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COMMENTO
23/10/2009
  •   |   Tonino Perna
    La rivolta del popolo calabrese

    Per secoli i calabresi hanno visto il mare come un pericolo, il vettore su cui passava l’invasore, una distesa acqua e sale di cui non coglievano il senso (anche la letteratura calabrese fino al Novecento ignora il mare). Poi, improvvisamente, la svolta.  Dalla metà del secolo scorso, i calabresi hanno abbandonato in massa colline e montagne e hanno occupato gli 800 e passa chilometri di coste. L’hanno fatto spesso in modo selvaggio, come testimoniato dalla estetica delle costruzioni, in modo illegale – la gran parte delle costruzioni hanno usufruito dei vari condoni edilizi - e senza quella cura e quel senso di appartenenza, quel genius loci che lega gli abitanti alla storia di un territorio.

    Ma, le nuove generazioni sono in gran parte nate sul mare ed hanno imparato ad amarlo, a viverlo come parte costitutiva della loro identità. Il film di Mimmo Calopresti «Preferisco il rumore del mare» può essere assunto come il punto di svolta, un messaggio emblematico che segna il salto culturale compiuto dalle nuove generazioni. In questi ultimi venti anni sono sorti decine e decine di circoli e centri di vela, canottaggio, wind surf, immersioni e foto subacque, pesca sportiva. Sono decine di migliaia i giovani calabresi emigrati, per ragioni di studio e lavoro, che tornano ogni anno per questo mare e queste spiagge che adorano, che non cambierebbero con nessun altro posto.
    Molti di loro saranno ad Amantea sabato, parteciperanno con rabbia e convinzione a quella che sarà sicuramente una grande manifestazione che ha una valenza storica: si tratta della prima rivolta di massa contro la ‘ndrangheta. 

    Mai sono state scritte, dal cittadino calabrese medio, parole di disprezzo così dure e cariche di rabbia contro i signori della ‘ndrangheta e della politica che hanno prodotto il più grande disastro ambientale nella storia calabrese.  In pochi giorni, sono più di trentamila le firme raccolte dal Quotidiano della Calabria per protestare contro l’inerzia del governo e chiedere la bonifica integrale dei fondali marini a Cetraro, Vibo e Capo Bruzzano, e la ricerca delle altre navi affondate. Sindaci della costa dell’Alto Tirreno calabrese, di qualunque colore politico, sono andati a Roma a protestare e saranno centinaia i sindaci che da tutta la Calabria verranno ad Amantea. Niente aveva prodotto tanto sdegno, rabbia, ribellione. Non i settecento morti ammazzati nella guerra di ‘ndrangheta dal 1985 al ’92, non i centinaia di sequestri di persona che colpirono anche molti professionisti locali, non le decine di scandali che coinvolgono una parte significativa della classe politica calabrese. Nemmeno l’efferato omicidio Fortugno, malgrado il clamore nazionale e la nascita di un movimento di giovani «ora ammazzateci tutti» che ebbe un forte lancio mediatico, riuscì a coinvolgere tutta la Calabria e, soprattutto, tanti giovani.

    Chi ha trasportato e fatto affondare decine di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi, ha prodotto un disastro ecologico che rischia di fare concorrenza a Chernobil per le conseguenze sulle catene alimentari. La ‘ndrangheta ci ha messo la faccia e ne è uscita a pezzi, ma gli ‘ndranghetisti hanno fatto solo i manovali di questa impresa criminale. I mandanti si trovano nelle sedi delle multinazionali, tra i manager delle centrali termonucleari, i dirigenti dell’Enea di Rotondella,  pezzi importanti dello Stato, a partire dai servizi segreti. Un intreccio di interessi che vanno al di là dell’immaginabile e che fa emergere sulla scena della storia una nuova classe dirigente: la borghesia mafiosa. Di fatto è una classe sociale già arrivata al potere in molti paesi – Colombia, Messico, Russia... – e non c’è da stupirsi se in questo bel quadretto sia già finito il nostro paese.

    D’altra parte, studiosi di lungo corso come Umberto Santino o il procuratore generale della Repubblica Piero Grasso da anni parlano di «borghesia mafiosa» e non più di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Per la prima volta si va a uno scontro aperto con questa «nuova borghesia» che farà di tutto per insabbiare le indagini, impedire che i fusti vengano ripescati, che altre navi affondate vengano individuate. E’ una lotta impari. Ma questa volta, statene certi, il popolo calabrese non si farà ricacciare sulle montagne. Qui non si tratta di saraceni selvaggi e violenti, di OttoMani che razziavano e fuggivano, qui si tratta di una SolaMano, una Mano Nera che ha messo in discussione il diritto alla vita nel mare e fuori. 

    Per questo sarà una battaglia epocale. Non una questione calabrese, ma una questione nazionale e internazionale perché il mare non conosce frontiere.


