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COMMENTO
19/11/2009
  •   |   Giuseppe Caliceti
    Contro la privatizzazione della conoscenza

    Di fronte alla protesta in cinquanta città italiane dei giorni scorsi, Gelmini e il governo reagiscono con la tecnica di sempre: screditando. E inventandosi una visione su misura della realtà. C’è una Giornata di mobilitazione internazionale per il diritto allo studio che ha visto l'organizzazione di numerosi cortei e sit-in contro le privatizzazioni della formazione e della  conoscenza? Gelmini lo nega. Non dice, come disse a suo tempo, che gli studenti  che protestavano erano «facinorosi», ma qualcosa che per lei rappresenta una sorta di sinonimo: appartenevano tutti ai centri sociali. Dunque: non rappresentavano in alcun modo la maggioranza dei bravi studenti italiani che, per carità, invece di protestare, loro, studiano. L'altra tecnica ormai collaudata da una Gelmini a corto di argomenti per scongiurare una ripresa dell' Onda, è quella di definire «anacronista» il movimento di protesta. «Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose», dice Gelmini. «Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70, certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna». Gli anni '70 come culla di tutti i mali della scuola e del mondo, secondo Gelmini. In realtà è difficile capire perché il mondo dell'università e della scuola protesta senza andare a quegli anni.
    Uno dei lasciti migliori degli anni '70 in Italia è stato il rinnovamento della scuola e dell'università. Poi è iniziata un'inversione di tendenza che sta andando avanti anche oggi. Si è cercato sempre più di offrire agli studenti un modello di scuola di tipo anglosassone, che prevede di arrivare da una parte a una scuola di base pubblica e gratuita di scarsa qualità e con funzioni soprattutto di contenimento sociale, e dall'altra a una scuola privata a  pagamento per chi se la può permettere. E ad una ferrea privatizzazione delle Università, del sapere, della cultura, della conoscenza. Una scuola «classista»  fin da bambini, a ben pensarci, che stride con il dettato costituzionale. Il primo a parlare apertamente di «modello anglosassone» nella scuola pubblica di base è stato Luigi Berlinguer, Ministro della Pubblica Istruzione dal maggio 1996 all'aprile 2000. Da allora, a tentare di completare questo disegno che ha come stella polare la riduzione dei fondi destinati alla scuola primaria, hanno provato soprattutto i Ministri dell'Istruzione del centro-destra: prima Letizia Moratti e oggi, appoggiata da un sistema informativo a senso unico, Maria Stella Gelmini.

    Di fronte a un drastico taglio di fondi alla scuola e all'Università, se ne possono migliorare la qualità? No, certo. E prima o poi ci si accorgerà come «provare con l'ignoranza» invece che con l'istruzione e l'educazione, per uno Stato, non è neppure più economico. Allora che si farà?


