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COMMENTO
31/10/2009
  •   |   Domenico Pantaleo
    Università, costruiamo una mobilitazione

    Il disegno di legge Gelmini contiene il tentativo di ridefinire in modo radicale l'università italiana. Mentre conferma i tagli devastanti della legge 133, punta a rifondarla con una delega la cui portata è costituzionalmente discutibile. Come Flc-Cgil riteniamo inevitabile una generalizzazione dell'iniziativa di protesta che porti a un grande sciopero generale a dicembre. Facciamo appello a tutti i movimenti per costruire un'iniziativa a favore del rilancio del sistema pubblico dell'istruzione e della ricerca, la difesa del valore del lavoro e la rivendicazione di un nuovo welfare universale. Per noi sarà una tappa importante nella mobilitazione che ci vedrà impegnati il 7 novembre in tutte le piazze d'Italia, il 14 novembre nella manifestazione contro la crisi, i licenziamenti e la precarietà, ma che non dovrà esaurirsi solo in queste date.
    Il provvedimento nasce dopo una lunga gestazione che, diversamente da quanto afferma il ministro, non ha affatto coinvolto le diverse componenti dell'università. Sulla scia delle norme della 133 introduce una sorta di commissariamento finanziario degli atenei e impone un nuovo modello organizzativo che riduce pesantemente gli spazi democratici. Gli organi elettivi diventano mere appendici, mentre il potere si concentra al vertice dove siederanno, oltre ai membri provenienti dall'università, "esterni" indicati da stakeholders. Se va bene vedremo consigli di amministrazione pieni di sedie vuote o gettoni di presenza spesi inutilmente. Se va male ci troveremo di fronte all'immediata privatizzazione dell'università senza tanti complimenti (e fondazioni di facciata). In sostanza, gli spazi di autonomia delle università si riducono drasticamente, mentre si introducono elementi estemporanei di aziendalizzazione. Aggiungerei che la drastica riduzione delle risorse produrrà un forte ridimensionamento dell'università. I "prestiti d'onore", con i quali si pretende di rispondere all'"inadeguatezza" del diritto allo studio, trasformeranno i nostri studenti in consumatori indebitati, sulla scia di modelli economici che la crisi del 2008 ha distrutto alla radice. Il tutto condito da un aumento costante delle tasse universitarie. Mentre negli Stati Uniti si cerca di introdurre elementi di welfare nel nostro paese ne cancelliamo gli ultimi residui.
    La parte del provvedimento più sconcertante è rappresentata dalle norme sul reclutamento che rendono istituzionale la precarietà di oggi. La figura del ricercatore a tempo determinato diventa il canale di accesso alla carriera universitaria esattamente come nella legge Moratti. Tuttavia questa forma contrattuale è solo il gotha del precariato. Accanto ad essa troviamo gli assegni di ricerca e i contratti di collaborazione per l'insegnamento che potranno essere anche a titolo gratuito. Ovviamente tutto ciò avviene senza un piano di assunzioni a tempo indeterminato, capace di dare un minimo di opportunità a chi da anni lavora nelle facoltà facendo ricerca e insegnando per pochi euro oppure gratis.
    Insomma, uno schiaffo alle migliaia di precari che continuano da anni a portare avanti l'università. Pochi si vedranno offrire come unico sbocco un contratto a termine, la maggioranza verrà progressivamente espulsa con l'aggravante di non poter contare su alcuno strumento di protezione sociale e di sostegno al reddito. Si creerà poi una vera guerra tra poveri tra chi è oggi ricercatore e i precari che vorranno concorrere direttamente per i posti da professori di seconda fascia. I più giovani, invece, che avranno il coraggio di rischiare una carriera nell'università in un paese che disprezza le intelligenze, si vedranno offrire prima un percorso pluriennale di precariato come finti collaboratori (gli assegni possono arrivare fino a 10 anni), poi finalmente un bel contratto a tempo determinato di 3 o 6 anni e dopo l'opportunità di entrare in ruolo, oppure tutti a casa. Sono i precari di oggi e quelli di domani, cioè gli studenti, a dover reagire con forza e per primi a questo attacco violento contro il futuro. Ma la risposta non potrà essere confinata solo all'università. La grande manifestazione della scuola del 30 ottobre dello scorso anno e il movimento dell'Onda hanno dimostrato che è possibile parlare all'intera società se le lotte sono autentiche. Lo stesso ci dicono la protesta dei precari della scuola di questi giorni e prima di loro dei precari degli enti pubblici di ricerca contro le norme Brunetta.