I COMMENTI:
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  • mettiamo alla prova lìindignazione anti-ndrangheta anche e soprattutto dopo il 24: quando un politicante locale ci prometterà qualcosina in cambio di qualcos'altro (voto, campagna elettorale, etc), avremo la forza di rifiutare'
    E' dal basso che inizia la rivolta, i grandi cambiamenti sono fatti da piccoli dettagli, ricordiamolo! A domani, comunque. 23-10-2009 23:48 - mah
  • Mio caro prof Perna,la nostra voce di calbresi non è mai arrivata oltre i confini di questa terra.Nei secoli ci hanno preso tutto:dalla manovalanza alle eccellenze,dal lavoro alla dignità anche la testardaggine col tempo è scemata.Ci restavano poche cose ma meravigliose (Leonida Repaci ne è stato un descrittore eloquente!)il mare e i nostri paesaggi incontaminati(!) e poveri.Si sono portati via anche questi insieme alla nostra salute e alla nostra vita. Si porteranno via anche l'ultimo pezzo di paradiso che ci rimane e che ci conforta con la costruzione dell'ennesima inutile costosissima cattedrale nel deserto:IL PONTE!!!Spero di vivere abbastanza a lungo per rivedere i miei figli lavorare nella loro e per la loro terra.Mi spiace non poter essere ad Amantea fisicamente ma sarò accanto avoi con piena condivisione.Che la dignità dei CALABRESI riparta da questo momento.Vanda Penna 23-10-2009 23:21 - warita
  • Caro Tonino, è vero che i morti di mafia e l'omicidio Fortugno non hanno suscitato, come tu dici, "tanto sdegno, rabbia e ribellione", ma quello che sta venendo a galla in questi mesi, per la verità gridato, inascoltati, con forza negli anni scorsi dalle associazioni ambientaliste e non solo, è il rovescio della medaglia di quei morti. E' l'effetto fortemente impattante sull'opinione pubblica che non può più nascondersi dietro il "ma sono solo fatti loro, che si ammazzino pure, a me non riguarda". E' il prodotto del connubio tra 'ndrangheta e classe politica. Mi auguro che l'indignazione e la mobilitazione di questi giorni possa servire non solo a far chiarezza sui veleni ma a far sì che la Calabria venga governata da una classe politica diversa.
    Sabato prossimo tutti ad Amantea! 23-10-2009 13:07 - Pino Lombardo
  • ci sarò sabato felice di esserci e soprattutto incazzata 23-10-2009 11:09 - francesca marchese
  • Solidarietà a tutti quelli che domani saranno in piazza! 23-10-2009 10:32 - lorenzo
  • Sarebbe l'ora che si ribellassero un po'...molta gente del sud nasce gia' marchiata per la propria provenienza, anche se e' onesta, e questa e' una cosa veramente brutta, nascer con gia' l'etichetta addosso! 23-10-2009 09:32 - LUCA
  • come calabrese e cittadino italiano sono felice di vedere una notizia come questa.spero che sia il punto di partenza per una nuova coscenza civile in italia e nel sud in particolare.ho visto che Il Manifesto ha dato molto spazio alle notizie sulle navi dei veleni.spero che continui a farlo visto che mi sembra che su quasi tutti gli altri giornali pian piano la notizia si è immersa nelle profondità del mare come le stesse navi. 23-10-2009 09:01 - Massimiliano Aquilino
  • Gia sono sulla buona strada, con tutti quei veleni che vi mandano dal ricco nord, e pure la guardia pretoriana pronta a spararvi addosso, cosi che al`ultimo non si sa`piu`chi e chi ,NDRANGETA ,o GUARDIA PRETORIANA 23-10-2009 08:31 - walter Dimatteo
  • Da calabrese trapiantato in Toscana ho letto con profonda amarezza che nel mio paese, Aiello Calabro, la radioattività è da 3 a 6 volte superiore alla media. Partecipo anch'io, anche se solo col pensiero, ma con tutta la mia rabbia alla manifestazione di Amantea.Non credo nell'azione del governo e confido nella rivolta elettorale del popolo 23-10-2009 01:24 - Guelfo
  • E' proprio vero! Il mare non conosce frontiere ed aggiungo non ha confini! Ed ancora: la 'ndrangheta esporta molto bene il suo prodotto! Vi aspettiamo ad Amantea sabato, ricordandovi che il problema riguarda la salute di tutti! Perchè il pesce "naviga" ... e dal mare devono emergere i fusti sommersi, e non i fusti che mirano ad una carriera mediatica: le navi e i fusti, non i personaggi che cavalcano l'onda, malati solo di protagonismo! Da questa storia, non vogliamo che fuoriescano nuovi eroi-protagonisti televisivi che sfruttano una tragedia per "bucare" il teleschermo, ma i veleni affondati. Il pensiero va a Natale De Grazia, alla signora e ai figli di Natale De Grazia, sperando che si sentano meno soli con la fine di questa tragedia. I veri "eroi" di questa brutta storia sono tutti coloro che non hanno e continuano a non chiudere gli occhi! Grazie, Natale! Con amore, ciao 23-10-2009 01:11 - mariagrazia
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