I COMMENTI:
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  • Il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per il quinquennio 2009-2013, ha delineato uno schema di risparmio finanziario di 7.832 milioni di euro nel settore dell’istruzione tradottosi, solo nel corrente anno scolastico e in forza della legge finanziaria per il 2009 (legge del 22 dicembre 2008, n. 203), nella riduzione di 42.103 posti per i docenti e di 15.167 posti per il personale A.T.A e nella disoccupazione di 26000 precari privati della possibilità di rinnovo contrattuale. Tale assetto produrrà, inoltre, la decurtazione di ulteriori 45.236 unità per l’organico docente e di 29.334 unità per il personale A.T.A., profilandosi, in tal guisa, un futuro incerto per circa 340.000 precari del comparto scuola. Tutto questo comporterà inevitabilmente l’aumento del numero di alunni per classe con il conseguente innalzamento del rapporto alunni/docente (incrementato di un punto percentuale da 8,9 a 9,9) in palese violazione delle norme sulla sicurezza nelle classi con più di 25 alunni (L. n. 820 del 1971; D.M. 26.08.1992, n. 292; D. Lgs. 9/4/2008, n. 81), la soppressione delle cattedre, la razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso in tutti gli ordini e gradi di istruzione e, in particolare, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di II grado. L'Italia sta portando avanti, con l'attuale governo Berlusconi, una politica di tagli alla scuola pubblica: tagli devastanti che non hanno paragoni con il trattamento riservato agli altri settori della finanziaria e sembrano più corrispondere ad un vero progetto ideologico reazionario più che ad una risposta alla crisi economica, scoppiata fra l'altro successivamente al DL n. 137 e all'art.133 della Finanziaria 2008 di Tremonti. Di fronte ad un investimento planetario nel campo della conoscenza e dell'istruzione, gli USA di Obama in testa, l'attuale ministro Gelmini, invece, s'inorgoglisce in televisione per l'aumento del 10% delle bocciature nell'ultimo anno scolastico. La scuola, è l'ultima difesa che la nostra società possiede di fronte al pericolo del pensiero unico e semplificato, prodotto da quella poderosa macchina del consenso che è il sistema mediatico, monopolizzato in Italia da un unico soggetto economico-politico. 20-11-2009 15:17 - maurizio
  • giustissimo quello che dice maurizio, giustissimo. 20-11-2009 13:43 - dario
  • Sig. Mariani, le vorrei far notare che se "La scuola italiana è tra le ultime nella classifica mondiale", è perchè coloro che la frequentano SONO GIA' DEI SOMARI! Non hanno bisogno di diventarlo. E se sono dei SOMARI, la colpa è di insegnanti altrettanto SOMARI e di chi la pensa come lei! 20-11-2009 12:21 - Silvia
  • Più che di conoscenza, sarebbe neglio parlare di formazione scolastica.
    I significati dei due termini differiscono molto tra loro. Conoscenza è anche e soprattutto autocoscienza e può essere semplicemente indicata, additata, nell'ambito della formazione scolastica.
    Il significato di censura invece, è piuttosto conosciuto.
    Vi è, politicamente, la censura di destra, moderata ed estrema, di sinistra, moderata ed estrema e di centro.
    Se tutti questi soggetti censurano insiem uno stesso ragionamento logico e razionale, non siamo più in presenza di semplice "censura", ma di ignoranza diffusa capillarmente. 20-11-2009 11:20 - Gian
  • La conoscenza non viene impartita nelle scuole. Andare a scuola serve per il famoso pezzo di carta con il quale si hanno o si avevano o si potrebbero avere, più possibilità di accesso al mondo del lavoro.Il che non significa avere più possibilità di vivere meglio. 20 anni trascorsi nelle scuole non garantiscono una vita materiale nè spirituale migliore.
    Dopo 20 anni o più di scuola ci si può ritrovare senza lavoro oppure a fare lavori qualsiasi che non ti permettono di arrivare a fine mese con i soldi. Se qualcuno vuole trovare la conoscenza, non è nelle scuole che deve cercarla. Ovviamente non serve scrivere più di questo .... 20-11-2009 09:04 - Gian
  • Caro Caliceti,
    assolutamente d'accordo con le tue considerazioni. Per una maggiore precisione, però, voglio correggere e integrare un passaggio del tuo articolo. Innanzitutto, la “stella polare” non è solo la riduzione dei fondi destinati alla scuola primaria, ma di quelli destinati all’intero sistema dell’istruzione (come, del resto, si evince dalla conclusione dell’articolo). In secondo luogo, se è indubbio il "contributo" di Luigi Berlinguer nel disegnare il quadro "culturale" dell'attuale cosiddetta riforma della scuola (e, infatti, Berlinguer è un sostanziale estimatore della Gelmini: si rileggano le sue dichiarazioni dello scorso anno), non mi pare giusto tacere il fatto che, dopo Berlinguer (Luigi), il centrosinistra ha perseverato con il secondo governo Prodi: nonostante gli impegni in campagna elettorale, infatti, l'effimero Prodi II non solo non ha abrogato la riforma Moratti (si è limitato a "sospendere" i decreti attuativi per la secondaria superiore), ma, con la sola Finanziaria 2008, come ben pochi ricordano, ha tagliato la bellezza di quasi 4 miliardi all'istruzione (a cui si aggiungono i quasi 8 tagliati da Tremonti nella finanziaria dell’anno successivo). Del resto, al di là delle deboli (e sostanzialmente propagandistiche) prese di posizione antigelmini, la prospettiva del PD in materia di politica scolastica è ben rappresentata dalla scelta di piazzare l’ex ministro Fioroni come responsabile istruzione del partito (chi volesse approfondire, può cimentarsi nella lettura del suo “Libro Bianco”, il manifesto programmatico che partorì solo due anni fa, ai tempi in cui dirigeva il ministero di viale Trastevere). Un altro problema di non poco conto, di cui non si fa cenno nell’articolo, è il ruolo assunto in questi anni dalla CGIL, ruolo di sostanziale “collateralità” con il centrosinistra e di condivisione della sua passione per il «modello anglosassone». La CGIL scuola ha scritto, negli