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COMMENTO
01/11/2009
  •   |   Franco Corleone
    Stefano Cucchi, orrore senza fine

    La morte di Stefano Cucchi sgomenta per il carico di inaudita violenza esercitata verso una persona fragile; colpisce per il peso di omissioni, sciatterie, menzogne, che hanno accompagnato un calvario di sette giorni, dal fermo all'autopsia.
    E' una vicenda che condensa in sé -esasperati- tutti i malanni e le contraddizioni del funzionamento della giustizia, del carcere non trasparente, della legge sulla droga.
    Stefano Cucchi viene fermato per il possesso di un pezzo di hashish, all'udienza di convalida si presenta con un avvocato d'ufficio; il giudice conferma l'arresto e rinvia il processo a nuova seduta (quali esigenze cautelari impedivano la liberazione o gli arresti domiciliari?); entra infine nel tunnel che lo porta a Regina Coeli, poi al Fatebenefratelli e infine nel repartino bunker dell'Ospedale Sandro Pertini.
    In questo percorso costellato di puntigliosità burocratiche non c'è spazio per i diritti elementari di civiltà, prima ancora che per il dettato dell'Ordinamento penitenziario; non c'è spazio per un briciolo d'umanità verso i familiari, prima ancora che per il diritto alla salute e alla vita di un detenuto.
    La riforma che ha passato la sanità penitenziaria al servizio sanitario pubblico ha fallito, in un' occasione che poteva costituire il banco di prova per segnare la differenza e garantire i principi costituzionali.
    Stefano Cucchi non è un caso isolato, purtroppo. Che cosa dicono oggi i nomi di Marco Ciuffreda, di Giuseppe Ales, di Alberto Mercuriali, di Roberto Pregnolato, di Stefano Frapporti, di Aldo Bianzino? Sono persone morte in carcere in circostanze non chiare o suicidatesi per reazione all'arresto legato alla detenzione di pochi grammi di stupefacenti. Sono persone presto dimenticate o su cui neppure si è acceso l'interesse dei media e delle istituzioni. C'è da augurarsi che questa volta le indagini procedano speditamente per arrivare a conclusioni non desolanti e non deludenti. Si tratta di sapere subito con precisione come sono andate le cose. Questa sarebbe la prima conquista di verità e di giustizia. La seconda, di non avere riguardi verso gli eventuali colpevoli, qualsiasi divisa essi indossino.
    Infine, di riflettere sul serio sui tanti risvolti criminogeni della legge antidroga. Che non solo equipara nell'assurdo rigore delle pene droghe leggere e pesanti; soprattutto, abbandona per furore ideologico i tradizionali principi di garanzia, considerando presunto colpevole (di spaccio), passibile perfino di arresto, anche chi possiede pochi grammi di sostanza. Al di là degli effetti repressivi, la legge alimenta lo stigma verso i consumatori di droghe in quanto tali; indebolisce i soggetti colpiti dalla repressione per la vergogna e la paura; "autorizza" nei loro confronti la violenza morale del disprezzo e dell'intolleranza, anticamera spesso della violenza fisica. Così nel 2000, nel carcere di Sassari gli agenti della polizia penitenziaria poterono impunemente accanirsi contro detenuti inermi, quasi tutti tossicodipendenti, con un pestaggio selvaggio e dai contorni bestiali senza ragione alcuna.
    Ci sono poi le attività di polizia sotto copertura per gli acquisti e il commercio di droga, previste dalla stessa legge: con il ritardo degli arresti e dei sequestri, i controlli e le ispezioni senza autorizzazione preventiva dell'Autorità giudiziaria si è dato il via ad attività che si fondano sull'impunità e sulla discrezionalità: che, nel caso di "mele marce" (vedi quelle del caso Marrazzo), arriva fino all'arbitrio, al ricatto e all'arricchimento illecito.
    Come ha scritto Adriano Prosperi (Repubblica, 30 ottobre), almeno riconquistiamo l'habeas corpus!


