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Ida Dominijanni
La questione è maschile
Dopo l'accoppiata Berlusconi - Marrazzo, e fatte salve le dovute differenze, è ormai evidente che il problema del rapporto fra sesso (mercificato) e potere non riguarda solo il presidente del consiglio e non tocca solo la destra: riguarda, l'abbiamo già scritto domenica, un nodo che stringe identità maschile e crisi della politica e che è bene cominciare a nominare come tale, se sullo stato in cui versa la politica vogliamo provare a uscire da un recitativo ormai usurato che non sembra portare da nessuna parte. «La questione è maschile», aveva scritto in tempi non sospetti Lia Cigarini su Via Dogana, interpretando la crisi della politica nella chiave di una mancata risposta maschile al terremoto innescato negli anni Settanta dalla separazione femminista. Nella stessa chiave ragionano Alberto Leiss e Letizia Paolozzi nel loro ultimo libro «La paura degli uomini. Maschi e femmine nella crisi della politica» (Il Saggiatore), che mette il mutamento dei rapporti fra i sessi al centro dell'indagine sulla crisi non solo della politica ma di tutte le principali agenzie che sovrintendono all'ordine socio-simbolico: la famiglia, il mondo del lavoro, la Chiesa, l'informazione, la scuola e l'università. La tesi è che lo scossone impresso dalla rivoluzione femminista dal '68 in poi, in Occidente e ovunque nel mondo, ha destabilizzato il patriarcato e l'autorità maschile, senza che gli uomini abbiano elaborato una presa di coscienza e un cambiamento di sé all'altezza della presa di coscienza e del cambiamento femminile. Tesi raddoppiata da un'altra constatazione, che ovunque in Occidente il discorso democratico tenta con ogni mezzo di cancellare la stagione del Sessantotto, che della crisi della democrazia a ben vedere è uno dei fattori scatenanti, e cancella in particolare il fatto che la stagione del Sessantotto è «tagliata» dalla separazione femminile, dal farsi due di quella rivolta antiautoritaria in cui le donne presero a un certo punto la loro strada contestando non più solo i padri ma anche i fratelli: una separazione che da allora in poi, in Italia e non solo in Italia, non ha mai cessato di riprodursi (ad esempio nei momenti più caldi della storia del Pci, svolta compresa, e nei movimenti antagonisti).
La carrellata sul quarantennio passato in cui Leiss e Paolozzi - che su questi temi lavorano assieme da anni, sul sito www.donnealtri.it - ci guidano partendo dall'oggi e procedendo a ritroso era quella che ci voleva per dare a questa cornice interpretativa la materia e il sostegno della ricostruzione di fatti, dati, statistiche, percorsi legislativi, spostamenti del senso comune e dell'immaginario. Così per quanto riguarda la trasformazione della famiglia, dallo «storico» rifiuto del matrimonio riparatore di Franca Viola nel 1965 ai «nuovi padri» alle prese con l'affido condiviso di oggi. Così sulla violenza sessuale, un reato che non cessa di ripetersi e che non si sa più se interpretare «in termini di continuità, come il permanere di un'antica abitudine maschile, o in termini di novità, come una risposta nel quotidiano alle mutate relazioni fra i sessi». Così nel campo della bioetica, dove i conflitti fra laici e cattolici e fra scienza e religione sottintendono sempre una prestesa di controllo sul corpo femminile, ma sono anche sintomo di un'ansia maschile per la perdita del controllo sulla paternità e sul patronimico. Così nel mondo del lavoro, radicalmente trasformato dall'ingresso massiccio delle donne e da una qualità della loro presenza che sovverte lo schema, purtroppo persistente nel discorso della sinistra, del genere per definizione più oppresso e sfruttato. Così nella Chiesa, l'istituzione che forse più di tutte ha accusato il colpo inferto dalla soggettività femminile all'agenda etica, e che forse per questo più di tutte si para dietro continue riaffermazioni di ortodossia. Così nell'informazione, che nella sua grandissima parte, tuttora gestita da uomini, non riesce ad aprire occhi e orecchie al mutamento delle donne e continua a rappresentarle in base a due stereotipi, «o come vittime o come spregiudicate». Così, infine, nella politica, dove le ultime candidature femminili ai massimi vertici del governo negli Usa, in Francia, in Germania hanno messo in scena altrettanti percorsi sintomatici della difficoltà delle donne di rapportarsi al potere da una parte, e della paura degli uomini di perderlo dall'altra.
