-
|
Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa
Sesso e politica nel post-patriarcato
Pubblichiamo il testo di convocazione di un incontro nazionale che si terrà il 10 ottobre alla Casa Internazionale delle donne di Roma (Via San Francesco di Sales 1, h. 10). L’incontro è pubblico e la partecipazione è aperta a donne e uomini interessate/i.
Lo scambio tra sesso, potere e denaro, nel caso-Berlusconi, parla del degrado della cosa pubblica. Dell’uso privato delle istituzioni e del potere. Dell’asservimento dell’informazione - non tutta, ma la maggior parte -, con conseguente aggressione ai pochi spazi di libertà e di critica.
Ma resta oscurato, nella rappresentazione che ne è stata data, quello che è il cuore della vicenda: la sessualità maschile e il rapporto con le donne di un uomo di potere. Ci troviamo di fronte a una sessualità e a un potere maschili che si esercitano su donne ridotte a corpi rifatti, per essere oggetti compiacenti di consumo. Nell’harem, a pagamento o meno, di Berlusconi la virilità è messa in scena come protesi del mito del capo. E le donne sono disponibili, perché subalterne a quella messa in scena. O al più interessate a uno scambio. Siamo all’eterno ritorno dei ruoli tradizionali? L’uomo al centro, da vero protagonista, le donne intorno, interscambiabili, accomunate e confuse in una stessa immagine? Noi pensiamo di no.
La vicenda sessuale e politica del premier e della sua corte ci parla, al contrario, del dopo-patriarcato: intendendo con questo termine non la risoluzione, ma una nuova configurazione del conflitto fra i sessi. La sessualità maschile è, in tutta evidenza, in crisi. Non (solo) di prestazione, con relativo corredo di protesi tecnologiche e farmacologiche: bensì di desiderio, e di capacità di relazione. Gli uomini hanno ancora potere e lo usano nei rapporti con le donne. Ma è un potere senza autorità: nudo, come è nuda la miseria di una virilità tradizionale che si tenta di ripristinare contro la destabilizzazione dei ruoli sessuali provocata da quarant’anni di femminismo.
Quanto a noi donne. Siamo davvero tutte accomunate in quell’immagine del corpo femminile plastificato, privo di cervello e oggetto del godimento maschile? O c’è uno scarto tra la fiction del femminile allestita dal regime televisivo e politico berlusconiano e la realtà delle vite e dei desideri delle donne? Certamente, quella fiction produce effetti di realtà e ha un forte potere di colonizzazione dell’immaginario e delle aspirazioni femminili. Tuttavia noi crediamo che fra quella fiction e la realtà uno scarto resti, e che proprio questo scarto abbia reso possibili le parole e i gesti di libertà di alcune donne coinvolte nella vicenda, prima tra tutte Veronica Lario, e di quante fra noi hanno dato a quelle parole e a quei gesti rilevanza politica.
Si può dunque, e come, lavorare sullo scarto tra fiction e realtà? Spetta a noi leggere la condizione femminile inforcando le lenti giuste per riconoscere tracce di libertà e forme di resistenza e dissociazione che si sviluppano anche laddove la politica e l’informazione non le vedono. In donne differenti tra loro, e anche in quelle in tutto dissimili dalle femministe di ieri e di oggi.
Vistoso è, nello scambio fra sesso, potere e denaro, il degrado della politica. Lo si denuncia sempre oscurandone, però, il segno sessuato. Certo, non è di oggi la perfetta continuità fra le aziende-spettacolo del presidente e il suo uso privato della cosa pubblica e delle istituzioni. Ma la novità è che il premier-imprenditore dispensa, in cambio di sesso, un provino da velina o un posto da parlamentare come fossero equivalenti. E ancora: Berlusconi si appella al «gradimento degli italiani», pubblico (l’audience) e privato (la complicità sulla sua presunta prestanza sessuale) per sottrarsi a qualsiasi regola di democrazia e di trasparenza. Di più: il «gradimento» legittima la menzogna, o meglio crea la verità di regime «della maggioranza».
Ma la politica così degradata perde ogni residua autorevolezza. Lo conferma il modo in cui tutta questa vicenda (non) è stata affrontata nelle istituzioni politiche. Per mesi, uomini e donne della maggioranza, ma anche dell’opposizione, si sono attestati sulla linea Maginot della distinzione fra il pubblico e il sacro «privato dell’alcova». Il disprezzo verso le donne è stato coperto con le accuse al «moralismo dei parrucconi». E la manipolazione della verità ad opera dei media controllati dal premier con il rifiuto del gossip.
