giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
09/11/2009
  •   |   Lino Buscemi*
    Se la tortura non è reato

    Le tragiche vicende di Stefano Cucchi e Diana Blefari cui fa seguito l'audio shock del comandante delle guardie del penitenziario di Teramo inducono a riprendere il tema dell'introduzione nel nostro ordinamento giuridico del reato di tortura. Argomento assai delicato sul quale da tempo si è aperta una riflessione dottrinaria e culturale in conseguenza dell'acutizzarsi del fenomeno nella maggior parte degli stati del pianeta, Italia compresa. Tuttavia, da oltre venti anni, malgrado gli sforzi compiuti, non si riesce a produrre (parlo del nostro paese) un atto legislativo a testimonianza dell'affermarsi di sensibilità nuove nel campo dei diritti e della intoccabilità della persona nel corpo e nella mente.
    Il clima da caccia alle streghe non favorisce comportamenti virtuosi e pragmatici. Non è una minoranza quella che propugna, nel governo, «irrigidimenti» normativi lesivi dei diritti di libertà, delle garanzie costituzionali e degli accordi sottoscritti dall'Italia in sede europea ed internazionale.Non saranno, comunque, i demagogici richiami all'uso del «pugno di ferro» da parte di un manipolo di nostalgici a fermane il corso degli eventi volti ad introdurre elementi di civiltà giuridica nell'organizzazione statuale. Eventi, a pensarci bene, che non sembrano subire troppo la «pressione autoritaria» visto che in parlamento, senza distinzione di schieramenti politici, c'è chi si è impegnato a presentare, nelle diverse legislature, organiche proposte per trasformare la tortura in reato, con tanto di sanzioni, a difesa della dignità della persona e dei diritti umani in generale. Proposte che sono coerenti con la necessità di onorare impegni internazionali giacché l'Italia, fin dal novembre 1988, ha ratificato la Convenzione dell'Onu contro la tortura (del 1984) e sottoscritta l'apposita Convenzione europea. Dichiarazioni solenni nelle quali si definisce il concetto (articolo 1) di tortura, senza mezzi termini e con lo scopo di sottolinearne l'incompatibilità con i valori civili, culturali e politici assai diffusi nelle grandi democrazie occidentali.
    Cos'è la tortura nel mondo? A quale logica ubbidisce? Perché non è rinviabile un rigoroso contrasto?
    Il termine «tortura» designa «qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni. Di punirla, di intimidirla o infliggendo sofferenze per mano di un funzionario pubblico o di qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale». Nella storia del diritto la tortura è definita come un complesso dei mezzi di coercizione personale, tanto fisica che morale, impiegati nel processo (e, al di fuori di esso, nell'attività di polizia che lo precede e accompagna) per accertare la responsabilità degli imputati, al fine di provocarne la confessione. In senso diverso, ma non meno rilevante nella storia del diritto criminale, si connette alla nozione di tortura anche «il complesso delle sevizie esercitate sui condannati durante la espiazione della pena, come mezzo continuativo di aggravamento del trattamento detentivo (ceppi, catene, custodia in ambienti insalubri tali da pregiudicare la sopravvivenza a qualsiasi essere umano) e come modalità di applicazione della pena capitale, nei casi più gravi eseguita con complicati e crudelissimi tormenti».
