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COMMENTO
29/09/2009
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Il flop praghese di papa Ratzinger

    Tra le tante operazioni ideologiche che vedono impegnati i media, inesorabilmente c’è l’esaltazione, comunque e dovunque, del viaggio papale. Una specie di topos narrativo. E celebrativo. Così la tre giorni del papa nella Repubblica ceca che avrebbe dovuto essere resocontata per il flop che è stata, viene rappresentata invece come una specie di trionfo di Ratzinger. L’ennesimo, del resto. Invece, al di là dei messaggi subliminali e delle citazioni colte, proprio di un flop questa volta si è trattato.

    Vediamo perché. L’Osservatore romano ha parlato di "confronto con i non credenti", il portavoce del papa padre Federico Lombardi di "missione per rilanciare la fede", Benedetto XVI stesso ha insistito sul ruolo di "minoranza creativa" per i cattolici in terra di Boemia e Moravia, con un messaggio ai giovani ("non fatevi ammaliare dai paradisi artificiali e dalle false e alienanti prospettive del consumismo") e all’Europa - perché i leader siano "credenti e credibili" - e si sprecano le interpretazioni sulla parola del papa, per l’occasione all’assalto, improbabile, di Berlusconi.
    Su tutte, emerge la preoccupazione del cardinale di Cracovia, già segretario di Wojtyla che, accorso dalla Polonia, ha ricordato che questo è per il vecchio continente "un momento cruciale… il comunismo è caduto ma adesso il momento è più difficile e il nemico più pericoloso".

    Messaggi a parte, chi ha davvero ascoltato la parola del papa e perché è arrivato in missione a Praga? Papa Ratzinger, il pastore tedesco, è arrivato nel cuore inconcluso d’Europa che, nonostante siano passati venti anni dal crollo del socialismo reale nell’89, non ha ancora un concordato, un patto politico, istituzionale e legale con il Vaticano e i suoi interessi nella Repubblica ceca. Essendo fallita, tra l’altro l’operazione politica che vedeva nel Partito dei popolari cattolici l’interlocutore diretto di questa prospettiva quando scambiarono il loro voto di appoggio per l’elezione a presidente della repubblica di Vaclav Klaus: ora quel partito è fuori dal governo e si è scisso. E lo scambio, nonostante le promesse, non c’è mai stato. Né risulta essere nelle prospettive politiche, tantomeno di quelle presidenziali, visto che le autorità politiche che il papa ha incontrato di questo non han voluto parlare.

    C’è in gioco la rivendicazione da parte della Chiesa cattolica di una serie di beni fondiari che ancora contraddicono l’autonomia amministrativa di molti comuni cechi e, soprattutto c’è la richiesta dell'immensa Cattedrale di San Vito che si trova all’interno del Castello di Praga. Il Vaticano la rivendica al cattolicesimo, in un paese che istituzionalmente, dal dopoguerra e fino ad oggi, non si dichiara nemmeno cristiano. Anche se è forte il protestantesimo riformatore hussita - di Jan Hus che, poco prima del protestantesimo di Lutero, pagò con il rogo l’idea di un "cattolicesimo dal volto umano". E in un paese che, dai sondaggi recenti, si dichiara per più del 66% agnostico e ateo. E che nella sua parte minoritaria e credente ritiene che la chiesa di San Vito appartenga a tutte le comunità cristiane, non a Roma - anche perché è stata costruita nell’epoca in cui i cristiani erano uniti.

    Tant’è che l’attuale primate della chiesa ceca, il cardinale, Vaclav Maly, ha recentemente dichiarato l’intenzione di dimettersi perché l’obiettivo del concordato che lui si era dato come ineludibile per il suo mandato, è stato ormai fallito.
    Veniamo ora ai richiami storici e alle greggi che sarebbero accorse alla testimonianza papale. La folla di Brno è stata data per "130mila persone": erano due settimane che si annunciavano dai media e dalla Santa sede che sarebbero accorse proprio "130mila persone". Il numero è stato incredibilmente indovinato. Senza però tenere conto del fatto che Brno, prima tappa del viaggio, è alla frontiera di Austria e Ungheria, e la cattolicissima Polonia è a 250 chilometri. Da tutti queste realtà infatti è arrivata una multiforme presenza organizzata. Che è invece visibilmente mancata il giorno dopo sulla spianata di Stara Boleslav, a soli 35 km da Praga, ma ahimé in giorno non festivo e nonostante pullman arrivati anche stavolta da Varsavia e Budapest. Per questo secondo appuntamento, le agenzie locali e internazionali hanno oscillato a descrivere una presenza sulle "15-20mila persone", per arrivare alla fine alle "30-50mila". Assai poco per il Vicario di Roma.
    Comunque, nei tre giorni di viaggio, ha ricordato i martiri del comunismo - a dire il vero la maggior parte dei martiri del "comunismo" erano nella repubblica Cecoslovacca unita soprattutto i comunisti, fin dalla fine degli anni Quaranta. Purtroppo papa Ratzinger, ancora una volta, ha perso un’occasione importante per denunciare e ricordare almeno due vergognose malefatte della Chiesa cattolica romana. La prima, non avere detto mezza parola sul terribile ruolo del Vaticano che mantenne nella Chiesa cattolica monsignor Jozef Tiso, primo ministro della Slovacchia - prontamente separatasi dai cechi dopo l’annessione dei nazisti della regione dei sudeti e diventata con lui un regime nazifascista schierato con la Germania di Hitler dalla fine degli anni Trenta fino al ’41, favorevole inoltre all’invasione della repubblica ceca. E, quindi ha mancato una denuncia della corresponsabilità nella deportazione e sterminio degli ebrei slovacchi - 58.000 ebrei (il 75% degli ebrei slovacchi) furono inviati nei campi di concentramento in questo periodo, sono sopravvissuti solo in 700 - e cechi. Poteva incontrare, con questo peso di responsabilità, quel che resta della comunità ebraica di Praga, invece si è limitato a stringere la mano a due rappresentanti in fila tra gli altri esponenti delle religioni locali.
    Alla fine non è nemmeno servito che, come ultimo tentativo di modernità, i salmi adattati a musica rock e il silenzio del papa su "omosessualità e preservativi": decine di giovani a piazza Venceslao - come la chiamano a Praga, volutamente omettendo il "San" - hanno chiesto a Ratzinger proprio sui preservativi proibiti dalla Chiesa romana: "Papa, non predicare la morte". Più d’un flop. Un disastro, papale papale.


