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Giuliana Sgrena
Afghanistan addio
Lo abbiamo ripetuto fino alla nausea: in Afghanistan siamo in guerra ma, purtroppo, occorrono i morti per dimostrarlo. Anzi, per il nostro governo non bastano nemmeno le ennesime vittime tra i parà della Folgore, per non parlare di quelle afghane che tanto non si contano. Resteremo, ripete La Russa, mentre si diffonde sempre più il dubbio sul senso dell'intervento in Afghanistan. Non solo tra i pacifisti, esclusi quelli di casa nostra che sembrano aver deposto tutte le bandiere, ma anche tra i governi dei paesi alleati, compreso Obama, che sembrava il più deciso a rafforzare il contingente afghano.
È sempre più evidente che la guerra in Afghanistan non si vince, ce lo dicono secoli di storia. Ed è inutile inventarsi scorciatoie per salvare l'immagine della Nato, alla sua prima uscita al di fuori dei confini istituzionali.
«Non dimenticheremo mai il vostro aiuto». In questo momento, la dichiarazione del presidente afghano Hamid Karzai dopo l'attentato più devastante subìto dal contingente italiano a Kabul - sei morti tra i militari e 15 tra i civili, oltre a una sessantina di feriti - non è certo rassicurante. Forse non è l'unico a non dimenticare il ruolo dell'Italia e della Nato e sulla bocca di altri la promessa potrebbe diventare una minaccia.
Rieletto con elezioni-farsa, che la Nato ha sostenuto, Karzai è sempre più ostaggio dei signori della guerra e della droga, il peggio della società afghana. Mentre la società civile e le forze democratiche, che avrebbero potuto essere un interlocutore per fare uscire l'Afghanistan dalle distruzioni di un conflitto trentennale, sono state abbandonate e stritolate dalle logiche di guerra. E allora che fare? Occorre ricominciare dalla politica, ritirando immediatamente le truppe.
Questa è la rottura necessaria. Questo non vuol dire abbandonare l'Afghanistan e gli afghani. Lo scenario afghano assomiglia sempre di più a quello somalo, come ricordano molti analisti americani. Dalla Somalia le truppe straniere sono fuggite non potendo più sopportare le perdite, impotenti di fronte all'ostilità della popolazione, oltre che dei signori della guerra. La fuga è servita a salvare i «nostri» militari (c'erano anche gli italiani) dell'operazione Restore hope (ridare speranza), ma ha lasciato i somali senza nessuna speranza. E oggi, quando i somali tentano di sbarcare sulle nostre coste in cerca di asilo vengono rispediti indietro.
Non è facile sostituire la politica alle armi quando anche la cooperazione è stata militarizzata. Per non parlare dell'informazione. Ma è proprio questa rottura che può dare un senso più profondo alla nostra lotta per la difesa della democrazia e la libertà di informazione e può legarla a quella per un processo democratico in Afghanistan. E, paradosso della globalizzazione, l'Italia, afflitta quasi ogni giorno da lentezze e contrasti tra governo e magistratura, si assume l'arduo compito di ricostruire il sistema giudiziario in Afghanistan.
E mentre questo processo è in corso, a Kabul si costruiscono le nuove Guantanamo e Karzai vara un codice di famiglia che non ha nulla da invidiare ai diktat dei taleban.
Il tutto, mentre sulle teste degli afghani continuano a piovere bombe della Nato. E perché gli afghani dovrebbero preferire le bombe degli eserciti occidentali, schierati a difesa di un potere corrotto fatto di trafficanti di droga e di armi, piuttosto che un gruppo giustizialista che taglia le mani a chi ruba? Certo la scelta è tremenda, ma è questa l'opzione cui si trovano di fronte gli afghani. Una scelta che a noi fa orrore e dovrebbe farlo anche al nostro governo che continua imperterrito a inviare truppe sul fronte afghano.
- 30/09/2009 [25 commenti]
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di gianni - 06.08.2013 06:08












1) Se si prova a ragionare senza nascondersi dietro un dito si capirà che la locuzione "mantenimento della pace" indica una scelta politico-militare che è quella di interporre, tra fazioni che si contendono il potere in un determinato territorio, un baluardo costituito da forze militari il cui scopo principale è di evitare che la lotta divenga un massacro, normalmente compiuto sulla popolazione inerme, colpevole solo di non avere qualcuno che la difenda (DARFUR docet). Questo non significa "rose e fiori" ma un tentativo, onesto spero, di evitare il peggio. Non dico che sia una formula magica, ma non mi pare che quanti pontificano su questo argomento (inclusa la Sgrena) abbiano mai trovato formule risolutive, salvo il "dobbiamo andarcene" (per lasciare poi cosa, che gli afghani si scannino tra loro?). La realtà è questa, magari schifosa, letale (per quei poveri disgraziati di afghani e per i militari dei vari contingenti, per le ONG ecc) ma è questa. Chi ha la bacchetta magica per cancellare Kharzai, sconfiggere i signori della guerra, impedire che il paese ripiombi nel medioevo più di quanto lo sia già ora, ecc. si faccia avanti e ci dica cosa, come e quando farlo. Aspetto fiducioso.