    Naturalmente il tema dell'entità della pena da infliggere non può essere un tabù ed è, dunque, necessario che sul punto i legislatori trovino un accordo ampio affinché la punizione sia proporzionata alla gravità degli atti posti in essere. Soprattutto è necessario un aumento di pena se la condotta delittuosa è opera di pubblici ufficiali. Fatti recenti, non meno drammatici di quelli verificatisi in questi giorni, hanno messo a nudo taluni comportamenti di soggetti che, abusando della loro qualifica hanno agito con ferocia e spavalderia quasi dando per scontata l'impunità. Il reato di tortura non c'è ma la tortura è ampiamente praticata e ne sanno qualcosa quelli che l'hanno subita e la continuano a subire. Occorre una incisiva norma giuridica non solo per consentire agli operatori del diritto di agire efficacemente, ma anche per evidenziare l'esistenza di una organica tutela in favore di tutti gli esseri umani, titolari di diritti e di doveri, soggetti alla giurisdizione italiana. Il reato e le conseguenti sanzioni costituirebbero validi elementi di dissuasione nei confronti di non pochi soggetti, che, nell'esercizio di un potere, non hanno alcuna remora di ledere la dignità dell'uomo per riaffermare una sorta di delirio di potenza molto spesso conseguenza di un deserto morale e culturale.
    Ad onor del vero un primo tentativo di introdurre, sia pure attraverso un emendamento, il crimine di tortura nel nostro Codice penale c'è stato. Al Senato della Repubblica (seduta del 4 febbraio 2009), ad iniziativa dei senatori Poretti, Fleres, Bonino, Bianco, Carofiglio, Casson, Finocchiaro, Marino, Rutelli, Rita Levi Montalcini ed altri) si è cercato, appunto attraverso un emendamento al ddl 773, di passare dalle parole ai fatti. Sembrava esserci un clima politico e parlamentare favorevole. Invece, per una manciata di voti (123 voti a favore e 129 contrari, astenuti 15, votanti 267) la proposta non è passata a causa dei tanti «casi di coscienza» registratisi sia nelle fila del centrodestra che in quelle del centrosinistra. Ovviamente c'è bisogno di uno scossone, dell'impegno meno reticente del governo e dei maggiori leaders di tutti gli schieramenti politici e parlamentari, sia per superare le residue resistenze che per rimettere all'ordine del giorno dei lavori del parlamento un punto di grande rilievo giuridico, politico, morale e civile. Malgrado tutto sussistono tutti i presupposti affinché in questa legislatura il reato di tortura possa diventare tale (con legge organica), se si mettono da parte ideologismi ed interpretazioni settarie.
    I diritti umani è bene ricordarlo sono patrimonio di tutti gli uomini liberi. Oggi più che mai è possibile coniugare l'innegabile esigenza di sicurezza con la necessità di tutelare i diritti di chi è privato della libertà personale. Partendo dalla Costituzione per agire in maniera corretta con lo scopo di garantire una espansione dei diritti e degli imprescindibili doveri nel quadro del rispetto della persona e delle libertà civili, così come si sono affermati nelle società democratiche e liberali. Sapranno i nostri governanti, i deputati ed i senatori, una volta tanto, distogliere la loro attenzione dalla sterile polemica quotidiana per impegnarsi davvero e a fondo sul versante della positiva tutela dei diritti dell'uomo?
    * Presidente coomitato scientifico Associazione nazionale difensori civici italiani


