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COMMENTO
17/09/2009
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Obama abbandona lo scudo antimissile

    Alla fine ha avuto ragione Petr Uhl, l’ex protagonista della Primavera di Praga e portavoce di Charta 77 che, diventato anche portavoce del movimento contro lo scudo antimissile, ci raccontava a Praga che ormai c’era una sola speranza: «Obama deve dire no, e lo dirà, non è un cowboy come Bush». E Barack Obama ieri ha rinunciato al sistema antimissile che, secondo il volere di George W. Bush, schierava una base Usa con un mega-radar a 70 chilometri da Praga e dieci rampe di missili intercettori in Polonia. È stato di parola, sciogliendo i dubbi che aveva lasciato quando arrivò a Praga nell’aprile scorso, annunciando un «approccio diverso», preso «all’unanimità» all’interno dell’Amministrazione americana, che intanto coinvolga e protegga davvero gli alleati della Nato - anche perché l’Alleanza atlantica stessa era stata aggirata dalle decisioni che la Casa bianca aveva preso all’inizio del 2007.
    Non è, naturalmente una scelta «di pace», anche perché dopo le dichiarazioni di Obama pressato dallo stato maggiore americano e dalla lobby della armi, è subito arrivata la comunicazione del ministro della difesa Robert Gates. Ha spiegato che, allora, dal 2015 il nuovo piano antimissile verrà avviato sulle navi da guerra Usa «per proteggere l’Europa dalle minacce immediate».
    Ma ci troviamo di fronte ad una scelta storica, che ha tenuto, ha dovuto tenere conto, della protesta della maggior parte delle popolazioni ceche e polacche, come di un vasto movimento pacifista di protesta. Che non si è fermato ai sit-in, ma ha intessuto un dialogo con la sinistra del partito democratico coinvolgendo anche la presidente del Congresso, Nancy Pelosi.
    Il fatto ancora più straordinario, proprio dalle parole di Obama anticipate da una informativa passata per alcuni giornali importanti come il Wall Street Journal, è che i missili dell’Iran «restano una grave minaccia» alla sicurezza americana e degli alleati, ma quel paese «canaglia» di fatto non ha ancora sviluppato una capacità missilistica tale da impensierire realmente. Insieme alla considerazione-ammissione che «Mosca ha equivocato le intenzioni degli Stati uniti perché l’obiettivo era la minaccia iraniana».
    Ora i governi ceco e polacco, tremano, nei loro mille contorcimenti e subalternità. Ma anche l’euforia a Praga è grande tra le migliaia di giovani che non hanno smesso un giorno di battersi contro. Del resto com’era possibile che, per una volontà superiore e con la subalternità dei governi locali, aree di eccezionale valore naturale fossero trasformate in un micidiale sistema d’armi che avrebbe messo a repentaglio proprio la sicurezza dei cittadini, facendoli diventare un perfetto bersaglio. Anche perché, nella nuova configurazione della risposta missilistica voluta da Bush, appariva evidente che quegli strumenti di morte - altro che forza di reazione, se erano sistemi capaci di colpire con il first strike, il micidiale primo colpo da day after atomico.
    Anche per questo piccolo giornale, il manifesto, è un giorno importante. Troviamo conferma alla nostra battaglia cominciata nel marzo 2007, quando denunciammo in solitudine e dentro un silenzio rumoroso, che il governo Prodi di centrosinistra aveva aderito al trattato sullo Scudo antimissile, in segreto e senza coinvolgere il parlamento. Schierando fondi, industrie e il nostro territorio a disposizione del patto scellerato. Il Pd (allora Ds e Margherita insieme) alla fine lo rivendicò. Siamo curiosi di sapere adesso quale dichiarazione farà l’ex ministro della difesa Parisi, il sottosegretario Forcieri e l’allora segretario Ds Fassino, tutti grandi sottoscrittori. Un motivo in più perché quella che ancora insiste a chiamarsi sinistra s’interroghi sulle ragioni profonde, a partire dall’opposizione alla guerra, che possono renderla finalmente viva.


