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Gabriele Polo
La Cgil a congresso divisa in due
Era tanto che non accadeva, forse non era mai accaduto: la Cgil va a congresso – inizia nelle pressime settimane per terminare in primavera - e si divide «verticalmente» sul futuro e sul ruolo del sindacato. Il fatto è inedito: perché da anni il congresso era – almeno formalmente - «unitario», con una dialettica interna che si risolveva sostanzialmente nel gioco delle mozioni; e perché – più indietro nel tempo – le divisioni corrispondevano semplicemente alle «componenti» politiche (comunisti, socialisti, più i «terzisti» nati attorno all'autunno caldo, tutte sciolte da una decina d'anni). Invece il sedicesimo sarà un congresso in cui si confronteranno almeno due idee di sindacato, che diventeranno quasi certamente due documenti alternativi. Primo atto visibile di questa divisione è stata la presentazione, oggi, alla Commissione politica congressuale di un breve testo che prende le distanze dal documento in preparazione per conto della segreteria nazionale e chiede un «congresso di svolta». E basterebbe l'elenco dei primi firmatari per comprendere il peso che la cosa può assumere in Cgil: si va dalla segretaria confederale Nicoletta Rocchi ai segretari generali di tre categorie (funzione pubblica, metalmeccanici e bancari), Carlo Podda, Gianni Rinaldini e Domenico Moccia, al leader della rete 28 aprile, Giorgio Cremaschi, a Franca Peroni e Wilma Casavecchia. Insomma, gli «alternativi» attraversano trasversalmente tutto il sindacato e – soprattutto – tra essi ci sono i leader delle due categorie più importanti (Fp e Fiom) e che contano più iscritti (pensionati a parte). Quanto poi sarà impegnativa – e aspra – la disussione congressuale è visibile nel tono e nei contenuti del documento presentato ieri, titolato «La Cgil che vogliamo». Si tratta di una vera e propria bocciatura delle principali scelte dell'organizzazione e del suo gruppo dirigente, accusato di non avere una strategia ma di «oscillare in continui aggiustamenti tattici», incapace di dare risposte a «una società disgregata dal pensiero dominante della destra, a un mercato del lavoro impoverito e precarizzato diviso nei diritti e nelle tutele» e colpevole – anche – di non aver permesso una chiara discussione interna, ripiegando «sull'autocelebrazione, il conformismo e l'asfissia». Parole pesanti che - assieme all'urgenza di scelte chiare di fronte alla crisi economica, alle divisioni sindacali e ai balbettii della rappresentanza politica - preparano un confronto «vero» in un congresso che sarà tutto tranne che rituale.
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Dov’è la coerenza? Ben vengano le operazioni di ripensamento e di riposizionamento della CGIL, nel senso di una marcatura forte e di classe, ma sarebbe auspicabile lo spostamento convinto di tutta l’organizzazione non di qualche suo pezzo e soprattutto su contenuti certi e non su schieramenti verticali che contrappongono i “caporali delle tessere” alla natura confederale della CGIL. O forse è così necessario contarsi?
Io alla CGIL voglio bene e il documento congressuale unitario è già una svolta di per sè! 27-10-2009 22:26 - Doriana - Bolzano
Spero che spaccare la cgil tra buoni e cattivi non sarà compreso da nessuno proprio oggi che la cgil è oggetto di un durissimo attacco 27-10-2009 18:46 - lavoratore
Ritengo che bisognerebbe mandare a casa tutta questa marmaglia che e' sempre vissuta parassiticamente attaccata alla cadrega. 27-10-2009 00:32 - murmillus
Da allora la creatività si è manifestata solo per rivoluzionare le basi dei diritti civili.Dispiace dirlo ma anche la Cgil ha dato il suo contributo involutivo.Un falso centralismo democratico ha regnato in questa grande organizzazione,la base utile solo per ratificare decisioni dei vertici,congressi pilotati,nomine imposte dagli equilibri non più politici,ecc..