I COMMENTI:
  • 09\11\2009 19:06

    Che cos'è l'indicibile?
    Sarebbe già parzialmente descrittivo dire che esiste un sistema di coercizione tacito che può essere applicato sui singoli in determinate condizioni?
    E l'abberrazione di questo sistema di potere e quel che essa produce che porta agli esiti che abbiamo appreso nelle cronache odierne?

    L'impossibilità descrittiva non esiste,semmai vi può sussistere una insicura sconvenienza nell'indagare sull'indicibile.

    E non riguarda solo la polizia. 12-11-2009 14:20 - t.o.
  • Ida la giornalista e professoressa che scrive su Il Manifesto scrisse mesi fà di un sistema che non spegne ma accende delle luminarie e parlava di indicibile, visibile ed invisibile.Io apprezzai molto questo scritto rivolto alla polizia.La vostra collega segue le idee del filosofo Foucault.Non credo che elementi giuridi che Beccaria voleva introdurre lo stato li inserisca.La morte della Melazzi per cui ditemi se sbaglio ci fù un interrogazione parlamentare di Russo Spena perchè la Melazzi era già malata e non sosteneva il regime del 41 bis.Regime che pagano solo gli ex Br.Lo stato tortura nelle questure e nelle caserme e lo democrazia sembra congengnata per il miglior sfruttamento delle masse.La Melazzi è suicida per via di questo interrogatorio non perimentrato che era condotto su di lei che l'ha fatta impazzire probabilmente, avrà scelto dopo l'arresto di Papini di uccidersi, forse l'uomo che si era avvicinato alla donna malata è stato incastrato.Lo stato partito che era la Dc ieri e lo stato banca imperialista oggi è sempre una macchina repressiva.Lo stato è la dittatura di una classe.I cosiddetti elementi giuridici non contano.Con le parole e gli scritti non si cambiano le cose non si determinano processi.Più spesso temo si confezionano false teorie, fintamente estreministiche che fanno perdere la base d'approccio.Lo sfruttamento sistematico di una classe.La polizia usa molti mezzi e -il visibile e l'invisibile e l'indicibile come scrive Ida-Però usa anche il manganello.Cucchi morto per non parlare di Melazzi per non parlare di quello che diceva Ida.L'annientamento psichico e la guerriglia psicologica dei giornali a cui i carabinieri passano veline. 09-11-2009 19:06 - rocco
  • Lo stato di polizia,prima della grande contestazione.
    Quello che sta facendo il governo italiano è anticipare gli eventi.
    Riaprire l'Asinara,e i braccetti della morte,Uccidere a pugni e calci gli arrestati.
    Fare repressione nelle carceri in sale dove i "negri" non ti vedono.
    Fare i sgomberi dei zingari come le famose razzie dei governi razzisti americani al tempo di Sacco e Vanzetti.
    Vuole dire che il governo ha iniziato la guerra prima ancora che questa iniziasse come è sempre stato.
    Non più repressione,ma anticipare le azioni.
    Come se quei studenti,che domani diventeranno dei sicuri "brigatisti",li arrestiamo prima che facciano quello per cui dovranno essere incriminati.
    Processare il pensiero.
    Siamo alla follia o a un nuovo modo di governare?
    Io penso che siamo alla follia! 09-11-2009 18:33 - mariani maurizio
  • Io penso che quello che è accaduto al Sig Cucchi serve
    al nostro Governo per dimostrare
    di cosa può capitare o succedere a chi non si comporta
    "bene", le persone non devono essere curate , ma eliminate .
    Si possono curare solo chi ha i soldi e può entrare nelle strutture private , si può difendere solo chi è molto potente, gli altri devono morire questo costa molto meno al Governo ed è più semplice e poi tutto viene o verrà insabiato, intanto i potafogli dei trafficanti di droga, dei mafiosi e dei collusi s'ingrossa sempre di più.
    Cioò che è più grave che noi continuiamo a eleggerli e pensare come siamo finiti in basso 09-11-2009 17:36 - adele
  • La sua riflessione mi sembra giusta. 09-11-2009 14:38 - Miria
  • Mi sono fatto un'idea della situazione della giustizia in Italia :
    1) Le leggi italiane, per non allargarmi troppo, sono inique, mal formulate, parziali ( ribadisco ancora una volta che non avendo mai votato in vita mia per alcun governo nazionale e/o locale, dal 1975 ad oggi, non ho dato il mio consenso all'approvazione di alcuna delle leggi vigenti)
    2) I giudici applicano in modo soggettivo e spesso errato, leggi sbagliate aggiungendo danno al danno.
    3) Gli avvocati guardano per lo più al proprio tornaconto personale, raramente sono interessati alla colpevolezza o alla innocenza degli imputati.
    Aggiungiamoci pure il reato della tortura, che sicuramente è un reato... come sarà applicata la relativa legge? 09-11-2009 14:00 - Gian
I COMMENTI:
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI