea mentre Sacconi vorrebbe l'umiliazione e la discriminazione della CGIL così come umilia e discrimina i sindacati di base. La Marcegaglia sa meglio di Sacconi quanto conta ancora la CGIL nelle realtà delle imprese. Sa benissimo che Cisl ed UIL non sono in grado di offrire al padronato italiano quelle garanzie di cui hanno bisogno per realizzare i loro disegni.
Sacconi si è affrettato subito, mentre Epifani e Marcegaglia non si erano ancora alzati dal tavolo da pranzo, a chiedere alla CGIL di presentarsi a rapporto da CIsl e UIL ed arrendersi. Cisl ed UIL che
lisciando il pelo alla tigre hanno già stipulato una intesa con la Lega per una forte differenziazione salariale per il Nord da ottenere attraverso il contratto riformato e rifiutato dalla CGIL.
Non è casuale che proprio ieri a Cernobbio il Ministro Tremonti abbia pubblicizzato l'esistenza di risorse quasi inesauribili per gli ammortizzatori sociali. Significa che l'obiettivo da conseguire è ottenere un atteggiamento di disponibilità alla CIG ed ai sussidi di disoccupazione e di evitare il conflitto per il posto di lavoro. La Marcegaglia sa bene che deve catturare ed imbrigliare la CGIL se
vuole evitare un autunno caldo e cioè azioni di lotta e di contrasto ai licenziamenti. Vuole sterilizzare la CGIL ed isolare quanti lotteranno per evitare la chiusura della loro azienda, chiusura spesso dettata da
progetti di trasferimento o di utilizzo diverso delle aree. Insomma vuole la collaborazione della CGIL su due fronti: nelle relazioni con i lavoratori e verso il Governo per ottenere altro denaro "vero" come ama dire.
A Cernobbio si è ripetuto un deja vu del film di questi ultimi anni. La Confindustria (o il governo) detta l'agenda, stabilisce gli argomenti da discutere e presenta le sue proposte già preparate dal suo ufficio studi e già conosciute preventivamente da Cisl ed Uil. L'agenda degli argomenti riguarda soltanto riduzione di diritti e smantellamento di precedenti accordi con qualche zuccherino come quello della detassazione di una piccola parte del salario che comunque dà soltanto qualche spicciolo
insignificante. Dagli accordi di concertazione del 1993 non c'è un solo incontro governo sindacati e confindustria che si sia svolto su una agenda preparata dai sindacati e rivolta a migliorare le condizioni dei lavoratori. L'Italia è forse l'unico Paese al mondo in cui grandi e potenti Confederazioni Sindacali tolgono anzicchè aggiungere diritti ai propri rappresentati. Ora, queste potenti Confederazioni rischiano di avere i piedi di argilla e comunque si stanno trasformando in organismi di servizi bilaterali quasi parastatali.
Ecco perchè ogni incontro, in questo quadro, con questi precedenti non può che essere funesto. 08-09-2009 14:35 - pietro ancona
Il suo presidente cerca di ammagliare la Cgil con discorsi del tipo siamo tutti sulla stessa barca.
Discorsi di cui si fa fatica a credere la buona fede.
E'certo che un paese per uscire da una crisi drammatica come quella odierna abbia bisogno di tutti.
Peccato che confindustria ricordi il sistema paese a fasi alterne.
Chi scrive e' uno che crede nella concertazione, ma non in una concertazione pelosa che ha come unico obiettivo quello di rendere la vita dei lavoratori sempre più dura.
Credo che un sano 'anticapitalismo' possa al momento essere l'unica alternativa per il sindacato.
Non possiamo che sorridere amaramente quando sentiamo parlare di cogestione aziendale oggi che i conti delle aziende sbuffano.Questa ultima novita' ricorda la detassazione degli straordinari quando ormai il lavoro era sparito. 08-09-2009 10:46 - ALESSANDRO
A tutti piace essere duri e puri ma solo se ciò porta a qualche risultato, altrimenti diventa un'esercizio miope. 08-09-2009 09:09 - Andrea Simonetta
Io sto come sempre con Loris Campetti che è di splendida chiarezza. Certo non invidio i compagni della CGIL che devono battersi in un mondo dove è egemone il capitale. Costretti come sono sulla difensiva non potranno fare più di tanto. Si può anche perdere ma mi pare che sia giunto il tempo di farlo con dignità senza cedere alle Marcegaglie di turno. I troppi compromessi al ribasso ci hanno riportato indietro di 50 anni sia sul piano sindacale che su quello politico
saluti
Beniamino 08-09-2009 08:58 - Rossi Beniamino
D'altra parte, contenti i lavoratori contenti tutti. 08-09-2009 05:23 - lele
cgil DEVE FARE AMBEDUE LE COSE: GESTIRE I CONFLITTI E LE LOTTE DEI LAVORATORI PER CONTARE ED ESSERE PRESENTE NEI NEGOZIATI CON CONFINDUSTRIA E CISL E UIL: D'ALTRONDE NON ERA QUESTO CHE FACEVA A LIVELLO POLITICO IL PCI? 07-09-2009 21:36 - pietro
Sono un vecchio compagno iscritto da sempre alla CGIL e vi dico,di non farvi incantare dalla confindustria.
Loro hanno uno scopo,attaccare i lavoratori e togliergli gli ultimi diritti.
Non vi fate coinvolgere altrimenti la furia della classe operaia si abbatterà anche contro il sindcato.
State attenti,questi sono entrati in un tunnel che li porterà a una sconfitta storica.
Questi sono giorni che fanno la storia.
La crisi è senza soluzione e nemmeno i licenziamenti basteranno a rialzare l'economia morente.
Il sindacato è anche lui a un bivio.Oggi si fa politica e si esce dal vecchio modo di difesa dei lavoratori.
Dobbiamo diventare Stato e propore un sistema cooperativo in sostituzione del vecchio modo del lavoro salariato.
Il futuro è di chi sapra lottare meglio 07-09-2009 20:32 - maurizio mariani