«La paura degli uomini» è, in tutti questi casi e in tutto il libro, un'espressione ambivalente: denota la paura che gli uomini tuttora incutono alle donne quando adottano il codice della violenza (sessuale, bellica, discorsiva), ma anche la paura che gli uomini provano per le donne e per un mondo messo sottosopra dalla rivoluzione delle donne. C'è nei due autori, per questo secondo tipo di paura, comprensione ma non indulgenza, né compiacenza: «Nelle società democratiche contemporanee, ci accorgiamo di un venir meno generalizzato dell'autorità maschile. Da qui la moltiplicazione di prese di posizione prometeiche, incapaci di nominare le sconfitte, di risposte dure, aggressive, che in realtà celano una profonda debolezza e grande fragilità». Ma se questa debolezza è vera, è vero anche che «è un linguaggio confuso quello che ascoltiamo in molti attori della politica, dell'informazione, della cultura e della religione, incapace di riconoscere il rapporto fra desideri, diritti, doveri», e che sono tante «le reazioni scomposte e inadeguate rispetto ai mutamenti prodotti dalla libertà femminile». Insomma, se «le donne sono cambiate, gli uomini dovranno cambiare», e di questo cambiamento non si vede per ora una sufficiente consapevolezza, o una consapevolezza che sia in grado di farsi discorso pubblico - anche se, Paolozzi e Leiss lo sottolineano, cominciano a sentirsi da parte maschile - ad esempio nelle ultime campagne sull'aborto e la procreazione assistita, ma anche sul più recente Berlusconi-gate - toni, accenti, autoesposizioni, stili di discorso che ancora fino a pochi anni fa erano sepolti sotto il diktat della razionalità e dell'oggettività.
E le donne? Per le donne, quello che è avvenuto è che «la differenza non è più un ostacolo, ma un vantaggio». Ma neanche loro possono stare semplicemente lì a goderselo: esso comporta anche una nuova forma di responsabilità politica. Non piace a Leiss e Paolozzi l'ipotesi che da parte femminile possa prevalere «una sostanziale estraneità ai destini della democrazia». Viceversa: «Noi pensiamo che spetti a uomini e donne agire nella politica, a ogni livello e in ogni contesto, con la consapevolezza di questo passaggio tanto delicato. Praticando una relazione e un conflitto fra i sessi che non è eliminabile ma che può darsi come non mortifero, non violento. Un incontro-scontro inedito».
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Venite con me a manifestare a Montalto di Castro?
Alessandro Vallocchia alessandro.vallocchia@gmail.com 28-10-2009 10:11 - alessandro vallocchia
traduciamo il messaggio per chi non l'ha capito :
le mogli italiane per l'immaginario degli uomini al potere non fanno sesso !
notare la differenza con l'immaginario degli uomini al potere in Francia e in America .
se volete potete continuare a eviscerare in termini culturalteoriciesistenzialisti
la questione , la realtà è che il cervello maschile semplifica e banalizza sempre enormemente i problemi e questa è la soluzione che è in grado di fornire .
A quando le donne al potere ?
Felicità 28-10-2009 10:03 - catscats
Io non mi sogno certo di sostenere che da noi si sia raggiunta la perfetta parita' fra i sessi, ma e' mai possibile che "la vecchia mentalita' patriarcale" debba sempre essere presa come "lente" per leggere qualsiasi problema? Vedi per esempio qui Giuliana Sgrena, che conduce un blog intitolato "Islamismo", ma
parla sempre e solo della condizione della donna nell'islam, e non solo nell'islam: tanto e' vero che l'ultimo intervento nel blog si intitola "Accoltella la figlia perché frequenta albanese", che con l'islam non c'entra nulla.
Ritornando all'articolo qui sopra, la Dominijanni sostiene che "lo scossone impresso dalla rivoluzione femminista dal '68 in poi, in Occidente e ovunque nel mondo, ha destabilizzato il patriarcato e l'autorità maschile, senza che gli uomini abbiano elaborato una presa di coscienza e un cambiamento di sé all'altezza della presa di coscienza e del cambiamento femminile". Ma e' cosi' sicura che le donne abbiano davvero elaborato questa presa di coscienza, o almeno che l'abbiano conservata? Invece di limitarsi a scaricare tutte le colpe sul "maschio gretto e autoritario", non e' piu' interessante la riflessione della Lipperini che si chiede "come e' possibile che che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che invece sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper o di sposare un calciatore?" Tutta colpa dell'uomo? Ma se le donne hanno elaborato questa famosa presa di coscienza, com'e' che si sono fatte "fregare" cosi' facilmente?