ultimi 15 anni, le più brutte pagine della storia di quel sindacato: ha accumulato pesanti responsabilità, sia nello svilimento del rinnovamento della scuola conquistato negli anni ’70 (da te giustamente definito “uno dei lasciti migliori” di quegli anni), sia nel contributo sostanziale dato alla compressione dei diritti dei lavoratori, al soffocamento del “conflitto” e degli spazi di partecipazione autenticamente democratica nella gestione della scuola, in cambio di un posto nelle varie “cabine di regia” da cui, infine, è stata tenuta fuori da Gelmini, Sacconi, Brunetta e compari… Bisognerà pure, una buona volta, compiere una seria riflessione anche su questo: altrimenti sarà difficile, per esempio, spiegare perché una categoria di lavoratori tanto duramente colpita come quella degli insegnanti, sta reagendo in maniera così debole alla devastazione che si sta abbattendo su di loro e sulla scuola pubblica… 20-11-2009 08:49 - Roberto Alessi
  • Cari compagni, state attenti che questi mascalzoni che ci governano vogliono fregarci approfittando della scarsa memoria del popolo italiano. Io invece mi ricordo molto bene che andavano le cose nella scuola di una volta. Appena nel 1963 è entrata in vigore la scuola media unica ( grazie al primo Governo di centro-sinistra ). Prima di allora la scuola era ancora di " classe " in quanto la povera gente dopo le scuole elementari di solito mandava i figli al triennio di " Avviamento al lavoro " ( industriale o commerciale ), mentre i benestanti potevano permettersi di iscrivere i loro rampolli alle scuole medie e poi al liceo ( classico o scientifico ), istituti preparatori per l'Università, dove si formavano i futuri dottori, professori ed avvocati, così veniva perpetuato il monopolio borghese della società italiana. Essendo nato nel 1947, io mi sono dovuto sorbire tutta la solfa. Per accedere alla scuola media dei padroni io, come figlio di operai, ho dovuto sostenere un esame scritto ed orale. Unica eccezione erano le scuole tecniche statali, ( I.T.I. A.Volta, Nautico, Istituto G. Deledda - proprio quelli che da alcuni anni si cercano di affossare fin dai tempi di del ministro " di sinistra " Giovanni Berlinguer ), dove gli operai potevano mandare i loro figli affinchè migliorassero la loro posizione sociale. Le successive riforme scolastiche non sono arrivate per opera dello Spirito Santo, ma sono state strappate con lotte, scioperi e manifestazioni. Poi è arrivato Bettino Craxi con Tangentopoli, ed hanno rovinato tutto. Tutte le recenti catastrofi economiche e sociali che hanno colpito la classe lavoratrice sono avvenute con la connivenza della organizzazioni sindacali, a cominciare dalla CGIL . La cosiddetta " concertazione " inventata nel luglio 1992 e 1993 da Bruno Trentin e Sergio Cofferati è stata la la rovina dei lavoratori italiani, anche per quelli della scuola.Tutto questo dalle giovani generazioni evidentemente è stato dimenticato. I cloni di Berlusconi per combinare le loro porcherie approfittano della scarsa memoria del popolo italiano. La ministra Gelmini vuole farci tornare alla scuola italiana degli anni cinquanta, o forse anche prima. Bisogna ributtarle in faccia tutte le sue insinuazioni provocatorie contro gli studenti. Non è affatto vero che " si stava meglio quando si stava peggio ". Dobbiamo cercare di impedirlo a tutti i costi. 20-11-2009 08:17 - gianni
  • La sinistra dovrebbe per prima cosa prendere le distanze dal modello anglosassone e liberista di una scuola di bassa qualita' che non da' una solida preparazione culturale,
    e quindi non colma le disuguaglianze sociali: la scuola come supermercato, valutabile con parametri automatici, dove vige il criterio della soddisfazione dell'utente; la scuola-azienda
    retta con criteri manageriali; la scuola dove la cosiddetta eccellenza, surrogato della qualita', viene confinata in isole che poi non sono nemmeno tanto eccellenti.
    Bisogna ritornare ai punti piu' alti della nostra tradizione, aggiornandone le forme, ma mantenendone l'elevata qualita', legata ad una impostazione umanistica che non deve essere in conflitto con quella scientifica e tecnica. Bisogna vincere la sfida, perduta negli anni 70, di fare coesistere un elevato livello qualitativo della scuola statale con un carattere non elitario - il limite della scuola tradzionale - ma di massa. 20-11-2009 02:01 - Paolo
  • la scuola pubblica italiana è una delle migliori: e la stanno distruggendo. Al momento ottime scuole in italia funzionano perché le famiglie pagano silenziosamente carta igienica, sapone e materiale di cancelleria. Esistono scuole superiori in cui i docenti offrono ore gratis per "tappare i buchi" dei colleghi assenti e garantire il servizio. La stanno distruggendo! 19-11-2009 22:55 - aiuto
  • Incredibile, non c'é ancora un post di Ajax. Forse è ancora fuori servizio, in seguito ai bagordi dei festeggiamenti seguiti al lieto annuncio, di Marystar futura mammina (ragazza madre di 36 anni, non sposata ma cattolica convinta, una ministra ritenuta incapace anche di fare l'amministratrice locale, ah la coerenza..).

    Per il resto, bravò a Maurizio, ottima e provocatoria analisi come al solito. Speriamo che stavolta capiscano che non si deve prendere 'alla lettera'..


    «Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose»

    UUuarghuarghuargh!

    «Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70, certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna»

    E' vero, il crocefisso basta e avanza come 'innovazione' eh Marystar? A proposito, in qualità di cattolica devota, ci dirai chi è il papà di quel figlio che certo non è destinato (meritatamente) ad andare a scuola con i plebei? Poi mi raccomando, fai come Carfy, parlaci di donne che si svendono e castità prima del matrimonio né, saresti già più credibile che come ministra, dove quasi ci fai star simpatica la Moratti, che rispetto a te era un titano! 19-11-2009 21:40 - SM
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