I COMMENTI:
  • Qualche considerazione l'articolo la merita: è vero che la libertà di stampa è sacrosanta, ma dovrebbe altresì essere in vigore il divieto di "abbindolare" i lettori con tesi prive del benchè minimo fondamento scientifico. Andiamo nel merito: l'estensore dell'articolo sostiene ("appare evidente" - e da cosa? dov'è l'evidenza, a parte la sua tesi indimostrata?) che i missili che Bush avrebbe voluto shierare non erano armi di difesa destinati ad intercettare i missili lanciati dall'IRAN, ma vettori capaci di portare il "first strike" atomico. Qui le questioni sono due:
    1) o il giornalista non sa quello che dice, perchè i missili sono evoluzioni dei Patriot (PAC-3)e sono, e rimangono, armi antimissile con un sistema di guida dedicato a questo compito e senza testata atomica, dato che o impattano direttamente il bersaglio o colpiscono tramite l'azione di una spoletta di prossimità che fa detonare la carica esplosiva quando l'intercettore passa vicino al suo target
    o, peggio ancora,
    2)mente deliberatamente per far passare la tesi di un Bush guerrafondaio senza limiti (non che fosse una colombella candida, ma neanche gli si può appioppare la colpa di disegni demoniaci senza uno straccio di prova); solo gli sprovveduti possono digerire la tesi che Bush volesse installare testate atomiche sul terreno europeo di soppiatto. Questo signore non spiega che l'iter operativo di un'arma dotata di testata atomica è piuttosto lungo e complesso, tanto che lo stesso presidente USA, in caso di attacco nucleare, deve attendere la conferma dei lanci dal network satellitare ed attivare una serie di passaggi di conferma e validazione di codici di lancio che richiedono circa 20/25 minuti, nella migliore delle ipotesi. Un tempo del tutto incompatibile con un'arma antimissile destinata a fermare eventuali missili iraniani nella fase di ascesa, prima che gli stessi escano, in pochi minuti, dal segmento atmosferico della traiettoria. Se Lei è curioso di sapere cosa dichiareranno l'ex ministro della Difesa ed il Sottosegretario FORCIERI io vorrei sentire che cosa dichiarerà Lei per darci evidenza tecnica e logica di ciò che vende come oro colato.
    Attendo fiducioso
    saluti
    Antonio 24-09-2009 14:25 - antonio
  • il furbastro vuole acquisire la Russia nella crociata antiIran e pertanto fa il gesto distensivo

    Poi ritornerà alla carica!!

    L'Impero della Malvagità non cambia!|! 18-09-2009 13:46 - pietro ancona
  • Forse bisognerebbe ringraziare anche Obama. Ma il sottile razzismo imperante in tutta la stampa, solo sul Manifesto ho trovato un commento di questo genere, sembra ignorare tutto quello che quest'uomo sta facendo. E sta facendo una cosa rara: sta mantenendo i suoi impegni. Con tutti i limiti dati dalle altre forze che lo pressano, ma li sta mantenendo tutti, uno per uno. Sottile razzismo. Inonscio forse, ma molto forte anche nei piu' insospettabili. 18-09-2009 13:33 - Emilia Sonni Dolce
  • Abbiamo molto spesso parlato male dei presidenti degli stati uniti.
    Se fosse possibile oggi cambiare Berlusconi con Obama molti sarebbero contenti. 18-09-2009 11:33 - Gian
  • Con Obama, gli USA cominciano ad avere una reputazione migliore in campo internazionale. Lo scudo antimissile avrebbe creato una corsa agli armamenti, se fosse stato attuato. In questo modo, Obama non solo ha risparmiato un mucchio di soldi, ma ha anche migliorato le relazioni con la Russia. Quest'ultima, avendo buoni rapporti con l'Iran, può attenuare gli obbiettivi militari iraniani. In tempo di pace, un aumento delle spese militari è segno di cattive relazioni diplomatiche fra gli stati. La guerra fredda è finita e la questione iraniana può essere risolta diversamente. Quanto al governo italiano ed al suo appoggio alle politiche americane, è un problema che ci portiamo dietro da molti anni. L'appartenenza dell'Italia alla NATO, vincola i governi a seguire quella politica estera. Bisognerebbe chiedersi a cosa serve la NATO oggigiorno che la guerra fredda non c'è più. 18-09-2009 10:50 - Offensive
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