-
|
Alberto Asor Rosa
Le primarie del Pd e il suo futuro
Non c’è alcun dubbio per me che il 25 ottobre sia stata una giornata positiva, molto positiva per la democrazia italiana, oltre che ovviamente per il Pd. Preciso subito che io non sono andato a votare alle primarie di questo partito: non sono un elettore del Pd (quantunque mi riesca difficile dire di cosa io oggi sia un elettore); ritenevo più corretto che su di un argomento del genere si esprimessero iscritti, simpatizzanti ed elettori del Pd. Ma questo non m’impedisce di vedere - anzi - quanto le cose in generale siano andate bene. In un clima di confusione e di sfacelo, che di recente ha toccato anche le fila del centro-sinistra, il fatto che più di tre milioni di cittadini abbiano risposto ad un appello di questa natura significa che un popolo c’è, c’è ancora e offre la propria disponibilità ad esserci ancora di più e ancora meglio.
In secondo luogo, io penso che sarebbe arbitrario in questo caso staccare il risultato popolare da quello del partito che ne ha beneficiato: insomma, il risultato popolare non ci sarebbe stato se non ci fosse stato il partito, l’unico partito di opposizione effettivamente strutturato a livello nazionale in questo paese (tutto il resto, dalla galassia della sinistra extraparlamentare all’Idv o esiste a stente macchie di leopardo oppure si rifugia nelle più comode vesti del partito d’opinione). Anche questo non è poco: la tabe berlusconiana non ha distrutto questo antico tessuto, meno male che ha retto.
Ho scritto: «antico tessuto», e forse non è stato a caso. Io non mi vergognerei di dire che ha vinto il candidato che era o si presentava meno «nuovista». Certe volte bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro per farne due avanti. «Nuovismo» - sciagurato «nuovismo» - era stato teorizzare e praticare l’«autosufficienza» del Pd: i risultati ne sono sotto gli occhi di tutti. Ora si torna a parlare di alleanze: bene, anche se per battere Berlusconi il Pd dovrà rimettere insieme tutto quello che ha alla sua destra (Udc) e tutto quello che ha alla sua sinistra (Idv, galassia degli extraparlamentari): non sarà facile, ma auguri.
E’ da qui però che comincia, per questo Pd indubbiamente rafforzato, un percorso irto di difficoltà, il cui senso complessivo potrebbe esser così riassunto: come può un partito che ha fatto un passo indietro farne d’ora in poi due, e molti più, avanti? Mi permetterei di segnalare alcune questioni, nella forma schematica che meglio si adatta al cri-cri del grillo parlante:
1) Esiste innanzi tutto un problema di democrazia interna di partito, ovvero, con linguaggio leggermente più audace, di partecipazione popolare effettiva. Il Pd è stato in questi anni un partito a tendenze leaderistiche piuttosto accentuate (anche, il che è più ridicolo, a livello locale) e cioè goffamente impegnato a ricalcare il modello berlusconiano, che ovviamente da questo punto di vista è imbattibile. Le primarie - con tutti gli aspetti positivi in precedenza richiamati - restano tuttavia l’espressione di una democrazia tendenzialmente plebiscitaria. Far funzionare al meglio gli organismi elettivi di partito è molto più difficile, ma più stabile, più funzionante, più garantistico e più efficace.
2) Leggo sui giornali che il mio amico Francesco Rutelli lamenta che il risultato delle primarie fa del Pd un partito troppo di sinistra. Io starei ai fatti, limitandomi a constatare che il Pd è stato finora un partito eccezionalmente moderato. Ora, sarà pure un bene che il neo-segretario esordisca affrontando i temi dell’economia (quotidiani del 26-27 ottobre). Bisognerà pure, tuttavia, che ci si dica presto se il «lavoro» - in modo particolare il lavoro dipendente e in modo ancor più particolare i lavoro operaio - rappresenta un protagonista autonomo, una - come si diceva una volta - «variabile indipendente» per il nuovo Pd, oppure no. Da questo dipende molto se esso sarà in grado, oppure no, di battere la Lega in casa propria. E, più in generale, se esso potrà disporre di una base sociale forte all’interno del sistema produttivo del paese, il che mi appare essenziale per qualsiasi politica economica in grado di funzionare. Ossia, in buona sostanza, se continuerà ad essere un partito molto, molto moderato, oppure un poco, ma tangibilmente e visibilmente, più progressista.