I COMMENTI:
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  • Mi pare che Maometto deve andare alla montagna, anzi alla montagna46.
    papa non e' un nome proprio cosi' come dio e ciascuno e' libero di usare o meno la maiuscola a seconda della propria inclinazione. 30-09-2009 18:38 - murmillus
  • Quanta agitazione...certo che è proprio dura per tutti affrontare che ciò che si è sempre desiderato non avverrà e che non si è ciò che si desidererebbe essere...plor 30-09-2009 15:35 - pierlorenzo robbricati
  • per me , passata questa generazione di vecchi rincoglioniti , il cattolicesimo si ridurrà ad una sorta di avanspettacolo newage , e sarà evidentemente un grande passo in avanti per l'umanità.

    il dio cristiano è stato per secoli la più terribile barzelletta nazista , l'afflizione di tutti i propri fedeli , in una mistificazione e dissimulazione che può essere esemplificata nella figura del principe borgia figlio del papa alessandro quarto; 30-09-2009 14:55 - Gianpaolo Sartori
  • Concordo pienamente con Claudia Rocchi. L'unico flop è quello comunista, che è l'ideologia più stupida della storia, perché ha rimosso dalla vita di molti (senza che vi fosse alcun bisogno di rimuoverlo) il cardine del quale tutti abbiamo vitale bisogno, perché è il fondamento di ogni vita: Dio. Il materialismo desolante che abita nell'ideologia comunista è quello che fa scrivere articoli aridi come quello che stiamo commentando.
    E forza, Santo Padre, non siamo in pochi a volerLe bene. 30-09-2009 13:55 - Paolo Pero
  • Non mi va di parlare male del Papa perchè, come tutti, è un figlio di Dio, ma la Chiesa ha fallito o fallirà i suoi obiettivi ! 30-09-2009 12:52 - Gian
  • Papa si scrive con la lettera maiuscola. Come Chiesa.
    Neanche l'ortografia sapete scrivere e volete sapere. 30-09-2009 11:56 - Daniele+
  • "Aspettiamo ansiosi una vignetta di Vauro, al riguardo...."
    La solite baggianate! In Italia abbiamo la chiesa cattolica a dettar legge, perché ce la dovvremmo prendere con Maometto?
    Eppoi se non ricordo male Vauro qualche vignetta non proprio amorevole gliel'ha dedicata agli islamici cattivi.
    Caro montagna46 tu sei uno dei tanti convinti che in Italia siamo molto liberi (soprattutto adesso che silvio c'è) e che questa libertà ce l'ha regalata la democratica e caritatevole chiesa. Sbagli. Informati meglio. Se fosse per loro saremmo ancora al medioevo. E poi l'articolo del manifesto più che contro la chiesa critica la disinformazio sempre più schifosa della maggior parte dei media italiani.
    Saludos Achille. 30-09-2009 11:33 - Achille Porcelli
  • Vauro che fa vignette su Maometto ? Lui fa l´anti solo con quelli che non lo menano, non é mica scemo. 30-09-2009 10:02 - andrea
  • UN resoconto non di regime. Per onestà sarebbe da aggiungere che Ratzi ha detto parole forti sull'accoglienza ai clandestini (doverosa per i cristiani) che in Italia non ha ripreso nessun gironale stranamente. Basterebbe quello per mettere in crisi la Lega e il suo presunto cristianesimo. Su Vauro non credo si possa mettere in dubbio il coraggio considerato il suo impegno con Emergency. Piuttosto nel fatto che si possa scherzare anche sulla Sacra Famiglia senza che ti tagliano la mano e la testa sta tutta la differenza tra la modernità del cristianesimo e il vecchiume dell'Islam che deve ancora avere un suo Concilio per misurarsi con la modernita. Ci vorrà una rivoluzione francese anche per l'islam ? 30-09-2009 07:54 - marzio
  • Complimenti a Montagna46. Il compagno Vauro ha il coraggio di sparare sulla Croce Rossa. Su Maometto no: c'e' sempre una fatwa nel cassetto, pronta all'uso in caso di offesa al profeta. Alla pelle ci teniamo tutti: anche i kompagni che tengono famiglia. 30-09-2009 07:21 - Andrea
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