Ora, mi rendo conto che passero' sicuramente per il solito maschilista, ma e' vero l'opposto: proprio perche' ritengo che la donna non abbia niente di meno rispetto all'uomo, e dato che sia pur con fatica molte donne ormai riescono a raggiungere posizioni importanti, in politica, in campo culturale, in economia ecc., credo che dovrebbero essere le donne a farsi sentire e spingere per cambiare lo stato di cose, invece di continuare a lamentarsi del maschilismo degli uomini. D'altra parte (visto che questo e' un giornale comunista) Marx si aspettava che i proletari si prendessero il potere, non certo che la borghesia glielo concedesse graziosamente in seguito a una "presa di coscienza"... 28-10-2009 09:48 - marco
Ove fosse...speriamo che qiesta sinistra sparisca del tutto al più presto. 28-10-2009 07:53 - luca o.
De Gasperi & Togliatti; recente è il diritto al divorzio e alla maternità e paternità consapevoli; discriminano sul fare, sui metodi e modi della educazione sessuale, della libertà sessuale e della contraccezione; non è attuato, non solo il diritto al lavoro per tutte le persone ma, particolarmente, la parità nel percorso delle carriere. Altro esempio lampante: il delitto d'onore non è da molto tempo che non è più nella giurisprudenza! E' chiaro che deve cambiare la mentalità ed aumentare la sensibilità umana dei maschi e in particolare la mentalità e l'agire dei potenti di turno che considerano le donne come strumento fisico per il proprio piacere e meschino vanto. Ricordo una affermazione del ricco Presidente; peccato che quella ragazza non le mollò un' immediata, dignitosa, bella, genuina, educatrice, sonora sberla!
DONNA
Dalla maschia costola
non più nascerai,
seconda a nessuno
non più sarai,
non più Eva
tu sarai,
la mela
non più coglierai,
non più colpa divina
subirai.
Donna,
finalmente donna,
libera e compagna,
uguale tra pari,
sarai come sarai,
vivrai come vivrai,
amerai come amerai.
-visita http://renzomazzetti.blog.kataweb.it -grazie!- 28-10-2009 07:28 - renzo mazzetti
Per fortuna non e’ cosi’, perche’ prima dei maschi e delle femmine esistono le persone.
L’analisi pecca di superficialita’, cosi’ come quando beccano tre rumeni che rubano al supermercato ed una certa stampa deduce che “I Rumeni” sono dei ladri.
Sciacallaggio sessista, non meno preoccupante di quello razzista.
Il femminsimo ha avuto un’occasione storica straordinaria per far diventare le donne “classe egemone”, una volta che la delocalizzazione globalizzata aveva disinfettato la lotta di classe, portando le fabbriche “da un’altra parte”.
Invece ha sperperato l’occasione epocale con questa politica suicida della (cito ID) “separazione”. Detta separazione ricorda tanto la divisione dei gruppuscoli di sinistra fino al quark, per poi scoprire, in fondo all’esperimento, che non si ha niente da dire.
Quali sono I valori alternativi alla “politica maschile” che vengono proposti dalle donne? Chi sono I modelli? Mara Carfagna, Sandra Lonardo, Condoleezza Rice, Margaret Thatcher?
Solo superando il sessismo maschilista e femminista vi e’ una qualche speranza di costruire un progetto comune per una societa’ piu’ giusta. 28-10-2009 05:09 - ahmed
"meno male marrazzo c'è !!" povera sinistra aimè ! 28-10-2009 00:31 - Natale
Tutto questo chiaccherare sugli uomini é semplicemente un escamotage per non vedere l'anomalia italiana fatta di clerico-fascismo con i suoi modelli maschili -rispetto al resto dell'Europa...perfino in Germania al governo ci sono una donna, un gay dichiarato e felice, un vietnamita (negli USA sono al potere un afro-americano e una donna, vi segnalo...). Giovanna 27-10-2009 23:11 - Giovanna Cagliari
Mamma mia...sta roba è "la sinistra"? 27-10-2009 21:37 - luca oddone