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Ida Dominijanni
Due volte senza
Dall’abbazia di Montecassino, dove preghiera e meditazione scandiscono la «terapia spirituale» che ha scelto per elaborare quello che gli è capitato, Piero Marrazzo domanda perdono, si tormenta per la morte di Brenda, vuole tornare a casa per proteggere la sua famiglia. Il suo legale smentisce, ma il punto non è nei virgolettati. Il perdono, cristianamente, non si nega a nessuno, e il tormento, umanamente, domanda silenzio. Ma quel rifugiarsi fuori dal mondo dell’ex governatore suona come un segno, l’ultimo e ultimativo, di una politica che è finita fuori dal mondo, e che fuori dal mondo finisce.
C’era una volta, era solo pochi mesi fa, un Palazzo lontano dai rumori della strada. Autoreferenziale, dicevamo in gergo cercando di lanciare qualche allarme sulla sua prevedibile implosione, e di spingerlo ad aprire porte e finestre. Finché la strada ha fatto da sola, irrompendo da ogni dove come il sanpietrino che all’improvviso piove dall’esterno nell’appartemento dei Dreamers di Bernardo Bertolucci. All’improvviso, piovono sul Palazzo veline, ruffiani di corte, escort, trans, spacciatori, ricattatori, giustizieri, senza che nessun dispositivo di sicurezza, nessuna telecamera, nessun metal detector li fermi e nemmeno venga azionato per fermarli. E’ il mondo non degli ultimi, quelli che la buona politica un tempo sapeva organizzare, ma degli ultimissimi, quelli che nessuno organizza e nessuno aspira nemmeno a rappresentare, che forza le serrature. La famosa periferia, della metropoli e del mondo, che bussa alle porte del centro, dal centro perennemente ignorata di giorno, quando il potere parla la lingua perbene, e però - ora lo sappiamo - intensamente frequentata di notte, quando si può diventare permale senza darlo a vedere né ai confessori né alle famiglie né alla società in doppiopetto.
Si continua – sempre più a fatica, per non dire in mala fede – a fare lo slalom fra privato e pubblico, facendo il tifo chi per la privacy chi per la trasparenza, ma in realtà non è solo questo il confine che è saltato. E’ il filo spinato che separa la polis di quelli che contano dalla terra di nesuno di quelli che non contano. Brenda era di quelli che non contano due volte, perché trans e perché clandestina, due volte senza identità, nel sesso e nel nome, due volte fuori dal censimento dei normali: ed è per questo che il suo corpo carbonizzato ci colpisce due volte. Non ci sono eroi e non ci sono eroine nelle strade di periferia, non c’è strategia e non c’è ideologia, solo esseri ritenuti un po’ meno che umani che premono alle porte dell’umano. E’ questa folla di stranieri e clandestini che suona la campana a morte di un Palazzo recluso dietro le facce e le facciate rifatte, scortato dall’ipocrisia della doppia morale, destinato a crollare su se stesso pietra dopo pietra, scandalo dopo scandalo, mistero dopo mistero.
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In questi giorni e mesi, penso che cosa potrebbe dire Pasolini di quanto sta avvenendo nel nostro paese e di quanto ci manchi quel suo guardare lucido dentro e attraverso le contraddizioni della società borghese, nelle sue pieghe malate.
Come è profetico il suo ultimo film e il suo ultimo libro. Ecco, Petrolio, dovrebbe essere ripreso e portato in scena da qualche attore scriteriato. Petrolio (energia), televisioni, droga, sesso. Tutto si macina e rimescola, nelle società del capitalismo maturo, ma senescente, come ci ricorda S. Amin, per offrire benefit esistenziali che remunerino il deficit culturale e emozionale degli esseri. Ed il gioco dello sfruttamento è sempre lì, il sesso come espressione di una volontà di potere che salta fuori prorompente, non più controllata da ideolgie, dogmi, convenzioni. Questa volta amplificata anche dalla "utilizzata/o finale" che ci ricorda troppo da vicino terribili storie di violenza e schiavismo sessuale.
Il peccato. Ecco, in Italia, la nostra condizione di peccatori della domenica, rende alla vicenda (alle vicende...) tutta la grandezza dell'avanspettacolo con spogliarello finale (prego i bambini escano). E siamo tutti lì, come i vecchietti un tempo, con un binocolo "per vedere più da vicino". Il piccolo Samuele, Brenda, Noemi, tutti dentro al grande Circo dell'espiazione impossibile.
