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COMMENTO
26/10/2009
  •   |   Gabriele Polo
    La Cgil a congresso divisa in due

    Era tanto che non accadeva, forse non era mai accaduto: la Cgil va a congresso – inizia nelle pressime settimane per terminare in primavera - e si divide «verticalmente»  sul futuro e sul ruolo del sindacato. Il fatto è inedito: perché  da anni il congresso era – almeno formalmente - «unitario», con una dialettica interna che si risolveva sostanzialmente nel gioco delle mozioni; e perché – più indietro nel tempo – le divisioni corrispondevano semplicemente alle «componenti» politiche (comunisti, socialisti, più i «terzisti» nati attorno all'autunno caldo, tutte sciolte da una decina d'anni). Invece il sedicesimo sarà un congresso in cui si confronteranno almeno due idee di sindacato, che diventeranno quasi certamente due documenti alternativi. Primo atto visibile di questa divisione è stata la presentazione, oggi, alla Commissione politica congressuale di un breve testo che prende le distanze dal documento in preparazione per conto della segreteria nazionale e chiede un «congresso di svolta». E basterebbe l'elenco dei primi firmatari per comprendere il peso che la cosa può assumere in Cgil: si va dalla segretaria confederale Nicoletta Rocchi ai segretari generali di tre categorie (funzione pubblica, metalmeccanici e bancari), Carlo Podda, Gianni Rinaldini e Domenico Moccia, al leader della rete 28 aprile, Giorgio Cremaschi, a Franca Peroni e Wilma Casavecchia. Insomma, gli «alternativi» attraversano trasversalmente tutto il sindacato e – soprattutto – tra essi ci sono i leader delle due categorie più importanti (Fp e Fiom) e che contano più iscritti (pensionati a parte). Quanto poi sarà impegnativa – e aspra – la disussione congressuale è visibile nel tono e nei contenuti del documento presentato ieri, titolato «La Cgil che vogliamo». Si tratta di una vera e propria bocciatura delle principali scelte dell'organizzazione e del suo gruppo dirigente, accusato di non avere una strategia ma di «oscillare in continui aggiustamenti tattici», incapace di dare risposte a «una società disgregata dal pensiero dominante della destra, a un mercato del lavoro impoverito e precarizzato diviso nei diritti e nelle tutele» e colpevole – anche – di non aver permesso una chiara discussione interna, ripiegando «sull'autocelebrazione, il conformismo e l'asfissia». Parole pesanti che - assieme all'urgenza di scelte chiare di fronte alla crisi economica, alle divisioni sindacali e ai balbettii della rappresentanza politica - preparano un confronto «vero» in un congresso che sarà tutto tranne che rituale.


I COMMENTI:
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  • Capirei il senso del “breve testo” se questo fosse frutto di una discussio tra delegati o tra RSU e, forse, lo appoggerei. Non ne capisco più il senso, invece, se prendo nota dei sottoscrittori del “breve testo”. Tutti compagn* inseriti da anni nei massimi vertici della dirigenza politica della CGIL : segreterie nazionali e segretariati generali. Tolti alcuni, mi chiedo il motivo di questo “grido di dolore” tardivo e a ben vedere incoerente. Tra i sottoscrittori del “papello”troviamo coloro che non molto tempo fa ci hanno illustrato le magnifiche sorti progressive delle privatizzazioni e dei megaprogetti (la dr.ssa Rocchi ad esempio che è venuta a Bolzano a spiegarci che il Tunnel del Brennero è un’ opera necessaria per il futuro dei nostri figli), hanno fatto proprio il ricatto generazionale in ambito della previdenza e quindi la necessità di riformarla con i fondi pensioni e, in ultimo, mi chiedo dove fossero i sottoscrittori del “breve testo” quando fu firmato l’ accordo di luglio sul costo del lavoro del 1993. Tra i sostenitori del “breve testo” c’è anche chi ha definito “stucchevole” la discussione sull’ art. 18 in spregio a quei tre milioni di persone che il 22 marzo 2002 hanno riempito il Circo Massimo ed è rimasto a Ostuni con tutto il direttivo di categoria mentre a Roma firmavano l’ accordo separato sul modello contrattuale per il pubblici dipendenti. Forse in quel momento era più urgente parlare del contratto unico come soluzione alla piaga del precariato? e che dire delle reazioni della categoria di fronte alla c.d. “riforma Brunetta” che, per sintetizzarla brutalmente, cancella la contrattazione dal settore pubblico? C’è anche chi, in nome della gestione unitaria della CGIL si è vistosamente defilato in occasione delle grandi manifestazioni nazionali indette durante il, purtroppo, breve periodo del governo Prodi: il 4 novembre contro il precariato, 20 ottobre per richiamare il governo di centro-sinistra a rispettare gli impegni presi con i lavoratori e infine c’è anche chi ha voluto “processare” compagne e compagni del quadro dirigente che hanno partecipato il 29 settembre 2007 alla manifestazione di Firenze indetta dalle RSU contro l’ accordo del 23 luglio 2007 (C’ero).