3) La tutela dell’ambiente e la difesa del territorio costituiscono ostentatamente il tallone d’Achille dell’attuale Pd. Il nuovo Pd, se ce ne sarà uno, dovrà dedicare un’attenzione particolare a queste tematiche, rovesciando molto delle posizioni attualmente dominanti. Dove il Pd è stato al governo in questi anni, a livello regionale e comunale (tanto per fare esempi lampanti: Toscana e Firenze), non s’è vista differenza alcuna rispetto alle politiche di sfruttamento selvaggio del territorio e dell’urbanistica più cementizia dominanti nelle regioni e nei comuni governati dal centro-destra. Coloro che in passato, dalle file ambientaliste, avevano criticato quegli orientamenti sono stati tacciati di arroganza, estremismo e, peggio, nullismo. Ora i loro accusatori, uomini molto, molto interni al Pd (notizie del 27 ottobre) vanno in galera. Quanto alla politica delle grandi infrastrutture, promossa come cosa propria - e si capisce - dai «berluscones» (ponti, porti, autostrade, Tav), necessita di una risposta critica totalmente alternativa, che pure è possibile anche fattualmente. Per favore, risposte chiare, magari moderate, ma chiare.
4) Non so se un partito vecchio, che voglia farsi nuovo, abbia bisogno di una propria cultura oppure no. Quel che so, è che il Pd non ne ha alcuna e che in questi anni non ha neanche provato ad averne, lasciando spazio alle Fondazioni private dei suoi dirigenti (che sono, mette conto di precisarlo, tutt’altra cosa). Possibile che non ci sia alle spalle di quel che questo partito pensa e decide neanche uno straccio di elaborazione intellettuale? Esempio minimo: le tre questioni precedenti (democrazia, lavoro, ambiente) non potrebbero neanche esser poste, se uno non avesse nella testa alcune coordinate culturali basilari, le quali poi altro non sono che i criteri con i quali si legge il mondo nell’atto stesso in cui sta cambiando, come sempre dunque nella prospettiva che va dal passato al presente verso il futuro. La cultura, come si sa, è un argine all’improvvisazione e all’arbitrio dei politici. Ma può nascere e svilupparsi in politica solo se i politici fanno mostra di averne bisogno e loro stessi la praticano. E’ precisamente ciò che finora è del tutto mancato.
Insomma, il buon risultato ha fatto crescere le pretese. Ma non è così che funziona la democrazia, quando funziona?
- Le primarie stanno al plebiscitarismo populista come il cacio sui maccheroni... 28-10-2009 16:37 - Viljem
- Il momento delle primarie del PD per me è sempre fonte di di grande confusione, invidia, rabbia e nostalgia. Tre milioni di voti : ma quelli del PD sono certi che siano tutti di gente di sinistra ? Vorrei ricordare che nell'inverno 2007 nel PD tutti hanno magnificato la grande partecipazione al voto delle primarie e lo straordinario successo di Walter Veltroni. Io mi sono quasi sentito in colpa per non avere votato... Poi, dopo meno di sei mesi, ci sono state le elezioni politiche e Berlusconi ha stravinto. Successo su tutta la linea della coalizione di destra. E l'andazzo è proseguito nei mesi successivi. Dove sono andati a finire tutti quei milioni di voti ? E' un momento di rassicurazione fasullo, come la coperta calda di Linus, il personaggio dei fumetti creato da Charles Schultz. Quando nel 1991 il PCI si è autodistrutto a causa di quel gran figlio di puttana di Achille Occhetto, a me si è spezzato il cuore. Per anni avevo condiviso un sogno con milioni di persone, ed ora il il sogno non c'era più : tutto morto, devastato, finito. Di mettermi con i diessini non mi è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello. In realtà volevo lasciar perdere la politica, ma i vecchi compagni di lotta non me lo hanno permesso, così ho aderito a Rifondazione Comunista. Adesso sono quasi tutti morti, malati, dispersi, rifugiati