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COMMENTO
30/10/2009
  •   |   Giuseppe Di Lello
    Magistrati al bivio

    Dal fatidico socialismo in un paese solo che, per fortuna, non era il nostro, siamo passati al comunismo in un ordine solo, quello giudiziario, che questa volta, secondo il perseguitato Berlusconi, è proprio il nostro. Pressati da una sistematica azione di delegittimazione collettiva (la non perfetta sanità mentale) o individuale (Gandus, Mesiano), i giudici italiani stanno alzando i toni della difesa ricercando anche un sostegno popolare un po' calato negli ultimi tempi.
    Bisogna riconoscere, infatti, che in questi ultimi tempi nella protesta dei magistrati non c'è nessuna traccia di corporativismo ma solo la consapevolezza di doversi difendere da accuse di strumentalizzazione della loro funzione a scopo politico e di dover prevenire scempi costituzionali tesi ad annientare il sistema dei controlli di legalità e i relativi istituti di garanzia.
    Quanto è grande oggi il sostegno popolare su cui possono contare i magistrati? Lasciamo da parte i sondaggi che certo non li rincuorano e proviamo a parlare con le persone che hanno a cuore i valori della Costituzione, magistrati compresi che in numero, pur esiguo, non si riconoscono più nell'Anm: in troppi è ormai radicata l'idea che il «sistema correntizio» (speculare al sistema dei partiti e senza nessuna distinzione tra Csm ed Anm) è sempre più un disvalore perché strumento di potere corporativo e anche personale.
    A questa diffusa opinione si aggancia il centrodestra per invocare una riforma costituzionale che distrugga il perfetto sistema di autonomia e indipendenza della magistratura ed è questa opinione che solo i magistrati possono e debbono sfatare, però con i fatti più che con le assemblee. Solo i magistrati, lo diceva anche il compianto Giuliano Vassalli, possono salvare la loro indipendenza e autonomia. Non c'è stato, e non a caso, Presidente della Repubblica o Vicepresidente del Csm che, almeno negli ultimi tempi, non abbia lanciato un segnale di allarme per la degenerazione correntizia.
    Bisogna, dunque, riconquistare una legittimazione popolare sia per il Csm che per l'Anm, due «istituzioni» essenziali per la tenuta della democrazia in questo Paese. Distaccarsi dallo scimmiottamento della politica politicante e ridare alle correnti il ruolo di luoghi di elaborazione di dee e di proposta e non di organizzazioni di potere. I magistrati italiani, almeno sul fronte istituzionale, stanno facendo la loro parte ponendosi contro la deriva di una maggioranza che ignora palesemente la Cosituzione e ha varato o è in procinto di varare riforme che affosseranno la loro indipendenza, renderanno impossibili i processi penali, imporranno il silenzio alla stampa, discrimineranno sempre più gli strati sociali più deboli e, soprattutto, l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Debbono impegnarsi, però, anche per una maggiore trasparenza del Csm, mettendo da parte le tentazioni di usarlo come arma di potere personale. Solo così avranno dalla loro il popolo nel cui nome amministrano giustizia.


I COMMENTI:
  • Ho motivi stringenti per nutrire una simpatia e una fiducia particolari nei confronti della categoria dei magistrati, ma temo che fra questi benemeriti servitori della legge non si avverta il prevalere di una sana mediocrità. Troviamo spesso gli eroi, e questo mi addolora, perché gli eroi sono a volte portati a sottovalutare i pericoli e spesso finiscono male (non sto a citare nomi che conosciamo tutti e tutti veneriamo), ma anche i conigli, quelli cioè che tengono famiglia, non si espongono e difettano di coraggio civile. Come si fa, mi chiedo, a trovarsi in aula di fronte a una persona di cui devono convalidare (o meno!) l'arresto, che si presenta col volto tumefatto, senza chiedersene il motivo e, se del caso, adottare i dovuti provvedimenti; come si fa ad aprire un fascicolo per omicidio preterintenzionale di fronte a un cadavere massacrato? Capiscono subito che il soggetto aveva le ossa troppo fragili? Se il cadavere fosse stato trovato sul ciglio della strada il capo di imputazione sarebbe stato lo stesso? 31-10-2009 12:04 - gennaro guida
  • Una casta di fannulloni politicizzati e intoccabili. Tutto qui. 31-10-2009 08:13 - Piero
  • Io non comprendo,ma perchè devono essere immuni da accuse e i controlli sono interni.Chi giudica,è come un medico,se sbaglia,è giudicato sa se stesso.Poi hanno la coda di paglia,basta contraddirli,subito scioperano,manifestano,protestano,veri democratici. 30-10-2009 20:47 - vncenzo
  • il manifesto non ebbe parole particolarmente appassionate per la magistratura impegnata in tangentopoli, anzi; leggeva la magistratura secondo il vecchio paradigma della sovrastruttura al capitalismo: i giudici erano pericolosi; il giornale non aveva capito quello che stava succedendo e che sta alla base di ciò che accade oggi; ricordarlo sarebbe doveroso 30-10-2009 20:35 - michele lupo
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