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COMMENTO
24/10/2009
  •   |   Guido Viale
    Le regioni dei rifiuti

    Da anni la Campania è sottoposta al potere di un commissario straordinario per l’emergenza rifiuti di nomina governativa; una figura introdotta più o meno nello stesso lasso di anni anche in Calabria, Sicilia, Puglia e ultimamente nel Lazio, per far fronte al problema dei rifiuti solidi urbani. A quindici anni dalla sua istituzione è ormai chiaro che questa figura non è stata la soluzione ma il problema. I commissari che si sono succeduti nel tempo non hanno fatto altro che ostacolare l’unica soluzione del problema dei rifiuti urbani, che è la raccolta differenziata domiciliare. Basta pensare che in meno di un anno e mezzo la città di Salerno, sottrattasi ai diktat del commissario, è riuscita a portare la raccolta differenziata da pochi punti percentuale al 72 per cento, piazzandosi al primo posto tra i comuni ricicloni e sfatando definitivamente la calunnia razzista secondo cui il disastro della Campania sarebbe colpa delle cattive abitudini delle sue popolazioni.
    Ma il guasto maggiore indotto dal commissariamento è stato focalizzare l’attenzione del pubblico, a livello locale, nazionale e planetario, sul problema dei rifiuti urbani, che è il minore dei mali. Tutto quel clamore è servito solo a coprire il vero disastro campano – e di tutte le altre regioni commissariate – che sono i milioni di tonnellate di rifiuti tossici, di origine industriale e ospedaliera, o addirittura nucleare, che sono stati sversati nelle campagne di queste regioni durante tutto il periodo del loro commissariamento, e che continuano a venir sversati tutt’oggi, di notte e di giorno, spesso sotto gli occhi dell’esercito che presidia tutti gli impianti di trattamento e smaltimento della Campania: non per difendere il territorio dai soprusi della camorra, ma per difendere gli impianti dalla popolazione che vorrebbe vederli chiusi o funzionare nel rispetto dei più elementari principi di tutela della salute.
    Questo è il vero disastro dei rifiuti in tutte o quasi le regioni del Mezzogiorno; un disastro contro il quale commissari e sottosegretari non hanno mosso un dito, limitandosi, come nel caso della Campania, a sperperare in una gestione demente e criminale dei rifiuti urbani i fondi a suo tempo stanziati per le bonifiche di un territorio devastato dai rifiuti industriali. Il problema è che per porre mano a queste bonifiche sono necessari stanziamenti dell’ordine di decine e decine di miliardi di euro. Un programma da far impallidire i fondi destinati alle “Grandi opere”, inutili e dannose, messe in cantiere o promesse dai Governi che si sono succeduti nel tempo. Un programma fatto però in gran parte di migliaia e migliaia di interventi - circoscritti e mirati, zona per zona, sulla tipologia particolare del terreno, dei rifiuti riscontrati, della destinazione d’uso dei suoli - che non può essere messo in opera senza un attivo coinvolgimento delle amministrazioni locali, dell’imprenditoria, soprattutto quella agricola,  del coinvolgimento di migliaia e migliaia di tecnici da impiegare in loco e della conoscenza del territorio di cui dispongono solo coloro che ci vivono e ci lavorano. Esattamente come succede nel contenimento del dissesto idrogeologico.
    In queste condizioni non era difficile prevedere che quello che stava emergendo in Campania, grazie all’opera di denuncia di decine e decine di cittadini e di associazioni che hanno sfidato e continuano a sfidare una delle organizzazioni criminali più pericolose del mondo, sarebbe ben presto emerso anche nelle altre regioni del mezzogiorno. E tra queste la candidata numero uno era la Calabria.
    L’intempestivo riemergere all’onor delle cronache della vicenda delle “navi dei veleni” dolosamente affondate al largo delle coste calabre (e pugliesi: si calcola che quelle affondate nei nostri mari non siano meno di trenta), già assurta all’onore delle cronache anni fa tra l’indifferenza generale delle autorità competenti, mette il paese di fronte alle dimensioni catastrofiche di un disastro non solo regionale, ma di portata nazionale e europea. Come nazionali ed europee sono le origini accertate o presunte sia dei rifiuti che delle operazioni che questi affondamenti hanno organizzato. Ma non c’è solo il mare: una situazione di per sé sufficiente ad ammazzare in poco tempo il turismo e ogni attività agroalimentare in tutte le regioni del Mezzogiorno, oltre a consumare negli anni salute, vite e vivibilità di interi insediamenti umani.
    Il fatto è che anche la Calabria è stata per anni il recapito finale di migliaia e migliaia di convogli che sotto la protezione e grazie alla mediazione della malavita locale, hanno interrato in ogni angolo del territorio milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Un’attività con alle spalle organizzazioni imprenditoriali che operavano alla luce del sole, con coperture governative, in grado di ricorrere a veri e propri sistemi industriali per occultare i loro carichi, come evidenzia anche la costruzione di veri e propri sarcofaghi in cemento armato per intombare i rifiuti radioattivi della Jolly Rosso. Nei loro confronti Governi nazionali e locali hanno scientemente chiuso gli occhi per anni. In parte, perché le constiuencies elettorali dei partiti che si sono alternati al governo regionale e nazionale sono indissolubilmente intrecciate alle cosche della malavita locale che controllano il territorio. In parte - e la cosa non va sottovalutata, dato che volenti o nolenti, sarà uno dei temi politici di fondo dei prossimi anni – perché prendere atto del problema significa arrendersi alla necessità di un programma di risanamento del territorio capace di sovvertire completamente piani economici, criteri di spesa, rapporti tra centro e periferia, strutture produttive.
    Oggi però, in Calabria come in Campania, la popolazione ha capito la gravità di quanto per anni è stato perpetrato alle sue spalle e ha deciso - nella sua parte più attiva, quella che oggi inizia il suo percorso con la manifestazione di Amantea - di riprendere in mano il suo destino. Una decisione che prelude a un lungo tragitto; perché non si tratta solo di ottenere l’individuazione e il perseguimento penale e civile dei responsabili, ma di promuovere, a partire da questa volontà, una bonifica del territorio che comporta la riconversione dell’intera politica economica nazionale.