2) perchè con la Libia, l'Arabia Saudita e la Cina ci si può parlare (anche con l'Iran, ora); magari male, poco, con limitazioni ma ci si può parlare. E siccome le armi sono l'extrema ratio, ecco il motivo per cui non ha senso scatenare guerre, senza dimenticare che la Cina è una potenza nucleare e che, in un elementare processo di valutazione costi/benefici, solo un pazzo penserebbe di sfidare Pechino militarmente. E nel mondo i pazzi sono meno di quanti si pensi; non mi pare di ricordare, invece, che qualcuno si sia seduto al tavolo con Bin Laden o i talebani riuscendo a parlare ed a presentare delle richieste o intavolare trattative. Ma forse sono male informato. Lei ha qualche nome?
3) Nessuno stravede per Kharzai. Ma la democrazia si fa, da noi, con gli uomini che ci sono e non con quelli che vorremmo ci fossero. Questa è la non trascurabile differenza tra quanti fanno politica sognando ad occhi aperti e quanti, invece, si rendono conto che i giocatori in campo sono questi e, a meno di colpi di mano con presidenti voluti da Tizio o Caio (per istruzioni vedere il periodo di influenza ex-URSS), anche elezioni come quelle afghane sono meglio di nulla. Qualcuno si illudeva che dal pantano afghano si uscisse presto e bene?
4)I paesi occidentali come l'Italia sono in Afghanistan nell'ambito di ISAF, International Security Assistance Force; si tratta una missione di supporto al governo dell'Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell'ONU. È composta da una forza internazionale che impiega militari provenienti da una quarantina di nazioni. È stata costituita su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001 con il compito di sorvegliare la capitale Kabul e la vicina base aerea di Bagram da Talebani, elementi di al Qaeda ed eserciti mercenari, e in particolar modo proteggere il governo transitorio guidato da Hamid Karzai. Questo è il mandato e le forze operano per questo, non per le fantasie di chi, evidentemente, non è bene informato. Diverso è il discorso per gli USA, che hanno una loro missione parallela (Enduring Freedom) nell'ambito della quale una specifica task force ha il compito di scovare e neutralizzare i principali capi di Al Qaeda (Bin Laden e soci). Le Special Forces statunitensi presidiano tutto il confine con il Pakistan e la CIA ha in Afghanistan un numero di uomini paragonabile a quello che aveva nella DDR ai tempi della Guerra Fredda, altro che non far la guerra ai terroristi.
5) no, infatti nessuno si "stupisce" ma se l'opinione pubblica si commuove e celebra questi morti non mi pare che sia stato commesso un delitto.
6) questo argomento della banalizzazione delle morti degli afghani è frutto di scarsa informazione o, peggio, malafede. Quando ci sono eventi come quello di Kabul nel quale sono morti sei nostri uomini ed almeno quindici afghani gli anziani locali (oltre che Kharzai per protocollo) si recano presso i comandi del contingente colpito per porgere le loro condoglianze, e così fanno i militari di TUTTI i paesi, salvo rarissime eccezioni, quando muoiono anche afghani, specie se bambini. E, se si allunga lo sguardo oltre il proprio naso e si cerca nei notiziari dei vari contingenti ci sono anche le foto e le testimonianze. La vita umana è importante per tutti, non solo per noi. E se sui nostri giornali non ci sono i nomi degli afghani morti non vuol dire che non ce ne importa nulla di queste persone. Forse non importa al giornalista, che deve riempire le sue colonne. A proposito, io sul manifesto non ho visto articoli nei quali il giornalista andava dagli afghani e li accompagnava in questi momenti di lutto per avvicinare ai lettori anche questa realtà, in modo da far capire davvero cosa succede. Lei ha delle spiegazioni?
7) come sopra. Chi banalizza è solo lei. Gli afghani sono persone come noi, tra l'altro con una incredibile (per la situazione che vivono) dignità e tanta, tanta disperazione per un paese in cui i giovani non hanno prospettive se non quelle di farsi crescere la barba come impongono gli integralisti, esporre le lenzuola macchiate di sangue dopo la prima notte di nozze ecc. e le donne sono condannate ad una vita da schiave perchè, semplicemente, sono donne. Faccia una cosa. Vada a dare un occhiata e poi parli.
8) no, evidentemente. Ma chi ha scelto non è partito da questo presupposto, ma dal fatto che non voleva dividere il palcoscenico mediatico con i morti della Folgore, che avrebbero finito per drenare molta (troppa) attenzione. Altrimenti si poteva benissimo scendere in piazza, dato che nessuno lo proibiva. O ci si vuole raccontare il contrario?