La sacra triade "Dio, Patria e Famiglia" non tiene più. E' vero che il primo ad essersene accorto, pare proprio Fini. Ma molti (quanti) altri non praticano più il postulato alla base della ragione sociale delle formazioni politiche o aggregazioni culturali dalle quali provengono.
La famiglia la affidiamo alle cure di uno psicologo di fama, o a un bravo frate o a un collega di Ghedini. Dio viene ricordato quando c'è da battere cassa e "oscurare" qualsiasi tentativo di laicizzazione della cosa pubblica. La difesa della Patria (che se ne avessimo una unita, forse sarebbe pure un valore, anche se piccolino) la affidiamo alle motovedette che controllano le coste dai barbari.
Uno degli intellettuali che si incontrano a cena nel bellissimo "Declino dell'impero americano", confessa come, nel suo orizzonte di arrivato docente universitario, l'unica cosa che lo può mantenere ancora in "vita" è il sesso. E quindi si accompagna con una giovane massaggiatrice "completa" che, incidentalmente, si interessa di filosofia (o di storia, non ricordo bene). La donna intellettuale riesce a parlare, finalmente, di filosofia mentre masturba il maturo docente, che le chiede cortesemente di tacere mentre sta per raggiungere l'orgasmo.
Se non fosse una persone pubblica "di potere" la vicenda di Marrazzo provocherebbero solo una gran pena. Se si chiamasse signor Rossi ci si domanderebbe, forse, in quale profonda infelicità vivesse. Quali oppressioni e imposizioni abbia dovuto subire per non potere liberalmente dare sfogo, consapevole, alle sue preferenze sessuali. L'onore, la famiglia, la chiesa O il crocefisso, quel vuoto simulacro che non vogliamo togliere né dalle aule né dalla testa.
Ma adesso, come non poteva non succedere, il sesso si è coniugato alla morte. Il Salò di Pasolini ci torna alla mente e pensiamo che, oltre a lui, avremmo bisogno anche di un Dashiell Hammet, per dipingere l'intera tela. 24-11-2009 13:19 - Sergio Zappoli
Quindi non ha nessuna giustificazione se non il vizio e la depravazione totale , inclusa cocaina alla grande.
Pietà sì ma comprensione o giustificazione no! Non vorrei che si ripresentasse in TV...... 24-11-2009 12:06 - unuomoqualunque
A quando gli esercizi spirituali in parlamento, con riti di purificazione e pellegrinaggi riparatori? 24-11-2009 10:15 - Renato -Roma
speriamo che questo sia l`inizio di un cambiamento e non di una piu`forte repressione.
Rimane il problema, per chi e`fuori dal palazzo, di come comunicare con gli ultimissimi, di come costruire relazioni.
Sinceramente, non saprei cosa dire, e non mi vengono in soccorso ne`Pasolini ne`D`Andre`.
Saluti 24-11-2009 09:48 - Enrico Marsili
Troppi!
Ora dobbiamo sapere cosa c'è dietro.
Non è Marazzo.
Almeno non è solo Marazzo la causa di tutti questi morti.
Quì, è accaduto un fatto insolito.
Si è voluto dare un segnale preciso a chi rompe l'omertà che c'è in un certo mondo.
Con questi Viados sono molte le persone che ci vanno.
Soldi che entrano come fiumi.
La mafia del Viados,ha colpito in un ambiente discreto.
Non si può disturbare una certa clientela.
Nessuno nemmmeno Lapo e Marazzo.
Il vizietto in italia lo hanno in molti,che non vogliono apparire.
Gente bicotta che ha due personalità.
Una di potere e di austerità e una che assume la notte,di lussuria e di depravazione.
Tra questo tipo di clienti bisogna andare a cercare gli assassini.
Quelli che lo fanno alla luce del giorno e che partecipano ai Gay Party,non possono essere stati.
I colpevoli, bisogna trovarli tra le migliaia di ipocriti dalla doppia vita.
Gente che firma contro i gay di giorno,ma la notte ne sono attratti come falene.
La morte di questi due personaggi bisogna che se la assumano tutti gli ipocriti del nostro paese e forse anche qualche prete! 24-11-2009 09:34 - mariani maurizio