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COMMENTO
14/10/2009
  •   |   Felice Roberto Pizzuti
    Il rebus delle pensioni

    Il Governatore Draghi, partendo dai problemi posti dalla crisi, ha fatto due proposte: il potenziamento degli ammortizzatori sociali e l’aumento dell’età pensionabile. La prima è largamente condivisibile proprio a partire dai dati ricordati dallo stesso Governatore e da altri ancora che confermano come la vera anomalia del nostro sistema di welfare sia appunto la marcata inadeguatezza dei nostri ammortizzatori sociali i quali lasciano del tutto scoperti proprio i lavoratori maggiormente a rischio di disoccupazione, come i parasubordinati , e  coloro che sono in cerca del primo impiego. Attualmente, meno di un terzo dei disoccupati riceve un’indennità di disoccupazione, ma il basso tasso di attività indica che coloro che involontariamente non lavorano sono  più di quanti appaiono nelle statistiche dei disoccupati poiché molti di essi, scoraggiati dalla possibilità di trovare un impiego, nemmeno figurano in cerca di lavoro. La crisi conferma (specialmente a chi l’aveva rimosso con teorie ottimistiche) che l’instabilità dei mercati è un dato strutturale e crescente, cosicché assicurare un reddito ai disoccupati non è solo un’esigenza sociale, ma anche economica perché sostiene la domanda in un momento di particolare bisogno.

    Ma proprio a partire dalla crisi, non ne discende affatto che questo sia il momento migliore per imporre un aumento dell’età pensionabile. Il buon senso suggerisce che aumentando la vita media attesa e le condizioni di buona salute, anche l’età di pensionamento possa aumentare; specialmente se l’invecchiamento demografico accresce il rapporto tra gli anziani da mantenere e i giovani attivi e se la ridotta crescita economica fa aumentare meno o riduce il reddito complessivo da dividere. Elevando l’età di pensionamento, contemporaneamente crescerebbe il numero degli attivi e diminuirebbe quello dei pensionati. Questo ragionamento deve tuttavia fare i conti con la circostanza attuale che stiamo viaggiando verso un tasso di disoccupazione superiore al 10%; potremmo anche imporre ai lavoratori anziani di rimandare il pensionamento e così accrescere il numero degli attivi potenziali, ma non per questo aumenteremmo la capacità del sistema produttivo di occuparli; anzi si stimolerebbe il contrario. Si ostacolerebbe ulteriormente l’impiego dei giovani e aumenterebbe sia l’età media degli occupati sia il costo del lavoro, con l’effetto ulteriore  di frenare la dinamica  della produttività e dell’innovazione che, invece, andrebbero incentivate proprio per accelerare l’uscita dalla crisi. Avremmo dei pensionati in meno e dei giovani disoccupati in più, con efædtti negativi anche per la domanda. D’altra parte, negli ultimi anni, i prepensionati hanno ripreso a salire, a riprova della difficoltà delle imprese a mantenere i livelli occupazionali.

    Giustamente, il Governatore ha richiamato l’attenzione anche sulle pensioni molto basse che si prospettano per i giovani: ma se ritarderanno l’ingresso nel mondo del lavoro, saranno ancora più basse. E se l’occupazione è scarsa, precaria e con bassi salari (che spesso non includono i versamenti per il TFR), è pure difficile capire come i giovani possano finanziare autonomamente la previdenza integrativa la quale viene addirittura proposta come un canale sostitutivo della pensione pubblica. Il Governatore prefigura infatti uno spostamento di risorse contributive che ridurrebbe ulteriormente le prestazioni del sistema pubblico con la speranza di aumentare quelle dei fondi privati. Ancora una volta, è proprio la crisi ad indicarci che per arginare la crescente instabilità connaturata al funzionamento dei mercati, sarebbe del tutto controproducente affidare anche larga parte dei redditi dei pensionati alla loro volatilità, che è massima nel settore finanziario dove andrebbero investiti i risparmi previdenziali dei lavoratori. La previdenza a capitalizzazione, specialmente quando gestita con caratteri prudenziali e con le modalità meno costose possibili ai fondi negoziali chiusi di grandi dimensioni, può svolgere un utile ruolo integrativo per quei lavoratori che, oltre a contare già su una adeguata e più sicura pensione pubblica, hanno le possibilità di finanziare una pensione aggiuntiva. Affidare invece un ruolo sostitutivo ai fondi a capitalizzazione, non solo significa accrescere i rischi di distruzione del risparmio previdenziale già ampiamente sperimentati e ricordati dallo stesso Governatore; ma implicherebbe anche uno sforzo di risparmio aggiuntivo che, ancora una volta, sarebbe controproducente rispetto alla necessità urgente di riavviare la crescita.