    Dov’è la coerenza? Ben vengano le operazioni di ripensamento e di riposizionamento della CGIL, nel senso di una marcatura forte e di classe, ma sarebbe auspicabile lo spostamento convinto di tutta l’organizzazione non di qualche suo pezzo e soprattutto su contenuti certi e non su schieramenti verticali che contrappongono i “caporali delle tessere” alla natura confederale della CGIL. O forse è così necessario contarsi?
    Io alla CGIL voglio bene e il documento congressuale unitario è già una svolta di per sè! 27-10-2009 22:26 - Doriana - Bolzano
  • alzare l'asticella rivendicativa nella situazione di crisi che stiamo vivendo è estremamnte semplice bisogna anche portare elementi concreti che sostanzino le proprie rivendicazioni; ho difficoltà a comprendere il minimo comun denominatore delle tre categorie che hanno redatto il documento. Accetto l'idea che il documento sia strumento utile alla discussione congressuale e fornisca elementi ulteriori ad un auspicabile percorso unitario.
    Spero che spaccare la cgil tra buoni e cattivi non sarà compreso da nessuno proprio oggi che la cgil è oggetto di un durissimo attacco 27-10-2009 18:46 - lavoratore
  • non si può che essere d'accordo con quel che scrive Gianni.Ci vorrebbe davvero un ritorno ai consigli di fabbrica del '69 come propone Carlo 27-10-2009 17:26 - antonio
  • Ma, e i consigli di fabbrica così com'erano una volta? Partecipati, elezioni senza filtri, certo mica era il paradiso, ma erano più nostri. Davano fastidio? anche al manovratore, quello di sinistra? Ma va? Un saluto Carlo 27-10-2009 12:13 - Carlo
  • Forse c'è un terzo documento dal titolo: La cgil e la via minoritaria a firma Arturi Amateis 27-10-2009 11:33 - walter
  • Caro Polo, mi sai dire che ci stanno a fare insieme Rinaldini e il segretario dei bancari Moccia e perchè mai si accompagnano alla Rocchi? Si tratta di due inveterati socialisti craxiani? E perchè mai Lavoro e Società, area programamtica della sinistra della Cgil sta con Epifani? E ancora vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè mai Rinaldini e Podda stanno insieme? Podda è pur sempre quello che sostiene che non glie ne frega nulla dei documenti di sinistra (lo disse qualche giorno fa in una riunione "riservata")e che le aree programmatiche nella Cgil non devono esistere (Cremaschi che sta con lui è avvisato!). In tutta questa combriccola la sola persona seria è fuor di dubbio Rinaldini. Non conosco il suo documento alternativo, ma alla Fiom va tutta la mia simpatia: da lunghi anni difende gli interessi del lavoro e della democrazia. Non è poco. Capisco che la Fiom giochi la carta delle alleanze. I lavoratori dell'industria e quelli pubblici rappresentano il nerbo della Cgil. In questo sta la novità strategica congressuale, e a fronte a un evento di tal fatta risulta sbagliata e miope la collocazione di Lavoro e società Le organizzazioni si muovono, tuttavia, agli ordini dei loro capi. Podda conduce una ben conosciuta battaglia personale che mira a stoppare la candidata di Epifani, Susanna Camusso, e ad entrare in segreteria. Scusate, ma, purtroppo, non si tratta di gossip. 27-10-2009 08:09 - piero
  • Concordo appieno con la lucida analisi di Gianni.
    Ritengo che bisognerebbe mandare a casa tutta questa marmaglia che e' sempre vissuta parassiticamente attaccata alla cadrega. 27-10-2009 00:32 - murmillus
  • Il mondo del lavoro è ormai senza regole certe,cosi fa comodo a chi può trarre il massimo profitto; precarietà,polivalenza,previdenza a rischio sono il frutto della politica di stabilità partita nel 1993.
    Da allora la creatività si è manifestata solo per rivoluzionare le basi dei diritti civili.Dispiace dirlo ma anche la Cgil ha dato il suo contributo involutivo.Un falso centralismo democratico ha regnato in questa grande organizzazione,la base utile solo per ratificare decisioni dei vertici,congressi pilotati,nomine imposte dagli equilibri non più politici,ecc..
    Cosa dire, nulla è eterno,ma volendo applicare il principio chimico: in natura nulla si distrugge ma tutto si trasforma, stiamo a vedere cosa succederà. 27-10-2009 00:24 - marilisa
  • La dialettica interna alla Cgil era solo, fino all'ultimo congresso, il gioco delle liste bloccate, cioè accordi per spartirsi le poltrone.Non liste alternative ma miscugli concordati.Il grande Bruno Trentin prima di andare in pensione ha fatto il tradimento di Giuda, la cancellazione della scala mobile.Da qui in poi una lunga lista di soppressioni, pensate che nel contratto ultimo della sanità hanno firmato che è potere dell'Amministrazione spostare il dipendente nel raggio di 25 chilometri.Sulle pensioni integrative tutti hanno avuto la propria fetta,anche la Cgil ,alla faccia della previdenza pubblica.Nel passato i dirigenti sindacali erano espressione di grandi lotte, sacrifici personali,oggi sono assunti per cooptazione,le biografie personali sono la prova della degenerazione di questo organismo che da massa si e trasformato in organismo di casta. 26-10-2009 23:54 - maria
  • Cari futuri revisionisti.

