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Giuseppe Caliceti
Contro la privatizzazione della conoscenza
Di fronte alla protesta in cinquanta città italiane dei giorni scorsi, Gelmini e il governo reagiscono con la tecnica di sempre: screditando. E inventandosi una visione su misura della realtà. C’è una Giornata di mobilitazione internazionale per il diritto allo studio che ha visto l'organizzazione di numerosi cortei e sit-in contro le privatizzazioni della formazione e della conoscenza? Gelmini lo nega. Non dice, come disse a suo tempo, che gli studenti che protestavano erano «facinorosi», ma qualcosa che per lei rappresenta una sorta di sinonimo: appartenevano tutti ai centri sociali. Dunque: non rappresentavano in alcun modo la maggioranza dei bravi studenti italiani che, per carità, invece di protestare, loro, studiano. L'altra tecnica ormai collaudata da una Gelmini a corto di argomenti per scongiurare una ripresa dell' Onda, è quella di definire «anacronista» il movimento di protesta. «Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose», dice Gelmini. «Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70, certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna». Gli anni '70 come culla di tutti i mali della scuola e del mondo, secondo Gelmini. In realtà è difficile capire perché il mondo dell'università e della scuola protesta senza andare a quegli anni.
Uno dei lasciti migliori degli anni '70 in Italia è stato il rinnovamento della scuola e dell'università. Poi è iniziata un'inversione di tendenza che sta andando avanti anche oggi. Si è cercato sempre più di offrire agli studenti un modello di scuola di tipo anglosassone, che prevede di arrivare da una parte a una scuola di base pubblica e gratuita di scarsa qualità e con funzioni soprattutto di contenimento sociale, e dall'altra a una scuola privata a pagamento per chi se la può permettere. E ad una ferrea privatizzazione delle Università, del sapere, della cultura, della conoscenza. Una scuola «classista» fin da bambini, a ben pensarci, che stride con il dettato costituzionale. Il primo a parlare apertamente di «modello anglosassone» nella scuola pubblica di base è stato Luigi Berlinguer, Ministro della Pubblica Istruzione dal maggio 1996 all'aprile 2000. Da allora, a tentare di completare questo disegno che ha come stella polare la riduzione dei fondi destinati alla scuola primaria, hanno provato soprattutto i Ministri dell'Istruzione del centro-destra: prima Letizia Moratti e oggi, appoggiata da un sistema informativo a senso unico, Maria Stella Gelmini.Di fronte a un drastico taglio di fondi alla scuola e all'Università, se ne possono migliorare la qualità? No, certo. E prima o poi ci si accorgerà come «provare con l'ignoranza» invece che con l'istruzione e l'educazione, per uno Stato, non è neppure più economico. Allora che si farà?
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I significati dei due termini differiscono molto tra loro. Conoscenza è anche e soprattutto autocoscienza e può essere semplicemente indicata, additata, nell'ambito della formazione scolastica.
Il significato di censura invece, è piuttosto conosciuto.
Vi è, politicamente, la censura di destra, moderata ed estrema, di sinistra, moderata ed estrema e di centro.
