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Tommaso Di Francesco
Grazie, Piero
Basta, accusare Piero Sansonetti di essere andato stavolta «oltre il giardino», cioè oltre le apparizioni bertinottiane, che almeno avevano l’ambigua scusante della rappresentatività. Basta, puntare il dito perché, nello sforzo dichiarato di essere «l’altro» – il diverso, il non omologato - è invece prepotentemente entrato con tutte le scarpe dentro la sceneggiatura e la scenografia della corte dei miracoli di Porta a Porta. Con Vespa, quinta carica dello stato, impegnato a gettare il salvagente all’utilizzatore finale, il naufrago di Arcore.
Troppo facile e feroce denunciare l’apparizione ectoplasmatica di Sansonetti dai mega-video per l’occasione più giganti che mai, quasi a volere mostrare il «grande ruolo» assegnato all’informazione da parte dell’uomo che ne è per gran parte proprietario e che ogni giorno minaccia, ricatta e bastona quella che non gli appartiene e quella indipendente. E poi, non aveva Piero Sansonetti spiegato la sua scelta di andare con una motivazione «estremista» («Ci vado, perché la spartizione delle poltrone in tv riguarda anche il Pd»)?
Un solo interrogativo: alla poltrona di chi si è seduto stavolta Piero Sansonetti? Perché, come non vedere nelle parti assegnate la comparsata da recitare in rappresentanza di una sinistra che non c’è, meglio se c’è un caratterista che la parte la sa a memoria?
Basta con queste denunce e accuse d’altri tempi. Con la smania di esserci e d’apparire, Piero Sansonetti, probabilmente, ha fondato una corrente di pensiero e un modo d’essere della sinistra e del giornalismo: il sansonettialismo, vale a dire il sensazionalismo dell’annuncio di sé. Dando dimostrazione, coraggiosa e virtuosa, che l’egotismo di sinistra probabilmente è peggiore di quello di destra.
Per un destino crudele, nello stesso giorno di questa «prova», è venuto da lontano, dalla martoriata Baghdad un messaggio importante. È stato liberato Muntazer al-Zeidi, il giornalista responsabile di avere lanciato due scarpe contro Bush e che, oltre a denunciare di essere stato torturato, ha rivendicato il gesto proprio in quanto giornalista perché, ha spiegato, la conferenza stampa del presidente americano e di Al Maliki era un teatrino apparecchiato, le domande veramente fastidiose non si dovevano fare. Non possiamo certo chiedere a tutti di avere lo stesso coraggio degli iracheni e dei giornalisti iracheni. Ma certo sarebbe ora di uscire dall’agenda di Berlusconi.
Comunque, grazie Piero. Con la comparsa come sponda del presidente del consiglio, abbiamo finalmente capito appieno il senso di un titolo che ti appartiene e al quale, sappiamo sei particolarmente affezionato: «Sinistra, fai schifo». Ora L’Isola dei famosi non te la leva nessuno.
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Adesso Sansonetti sarebbe garantista e libertario? Da quando questi termini sono sinonimi di impunità nei confronti dei delinquenti? Attenzione, stai scivolando nel peggior craxismo.
Comunque Sansonetti è una persona penosa, anche, e soprattutto, dal punto di vista umano. 09-06-2010 00:05 - Alessio
Diciamo che negli ultimi anni la politica securitaria è stata inaugurata proprio da signori di “sinistra” come Cofferati, un personaggio in precedenza sponsorizzato dal quotidiano Il Manifesto come se fosse una sorta di Che Guevara. Svegliatevi!!!!
La nascita del Pd ad opera di Veltroni, ben sponsorizzata dalla frazione borghese facente capo a De Benedetti, si è poi determinata sulla base di quel medesimo orizzonte subculturale.
Se questa è la situazione oggettiva, nessuno faccia inutili e stupide guerre contro Sansonetti.
Si può discutere, in modo sereno e senza pregiudizi, se quest’ultimo abbia fatto bene oppure no ad accettare l'invito di Vespa a partecipare alla trasmissione di Porta a Porta.
A mio avviso, ha fatto bene per il semplice motivo che senza di lui ci sarebbe stato solo un monologo di Berlusconi e non bisogna abituare milioni di persone a questa orribile cosa.
Del diritto fa parte anche il diritto consuetudinario e la consuetudine nell'attuale mondo italico dell'informazione è bene criticarla di continuo, almeno per non farla diventare droga continua delle menti.
Un'ulteriore e fondamentale questione, sempre sulla libertà di informazione. Come non ci piace la denuncia di Berlusconi a L'Unità, così non dovrebbe assolutamente piacerci la querela del presidente della Camera Gianfranco Fini a Feltri. Immaginiamo se tali dinamiche fossero estese al variegato mondo di Internet che negli ultimi anni ha già subito diversi attacchi alla libertà di informazione!!!!
No agli oligopoli - nati sempre con aiuti e lottizzazioni dello Stato - nel mondo dell'informazione. Stop alle denunce e alle querele dei Politici nei confronti dei giornalisti. Basta con la politica fatta con i gossip, la dietrologia e le culture forcaiole!
Questi, non quelli che vorrebbe De Benedetti, dovrebbero essere i contenuti della prossima manifestazione nazionale a difesa della libertà di stampa e di informazione. 17-09-2009 20:24 - alessio
grazie 17-09-2009 18:45 - spartaco