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Loris Campetti
La guerra, la democrazia e i nostri obiettivi
La strage di giovedì a Kabul in cui hanno perso la vita sei militari italiani, insieme a tanti afghani che non fanno notizia e neanche si contano, non è che l’ennesima tappa di una strage più generale che dura da otto anni. E da otto anni il manifesto, che non ha interessi né posti in parlamento da difendere, ripete la stessa cosa: è una guerra sbagliata, ammesso e non concesso che esistano oggi guerre giuste, contro la Costituzione, la ragione e la democrazia. E’ anche una guerra persa, come lo sono state tutte le guerre afghane. L’Italia deve smetterla di rendersi complice di una carneficina quotidiana prodotta da una cultura criminale che ha rovesciato il vecchio motto di von Clausewitz, secondo il quale la guerra è la continuazione della politica sotto altra forma. Oggi è vero il contrario. Abbiamo anche scritto fino alla noia che tra le prime vittime della guerra, insieme alle popolazioni civili, c’è l’informazione che è il corpo della democrazia. Per questo abbiamo criticato la decisione della Federazione della stampa di rinviare “per lutto” la manifestazione indetta per sabato in piazza del Popolo a Roma, perché la democrazia si difende con la democrazia che è partecipazione, non con la retorica avvelenata dell’unità nazionale.
Allora, che fare? Partiamo da una situazione di crisi, culturale prima ancora che politica della nostra sinistra in tutte le sue forme e divisioni e non è che nel sociale si intravedano i cento fiori. I movimenti non vivono una stagione felice, e non solo perché privi di una rappresentanza politica e talvolta persino sociale. Qui stanno le ragioni della invisibilità del pacifismo, in un paese che pure ha dato lezioni e coraggio nel mondo. Bisogna tornare in piazza, certo. Ce lo scrivono in tanti, lettori ma anche compagne e compagni che riscoprono il valore del manifesto nei momenti difficili della democrazia italiana. Bisogna ricostruire un percorso politico e sociale, un circuito virtuoso interrotto bruscamente per molte ragioni che non possono essere tutte attribuite a Berlusconi e alla destra. Cominciamo a costruirlo, da subito. Per riempire le piazze di persone, dunque per ridare fiato a una democrazia malata, è necessario annodare legami, persino affetti. Servono idee che riunifichino, più importanti degli organigrammi e delle composizioni delle segreterie.
Il manifesto, come sempre, è a disposizione per ricominciare a ragionare, con la consapevolezza dei tanti errori commessi in passato, individualmente e collettivamente dalle sinistre. Oggi in molte città si vedrà qualche sbiadita bandiera della pace, forse qualche presidio. E’ positivo, sapendo però che non è ancora la stagione per grandi riscosse, è tempo di ricucire la tela. Subito. La pace, l’uscita dalla guerra criminale e suicida di Kabul, sono gli obiettivi principali da cui iniziare il lavoro di tessitura. Dentro una crisi economica e sociale che si fa carico di riempire la nostra agenda.
- 30/09/2009 [25 commenti]
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e del fatto che siamo là,da una parte a supportare i bombardamenti nato e dall'altra a curarne i feriti.
vergogna 20-09-2009 20:21 - graziano
volevano morire combattendo?accontentàti,quasi.
che ipocriti,a destra e a sinistra. 19-09-2009 15:46 - graziano
PENSO CHE TUTTI NOI ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE DI SAPERE I
REALI MOTIVI DI QUESTA GUERRA.
PER CORTESIA ME LI SPIEGATE?
E SEMPRE PER CORTESIA NON MI
DITE: LA DEMOCRAZIA, LA LIBERTA' DELLE DONNE ETC.....
LE GUERRE SI FANNO PER MOTIVI ECONOMICI. 19-09-2009 13:51 - FRANCESCO
Però ditemi.
Quale è la ragione di tanta retorica e lacrimosità dei mass-media? Ieri sera mi sono visto Farenheit 9/11 per rinfrescarmi la memoria.
Ora:
Piangiamo i '6 ragazzi della Folgore'? Ma sono gli UOMINI, o le DIVISE, che ci stanno a cuore?
Pensiamoci.
L'altro giorno la vera notizia era l'aumento della popolazione residente nei fondali del Mediterrano, 350 persone (28-29 marzo scorsi). Chi si è commosso?
Qualche giorno fa, sono morti bruciati dalle bombe NATO 150 civili! E chi si è commosso?