Anche negli appelli alla mobilitazione in nome della democrazia e dei diritti, però, la questione sesso e potere resta opaca. Perché oggi, come e diversamente dagli anni ’70, quell’intreccio chiama in causa una trasformazione radicale della politica, e un’autocritica ruvida delle connivenze culturali dell’opposizione con il berlusconismo. Ed è troppo scomodo per i partiti di opposizione, presenti in parlamento e non, perché mette in questione il patto a cui tutti si attengono nella selezione e cooptazione del ceto politico, femminile e maschile.
Mai come oggi i rapporti tra i sessi sono il cuore della politica. Dopo la rivoluzione femminile, nel disordine del presente, si può e come riprendere parola su sessualità e politica? A partire da quali esperienze di relazione (o non) con gli uomini? Da quale desiderio? C’è da confrontarsi sui mutamenti del presente. Sono molte le donne che oggi si sentono schiacciate dalla suddetta fiction del femminile, e invocano una nuova stagione di lotte femministe. Ma c’è da chiedersi quanto siamo state disposte a rischiare, ciascuna nel suo contesto, perché «il modello dominante» fosse meno visibile o meno coccolato, e di converso il pensiero femminista fosse registrato, la parola femminile diventasse più autorevole, la bellezza femminile non venisse colonizzata.
La questione dirimente è quella delle pratiche femminili quotidiane di resistenza, conflitto, secessione, autonomia, libertà. Sono queste le pratiche che hanno reso forte il femminismo in Italia e altrove, e molecolare la trasformazione dei rapporti fra i sessi che la fiction berlusconiana combatte e occulta, ma non vanifica. Come valorizzare queste pratiche, sottraendole all’occultamento? Come rilanciare il senso politico della libertà femminile, strappandola al suo stravolgimento in libertà di competere sul mercato del corpo? Come dare alla parola femminile una forza più duratura dell’indignazione?
Di tutto questo invitiamo a discutere donne e uomini il 10 ottobre, h.10, alla Casa internazionale delle donne di Roma.
- 30/09/2009 [25 commenti]
- 29/09/2009 [16 commenti]
- 28/09/2009 [17 commenti]
- 27/09/2009 [14 commenti]
- 25/09/2009 [13 commenti]
- 25/09/2009 [7 commenti]
- 24/09/2009 [17 commenti]
- 24/09/2009 [1 commenti]
- 23/09/2009 [7 commenti]
- 23/09/2009 [3 commenti]
- 22/09/2009 [20 commenti]
- 21/09/2009 [32 commenti]
- 21/09/2009 [8 commenti]
- 19/09/2009 [29 commenti]
- 18/09/2009 [17 commenti]
- 18/09/2009 [8 commenti]
- 17/09/2009 [5 commenti]
- 16/09/2009 [82 commenti]
- 15/09/2009 [10 commenti]
- 15/09/2009 [39 commenti]
- 14/09/2009 [10 commenti]
- 12/09/2009 [5 commenti]
- 12/09/2009 [4 commenti]
- 11/09/2009 [25 commenti]
- 09/09/2009 [60 commenti]
- 09/09/2009 [17 commenti]
- 08/09/2009 [12 commenti]
- 07/09/2009 [11 commenti]
- 06/09/2009 [17 commenti]
- 04/09/2009 [9 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












Perché se dobbiamo rimanere tra noi e ripeterci quanto il patriarcato sia spregevole, quanto le nostre lotte abbiano cambiato le cose e quanto siamo indignate...sinceramente questo lo possiamo fare ognuna a casa sua, davanti al proprio specchio.
Mi dispiace dovervi dire che non c'è stata nessuna emancipazione femminile, né negli anni '70 né tantomeno successivamente. ALCUNE donne si sono "emancipate", ma la maggioranza delle donne NO. E anzi, vi dirò di più -e questo sicuramente scontenterà e indignerà quante tra voi hanno avuto la fortuna di riuscirvi-: mediamente, l'emancipazione di unA donnA si fonda sulla MANCATA EMANCIPAZIONE di tutta quella rete di donne che si fa carico delle incombenze da cui l'"emancipata" si è emancipata. E lo dico con profonda convinzione e con cognizione di causa e potrei portarvi infiniti esempi.
Personalmente, pur essendo una ragazza mediamente fortunata, che ha avuto l'opportunità di studiare, non mi sento né "emancipata", né tantomeno contenta della mia presunta "emancipazione": perché una persona democratica non può accontentarsi di un’emancipazione personale, ma solo di una emancipazione collettiva. Quindi, non possiamo sempre mascherarci dietro il fatto che non bisogna sputarsi tra donne, perché non esiste la sorellanza universale, perché esistono delle donne stronze (a meno che non crediate all'esistenza della donna-angelo dovrete rassegnarvi all'idea) e perché questo modo di fare nasconde solo un gretto corporativismo di quelle che dicono "noi siamo arrivate".