I COMMENTI:
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  • tra l'altro mi sembra assurdo credere che la lettera con la quale avrebbe chiesto di tacere le proprie condizioni di salute ai familiari non sia stata scritta sotto dettatura e sotto minaccia visto che chi lo aveva pestato avra' pensato anche all'eventualita' che fosse poi morto.. 06-11-2009 10:40 - antonio
  • ........PESTANO I CITTADINI PER QUALUNQUE COSA, è la prassi, tutto concesso, sanno che la faranno franca...è il loro divertimento massacrare.. mele marce, .chi non lo è lo diventa... 02-11-2009 14:33 - sandro
  • Al sig. Claudio vorrei dire che il voler porre l'attenzione sulla droga come principale killer, secondo me è come minimo mistificatorio!
    Posto che la droga è sempre nociva, anche perchè troppo spesso oramai si fa un uso pesante delle cosiddette droghe leggere, rimane il fatto - o quantomeno il dubbio fondato - che questo povero ragazzo sia stato massacrato di botte da qualcuno, fino alla morte!
    Questo dovrà emergere, ovviamente se è vero e in quale misura, con nomi e cognomi che poi dovranno risponderne!
    Sulla droga poi, in altri ambiti, potremo continuare la discussione, ma per favore e per rispetto nei confronti di Stefano stesso e della sua famiglia, non mescoliamo le cose!!! 02-11-2009 14:02 - rita spaggiari
  • ma perché si parla sempre e solo di "mele marce" ? questa retorica lascia sempre spazio all'impunità dei colpevoli...quante persone hanno coperto? quante sapevano? la catena di comando non é mai messa in discussione...e le tragedie si ripetono...basta! 02-11-2009 13:03 - germana
  • Il vero colpevole è la droga servono leggi e carceri piu dure e tutto questo deve essere fatto anche in memoria di stefano 02-11-2009 12:58 - claudio
  • La droga puo´fare male ma non lascia tumefazioni sul volto o spezza la schiena. ecco invece l'editoriale de ¨¨Il giornale ¨¨ di oggi che e´convinto del contrario! Questo e´inquinamento dell'informazione, ecco che paese e´ diventato il nostro!

    C’è un colpevole dimenticato: è la droga il killer di Stefano

    Di ritorno da Mosca, dove ho guidato la delegazione italiana della commissione adozioni internazionali, in occasione della ratifica da parte della Duma dell’accordo italo-russo in materia, trovo nelle prime pagine dei giornali la tristissima vicenda del giovane Stefano Cucchi.
    Tutti chiedono a gran voce, e giustamente, di sapere la verità sull’accaduto, ma troppi inseriscono da subito un infernale aggiunta: vogliono la verità e il nome dei colpevoli da punire.
    A me sembra che allo stato degli atti ci sia comunque un sicuro, evidente responsabile indiretto o diretto della morte di Stefano: la droga.
    Ogni anno in Italia muoiono per overdose accertata circa 500 persone, mentre altrettante perdono la vita per patologie collegate all’uso della droga o a fenomeni di policonsumo.
    Questo è il killer che entra nelle nostre case, aggredisce le nostre famiglie, porta via i nostri figli lungo un calvario che i genitori dei tossicodipendenti purtroppo conoscono troppo bene.
    La verità di quanto accaduto a Stefano può essere dunque collegata al comportamento indegno di qualcuno che doveva proteggere la sua fragilità ma potrebbe anche essere l’avvelenato frutto finale dei danni della droga.
    Come interpretare infatti la sua volontà di non accettare cibo e acqua durante il ricovero ospedaliero?
    Per inciso: leggendo le polemiche odierne sul testo licenziato in Commissione alla Camera sul testamento biologico, ricordo ai distratti che si domandano perché i sanitari non hanno intubato il giovane Cucchi, che l’opposizione di sinistra sta conducendo una durissima battaglia parlamentare contro la maggioranza di centro destra che vuole stabilire per legge l’obbligo di alimentazione e di idratazione, dando la possibilità ai medici, in determinati casi, di intervenire d’autorità anche contro la volontà del paziente di non nutrirsi.
    Ma due cose stiamo già facendo, fra le altre, in questi giorni come dipartimento. La prima è la ripresa del progetto «la cura vale la pena» in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria. Si tratta della possibilità per il giudice della direttissima di sospendere per qualche minuto l’udienza, fare parlare il tossicodipendente spacciatore con un operatore del servizio pubblico o del privato sociale e di disporre da subito, in attesa del passaggio in giudicato della sentenza da lui stesso emessa, gli arresti domiciliari in comunità, nel caso l’imputato accettasse di aderire al programma terapeutico. Se questa procedura andrà a regime, in futuro, riusciremo ad evitare che si ripetano queste situazioni angosciose e drammatiche.
    La seconda è l’avvio di una grande campagna promozionale contro la droga, rivolta soprattutto ai giovani, con la collaborazione gratuita di grandi squadre e di grandi campioni del calcio, che si concluderà il 22 novembre in tutti i campi di serie A e di serie B con lo slogan «fai goal nella vita, dai un calcio alla droga».
    *Sottosegretario alla
    presidenza del Consiglio 02-11-2009 11:36 - Agostino
  • Quanta differenza di trattamento fra un ragazzo con un po' di droga ed un Tarantini che sulla droga commercia e ci fa i soldi. Uno lo si ammazza di botte e l'altro lo si lascia a casa sua nella dorata dimora. Perchè? 02-11-2009 11:28 - rosapesco
  • A proposito di Stefano Cucchi, della sua morte orrenda e della mia impressione che anche questa volta la verità sarà tenuta ben nascosta, vorrei partire da questo stralcio di un appello del giornalista Paolo Barnard apparso nel settembre del 2007 sul sito Pacelink:

    “ .. l’inammissibile retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi…”

    per chiedere al Manifesto se non sarebbe più utile proporre una grande manifestazione di piazza per sollecitare una risposta chiara e vera su questo fatto anziché inventarsi – secondo me beninteso – inesistenti problemi legati alla libertà di stampa! 02-11-2009 11:26 - rita spaggiari
  • caro andres, ti prego, rifletti prima di parlare, o non sprecare il tuo fiato con considerazioni inutili. il caso cucchi fa più rabbia anche a me, stefano cucchi poteva essere un mio vicino di casa, mio cugino, te o me che usciamo di casa col cane a farci uno spinello e non torniamo più indietro. ma ha ragione maurizio a mettere sullo stesso piano, in linea di principio, le due morti, perchè entrambi sono le vittime degli stessi boia. non si tratta qui di giudicare la persona o il reato, ma di prendere atto che la polizia, il carcere, lo stato, continuano a mietere vittime, più della camorra, più della mafia. se continuiamo a ragionare così, a guardare il caso singolo ponderando chi aveva più o meno diritto alla fine che ha fatto, facciamo il loro gioco, e non tocchiamo mai il cuore del problema. quello che succede in carcere, quello che combinano le Autorità sui corpi e sulla dignità della gente, questo è il cuore del problema. il velo di impunità e di intoccabilità che la politica e buona parte della stampa impongono a qualunque forma di messa in discussione del sistema carcerario e della condotta delle divise. e se proprio abbiamo fiato da spendere per fare distinguo, facciamolo per dire che sì, ce n'è una di distinzione che ha veramente fatto il suo tempo: quella tra carabilieri o poliziotti buoni e mele marce. smettetela tutti di imbambolarci con questa porcata delle quattro mele marce, non funziona più.
    e che la smetta lo stato di riempirsi la bocca di lotta alla camorra e all'omertà, finchè non si fa carico della propria, di omertà, e della mattanza che quotidianamente compiono le divise che stanno a rappresentarlo. 02-11-2009 09:52 - maddalena
  • Nel furore ideologico reazionario di questi ultimi anni, cosa può fregare al popolaccio infame di qualche morto ammazzato o suicida in carcere? Orami si è scelta la strada della repressione sempre e comunque, oltre a quello che succede nelle carceri per ragazzi distrutti per pochi grammi di droga, si aggiungono suicidi (tanti negli ultimi tempi) di ragazzi magari massacrati pubblicamente per qualche bicchiere di alcol in più... Ormai la prevenzione non esiste più, esiste solo la repressione che porta poi alle cosiddette "mele marce"...mala tempora currant! 02-11-2009 09:45 - Mauro Pigozzi
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