Ogni giorno muoiono persone al lavoro. Se quei sei ragazzi fossero stati muratori o metalmeccanici, chi si sarebbe commosso?
E per i 200 morti l'anno nelle carceri, come quella del tunisino lasciatosi morire come se fosse Bobby Sands, 51 giorni di digiuno dov'erano i pro-life e i teo-cons? Tutti al mare, eh Giulianone?
Allora ha ragione Caparezza no?
Sei meno EROE, se lavori come muratore, a 1.000 euro al mese, senza medaglie al valore alla memoria, funerali di Stato, mitra, autoblindo da 7 tonnellate e giubbotto antiproiettile, nonché 3-4 mila euro di stipendio?
Io dico di no. Per fare quel lavoro, con la cazzuola al posto del Beretta, devi essere ancora più eroe, perché sai che statisticamente rischi la vita altrettanto e per nessuna gloria e uno stipendio così così.
Quindi, quello che ci ha ferito , o quello che le nostre Fox news ci fanno pensare, è in realtà non l'UMANA PIETA' per questi sei tizi in uniforme (e la Folgore da sempre è uno dei peggiori ricettacoli fascisti), ma lo schiaffo che abbiamo ricevuto al nostro SCIOVINISMO nazionale. Forse confondendoli con dei calciatori della Nazionale. E forse dimenticando che in guerra tu bombardi l'altro, ma anche l'altro bombarda te. Si uccide e si muore. E noi italiani, per quanto specializzati nelle 'retrovie' e nel saltare sul carro del vincitore (vedi Antica Babilonia, dove abbiamo occupato il territorio per portare gli 'aiuti umanitari' con la CRI di Scelli), non siamo in realtà diversi da tutti gli altri, anche se ci piace tanto pensarlo.
Berlusconi è lo stesso premier dei tempi della strage di Nassyrira, dopotutto. E il detto Mussoliniano: 'quel pugno di morti sul tavolo della pace' è ancora valido. Per citare FMJ, non siamo lì per democratizzare l'Afghanistan.
E se ci fossimo, abbiamo fallito totalmente: a confronto dell'Afghanistan persino l'Iran è una democrazia, e se non altro, almeno non ha un presidente ex-Unocal imposto dagli USA.
Detto questo, senza nessuna simpatia né per lui né per i Talebani, che francamente speravo sparissero dalla faccia della Terra con la loro ideologia retrograda. Ma di che meravigliarci, se poi in Italia abbiamo Borghezio? 19-09-2009 13:36 - Graziano
Sabato 19 settembre in piazza a Roma
Manifestazione autoconvocata per l'indipendenza e la libertà dell'informazione e per il ritiro delle truppe dal fronte di guerra in Afghanistan.
Appuntamento alle ore 16.00 a Piazza Navona
Cari compagni
sta crescendo la spinta per mantenere la manifestazione di sabato 19 settembre prevista per difendere la libertà di stampa e per estenderla al no alla guerra e per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. La decisione della FNSI di revocare la manifestazione su pressione del PD ha incontrato una ondata di sdegno che sta crescendo (anche perchè ha pubblicamente demolito e mortificato ogni discorso sulla autonomia dei giornalisti dalla politica). E' nata così l'idea di una manifestazione autoconvocata con appuntamento alle ore 16.00 a Piazza Navona.
Fate circolare questo appuntamento
tutti in piazza sabato 19 settembre, ore 16.00 a piazza Navona 19-09-2009 13:24 - marco
Quei ragazzi sono coraggiosi, ma non sono "eroi" e non avrebbero voluto diventarlo. Se gli avessero proposto di andare a Kabul per 1300 euro al mese, nessuno si sarebbe sognato di metterci piede. Questa è la verità, io conosco personalmente dei militari.
Ma poi anche questo concetto di "patria", basta con questo astratto attaccamento! Cosa ci dà questa patria? Che opportunità offre a noi giovani per meritare tanta abnegazione? Poco lavoro malretribuito, frustrazioni, ingiustizie, prepotenze. I soldati sono in gran parte gente del sud (la parte più trascurata dallo stato) che ha bisogno di soldi ed è affascinata dalla particolarità della vita militare.
Tutta questa retorica che li circonda quando ci lasciano la pelle mi ricorda molto l'enfasi sovietica o fascista. Dobbiamo avere il coraggio di continuare a dire la verità, almeno a noi stessi. 19-09-2009 10:43 - Mis