Inoltre, cosa molto importante: non è assolutamente vero che le lotte le fa chi le vuole fare, ma le lotte le fa chi le vuole fare TRA quelle che le POSSONO fare. Ci sono donne che non hanno il tempo per farle, che non hanno il riconoscimento di esseri umani con il diritto di farlo, ci sono quelle che ad esempio non hanno il computer né internet per poter leggere i nostri sproloqui.
E queste donne, non solo vengono uccise ogni giorno dalla loro vita (e non tutti l'abbiamo potuta scegliere la nostra vita), ma in più vengono anche sbeffeggiate dalle donne "emancipate".
Provo una rabbia viscerale ogni volta che sento parlare le donne lavoratrici delle “casalinghe”, per esempio. C’è un disprezzo sociale e culturale generalizzato verso le donne “solo casalinghe”: che -ricordiamoci una volta per tutte- sono LAVORATRICI NON RETRIBUITE. Il che significa senza stipendio, senza malattie, senza ferie, senza diritti. Cominciamo a mettere all’ordine del giorno dell’agenda politica la retribuzione per il lavoro domestico e la cura dei figli e forse daremo a queste donne la POSSIBILITA’ di lottare. Al momento, le lavoratrici non retribuite non sono rappresentate da alcun partito. E non venitemi a ridire la tiritera che se si comincia a retribuire le “casalinghe” le donne non andranno più a lavorare: perché forse smetteranno di lavorare le lava-cessi, non certo le giornaliste!
Non c’è nessuna polemica contro la cultura in tutto ciò, anzi! La cultura, insieme alla politica, è l’unica arma che abbiamo per cambiare le cose –guarda caso, tra le prime vittime di questo governo c’è la scuola-!! Però ricordiamoci che la cultura è di tutti e non è sinonimo di professoresse, politiche, scrittrici, giornaliste ecc. Perché se una donna sbaglia, sbaglia. E glielo si dice, come lo si direbbe a un uomo. Altrimenti, si tratta di razzismo e di corporativismo. Visto che le donne hanno una testa, che si prendano la responsabilità di quello che dicono e non dicono, tutte. Non solo quelle invisibili su cui è facile sputare senza essere visti e senza essere criticati.
Con rabbia e disperazione (nonostante ci rimanga sempre un grano di speranza),
Eyre e la sua amica Phlebas che non ha il computer, né il tempo per urlarvi la sua rabbia 30-09-2009 12:14 - eyre
A ognuna le sue responsabilità, perchè le lotte le fa solo chi LE VUOLE FARE, non si deve convincere nessuna così come non si devono delegare altre/i a farle per noi.
E' possibile non condivedere certe analisi (ad es. il prematuro annuncio della morte del patriarcato) o trovare irritanti certi modi di esprimersi, ma senza dimenticarsi che sputare veleno sulle donne significa colpire il bersaglio sbagliato. 29-09-2009 00:42 - Fiamma
Insomma dalla contrapposizione (quella sì frutto di un del discorso dominante) tra classe operaia e intellettuali(borghesi, ma lavorano anche loro per mantenersi, non vivono di rendita)continua a alimentare diffidenze, divisioni, immobilismo 27-09-2009 11:51 - adriana
Non e' attraverso un commento carico di odio per "gli uomini", intesi come categoria dello spirito, che otterrete alcunche'. Vi sono donne femministe e donne maschiliste, cosi' come uomini femministi e uomini maschilisti.
Il vostro intervento e' sessista e divisivo. Soprattutto e’ miope in termini politici, che e’ la colpa piu’ grave.
Un'altra occasione persa, peccato. 27-09-2009 06:35 - ahmed
Usciamo.
E rimbocchiamoci –uomini?donne? ESSERI VIVENTI!!- le maniche. Partendo dalle donne e dagli uomini invisibili che incontriamo al mercato, alla posta…(stra-quoto Lucia!!!) e organizzando un discorso/prassi POLITICO in grado di permeare la società impermeabile.
Io ci sto.
PS: Marx ed Engels rassicurano sulla buona riuscita: “con l'abolizione dei rapporti attuali di produzione, scompare anche quella comunanza delle donne che ne deriva, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.” Amen 26-09-2009 23:41 - eyre
POLITICA non rispettano nessuno e nessuna, sono pericolosi , se li lasciamo fare senza reagire ci troveremo in una situazione ancora peggiore di quella che descrivi tu. Io non conosco tutte le promotrici dell'iniziativa ma so e sento che , anche se (forse)non sono operaie,stanno lottando a viso aperto,e sanno capire anche i tuoi discorsi. Peccato che non posso partecipare perchè abito a Brescia , troppo lontano, ma vi sono molto vicina. ciao a tutte 26-09-2009 21:25 - rosa