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COMMENTO
15/10/2009
  •   |   Annamaria Rivera
    Fuori dal consesso dei paesi civili

    Un paese che ha decretato, attraverso leggi e pratiche sociali, che migranti, rom e omosessuali sono di diritto e di fatto fuori dal consesso civile, è un paese che si è posto fuori dal consesso dei paesi civili, nonché dagli standard e dalle convenzioni internazionali. Un paese in cui, senza discriminazione alcuna, ogni giorno si sprangano “stranieri” come gay, senza che si manifesti una reazione proporzionata alla gravità dell’escalation, è un paese sull’orlo dell’abisso. Un paese in cui governo, istituzioni, mezzi d’informazione concorrono a formare un’opinione pubblica intollerante e forcaiola, a incoraggiare, legittimare, banalizzare aggressioni razziste contro chi sia percepito e bollato come estraneo o diverso, è un paese in cui si è già instaurata una forma, per quanto “postmoderna”, di fascismo. Entro e grazie alla quale, attraverso leggi segregazioniste come il pacchetto-sicurezza, si rafforza un sistema neo-castale che separa cittadini e meteci: forza-lavoro bruta, priva di diritti o con diritti differenziati, resa docile dal ricatto del razzismo e della repressione, dell’internamento e dell’espulsione.

    Di fronte a questa mutazione, avvenuta per tappe progressive e con la complicità, attiva o implicita, dello schieramento “democratico” e di alcuni degli opinion leader che oggi gridano all’emergenza-razzismo (ricordate le campagne contro i lavavetri e altri agenti del “degrado urbano”?), una sinistra degna di questo nome dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità. Farebbe bene a chiedersi  se non abbia contribuito, sia pure “solo” per inettitudine o subalternità, a porre una pietra tombale su ogni tentativo di opporre le ragioni della cittadinanza, dell’uguaglianza, dell’inclusione sociale a quelle della segregazione, della criminalizzazione, della persecuzione dei migranti e delle minoranze.

    Per farsi un’idea sintetica di quanto radicale e profonda sia la mutazione, basta fare un modesto raffronto. Vent’anni fa l’assassinio di Jerry E. Masslo per mano di camorristi fu condannato pubblicamente e solennemente dai massimi rappresentanti del governo e delle istituzioni. Niente del genere è accaduto l’anno scorso, allorché, sempre nel casertano, sei lavoratori africani furono trucidati in un agguato camorristico. Addirittura, subito dopo la strage, il ministro degli interni ebbe la spudoratezza di annunciare la costruzione di dieci nuovi lager per migranti e limitazioni drastiche al ricongiungimento familiare. E la manifestazione spontanea di lavoratori immigrati che seguì all’eccidio fu violentemente repressa dalla polizia.

    Chi, come colei che scrive, ha dedicato l’impegno intellettuale e politico degli ultimi vent’anni a tentare di contrastare questa deriva, potrebbe concludere con le parole di Massimo Fusillo a commento della sepoltura della legge contro l’omofobia: “Sale spontaneo un pericoloso senso dell’inutilità del fare”. E’ anche per questo che la manifestazione nazionale di sabato prossimo assume valore e senso strategici: contrastare il sentimento dell’inanità di ogni impegno politico controcorrente, spezzare la subalternità culturale, portare in piazza le ragioni limpide e nette dell’antirazzismo.


I COMMENTI:
  • Di fronte al dilagare del razzismo di stato e a leggi sempre più discriminatorie
    ci rivolgiamo a tutti i lavoratori e i delegati


    Ai lavoratori e ai delegati italiani diciamo:
    “Dateci una mano, lottate con noi, perché in questo modo aiuterete anche voi stessi.
    Senza diritti noi immigrati siamo costretti a subire di tutto, a lavorare come bestie e con paghe da fame.
    Nei cantieri, nelle fabbriche e nei servizi i padroni e i padroncini sfruttano questa situazione per ricattare anche voi lavoratori italiani, per indebolire il vostro potere contrattuale, per attaccare i vostri salari e i vostri diritti.
    Respingete le campagne razziste dei governi e della stampa con cui si vuole scatenare una guerra tra poveri e, al contrario, iniziate a vedere in noi non dei pericolosi concorrenti, ma dei lavoratori come voi con cui iniziare a lottare ed organizzarsi comunemente.
    Quanto più siamo ricattabili noi, tanto più lo sarete anche voi. Quanto più saremo forti noi tanto più lo sarete voi”