    Spesso, per favorire uno sviluppo dei fondi privati di tipo sostitutivo rispetto alla previdenza pubblica si sostiene, anche strumentalmente, che la spesa di quest’ultimo sarebbe elevata in modo anomalo e peserebbe sul complessivo bilancio pubblico già gravato da un elevato deficit. Non è vero. Da anni, nel Rapporto sullo stato sociale - redatto presso il Dipartimento di Economia Pubblica della “Sapienza” - che quest’anno è dedicato proprio alle connessioni tra la crisi e il welfare state e verrà presentato a metà novembre, si dimostra che operando confronti statisticamente omogenei, la nostra spesa pensionistica rispetto al PIL non è superiore alla media europea. Inoltre, il saldo tra le entrate contributive e le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute d’acconto è attivo per un ammontare che oscilla tra lo 0,8% e lo 0,9% del PIL; dunque il sistema pensionistico pubblico non grava sul bilancio pubblico, ma lo migliora.

    Infine, va notato che, data la ristrettezza del nostro mercato borsistico, solo l’1,4% dei contributi ricevuti dai lavoratori e dalle imprese nazionali viene investito dai fondi pensione in azioni di imprese italiane; gran parte va all’estero cosicché un sviluppo eccessivo dei fondi accrescerebbe corrispondentemente il  trasferimento di risparmio nazionale a favore dei nostri concorrenti.


I COMMENTI:
  • sono decine di anni, ne ho 50, che devo ascoltare la solita predica sulle pensioni e sul osto del lavoro da rivedere per "evitare la crisi": la crisi c'è, non si è evitato nulla, e costoro (i Draghi di ieri e oggi) continuano imperturbabili a riproporre la stessa ricetta, visti i risultati non un dubbio che sia errata. Ma che dubbio vuoi che abbiano quelli che sulle crisi ci campano? 15-10-2009 17:22 - anteo
  • L'età pensionabile è già stata innalzata e se non bastasse dal 2010 saranno rivisti anche gli indici che determinano il valore della pensione. Periodicamente torna il tormentone della necessità di nuovi adeguamenti dell'età pensionabile alle aspettative di vita. Tutto questo però contrasta con la messa in PRE-PENSIONAMENTO di intere vagonate di dipendenti. Tutte queste persone pre-pensionate non hanno i requisiti minimi nemmeno con la legge attuale. Qual'è il senso? 15-10-2009 11:36 - Lucio
  • è ormai chiaro che quella sulla riforma delle pensioni non è (più) una battaglia ideologica, ma una scelta da fare in base al ragionamento, alle previsioni, alle preferenze ed anche agli interessi, più o meno confessabili che siano. ma non è una crociata e quindi la sinistra italiana vi è del tutto impreparata, a cominciare da quella radicale. quest'articolo di pizzuti è molto bello perchè va sul merito delle questioni in campo e aiuta anche a capire com'è che il governo è contrario alla proposta di draghi e si trova d'accordo con i sindacati (con sommo scorno di questi ultimi). mi chiedo a questo punto chi debba fare autocritica sullo scempio del TFR che sarebbe stato meglio lasciare alle aziende invece che gettare nel marasma del mercato finanziario.
    bravo Fabrizio, ci vuole coraggio a dire certe cose in certi contesti 15-10-2009 10:38 - pietro spina
  • il problema prinicipale dell'italia è berlusconi.
    ma con questo argomento,giusto,succede che per sconfiggerlo dobbbiamo stare tutti ammucchiati un altra volta e poi che si farà?le politiche sociali del centrosinistra sono appena appena diverse da quelle del centro destra, con relativo massacro dei lavoratori e pensionati,
    non a caso se per un motivo qualsiasi si facesse un governo di unità nazionale,dopo berlusconi,pd-udc-pezzi pdl ecc ecc la prima riforma sarebbero le pensioni,vedi governo dini,dopo la caduta del primo governo berlusconi.
    dio ce ne liberi di un nuovo centro sinistra per noi lavoratori.
    ciao a tutti angelo 15-10-2009 10:00 - angelo
  • Invece di tagliare i costi della
    politica e della burocrazia ,la casta ogni 6 mesi si inventa l'aumento dell'età pensionabile.Strano vero?No è infame ed allucinante e nessuno si ribella!Il popolo deve pagare tutto anche la crisi del capitale! 15-10-2009 01:06 - gianni
  • L'uscita di Draghi fa paura. Lo fa anche perché si regge su un luogo comune (aumentiamo gli ammortizzatori sociali) e su un drammatico silenzio: nessuno ci dice mai quale è il costo reale degli ammortizzatori sociali e come aumenta. E si regge su un altro aspetto mai detto (anche dalla sinistra!!!): gli ammortizzatori sociali sono usati dalla grande industria come volano economico: la Fiat, per esempio, negli anni scorsi ha dimensionato impianti e maestranze per far fronte ai momenti in cui la domanda è più elevata; quando la domanda cala, la Fiat mette i dipendenti in cassa integrazione, scaricando i costi sulla collettività; poi li riprende, e così via.