Cosa dire, nulla è eterno,ma volendo applicare il principio chimico: in natura nulla si distrugge ma tutto si trasforma, stiamo a vedere cosa succederà. 27-10-2009 00:24 - marilisa
Il malessere interno della CGIL viene da lontano. L'ultima goccia è stato il famigerato accordo del 23 luglio 2007 fatto approvare dai lavoratori e dai pensionati con un referendum burletta. In quell'occasione io ho stracciato una volta per tutte la tessera della CGIL dopo 37 anni di iscrizione e fedeltà canina. Tutto parte dai riformisti-revisionisti dell'ex PCI . Sono loro che hanno rovinato la CGIL
Una delle argomentazioni principali utilizzata dal PD a favore dell'aumento dell'età pensionabile è che negli altri Paesi d'Europa si va in pensione molto più tardi che in Italia. Beh, il resto d' Europa può mandare i lavoratori in pensione quando vuole, ma negli altri paesi della CEE non c'è mai stato un Partito Comunista potente come quello italiano, ed un sindacato ( la CGIL ) che si definiva DI CLASSE ( operaia ). I miglioramenti dello stato sociale che oggi si vogliono continuare affossare sono il frutto delle lotte operaie degli anni ' 50. ' 60 e ' 70, volute e promosse dalla CGIL e dal Partito Comunista Italiano innanzitutto per combattere lo sfruttamento della classe operaia, e poi per difendere tutti i settori del lavoro dipendente, compresi i tanto aborriti statali. Sono state chiamate CONQUISTE SOCIALI di valore storico, e per anni ci sono state INVIDIATE dalle organizzazioni sindacali di tutto il mondo. Poi lentamente le conquiste si sono trasformate in DIRITTI ACQUISITI irrinunciabili, e sembrava che nessuno nemmeno lontanamente avrebbe osato toccarli. Però con il passare del tempo, dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'autoscioglimento del PCI, ed il conseguente indebolimento di tutte le forze di sinistra, i diritti acquisiti hanno cominciato ad essere considerati PREVILEGI INACCETTABILI che dovevano essere eliminati. Cari compagni, cerchiamo di fare un pò di mente locale, evitando di ascoltare le sirene dei soliti media prezzolati. Certo che nel corso degli anni la situazione economica e sociale è radicalmente mutata. Mi rendo conto che l'età media della popolazione è molto aumentata, con la crescita dell'aspettativa di vita dell'italiano medio. Capisco pure che il tenore di vita della popolazione è assai migliorato rispetto a quello degli anni' 50 e ' 60, anche se vi sono ancora notevoli sacche di indigenza con molta gente che vive sulla soglia della povertà. So benissimo infine che la consistenza della classe operaia italiana si sta riducendo progressivamente, e con essa anche la forza delle organizzazioni sindacali. Con la modifica della stato sociale gli accordi trilaterali fra governo, lavoratori ed imprese devono adeguarsi alle nuove realtà. D'accordo. Rimane il fatto però che il mio nemico principale si chiama CAPITALISMO, e che a costo di passare per conservatore cercherò di oppormi con tutte le mie forze all'eliminazione delle conquiste sociali strappate al capitale con tanti sacrifici umani e tanti morti. Quello che mi dà maggiormente fastidio però è il fatto che non solo i fascisti di AN, i forzaitalioti ed i leghisti, ma anche consistenti parti della cosiddetta sinistra di governo ( ex DS, PD, radicali, verdi ed anche qualche esponente del PdCI e del PRC ) da qualche tempo hanno cominciato a considerare le lotte operaie degli anni ' 50. ' 60 e ' 70 come inutili e nocive. Secondo questi cosiddetti " compagni " avevano avuto sempre ragione i grossi capitalisti come Agnelli, Pirelli e Pesenti, e le conquiste sociali ottenute grazie all'appoggio de PCI ed alle lotte operaie della CGIL sono state una jattura ed un disastro per l'economia italiana. Meglio se non ci fossero mai state. Meno male che i sopravvissuti protagonisti di quelle stagioni di lotta stanno tutti crepando, così fra poco arriverà il solito Giampaolo Pansa a fare il suo bel revisionismo storico ed a riscrivere in senso reazionario gli eventi di quegli anni. Beh, a questo punto io non ci sto. Non me la sento di sputare sulla tomba di mio padre e mia madre, attivisti sindacali e fedeli alla CGIL ed al PCI fino alla morte. Naturalmente il mio è solo un punto di vista. Ognuno è padrone di commettere suicidio come gli pare. 26-10-2009 20:33 - gianni