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COMMENTO
22/09/2009
  •   |   Giuseppe Caliceti
    Le scuole, il Corsera e la retorica della guerra

    Dopo il ritratto di Gelmini come un San Sebastiano trafitto dalle polemiche firmato da Galli Della Loggia, ieri dal "Corriere della sera" arrivano le parole di stima al ministro attraverso la penna di Aldo Cazzullo: "Quando la settimana scorsa Mariastella Gelmini ha denunciato, in un’intervista al Corriere, la persistenza di aree di militanza politica nella scuola, si sono levate contro di lei molte critiche. Ora appare chiaro che il ministro non aveva torto». Di cosa si sarebbero macchiati alcuni docenti italiani? Di aver gridato «pace subito» o «ritiro delle truppe»? No, di non aver fatto osservare in modo compatto ai propri studenti il minuto di silenzio per i soldati morti. E così Cazzullo usa morti e bambini per difendere Gelmini. E ci dà una lezione di pedagogia di guerra. E si rammarica perché «la scuola riesce a trasformare anche un’occasione di unità nazionale in un punto di divisione» e «si ostina a leggere qualsiasi vicenda attraverso le lenti della politica, peggio ancora dell’ideologia».
    Forse sarebbe meglio che Cazzullo lasci stare i morti e i bambini. E ci dica piuttosto se trova naturale – o troppo «politico» o «ideologico» - che oggi, già alle elementari, un bambino italiano non sappia il nome del papa o del presidente della repubblica ma quello di Berlusconi. Accadeva così solo in un altro periodo storico dell’Italia. È bello riempirsi la bocca con parole come Dio, Patria, Famiglia. Importanti, per carità. Ma solo se calate nella realtà, altrimenti restano esercizi di retorica. Posso assicurare a Cazzullo che, scendendo nella trincea della scuola primaria italiana di oggi, ci si accorge per esempio che ci sono tante famiglie molto diverse da quelle che abbiamo in mente. E bambini che credono in religioni differenti. E gli stessi concetti di "patria" o di “unità nazionale”, o semplicemente di “nazione”, almeno per come forse lo si aveva in mente nel primo dopoguerra, oggi sono assolutamente sorpassati dalla realtà.
    Bisognerebbe riflettere sulla frase di un mio ex alunno extracomunitario: «Forse se non ci dicevano che eravamo tutti nati in nazioni diverse sarebbe stato più facile vivere e andare d’accordo». L’editorialista del Corsera ha scritto anche, riferendosi al dolore provato dai familiari dei soldati morti nella basilica di San Paolo, che «quel dolore è stato la migliore delle lezioni. E anche i piccoli l’hanno capita benissimo». Ecco, speriamo che il futuro non ci riservi una scuola in cui la migliore delle lezioni che possiamo dare a un bambino o a un ragazzo sia la morte di un padre in missione di pace (o di guerra). Non credo sia questo il mondo che i cittadini italiani di domani, ma anche i loro genitori e docenti di oggi, si augurano per il loro futuro né per quello dei loro figli.


I COMMENTI:
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  • Sig. Piero, non si preoccupi: insegno in un liceo. I miei alunni hanno più di quindici anni e sono in grado di affrontare certe tematiche. 27-01-2010 16:27 - Pino Licandro
  • MA VI RENDETE CONTO che Voi volete fare della scuola (e non solo di essa) il campo dove impiantare ingenuità pseudo-ideologiche e utopie fanatiche che porterebbero solamente alla dissoluzione della nostra società ed alla resa a culture e civiltà che abbiamo già superato 28-09-2009 19:08 - GUIDO CUCCHIARA
  • per una volta e'stato molto meglio Bossi: quei soldati li abbiamo mandati a morire noi...
    e nessun minuto di silenzio li restituira' alle famiglie... 23-09-2009 21:56 - pietro
  • Bè daltronde il cognome è tutto un programma 23-09-2009 13:49 - andrea
  • Pino Licandro, giù le mani dai bambini! Lei insegni a leggere e scrivere. Al resto ci pensano le famiglie. 23-09-2009 12:44 - Piero
  • @ liarosi. Se per "educazione" intendi insegnare, ma anche imparare, ad "autogestirsi", apprendere che non si ha bisogno di "Re-pastori", di platonica memoria,- solo le pecore ne hanno bisogno -, allora come potresti sentirti sola?.. Non tutti, per fortuna, ci si accoda al gregge... Altro che solitudine: semmai chi accetta cio' "che passa il governo" e' destinato a restare e a sentirsi solo. Ma esistono, oltre ogni confine nazionale, di valori, religioso, dei desideri che non possono essere ridotti alla "logica del gregge", che nella loro molteplicita', permettono di farci incontrare "nel rifiuto" di questo stato di cose - e di pensare e avanzare, magari, anche delle proposte "altre"...- 23-09-2009 11:37 - mamzer
  • "Religione e' una parola antica. Per ora chiamiamola... "educazione"! ". Da "Nostra Signora dei Turchi", "Il monologo dei Cretini", C.B. ... 23-09-2009 11:10 - mamzer
  • mi sento meno sola, meno strana leggendovi...Grazie...Bisogna educare anche gli adulti non solo i bambini!In ogni occasione, in ogni circosatanza,in famiglia, in ufficio,in metropolitana! 23-09-2009 10:57 - liarosi
  • E se Cazzullo, dai siluramenti di Mieli e Ansaldi, avesse imparato la lezione che anche nei quotidiani "indipendneti" chi non loda il premier e i suoi ministri ci rimette il posto? 23-09-2009 10:51 - Gian Contardo
  • E l'educazione non riguarda solo la scuola. Intanto, inneggiare contro la guerra sembra, chez-Mariastella e chez-Cazzullo, diseducativo. Occorre che i bimbi crescano con il senso dell'obbedienza ai valori della Patria, della Chiesa... E del Capitale... Pronti dunque al sacrificio, di cui i sei militari avrebbero dato l'esempio - secondo quanto ci si continua a dire, in missione di pace ma armati, in guerra contro il terrorismo (quale?di chi?)... L'editorialista del Corsera, ci dovrebbe spiegare in cosa consiste la lezione che i bimbi avrebbero capito benissimo. Forse il senso di sacrificio, e per quale causa? Che i sei erano in quei posti per una "guerra giusta" - che se la tenga pure per se' S. Agostino e i suoi epigoni-? Che quei sei erano li per assicurare loro un futuro migliore - loro, il futuro dell'occidente e dei suoi valori -, magari pena peggiorarne e negarne quello di altri coetanei "di lontani paesi mesopotamici"- per citare Benni-?
    Ritornando all'educazione, parola che, piu' che rassicurare, raccapriccia per tutto quello che si porta dietro, vorrei chiedere a questa signora e a questo signore che tanto hanno a cuore i bambini se per loro "educare" significa cosa: insegnare l'odio fin da piccoli, che cio' che apprendono - non solo - a scuola e' la "verita"?..A cio' bastano i media, e ironia della sorte proprio "sostituendosi" alla scuola, integrandosi ad essa, sconfessandola ... Che stranamente propinano disinvoltamente la guerra - e in che modi: dai giochi alle visioni in prima serata in tv! -, senza che nessuno, o quasi, si sollevi per gridare allo scandalo. Cio' pare essere altamente educativo... 23-09-2009 09:52 - mamzer
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