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Tommaso Di Francesco
Bicamerale europea
È abile davvero il sostegno di Berlusconi a Massimo D'Alema per la candidatura a «Mister Pesc», vale a dire a ministro degli esteri dell'Unione europea presentata dal Pse a Bruxelles. Intanto perché svicola, scarta, dalla valle delle nebbie nella quale i suoi «ciarpame politico» e potere mediatico, hanno precipitato la politica e la realtà italiana. Nebbie che, con l'abile trattamento del «caso Marrazzo», hanno alla fine avviluppato anche l'opposizione rappresentata dal nascente Pd a guida Bersani.
Ma è davvero così, o siamo dentro un inevitabile meccanismo di «scambio», che alla fine sembra ricordare proprio la natura «escort» e di «travestimento» del potere di Berlusconi? Perché lo scarto che la proposta di sostegno vuole annunciare, sembra voler rilanciare un condiviso, quanto peloso, clima bipartisan. Con il premier che, mémore dei «fasti» della Bicamerale con la quale D'Alema lo faceva assurgere a grande riformatore costituzionalista, restituisce il favore nell'epoca sua più buia. Ma nella realtà, tranne che per la «secondaria» partecipazione comune alla guerra in Afghanistan, va detto che questo clima bipartisan, pure auspicato in alto dal Colle, non c'è e probabilmente, sperabilmente, non ci sarà per molto tempo. A meno che l'intenzione nascosta non sia proprio quella di ridurre l'impatto del Pd in patria alla sola guida «cooperativo-pensionistica» di Bersani, privato a quel punto del sostegno politico diretto dell'unico leader di centrosinistra che si presenti come alternativa alla leadership del Pdl.
E siccome nemo propheta in patria, quel che rischia di avvenire in Europa è una sorta di delega istituzionale a ex leader socialdemocratici, preferibilmente sconfitti - D'Alema, Blair ecc. ecc. Perché la debole Unione europea, nella fase di suggello formale con il Trattato di Lisbona quasi portato a casa, sia invece rappresentata dalla guida reale delle grandi nazioni di centrodestra, vale a dire dalla leadership Germania-Francia. Un'Unione europea comunque rassicurata nella continuità atlantica, che ha visto il ministro degli esteri rappresentato sempre da un uomo fidato dell'Alleanza atlantica. Prima dall'ex pacifista socialista Javier Solana diventato segretario della Nato, ora dall'ex Fgci D'Alema protagonista nel 1999 dell'indimenticabile stagione dei 78 giorni di guerra «umanitaria» di bombardamenti aerei sulla ex Jugoslavia. Più fidato di così. La Nato si conferma di fatto come l'unica istituzione politica sovranazionale europea (e americana). A questo punto non è esclusa una parola di apprezzamento di Obama per D'Alema ministro Ue.
A gioire di questa offerta sono i palestinesi. Il ruolo della Ue nell'ormai morto processo di pace, forse, con D'Alema ministro degli esteri dell'Unione potrebbe essere di svolta. Come dimenticare le giuste accuse di Massimo D'Alema contro l'esercito israeliano sia per la guerra in Libano del 2006, sia per il massacro di Gaza di nove mesi fa. Anche se la soluzione di una forza cuscinetto dell'Onu nel sud del Libano alla fine è stata accettata perché comunque impediva ad Hezbollah di sostenere i palestinesi, era voluta da D'Alema come primo passo per un dispiegamento internazionale anche nei Territori occupati.
Sta di fatto che dal 2006 a oggi la crisi nei territori occupati della Palestina è notevolmente peggiorata, è precipitata per il boicottaggio internazionale contro Hamas che aveva vinto le elezioni sia a Gaza che in Cisgiordania, si è spaccato il fronte palestinese, l'occupazione militare d'Israele continua e continua il suo Muro, e la pace è diventata impossibile come non mai.
Anche qui, una riflessione. Proprio il noto atteggiamento filo-palestinese dell'ex presidente del consiglio italiano, potrebbe essere da subito - e per attività «diplomatica» intensa d'Israele - la fossa della candidatura italiana. A quel punto Berlusconi potrebbe comunque rivendicare il suo beau geste.
Per tutti questi motivi e a queste condizioni, forse Massimo D'Alema, che consegna a questo punto il suo destino politico anche alla strumentale lungimiranza del Cavaliere, dovrebbe o rendere esplicita l'accettazione anche in funzione della pace in Medio Oriente, oppure dire di no.
E invece, senza alcuna motivazione, ha già apprezzato il sostegno e l'«apertura», individuando una comunanza d'intenti del «paese-Italia» verso la politica dell'Unione europea. E dando perfino atto al governo e a Berlusconi di essersi comportati «come ci si comporta negli altri paesi europei». Siamo alla Bicamerale d'Europa.
- Parlare di D'Alema e' come parlare di un morto. Meglio stare zitti. L'uomo e' intrinsecamente un uomo di destra. 03-11-2009 14:23 - murmillus
- Il gatto e la volpe; per il potere sono disposti a tutto... 02-11-2009 18:45 - Claudio Raineri
- Basta D'Alema è impresentabile sia in Italia che in Europa. Il suo essere apparentemente filo- palestinese è solo operazione di facciata che non cambia la sostanza: quello di essere in realtà, come tutti i leader europei, filo-atlantico, se no, non sei nessuno.Non a caso anche Luttwak, recentemente gli ha dato la sua benedizione ed Israele non potrà mai rngraziarlo abbastanza per averlo tratto d'impaccio dopo la sconfitta in Libano, dove gli Italiani,DE FACTO, si sono sostituiti all'esercito israeliano a far da cuscibetto alle friontiere. 02-11-2009 18:20 - giulio raffi
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