     


I COMMENTI:
  • Per la miseria, che commento all'articolo di Viale! Una volta i comunisti erano i più colti e se non lo erano, la cultura era per loro uno fra i principali obiettivi, quello che avrebbe determinato il percorso del singolo verso la propria presa di coscienza. A leggere murmillus vengono i brividi: oltre ai luoghi comuni "società consumistica/capitalista" (e, chiedo, perché non consumista/capitalista?), "corruzione intrinseca al sistema capitalistico" (e la corruzione in Cina? e quella dei "sistemi" del socialismo reale?), oltre a questi, ecco quel "bisognerebbe domandarci" che rimanda inevitabilmente ai pensierini della vecchia scuola elementare: io speriamo che me la cavo, eh! 25-10-2009 13:49 - paola
  • Ieri sera ritornando dal lavoro sentivo una radio dove parlavano dei veleni nei mari della Calabria(siamo sicuri che è solo lì ?)e dicevano la cosa più normale del mondo...e cioè che in tutti gli altri paese del mondo si sarebbe parlato solo di quello,della salute della gente e dell'immenso danno ambientale e sanitario per la popolazione...mi sembra logico e normale...ma da noi in Italia per anni,per mesi,niente di niente...risultato noi non siamo un paese normale...ma siamo un paese in mano alle organizzazioni criminali che manovrano tutto...quindi lo Stato non esiste.
    So che da compagno ho detto una cosa ovvia...ma è sempre meglio ricordalo.
    Con affetto,ciao. 25-10-2009 13:04 - marcos
  • L'affare spazzatura è in mano alla mafia in tutto il mondo perchè è un affare "sporco". Cioè, comunque la giri, non esiste un modo veramente pulito per gestirlo, quindi lo si affida, a suon di denaro, a mani vili per non sporcarsi le proprie 24-10-2009 23:39 - Antonio
  • I rifiuti son uno dei business piu' importanti della mafia. Nel nord est degli USA la mafia domina il mercato dell'immmondiza come dimostrato dalle recenti numerose condanne penali. Il problema e' percio' internazionale come internazionale e' la mafia.
    Bisognerebbe domandarci perche' nessun governa europea fa nulla contro questa piaga.
    La risposta forse e' nella corruzione intrinseca al sistema capitalistico e al ruolo corruttrice che ha la mafia.
    Il problema dei rifiuti nella nostra societa' consumistica/capitalista e' di difficile soluzione e la mafia rappresenta la soluzione piu' semplice ed economica al problema. 24-10-2009 19:43 - murmillus
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