    Occorre chiarezza e informazione sugli ammortizzatorisociali, anche per paragonarli con la spesa pensionistica, perché stiamo arivando a un paradosso: si pagano i giovani perché stiano a casa e si vuole far lavorare gli anziani.

    Draghi non ha detto il vero su questo argomento. Per diverse ragioni.
    La prima: aumentare gli ammortizzatori sociali non favorisce la mobilità, ma la scoraggia. Perché uno che ha un lavoro precario a Palermo dovrebbe andare a cercarne uno più stabile, ma lontano da casa, quando guadagna lo stesso qualcosa anche stando dove è, magari senza lavorare?
    La seconda: aumentare gli ammortizzatori sociali in modo generalizzato serve per radicalizzare il precariato. I "precari a vita" aumenteranno a dismisura, tanto c'è chi paga e chi lavora... i vecchi!
    La terza: gli ammortizzatori sociali riguardano soprattuto (anche se non solo) i lavoratori italiani. Aumentarli, come vuole Draghi, serve a tenere più tranquilli i nostri disoccupati per consentire un maggiore impiego di manodopera straniera in nero o a bassi salari. Aumenta, così, lo sfruttamento degli immigrati.

    Occorre ripensare al discorso pensioni: ho 56 anni e in vita mia ho studiato: per questo ho cominciato a lavorare un po' più tardi dei miei coetanei che avevano già una paga quando erano ancora ragazzi. Ora, riforma dopo riforma (a cominciare da quelle della "finta sinistra", come la chiamo io), ho visto allontanarsi il momento della pensione e devo ancora lavorare. Anziché spendere soldi per prolungare il precariato, il Governo farebbe bene a consentire a noi di andare in pensione, dando i nostri posti (a tempo indeterminato e sicuri) ai giovani precari. Costa farlo? Credo che saremmo in molti, a questo punto, ad accettare di smettere di lavorare con una pensione più contenuta, una percentuale di penalizzazione, diciamo, pur di poter stare a casa.
    Il nostro esodo, e non i 500 euro di assegno di disoccupazione, servirebbe a mantenere alto i livello dei consumi, con le conseguenti ricadute.

    Ma ci vorrebbe qualcuno, una forza politica o sindacale, che avesse il coraggio e la voglia di chiedere chiarezza e mettere in discussione tutti questi punti nel loro complesso. Voglia di lottare, magari.
    Se qualcuna c'è, ditelo! 14-10-2009 22:28 - Fabrizio
  • Tutte le pensioni e i salari della gente che lavor dovrebbero essere rapportati a quelli degli 'onorevoli' del senato e camera che sono pagati dagli stessi lavoratori.
    Sissignori, e' ora che la gente si domandi; perche" continuare a pagare per degli sporchi privilegi?
    Ma il popolo bue continua ad inchinarsi. 14-10-2009 22:25 - murmillus
  • guardiamo ai fatti

    dopo la ennesima sortita di Draghi, Sacconi e Calderoli ( fino ad adesso) sono gli unici esponenti politici di rilievo che hanno detto NO a questo ennesimo tentativo di colpire i lavoratori.

    Franceschini , con il solito linguaggio democristiano, si e' dichiarato favorevole, Bersani ha detto e non detto, come al solito.

    Immagino che la sinistra oggi extraparlamentare sarà contraria, e lo spero bene; pero' ricordiamoci che i governi che hanno colpito più duramente i diritti dei lavoratori del settore privato sono stati i governi di sinistra o appoggiati dalla sinistra: Dini, Prodi; della serie: scusate, abbiamo scherzato, avete lavorato e pagato, voi e le vostre aziende fior di contributi per anni e anni; abbiamo scherzato: dovete lavorare fino a 65 anni e magari oltre, mentre noi parlamentari maturiamo la pensione con pochissimi anni di contributi e alcuni settori di dipendenti pubblici continuano a godere dei privilegi e fino a poco tempo fa le maestre andavano in pensione con 16 anni ( o 18 anni) di contributi, il tutto con la protezione della sinistra.

    Oggi sicuramente la sinistra sarà contraria ma cosa farà se e quando Berlusconi dovesse cadere e ci fosse un altro governo di centro-sinistra ? la l' appoggio al "governo-amico" sarà ancora un buon motivo per fregare i lavoratori ? 14-10-2009 19:24 - aiace
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