    Domenico Pantaleo è Segretario generale FLC Cgil


I COMMENTI:
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  • Questa non è una riforma. E' una manovra di risparmio finanziario che serve grosso modo a dimezzare l'università pubblica nei prossimi anni, senza riguardo alla qualità di ricerca e didattica. Mediante deleghe (agghiaccianti) al governo sulle questioni finanziarie e governance di stile aziendalista. Inoltre, con la riforma del reclutamento, c'è il rischio di cancellare un'intera generazione di ricercatori precari, la fascia dai trenta ai 40 anni oggi. Ma la cosa più triste è tutta questa retorica del merito, di cui in concreto non si vede traccia. La valutazione della ricerca è una riga tra i farò del governo. Ma senza soldi non si fa una valutazione decente. E cosa dire del riaccentramento del potere nelle mani dei professori ordinari, che saranno gli unici a decidere chi, come e quando assumere? Nella sempiterna assenza di un principio di responsabilità personale - chi assume il figlio di papà incompetente PAGA DI TASCA SUA - annacquato in una generica responsabilità dell'ateneo (che di fatto sarà a carico degli studenti e dei lavoratori precari dell'ateneo). E tutto questo a vantaggio di chi? Forse del ministero dell'economia, forse delle università private, esentate dalla riforma? 05-11-2009 13:53 - Luca
  • Ma compagni,come si può difendere questa università italiana:Chi lo fa è qualche professore,o moglie,o figlio,o nipote,o amica di qualche barone universitario.Persone che ancora credono,di essere assunti,senza concorso,per meriti FAMILIARI E PERSONALI.Compagni svegliamoci,altimenti resteremo all'opposizione,per sempre e questo non è un bene per gli italiani. 01-11-2009 14:11 - vncenzo
  • E' desolante leggere commti ce inneggiano per partito preso alla protesta! Avete letto on attenzione il disegno di legge di riforma del'nivesità? avrè i suoi difetti, ma è sempre meglio,perché enota la volontà di cambiare le cose, cosa che il precedente governo di centro sinistra (vergogna!!!) non è riuscito a fare. C'era una legge di riforma del'Università, varata da Mussi e approvata, che non è stata mai pubblicata. La RIFORMA Gelmini dà qualche speranza a chi prima era completamente tagliato fuori dai giochi (idoneità nazionale), e TAGLIA corsi fantasma (da contrattista, ho fatto lezione a due o -che avvilente!!!- ad una persona sola ... Perché il Ministro Mussi non si è battuto perché venisse pubblicata la SUA riforma dell'Università? Forse oggi le cose andrebbero un po' meglio. Chi è causa del suo mal pianga stesso! 01-11-2009 13:02 - anna
  • E' ora di cambiare, prima è meglio è. L'unico problema di questo Paese è Berlusconi e il suo Governo di Confindustriali, Nani(più bassi di lui)e ballerine, incompetenti, ignoranti e superbe(... e anche un po' antipatiche). 01-11-2009 12:24 - camelia
  • concordo che questa 'riforma' rappresenta una riorganizzazione dell'università che non va nella direzione di uno svecchiamento e rinnovamento della gestione corporativa, clientelaree e ingessata dell'università italiana. E sono d'accordo anche che per quanto fondamentale in questo momento non si può rimanere esclusivamente in un'ottica difensiva, ma bisogna avviare un processo costituente di un'altra università diversa sia da quella che abbiamo adesso sia di quella neoliberale instanziata dal decreto. Non è una questione di mettere i diritti di chi lavora nell'università contro quelli di chi ci studia, ma di trovare dei modi, delle forme di sperimentazione di forme di apprendimento e di ricerca che non siano totalmente determinate dall'asservimento ai ritmi della produttività. La valutazione e il merito funzionano come parole d'ordine per molti studenti perchè dirottano su meccanismi vuoti e in ultima analisi impoverenti per la maggior parte il desiderio di uscire dal clientelismo e dalla mortificazione delle competenze.