    Ai lavoratori e ai delegati immigrati diciamo:
    “Veniamo dall’Africa, dall’Asia, dall’Europa dell’Est e dall’America Latina. Veniamo da quella parte del mondo che ogni giorno viene impoverita e devastata dalle politiche e dalle guerre delle nazioni ricche.
    Siamo stati costretti a lasciare i nostri paesi per tentare di costruire un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
    Siamo venuti in Italia e in Occidente carichi di speranza, ma qui abbiamo trovato razzismo e supersfruttamento. Per le aziende e per tutta l’economia italiana siamo ormai indispensabili, ma ci vogliono tenere come schiavi con pochi o senza diritti.
    È ora di organizzarci, di difenderci e di rivendicare i nostri diritti tutti insieme.
    Non facciamoci divedere per nazione di provenienza o per fede religiosa. Non facciamoci dividere tra chi ha e chi non ha il permesso di soggiorno. Non facciamoci mettere gli uni contro gli altri, ma iniziamo a lottare uniti per rivendicare pieni diritti per tutti gli immigrati, il permesso di soggiorno per tutti senza condizioni e l’abolizione integrale della Bossi-Fini e di tutte le nuove norme razziste”.


    Per questo chiediamo a tutti di contribuire a preparare concretamente con assemblee e discussioni nei posti di lavoro la

    MANIFESTAZIONE NAZIONALE
    CONTRO IL RAZZISMO
    ROMA 17 OTTOBRE
    Piazza della Repubblica – Ore 14.30


    Comitato Immigrati in Italia – Roma
    Comitato Lavoratori Immigrati e Italiani Uniti 16-10-2009 16:03 - Lavoratori italiani e immigrati uniti
  • Gentile Annamaria, mi rincuora e mi rafforza il fatto che abbia usato dire "potrebbe concludere". Questo mi dice che, pur con quel pericoloso senso che sale spontaneamente non c'è rinuncia: si continua. Grazie per quello che ha fatto, fa,e per quello che -ne sono certo- farà. 16-10-2009 12:48 - Francesco
  • Viviamo in Paese triste, che non ha più voglia di lottare, dove l'individualismo si fa sempre più crescente, dove il divario tra Nord e Sud aumenta a dismimisura.
    Viviamo, in un Paese che ha paura di tutto ciò che ci sta attorno, Paura dell'immigrato, Paura di perdere il posto di lavoro per chi c'è l'ha, paura di non trovare un lavoro e di conseguenza di non avere un futuro, paura di non arrivare a fine mese perchè lo stipendio non basta.
    Viviamo in un Paese, che non investe sull'ambientale con tuttociò che ne comporta, dal punto di vista idro-geologico, ambientale (vedi l'abruzzo, vedi messina ecc.),puntando tutto su opere faraoniche e costose che non servono a nessuno, come il ponte sullo stretto (geniale l'idea di iniziare il 23 dicembre), centrali nucleari, rigassificatore, invece di investire selle energie rinovabili cone i panelli solari, le paleoliche ecc.
    Dettociò, concludo: come possiamo pensare che si occupi di sicurezza...perchè diciamolo tutta la nostra sicurezza passa nel prendersela con quei poveri disgraziati che rischiano la vita nel venire fin qua col gommone, mentre sapiamo tutti e che facciamo finta di non capire che la maggior parte delle violenze avengo dentro le mura domestiche, di diritti umani bocciando la legge contro l'omofobia. Si potrebbe continuare all'infinito, ma presfisco fermarmi qua. 16-10-2009 12:03 - luigi Infuso
  • Gentile Annamaria, condivido quello che scrive.
    Quali sarebbero, pero', i "paesi civili" di riferimento?
    Alcuni giorni fa in Lousiana (USA) un giudice ha negato la licenza matrimoniale ad una coppia perche' "interracial".
    In Thailandia stanno discutendo di bandire tutte le religioni tranne quella buddista, mentre in Sudan hanno legalizzato l'infibulazione nel diritto islamico.
    Mi sembra una deriva della ragione mondiale. Purtroppo. 16-10-2009 04:14 - ahmed
  • Siamo in pieno regine 'post fascista'. Le elezioni sono tollerate in quanto danno l'apparenza di democrazia ma nella sostanza sono prive di ogni significato. Lo sbarramento, cosi' fortemente voluto dai mentecatti del PD ha decretato la fine dell'opposizione e della democrazia rappresentativa.
    Un governo post fascista che non voglia esercitare la forza propria dei regimi fascisti, ha bisogno del consenso, e l'ottiene ammansendo l'opposizione e imbonendo le masse. 16-10-2009 01:45 - murmillus
  • Un riferimento ad uno dei principi
    di discriminazione pregiudiziale:
    sulle differenze si basa lo spirito di corpo sociale di un gruppo.
    Per cui l'essere contro fonda generalmente l'essere con.
    Se ci manca un diverso ce lo creiamo,preferibilmente indifeso....c'è bisogno di cavie,e non ne mancano di potenziali. 15-10-2009 21:49 - t.o.
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