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Norma Rangeri
La casa chiusa
Tra i giornalisti che il 3 ottobre non manifesteranno per la libertà di stampa c'è un volto noto del Tg1, Stefano Ziantoni, il conduttore che ieri mattina, dopo ringraziamenti affettuosi, congedandosi da Berlusconi gli ha detto «presidente torni quando vuole questa è anche casa sua». Nemmeno fosse un militante di «meno male che Silvio c'è». Accanto a lui sorrideva e acconsentiva Susanna Petruni, altra mezzabusta del telegiornale, addetta alle trasferte del premier e sua amica. Poi la giornata televisiva del leader è proseguita dentro i telegiornali di ogni ordine e grado, tra auguri di buon compleanno e comizi sul miracolo delle case ai terremotati.
Naturalmente la forsennata campagna berlusconiana contro il canone Rai non ce l'ha con il vasto popolo degli ziantoni e delle petruni, stirpe particolarmente prolifica dentro il servizio pubblico. Il Giornale, che fa campagna contro la tv concorrente del suo proprietario, nuotando beato nel conflitto di interessi, ha nel mirino i panda antiberlusconiani, pochi ma insopportabilmente di successo. Da Santoro alla Dandini che, ieri sera, è tornata in video con i fucili del governo puntati contro lo sketch sulle escort chiuse nel bagno di palazzo Grazioli.
Lo spettacolo e l'informazione che sfugge al potere dei soldi berlusconiani, lo spicchio di informazione e intrattenimento pagati con il canone e la pubblicità, hanno fatto perdere lucidità ai leghisti e agli arcoriani, impegnandoli in questo sgangherato assalto alla vecchia diligenza («la croce rossa», come l'ha chiamata il suo presidente, Garimberti). Proprio nel momento in cui l'azienda di viale Mazzini ha le casse vuote, i debiti che avanzano, la pubblicità mai così bassa e mai così penalizzata in confronto a quella raccolta dalla concorrente Mediaset (meno 20 per cento Sipra, meno 9 per cento Publitalia).
Nessuno deve bucare questo Truman show, scalfire l'universo parallelo che alimenta i veleni sociali, aprire le porte di questa casa chiusa. Il presidente del consiglio lo sa meglio di tutti, come dimostra quando dice «nel loro intimo gli italiani vorrebbero essere come me». Molti italiani, donne comprese. Lui ha lavorato per vent'anni a un'industria della comunicazione costruita sul corpo delle donne, e come nessun altro ha modernizzato il maschilismo italiano. Non da solo. Quando si parla del rapporto dell'ultrasettantenne con le escort, bisognerebbe guardare più a fondo, vedremmo allora emergere in superficie il filo rosso di una televisione disegnata insieme a illustri creativi di sinistra.
Le veline di Striscia la notizia (le lolite di Gianni Boncompagni, le vallette a quattro zampe di Freccero), all'inizio divertente parodia di tette e culi televisivi, oggi sono assorbite dal porno-soft berlusconiano, come spiega bene il documentario di Lorella Zanardo («Il corpo delle donne»). E, d'altra parte, molte ne sono complici, felici di entrare nella ricchezza e nel protagonismo con forme più o meno velate di prostituzione. Per questo nella piazza del 3 ottobre, il pluralismo del servizio pubblico e la libertà di stampa si difenderanno anche cominciando a smontare l'egemonia berlusconiana sul mondo femminile.
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E' difficile, lo so. Per esempio chi mi puo' dire senza andarci direttamente, se ad Acerra il termovalorizzatore funziona?
Oppure, quanto sta facendo la Prestigiacomo per scovare le navi in fondo al mare? E cosa contengono? E dove sono finiti quei fusti che dovevano essere seppelliti a scanzano jonico? 01-10-2009 16:52 - Antonio
Impossibile misurare cortesia e lecchinaggio.Cosa si vuole dal potente?
Il servizio, il favore,la confidenza,la conoscenza....? 01-10-2009 13:22 - t.o.
Dobbiamo avere ben saldo nella mente che la maggior parte degli italiani vede in Silvio Berlusconi la materializzazione dei propri sogni, delle proprie aspettative, dei propri desideri.
Motivo questo per cui ha e avrà sempre consenso negli elettori.
Francamente non so come si possa contrastare l'antropomorfismo berlusconiano nel breve termine.
Non è rassegnazione ma consapevolezza degli umani limiti. 01-10-2009 12:54 - Gianluca Nervegna