9)la soluzione militare non è certo la migliore, ma questo non significa (a priori) che non possa essere percorsa. Un esempio? la seconda guerra mondiale. O c'era un modo per fermare il Reich e nessuno, tranne i soliti "maitre a penser" del pacifismo, se ne era accorto? Nessuno ama le guerre (idioti a parte) ma, talvolta, la forza è l'unica lingua che alcuni comprendono. Non tutti sono nati e vissuti nella parte più fortunata del mondo come Lei e me, dove si può discutere e non ammazzarsi.
10) domanda oziosa. Gli occidentali non sono delle verginelle candide, ma mi sembra che sull'altro fronte le cose siano, se possibile, ancora peggio. A meno che non si parta dalla considerazione che, siccome siamo occidentali siamo, per definizione, i cattivi e gli altri sono, sempre per definizione, vittime o mostri creati (da noi, dalla CIA, ecc).
saluti
Antonio 23-09-2009 15:19 - antonio
Ora lo sanno? 20-09-2009 16:35 - agostino
!) Come si può “mantenere la pace” laddove c’è guerra?
2) Ammesso e non concesso che sia bene instaurare la democrazia dove non c’è, perché si invade l’Afghanistan e non la Libia, l’Arabia Saudita o la Cina?
3) Se si vuole costruire una democrazia, è coerente appoggiare personaggi corrotti che della democrazia s’impipano?
4) Se si doveva combattere contro il terrorismo, perché non si sta facendo la guerra a Bin Laden e ai suoi, cioè ai terroristi?
5) Se si mandano soldati al fronte, si può far finta che non rischino la pelle e stupirsi in caso di tragedia?
6) Se il terrorismo è esecrabile perché massacra civili inermi, perché si minimizza il massacro di civili inermi quando è opera dei nemici del terrorismo?
7) Perché un poveraccio morto ammazzato conta di più o di meno a seconda della sua cittadinanza, della sua uniforme o della lingua che parla?
8) Se sei militari italiani sono trucidati in Afghanistan, c’è meno bisogno di difendere la libertà di stampa?
9) Se per ogni problema ci sono 3 soluzioni -quella giusta, quella sbagliata e quella militare- perché scegliere sempre la terza?
10) In questa tragedia afgana, a parte le vittime, chi sono "i buoni"? 18-09-2009 17:45 - wise
Onore e rispetto ai nostri militari ed onore e rispetto ai civili massacrati .... tutti sono vittime di una politica insensata sia del Nord come del Est. Il tempo corre e la soluzione sara' sempre piu' difficile .... la soluzione militare impossibile !!!! Bisogna avere il coraggio di sedersi attorno ad un tavolo a pari consizioni con tutti gli attori.... smetterla con il pretesto del terrorismo e cominciare a svelare quali interessi economici stanno dietro a questo triste e sanguinante teatro .... questo teatro tragico le cui vittime sono poi i civili, popolazione e soldati vari.
Se vogliamo la pace dobbiamo preparare la pace ... e non continuare con la stupida massima " se vuoi la pace preparati per la guerra". 18-09-2009 17:39 - PierAngelo Verducchi
ricordo inoltre alla signora che la scelta di andare in afganistan e' una scelta bipartizan (vedere alla voce Dalema e Prodi) ma allora la voce della suddetta signora non si e' sentita
cordiali saluti
(per un giornalismo onesto e non demagogico) 18-09-2009 17:16 - azzurro
Questo governo è il massimo del massimo dell'ignoranza dei capitalisti italiani.
Questo governo è ormai in balia dei deliri di una destra paesana e leghista,che dice bene ma razzola male.
Parlano dei stranieri come se fossero tutti Bin Laden e stupratori.
Dicono che vogliono i soldati a casa,ma pòi sono nel consiglio di guerra fino al midollo.
Tutta propacanda per il loro partito regionalpopolare.
Berlusconi,invece di fare il capo di un governo di una grande nazione,fa il fitanzatino di minorenni e corre a presso a tutte le gonne con gioiellini alla mano.
Con che faccia si presenteranno al funerale di quei proletari in divisa,che hanno fatto morire in Afganistan?
Cosa diranno alle vedove e ai loro figli?
Papà è morto per una missione di pace che abbiamo fatto diventare di guerra,in barba alla Costituzione italiana e a tutta l'Italia pacifista.
Non piangere piccolo che tuo padre era un eroe.
Ma quel piccolo,non voleva un eroe morto!
Quel piccolo rivuole suo padre,perche gli avevano detto all'ingaggio, che era una missione di pace.
Perche sono sempre i figli del popolo a far sangue.
Vorrei vedere se in quella bara ci fosse stato il figlio di Bossi o di Berlusconi,quello che avrebbe detto.
Infami.
Mille volte infami.
Fino a che avrò un bricciolo di vita, gli dirò che sono infami e quando morirò,voglio diventare un fantasma cattivo che non li farà dormire più.
Ricordate ragazzi,da oggi in poi a questi,non bisogna chiedergli più niente.
Sono solo degli assassini! 18-09-2009 16:46 - mariani maurizio