nel privato. Molti sono diventati cinici e qualunquisti, e non mi salutano nemmeno più. Per questo quando nel 2007 ho visto quelle incredibili file di persone, tra cui molte mie vecchie conoscenze, che aspettavano pazientemente di votare alle primarie del PD, mi si è stretto il cuore ed ho avuto la forte tentazione di andare a votare pure io, non perchè nutrissi eccessiva fiducia in Walter Veltroni, ma per sentirmi ancora una volta parte di qualcosa di grande e di positivo. Ma poi dopo avere vinto trionfalmente Veltroni ha sbagliato tutto, ed ha portato la sinistra alla rovina. Per questo non voglio più sentir parlare di elezioni primarie del PD e domenica 25 ottobre per non votare mi sono chiuso in casa tutto il giorno. Adesso è stato eletto segretario Bersani, che mi sembra una brava persona. Tuttavia il suo compito non si presenta facile. Ricompattare le fila della sinistra sarà un affare serio. Speriamo che riesca a fare meglio di Walter Veltroni, altrimenti non ci resta che piangere. 28-10-2009 15:53 - gianni
- personalmente sono contento che il PD abbia scelto Bersani, che reputo un uomo molto valido e di spirito pratico. Spero che un accordo si trovi con Vendola e i suoi ma sarei ben felice di lasciar fuori chi dei dinosauri di sinistra ha già avuto l'onore di far cadere per due volte il governo di centro sinistra. 28-10-2009 15:26 - stefano
- Dunque il popolo finalmente ha scelto: è D'Alema, il nuovo divo. 28-10-2009 14:26 - Beppe
- Le primarie pd hanno un senso se la scelta di democrazia diretta si apre a tutte le decisioni di politica sociale , e interna all'organizzazione del partito . Il cittadino non e' piu' un pupo da crescere ma, e'da quel di' che essendo adulto vuole con diritto decidere delle varie forme di scelte politiche che hanno un impatto primario nella vita di tutti, i giorni , IL FUTURO LO VOGLIO DECIDERER IO. 28-10-2009 13:54 - ernesto
- Personalmente,come molti lettori del Manifesto, ho posizioni diverse dal PD su molte questioni cruciali. Con tutto il rispetto per le persone che hanno votato alle primarie di domenica, credo che un minimo di attenzione ,di spazio, di considerazione vada rivolto anche a chi e' contro le guerre (Afghanistan compreso) e le basi USA, inceneritori (particolarmente numerosi dove governa il PD), centri di detenzione per migranti ecc. ecc. Da giorni vengono dedicati articoli al PD,forse davvero interesseranno di piu' i lettori, ma magari un articolo a settimana dedicato a chi ha posizioni diverse e ad una discussione su come portarle avanti, credo sarebbe opportuno. Non penso di essere il solo lettore ad avere posizioni alternative ed inconciliabili con quelle del PD (almeno con quelle attuali) e non mi definisco comunista.Il Manifesto nato nel 1969 per "mettere in relazione" i movimenti con il PCI e'sempre convinto nel 2009 che niente possa esistere a sinistra alternativo al Gran Partito. Mah...vedremo... 28-10-2009 12:39 - marco
- 31/10/2009 [12 commenti]
- 30/10/2009 [4 commenti]
- 29/10/2009 [12 commenti]
- 29/10/2009 [3 commenti]
- 28/10/2009 [21 commenti]
- 27/10/2009 [6 commenti]
- 27/10/2009 [20 commenti]
- 26/10/2009 [12 commenti]
- 25/10/2009 [24 commenti]
- 25/10/2009 [18 commenti]
- 24/10/2009 [4 commenti]
- 23/10/2009 [12 commenti]
- 22/10/2009 [2 commenti]
- 21/10/2009 [9 commenti]
- 20/10/2009 [41 commenti]
- 19/10/2009 [28 commenti]
- 17/10/2009 [9 commenti]
- 17/10/2009 [7 commenti]
- 16/10/2009 [6 commenti]
- 15/10/2009 [6 commenti]
- 14/10/2009 [8 commenti]
- 14/10/2009 [6 commenti]
- 13/10/2009 [15 commenti]
- 13/10/2009 [6 commenti]
- 10/10/2009 [24 commenti]
- 09/10/2009 [44 commenti]
- 09/10/2009 [3 commenti]
- 07/10/2009 [18 commenti]
- 07/10/2009 [12 commenti]
- 06/10/2009 [24 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08