    Ma come si costruisce ora e adesso attraverso una partecipazione attiva questa altra università? Come si costruisce, sulla base di quali meccanismi e razionalità un'università che non produca una soggettività passiva e docile pronta per i ritmi infernali del lavoro più o meno precario? Quali esperimenti e pratiche di università partecipata si possono portare avanti che coinvolgano trasversalmente tutte le soggettività coinvolte in questa università (precari, professori, studenti, ricercatori, amministratori etc.?) 01-11-2009 10:16 - tiziana
  • Mi chiedo: ma da quando, e perchè dovremmo essere tutti così convinti che l'università attuale sia la migliore possibile? Un caso di "cervello all'ammasso"? 01-11-2009 10:03 - Piero
  • Chissà se prima di essere nominata, la Gelmini sapeva già che il suo ministero sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze: sorta di Cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro Paese: la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola. Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma” quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’Istruzione Scolastica. Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico” con quello di “maestro prevalente” del quale, nel decreto non c’è nessuna traccia: http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106. Quello che colpisce, oltre al Titolo: “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“; sono le Premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…”. E come direbbero a Napoli: Cà nisciuno é fesso!!!! 31-10-2009 22:12 - maurizio
  • Vorrei chiedere a aiace se dopo le privatizzazioni di Poste, Alitalia (Cai) e Ferrovie, oltre ad aver aumentato i prezzi hanno migliorato e velocizzato i loro servizi. 31-10-2009 19:59 - pippo
  • Quello che sta avvenendo nelle nostri università e più in generale nelle scuole pubbliche non può passare inosservato!! Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per proteggere e ridare dignità alla nostra scuola! Deve essere un luogo pubblico dove tutti devono poter avere una buona istruzione!! Non accettiamo passivamente queste leggi, rischiamo di veder tutto il sistema scolastico crollare e finire in mani private. mi rivolgo a tutti gli insegnanti, precari, studenti, ricercatori, ribelliamoci dinanzi al ministero. Quest'anno sto notando purtroppo anche una certa censura di tutte le tv dinanzi a mezza italia in sciopero. Sembra che aleggi uno spettro già visto. Dai ragazzi non molliamo!!. 31-10-2009 18:40 - Fabrizio
  • La Germini sta svegliando il popolo studentesco.
    Oggi,nessuno si asterrà a pratiche di lotta.
    Ci saranno lotte sempre più violente.
    Il governo comincia a tremare,e corre ai ripari.
    Cerca di ricattare e di offrire cose in cambio di una pace sociale.
    A D'Alema gli hanno offerto il voto in Europa,in cambio di una opposizione blanda e inconcludente.
    Berlusconi,è un fenomeno come corruttore di "minoreni".
    Ma se anche D'alema dicesse di si,nessuno fermerà la "marea montante".
    Il sindacato,non faccia il pompiere,che questa cosa è molto grave.
    Non si tratta di prendere una fetta della nostra torta,questi vogliono tutto.
    La confindustria chiama i sindacati alla ragione e chiede un taglio della spesa pubblica di miliardi.
    No,basta!
    non solo non vogliamo che ci tolgano ancora, ma questa lotta è per riprenderci tutto!
    Vogliamo tutto e anche di più.
    La forbice tra operai e padroni si è finalmente rotta.
    Ha romperla è stata la ingordigia insopportabile di gente senza pudore.
    Ragazzi organizzatevi,ma non delegate a nessuno la vostra rabbia!
    Hasta la victoria siempre! 31-10-2009 16:56 - maurizio mariani
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