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Luciana Castellina
La crisi europea dei socialdemocratici
Il voto tedesco di domenica non è venuto come una sorpresa: ha infatti riconfermato, accentuandole, le tendenze già emerse nelle elezioni regionali di qualche settimana fa:crollo della Spd (il risultato peggiore da 60 anni a questa parte); lieve declino della Cdu; successo senza precedenti dei liberali da un lato e della sinistra rossa e verde dall’altro; astensione crescente (anche questo un record storico). Ma a livello federale le conseguenze sono assai più rilevanti, come è evidente.
Con la fine della “grande coalizione” - formula di emergenza cui ora non sarà più necessario ricorrere – un mutamento ci sarà. Innanzitutto non è affatto vero che si apre una fase tranquilla, come molti si sono affrettati a dire, né in piena continuità con quella precedente: i margini per un ulteriore smantellamento dello stato sociale sono in Germania ancora ampi (era l’ultimo bastione in Europa) e i liberali vorranno senza dubbio utilizzarli. Ma non si tratterà di un’operazione indolore: la stessa Merkel, in contrasto con il proprio partito, non è una liberista e le tensioni all’interno del governo con il suo nuovo partner, Westerwelle, non mancheranno. Alimentate peraltro dalla crescita nel paese di una protesta sociale - per la perdita di due milioni di posti di lavoro e il ristagno salariale - che potrà ora contare, a livello istituzionale, sull’appoggio di una Linke uscita ancor più forte dal voto (più 3,5%, sfondamento del tetto nelle elezioni regionali persino nella conservatrice Baviera!); di una presenza Verde che per la prima volta supera il 10%; di una Spd che, per quanto disastrata, sarà fatalmente spinta, ora che è all’opposizione, ad assumere un profilo un po’ combattivo. La tanto paventata instabilità potrà pure esser stata sventata a livello politico, non certo a quello sociale.
C’è da chiedersi come sia possibile che di fronte ad una crisi economica largamente prodotta dall’irresponsabile comportamento dell’alta finanza, gli elettori abbiano scelto di privilegiare proprio coloro, i liberali, che sono i paladini del mercato sregolato e bloccano ogni intervento pubblico inteso a ridurre l’arbitrio di una manciata di grandi banchieri. Proprio in questo paradosso sta il sintomo più serio del crollo socialdemocratico. Che in Germania è clamoroso, ma non isolato: a guardare i sondaggi e l’andamento della annuale conferenza del Labour in corso a Brighton, l'Inghilterra non sembra star meglio - per non parlare della Francia e, per carità di patria, dell’Italia. Regge nelle sue roccaforti tradizionali, ma anche qui appare ormai logorata. La spinta propulsiva di Tony Blair, che aveva animato una breve stagione d’euforia, si è ormai consumata ovunque.
Che questo accada nel momento in cui il capitalismo, che fino a ieri sembrava eterno e trionfante, mostra così vistose crepe, indica che forse non siamo più di fronte a singole sconfitte politiche, ma ad una sterilità culturale ormai drammatica. Di fronte al mutismo della socialdemocrazia c’è da chiedersi se non si sia giunti ad un trapasso storico, indotto dagli opportunismi, dalle incertezze, ma anche da una drammatica assenza non solo di proposte immediate, ma di visioni di lungo periodo, di identità. (E non è una notizia che ci rallegra, anche se è sintomatica, quella che riporta Der Spiegel: da un sondaggio risulta che il 57 % dei tedeschi della ex Rdt la rimpiangono. Non era questo, francamente, il modello alternativo che avremmo preferito).
Potremmo consolarci con i successi che, salvo che in Italia, conoscono le sinistre dette “radicali”. In Germania, con la Linke, che si è ormai affermata a livello federale come una forza con cui non si può non fare i conti; ma anche, e proprio nello stesso giorno, in Portogallo con il Bloque, che raddoppia i suoi voti, un successo che ci è particolarmente caro perché si tratta di un gruppo nato da una nostra costola, non a caso da una rivista che vollero chiamare “O Manifesto”.
Ce ne rallegriamo molto, e festeggiamo con loro. Ma si tratta di affermazioni purtroppo ancora isolate in Europa (certo più numerose di quanto generalmente si ritiene, basti conteggiare gli analoghi successi in Olanda o in Norvegia, per esempio) e ancora insufficienti a delineare una reale , complessiva alternativa.
Sufficienti, tuttavia, a tenere aperto il problema che travaglia quasi ovunque socialdemocratici e simili: allearsi con queste sinistre, come unica eventuale prospettiva di tornare al governo, oppure perseverare nella orgogliosa, ma ormai un po’ ridicola, autosufficienza? In Germania sono in molti ad essere convinti che il crollo della Spd sia dipeso per molti versi proprio dal non aver voluto prospettare una alternativa di governo per il rifiuto opposto dalla leadership del partito all’ipotesi di una coalizione con Die Linke. Il grosso delle tante astensioni, dicono i sondaggi, viene proprio dagli elettori socialdemocratici.