Se tutti questi soggetti censurano insiem uno stesso ragionamento logico e razionale, non siamo più in presenza di semplice "censura", ma di ignoranza diffusa capillarmente. 20-11-2009 11:20 - Gian
Dopo 20 anni o più di scuola ci si può ritrovare senza lavoro oppure a fare lavori qualsiasi che non ti permettono di arrivare a fine mese con i soldi. Se qualcuno vuole trovare la conoscenza, non è nelle scuole che deve cercarla. Ovviamente non serve scrivere più di questo .... 20-11-2009 09:04 - Gian
assolutamente d'accordo con le tue considerazioni. Per una maggiore precisione, però, voglio correggere e integrare un passaggio del tuo articolo. Innanzitutto, la “stella polare” non è solo la riduzione dei fondi destinati alla scuola primaria, ma di quelli destinati all’intero sistema dell’istruzione (come, del resto, si evince dalla conclusione dell’articolo). In secondo luogo, se è indubbio il "contributo" di Luigi Berlinguer nel disegnare il quadro "culturale" dell'attuale cosiddetta riforma della scuola (e, infatti, Berlinguer è un sostanziale estimatore della Gelmini: si rileggano le sue dichiarazioni dello scorso anno), non mi pare giusto tacere il fatto che, dopo Berlinguer (Luigi), il centrosinistra ha perseverato con il secondo governo Prodi: nonostante gli impegni in campagna elettorale, infatti, l'effimero Prodi II non solo non ha abrogato la riforma Moratti (si è limitato a "sospendere" i decreti attuativi per la secondaria superiore), ma, con la sola Finanziaria 2008, come ben pochi ricordano, ha tagliato la bellezza di quasi 4 miliardi all'istruzione (a cui si aggiungono i quasi 8 tagliati da Tremonti nella finanziaria dell’anno successivo). Del resto, al di là delle deboli (e sostanzialmente propagandistiche) prese di posizione antigelmini, la prospettiva del PD in materia di politica scolastica è ben rappresentata dalla scelta di piazzare l’ex ministro Fioroni come responsabile istruzione del partito (chi volesse approfondire, può cimentarsi nella lettura del suo “Libro Bianco”, il manifesto programmatico che partorì solo due anni fa, ai tempi in cui dirigeva il ministero di viale Trastevere). Un altro problema di non poco conto, di cui non si fa cenno nell’articolo, è il ruolo assunto in questi anni dalla CGIL, ruolo di sostanziale “collateralità” con il centrosinistra e di condivisione della sua passione per il «modello anglosassone». La CGIL scuola ha scritto, negli ultimi 15 anni, le più brutte pagine della storia di quel sindacato: ha accumulato pesanti responsabilità, sia nello svilimento del rinnovamento della scuola conquistato negli anni ’70 (da te giustamente definito “uno dei lasciti migliori” di quegli anni), sia nel contributo sostanziale dato alla compressione dei diritti dei lavoratori, al soffocamento del “conflitto” e degli spazi di partecipazione autenticamente democratica nella gestione della scuola, in cambio di un posto nelle varie “cabine di regia” da cui, infine, è stata tenuta fuori da Gelmini, Sacconi, Brunetta e compari… Bisognerà pure, una buona volta, compiere una seria riflessione anche su questo: altrimenti sarà difficile, per esempio, spiegare perché una categoria di lavoratori tanto duramente colpita come quella degli insegnanti, sta reagendo in maniera così debole alla devastazione che si sta abbattendo su di loro e sulla scuola pubblica… 20-11-2009 08:49 - Roberto Alessi
e quindi non colma le disuguaglianze sociali: la scuola come supermercato, valutabile con parametri automatici, dove vige il criterio della soddisfazione dell'utente; la scuola-azienda
retta con criteri manageriali; la scuola dove la cosiddetta eccellenza, surrogato della qualita', viene confinata in isole che poi non sono nemmeno tanto eccellenti.
Bisogna ritornare ai punti piu' alti della nostra tradizione, aggiornandone le forme, ma mantenendone l'elevata qualita', legata ad una impostazione umanistica che non deve essere in conflitto con quella scientifica e tecnica. Bisogna vincere la sfida, perduta negli anni 70, di fare coesistere un elevato livello qualitativo della scuola statale con un carattere non elitario - il limite della scuola tradzionale - ma di massa. 20-11-2009 02:01 - Paolo
Per il resto, bravò a Maurizio, ottima e provocatoria analisi come al solito. Speriamo che stavolta capiscano che non si deve prendere 'alla lettera'..
«Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose»
UUuarghuarghuargh!
«Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70, certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna»
E' vero, il crocefisso basta e avanza come 'innovazione' eh Marystar? A proposito, in qualità di cattolica devota, ci dirai chi è il papà di quel figlio che certo non è destinato (meritatamente) ad andare a scuola con i plebei? Poi mi raccomando, fai come Carfy, parlaci di donne che si svendono e castità prima del matrimonio né, saresti già più credibile che come ministra, dove quasi ci fai star simpatica la Moratti, che rispetto a te era un titano! 19-11-2009 21:40 - SM