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Ida Dominijanni
Due cose che sciolgono il cerone
Concitato, ecco, Berlusconi era solo un po’ concitato, dice il fido Bonaiuti, e quando uno è concitato «può succedere»... Può succedere che gli scappi una battuta più sessista che razzista o più razzista che sessista, scegliete voi. Ma può anche succedere, a Berlusconi succede sempre più spesso, che la concitazione gli strappi dalla faccia la maschera di cerone con cui di solito si ingessa in tv, e che improvvisamente ci appaia com’è in natura: un poveraccio circondato da poveracci, uno che non sa più che fare di se stesso e che come tutti quelli che non sanno che fare di se stessi se la prende con la prima donna che gli capita a tiro. «Vedo che c’è la signora Bindi, che è sempre più bella che intelligente». Bell’autogoal, complimenti. Raddoppiato dal compagno di merenda di turno, l’ingegner Castelli nonché - absit iniuria verbis - ex guardasigilli: «Ma perché parli sempre, zitella petulante?». Complimenti raddoppiati. Giacché si diverte a portare in tribunale salvo se stesso chiunque e qualsiasi cosa, domande impertinenti comprese, il premier potrebbe querelare la tv e la sua adorata Porta a porta per alto tradimento. L’immagine non mente, e lo schermo assegna nettamente il vantaggio a Bindi. Per quello che dice, «Presidente, io sono una donna che non è a sua disposizione, e che dice la verità», e per come lo dice, a testa alta, sguardo piantato nella telecamera e concitazione zero. L’immagine non mente anche sugli astanti, uomini: tutti zitti stecchiti, dal padrone di casa agli ospiti. E poi dicono che su Berlusconi c’è «il silenzio
delle donne».
Per l’occasione peraltro ritrovano la lingua anche molte colleghe della vicepresidente della Camera che in questi mesi l’avevano perduta o balbettavano, e perfino molti colleghi, gli stessi che finora hanno parlato solo per dire che la faccenda dei rapporti di Berlusconi con le donne è una sua faccenda privata poco seria in cui la politica, che invece è una cosa seria, non deve mettere il dito. Rosi Bindi, che invece è una che sulla faccenda ha parlato e con nettezza fin da subito, da donna e da cattolica, merita beninteso
questo e altro, infatti siamo tutte pronte a sostenere con lei quella tranquilla
sfida - «la vedremo» - con cui ha chiuso il suo duello col premier. Ma è lecito
chiedersi se anche sulla dignità delle donne valgano, in casa Pd, due pesi e due misure? La dignità delle donne vale doppio nel caso che la donna in questione sia una parlamentare, e vale la metà nel caso di mogli (Veronica), giornaliste (variamente aggredite dal premier qua e là), per non dire delle escort (minacciate di essere spedite in galera per 18 anni)? Misteri di classe e di ceto (politico). Incassiamo comunque questo risveglio. Meglio ancora, il ceffone di rimando di Livia Turco al premier: «Le donne pensano, sanno valutare e presto lo manderanno a casa». Lo sa anche il premier, che sono le donne che lo stanno mandando a casa. Da sua moglie a Rosi Bindi, una vera persecuzione, altro che i giudici. «Sono una donna che non è a sua disposizione» e «dico la verità» sono precisamente le due cose che Berlusconi e quelli come lui da una donna non possono sopportare: gli si rompe lo specchio in cui ricompongono
a fatica un sé inesistente. E’ per questo, Bonaiuti, che il premier è ormai
da mesi perennemente concitato?
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Parole d'oro!!
In effetti, come si possa ancora parlare di "etica della differenza sessuale" nell'epoca di Condoleezza Rice, Hillary Clinton, Emma Marcegaglia, Carly Fiorina etc. (tutte donne che, notoriamente ed evidentemente, hanno introdotto e stanno introducendo nei rispettivi campi d'azione una significativa differenza di comportamenti rispetto agli omologhi di sesso maschile... eh, sì sì ;D ) mi rimane proprio incomprensibile.
Ma alla mia limitata fantasia ed intelligenza risulta ancora più incomprensibile come si possa continuare a perdere tempo su questioni tutto sommato così futili come questa, dei gusti e le abitudini sessuali del primo ministro di questo paese - o di altri paesi -, come se in ciò risiedesse davvero un problema: e non accorgersi che il VERO problema è, e continua ancora drammaticamente ad essere, quello del POTERE, senza ulteriori specificazioni, e della sua distribuzione.
Distribuzione che non è stata mai tanto asimmetrica come in quest'epoca (visto che oggi ci sono persone con patrimoni personali di entità tali da consentire loro di comprarsi intere nazioni, se solo volessero), a prescindere dal fatto che le donne lavorino o no, abbiano più o meno libertà e siano più o meno emancipate di cinquant'anni fa.
Quando capiremo che è dall'ECONOMIA che bisogna ripartire, sarà sempre tardi... ;) 14-10-2009 12:57 - Alan Ross
Tornando indietro di 147 anni, in quanto ad arroganza e a conflitto di interessi, certamente il migliore!
Per fare un paragone, nel 1862 Quintino Sella fu chiamato a far parte del Governo Rattazzi (governo di destra)per assumere l'incarico di ministro delle finanze, egli scrisse una lettera al fratello che si occupava delle aziende di famiglia, dicendo: " .. sono onorato di aver ricevuto questo invito e tuttavia, siccome so che la nostra impresa di famiglia per un terzo del fatturato dipende dalle commesse dello Stato (attraverso l'esercito) per prodotti di uso militare, io ti chiedo di sospendere immediatamente ogni attività di fornitura con lo Stato. Se non fossi in grado di farlo, perchè comprendo che la nostra impresa di famiglia rischierebbe la sopravvivenza, allora sarei costretto con rammarico a rinunciare all'incarico".
In buona sostanza Quintino Sella non ha parlato di conflitto "potenziale" di interessi, ma si è reso conto che lì c'era un problema. E non ha aspettato che il parlamento votasse una legge per risolvere quel problema, ma ha intrapreso un atto concreto per risolvere il problema prima ancora di andare a rivestire funzioni pubbliche. 10-10-2009 14:12 - giampiero
Finche' non butterete via la demenziale "etica della differenza sessuale" non capirete nulla del mondo. 10-10-2009 12:14 - ahmed