Proprio domenica votava anche il Land del Brandenburg, dove è avanzata (al 33%) tanto la Spd quanto la Linke (al 27,2%). Gli elettori, festanti, hanno celebrato l’esperienza del governo rosso-rosso di Platzek, e l’hanno riconfermato. Se ne trarrà qualche lezione, alla Willy Brand Haus dove ieri tutti piangevano? Oskar Lafontaine, per parte sua, ha addolcito i toni nei confronti del suo vecchio partito e ha detto che la sua sconfitta non lo rallegra: forte del suo 13% dei voti ha ormai i rapporti di forza per ipotizzare una coalizione in cui contare. Ma la partita nella Spd è aperta e non è detto come si concluderà il prossimo congresso previsto per novembre.
Analoga situazione in Portogallo, dove il Partito socialista ha conservato la maggioranza relativa ma ha perduto quella assoluta e se vuole governare dovrebbe mettersi d’accordo con il Bloque e con il Pcp, che resta incredibilmente rilevante. Ma qui i tempi sono ancora meno maturi.
E in Italia? Nessun problema: Berlusconi ha fatto sapere che governerà per sempre. E intanto è stata annunciata una nuova scissione a sinistra: i verdi si dividono in due.
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Vedo che lei è alquanto ben documentata sulle elezioni tedesche. Ciononostante trovo il suo articolo riduttivo. Nessun accenno ai problemi che per molti analisti e opinionisti sono alla base dello sgretolamento del partito social democratico tedesco. (SPD), ossia “l’agenda 2010” un pacchetto di leggi con cui Gerhard Schröder (ex cancelliere tedesco) decise di riformare lo stato sociale.
Tagli ai sussidi di disoccupazione, pensione a 67 anni,eccetera.
Quest’agenda di tipico carattere neo-liberale è nata nel governo rosso-verde di Schröder e ha profondamente colpito la clientela classica del partito socialdemocratico stesso.
L’SPD si ritrova oggi ad aver un grandissimo problema di credibilità verso i propri elettori.
L’abbandono della rappresentanza degli interessi dei ceti sociali più deboli per via della strategia Schröderiana che le elezioni si vincono al centro, a costretto moltissimi ex-SPD ad allontanarsi dal partito. Questo è sicuramente anche il motivo per cui circa 2 milioni di ex-elettori della SPD hanno preferito rimanere a casa piuttosto che andare alle urne alle ultime elezioni.
Può darsi che ci siano similitudini tra i crolli dalle sinistre in Europa. Qui in Germania però la causa maggiore è stata creata dai social democratici stessi, che con una politica di stampo neoliberale si sono addossati l’ira di tantissimi simpatizzanti e membri del partito che non si identificano nel partito.
Non dimentichiamoci che a sinistra della Merkel ci sarebbe stata una maggioranza rosso-rosso-verde.
Una maggioranza che l’SPD non ha voluto prendere in considerazione poiché sarebbe dovuto entrare in coalizione con “la sinistra” ( Die Linke.). Partito in cui sono entrati anche Lafontaine ex segratario dei socialdemocratici e allora ministro delle finanze dimissionario sotto Schröder causa appunto l’ntodizione dell’agenda 2010.
Personalmente penso che la società tedesca sia molto sensibile a concetti come quello della giustizia sociale. Il problema è che il partito che più avrebbe dovuto battersi per la tutela di questi valori (SPD)
è proprio il partito che ha iniziato un processo di mutazione del concetto di stato sociale, visto da molti come puro atto di smantellamento.
Saluti
Gino Tavernini 29-09-2009 15:54 - gino tavernini
Trascurando i vari furbetti dei quartierini e dei quartieroni (da D'Alema a Pecorararo Scanio, a Sansonetti) la 'sinistra' in Italia è fatta, appunto, dagli zombi del pd, dalle vestali del comunismo, dai critici di mestiere, da piccoli ET. E nel resto d'Europa la situazione è pressoché identica.
Grandi chiaccheroni, tutti, con nessuna capacità di essere convincenti. 29-09-2009 14:57 - guido
La sinistra radicale non sembra andare oltre la definizione della propria identità, per questo molte astensioni di ex-elettori della sinistra socialdem. non si trasformano in voti per essa. e quella socialdemocratica non riesce a proporre obiettivi e allora perde voti sia a destra che a sinistra e nell'astensione. ma in ogni caso, è certo che la sinistra non è maggioritaria nella società, la sua visione del mondo non convince, non appassiona, non crea consenso sociale. di questo pare che in italia non ci ponga nemmeno il problema 29-09-2009 12:15 - pietro spina
A differenza dei molti compagni che si preoccupano del loro orticello- e si entusiasmano o deprimono se è cresciuto o diminuito di qualche metro o centimetro - il problema che ci riguarda tutti è la debolezza assoluta di proposte credibili. Nel breve e nel lungo periodo.
Una debolezza 'culturale' drammatica.
Ed è proprio questa debolezza che rende fragilissima l'intera sinistra europea. Ed è infatti questa debolezza che viene esattamente percepita dalla 'sensibilità' degli elettori.
In questo senso non c'è nulla di paradossale (o che possa apparire tale) - qui non concordo con Castellina- in un'alleanza di fatto tra le vittime e i carnefici. E', purtroppo, sin troppo chiaro e logico che chi ha creato un orrendo giocattolo (con cui peraltro tutti hanno giocato) che si è rotto è più convincente, se propone di riaggiustarlo, di chi non sa o non vuole riaggiustarlo ma neppure è in grado di proporre un gioco diverso.
Questo è il punto, o, meglio, il dramma. 29-09-2009 11:29 - guido