    Il malessere interno della CGIL viene da lontano. L'ultima goccia è stato il famigerato accordo del 23 luglio 2007 fatto approvare dai lavoratori e dai pensionati con un referendum burletta. In quell'occasione io ho stracciato una volta per tutte la tessera della CGIL dopo 37 anni di iscrizione e fedeltà canina. Tutto parte dai riformisti-revisionisti dell'ex PCI . Sono loro che hanno rovinato la CGIL

    Una delle argomentazioni principali utilizzata dal PD a favore dell'aumento dell'età pensionabile è che negli altri Paesi d'Europa si va in pensione molto più tardi che in Italia. Beh, il resto d' Europa può mandare i lavoratori in pensione quando vuole, ma negli altri paesi della CEE non c'è mai stato un Partito Comunista potente come quello italiano, ed un sindacato ( la CGIL ) che si definiva DI CLASSE ( operaia ). I miglioramenti dello stato sociale che oggi si vogliono continuare affossare sono il frutto delle lotte operaie degli anni ' 50. ' 60 e ' 70, volute e promosse dalla CGIL e dal Partito Comunista Italiano innanzitutto per combattere lo sfruttamento della classe operaia, e poi per difendere tutti i settori del lavoro dipendente, compresi i tanto aborriti statali. Sono state chiamate CONQUISTE SOCIALI di valore storico, e per anni ci sono state INVIDIATE dalle organizzazioni sindacali di tutto il mondo. Poi lentamente le conquiste si sono trasformate in DIRITTI ACQUISITI irrinunciabili, e sembrava che nessuno nemmeno lontanamente avrebbe osato toccarli. Però con il passare del tempo, dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'autoscioglimento del PCI, ed il conseguente indebolimento di tutte le forze di sinistra, i diritti acquisiti hanno cominciato ad essere considerati PREVILEGI INACCETTABILI che dovevano essere eliminati. Cari compagni, cerchiamo di fare un pò di mente locale, evitando di ascoltare le sirene dei soliti media prezzolati. Certo che nel corso degli anni la situazione economica e sociale è radicalmente mutata. Mi rendo conto che l'età media della popolazione è molto aumentata, con la crescita dell'aspettativa di vita dell'italiano medio. Capisco pure che il tenore di vita della popolazione è assai migliorato rispetto a quello degli anni' 50 e ' 60, anche se vi sono ancora notevoli sacche di indigenza con molta gente che vive sulla soglia della povertà. So benissimo infine che la consistenza della classe operaia italiana si sta riducendo progressivamente, e con essa anche la forza delle organizzazioni sindacali. Con la modifica della stato sociale gli accordi trilaterali fra governo, lavoratori ed imprese devono adeguarsi alle nuove realtà. D'accordo. Rimane il fatto però che il mio nemico principale si chiama CAPITALISMO, e che a costo di passare per conservatore cercherò di oppormi con tutte le mie forze all'eliminazione delle conquiste sociali strappate al capitale con tanti sacrifici umani e tanti morti. Quello che mi dà maggiormente fastidio però è il fatto che non solo i fascisti di AN, i forzaitalioti ed i leghisti, ma anche consistenti parti della cosiddetta sinistra di governo ( ex DS, PD, radicali, verdi ed anche qualche esponente del PdCI e del PRC ) da qualche tempo hanno cominciato a considerare le lotte operaie degli anni ' 50. ' 60 e ' 70 come inutili e nocive. Secondo questi cosiddetti " compagni " avevano avuto sempre ragione i grossi capitalisti come Agnelli, Pirelli e Pesenti, e le conquiste sociali ottenute grazie all'appoggio de PCI ed alle lotte operaie della CGIL sono state una jattura ed un disastro per l'economia italiana. Meglio se non ci fossero mai state. Meno male che i sopravvissuti protagonisti di quelle stagioni di lotta stanno tutti crepando, così fra poco arriverà il solito Giampaolo Pansa a fare il suo bel revisionismo storico ed a riscrivere in senso reazionario gli eventi di quegli anni. Beh, a questo punto io non ci sto. Non me la sento di sputare sulla tomba di mio padre e mia madre, attivisti sindacali e fedeli alla CGIL ed al PCI fino alla morte. Naturalmente il mio è solo un punto di vista. Ognuno è padrone di commettere suicidio come gli pare. 26-10-2009 20:33 - gianni
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