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COMMENTO
24/09/2009
  •   |   Marco d'Eramo
    Quadratura del summit

    Pittsburgh è la città in cui oggi si apre il summit del G20, il gruppo dei venti paesi dalle economie più forti. Ma è anche l’esempio vivente della trasformazione subita dagli Stati uniti e dei problemi che il suo presidente Barack Obama deve affrontare. Per più di un secolo, dall‘800, Pittsburgh era stata la capitale della siderurgia Usa. I fumi delle ferriere oscuravano il cielo, là dove i due fiumi Allegheny e Monongahela confluiscono per formare il potente Ohio. Col declino industriale, Pittsburgh divenne sinonimo di rustbelt, di ruggine economica. Negli anni ’80 perdeva 50.000 posti di lavoro l’anno. Oggi, 30 anni dopo, il settore che impiega più lavoratori è quello della sanità e farmaceutico (100.000 posti), e il maggiore datore di lavoro non è più Us Steel, ma il Centro medico dell’Università di Pennsylvania, con 50.000 dipendenti. Vista da qui, è più chiaro perché la riforma sanitaria è così importante per Obama, e perché è così difficile. La sanità è oggi quel che ieri era la siderurgia (e forse anche più).
    Ma da qui diventa chiaro anche il problema che si pone al governo Usa e alle altre potenze: come delineare una nuova divisione internazionale del lavoro (e della ricchezza) che permetta di far ripartire l’occupazione. Decidere quale divisione internazionale del lavoro, determina quali flussi commerciali di quali merci da quale a quale paese: può la Cina essere la fabbrica del pianeta, l’India il suo call center, gli Usa la sua Silicon Valley, la Germania il suo atelier di macchine utensili? E possono essere ancora i suoi centri finanziari solo Wall Street e City londinese (anche la finanza rientra nella divisione del lavoro)?
    Meno di 5 mesi fa, l’ultimo vertice del G20 si tenne nel nadir della crisi finanziaria. Allora i governi del resto del mondo credettero di poter usare la recessione per ridimensionare lo strapotere della finanza anglosassone, strappare nuove regulations a Usa e Gran Bretagna e così delineare un nuovo ordine mondiale, tanto che i più ingenui (o più manipolatori) parlarono di «nuova Bretton Woods» (la località nel Vermont dove nel 1944 fu deciso il nuovo ordine mondiale – basato come valuta di riferimento sul dollaro, a sua volta ancorato a un cambio fisso con l’oro – che avrebbe governato tutto il secondo dopoguerra fino al 1971).
    Il vertice si concluse con una serie di impegni di cui quasi nessuno è stato mantenuto, e a dirlo è lo stesso organo del capitalismo mondiale, il Financial Times. Il primo obiettivo era far ripartire l’occupazione, ma il numero di disoccupati continua a crescere in Europa e negli Usa (a differenza che in Cina). E la disoccupazione aumenterà ancora, ha avvertito il presidente del Fondo monetario internazionale (Fmi), Dominique Strauss Kahn e potrà provocare guerre, rivolte, sollevazioni.
    Un altro obiettivo del summit di Londra era far ripartire il credito, ma gli ultimi dati mostrano che il credito al consumo è sotto del 10% negli Usa. Un altro, ancora più importante, era stabilire un quadro di nuove regole finanziarie per rendere impossibile il ripetersi di una nuova bolla creditizia e di un nuovo crash: anche qui non è stato fatto nulla, o quasi. Un altro era riformare e sottoporre a controllo le agenzie di rating, le cui stime arbitrarie e sbagliate hanno precipitato la rovina di interi paesi. Anche qui nulla. Sulla lotta contro i paradisi fiscali, dopo alcuni primi passi, tutto è finito di nuovo nel dimenticatoio.
    Così, a distanza di cinque mesi, l’agenda del nuovo summit è straordinariamente simile a quella del precedente. Con una differenza, visto che i summit si ripetono pur se non si somigliano: ed è che ora i governi sono in posizione più debole per poter imporre al settore finanziario nuove regole. Allora le banche erano ancora con l’acqua alla gola e si poteva imporre loro vincoli reali. Oggi, grazie alle massicce infusioni di capitale da parte dei contribuenti, sentono di nuovo il vento in poppa e sarà arduo, anche volendo, far ingoiare loro misure  di controllo.
    Malgrado il «nuovo clima» della presidenza Obama, il vertice farà apparire le solite divergenze Usa/Europa, con la Gran Bretagna arruolata come 51-esimo stato dell’Unione: divergenze sia sulla regulation che sulla ripartizione di potere negli organismi internazionali: il piano statunitense è di offrire all’Asia, alla Cina in particolare, maggior potere nelle varie sedi, dall’Fmi alla Banca mondiale. Solo che questo potere dovrebbe andare a scapito di quello europeo.
    Si delinea ancora una volta un asse Usa/Cina le cui economie stanno diventando sempre più reciprocamente indispensabili e integrate.
    Ma l’aspetto più paradossale di questo vertice è che giunge il giorno dopo i grandi allarmi ambientali lanciati alle Nazioni Unite. Ora, i media mondiali hanno accuratamente nascosto una notizia che dovrebbe far riflettere: quest’anno, grazie alla crisi, per la prima volta in 40 anni le emissioni di anidride carbonica del pianeta sono diminuite a livello complessivo. Le pessime notizie economiche ci hanno dato una splendida notizia ambientale, e hanno fatto per il nostro pianeta più di tutti i protocolli di Kyoto messi insieme. Ma da oggi, dopo aver starnazzato sull’allarme ambientale, i governi si spremeranno le meningi su come far ripartire l’economia tale e quale a prima e quindi riaumentare l’emissione di CO2. Alla faccia dell’emergenza ambientale.


I COMMENTI:
  • Si sono riuniti "ieri" e già sentono la necessità di fare un nuovo incontro.
    Parlano di creare nuove regole e invece siamo ancora con le vecchie.
    I governi hanno pagato per la bolla dell'anno scorso,ora si tratta di sapere chi pagherà quella che scoppierà a novembre.
    Si signori si sta rigonfiando la stessa bolla e stiamo allo stesso punto dell'anno scorso,ma nessuno lo dice,perche dobbiamo tirare avanti fino a che succede un miracolo.
    Ma quale miracolo deve accadere?
    Qual'è la soluzione del male generato dal capitalismo morente?
    Siamo alla vigilia di una nuova era.
    O vogliono o non vogliono siamo arrivati alla resa dei conti.
    I governi sono senza una rotta economica.
    Si va avanti come sulla nave di Ulisse.
    Almeno lui sapeva dove doveva andare.
    Ci stanno portando in zone che non conoscono nemmeno i capitani delle navi.
    Noi remiamo,credendo in questi cialtroni e non ci accorgiamo che nemmeno loro sanno dove andare.
    Ma dove andiamo?
    Io non remo più,almeno non stò a perdere energie con dei scemi che ci dicono solo stronzate.
    Se volete marcire,cominciate a remare voi. 24-09-2009 17:24 - mariani maurizio
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