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Alessandro Portelli
Razzisti cioè cattivi
E’ proprio vero che siamo un paese di poeti santi e navigatori. Solo in un paese di geni assoluti poteva essere concepita l’idea, scaturita dalla fervida immaginazione di un paese del bresciano, di lanciare di qui a Natale una campagna di pulizia etnica e chiamarla “White Christmas.” La trovo un’idea entusiasmante. In primo luogo, perché spazza via tutte le menzogne mielate di quando ci raccontavano che a Natale siamo tutti più buoni: prendere spunto dal Natale per diventare più cattivi, e farlo in nome delle nostre radici cristiane mi pare un’operazione liberatoria di verità assolutamente ammirevole. Altro che cultura laica.
Qualche anno fa, quando il mio quartiere scese in piazza per impedire il trasferimento in zona di qualche famiglia rom, una compagna disse: “Non è razzismo, è cattiveria.” Scrissi allora, e mi ripeto: non distinguerei fra le due cose (il razzismo è cattiveria), ma trovo giusta questa parola, “cattiveria”, così elementare da essere caduta in disuso, perché qui è proprio l’elementarmente umano che è in gioco.D’altra parte, un esimio leghista ministro della repubblica aveva già proclamato che bisognava essere cattivi con gli esseri umani non autorizzati. Disciplinatamente, fior di istituzioni democratiche eseguono: sbattono fuori dalle baracche i rom a via Rubattino a Milano e al Casilino a Roma e i marocchini braccianti in Campania, incitano i probi cittadini dei villaggi lombardi a denunciare i vicini senza documenti, premiano con civica medaglia intitolata a Sant’Ambrogio gli sgherri addetti ai rastrellamenti dei senza diritti. Fini dice che sono stronzi: no, non sono solo stronzi, sono malvagi.
Su un piano più leggero, trovo altrettanto geniale proclamare che l’operazione si fa in nome dell’incontaminata cultura lombarda e bresciana – e chiamarla con un nome inglese, per di più orecchiato da una canzone e un film americano. Non si potrebbe trovare un modo migliore per prendere in giro tutta la mitologia lombarda delle radici e della purezza culturale. Non è solo una bella presa in giro di quelli che mettono nomi lumbard sui cartelli all’ingresso dei paesi. Ma è anche un modo per ricordarci che non esiste cultura più paesana, più subalterna e più provinciale di quella che finge un cosmopolitismo d’accatto.E infine, la trovata dell’inglese è una spietata denuncia dell’ipocrisia razzista. Dire “bianco Natale” significava mettere troppo in evidenza il colore della pelle, perciò lo diciamo con una strizzata d’occhio – dire le cose in inglese, non solo in questo caso ma più in generale ormai, significa dirle ma non dirle, è la nuova forma della semantica dell’eufemismo. E poi, “Christmas” invece di Natale: e hanno ragione, il nostro tradizionale Natale è sempre più sovrastato dall’americano Christmas, lasciamo perdere il misticismo e corriamo a fare shopping.
Aveva proprio ragione la mia amica appalachiana che diceva, “noi poveri di montagna non sognavamo un bianco Natale. Se nevicava, era più che altro un incubo”. Io non so che Natale sognino i senza documenti del bresciano, dopo questo bell’esempio di cristianesimo. La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.
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E' inutile, ce l'hanno nel DNA. 09-02-2010 22:02 - claudia
Ehi fermi! Lasciatemi finire.
Vorrei anche che tutta questa gente tornasse ricca e felice al proprio Paese, senza avere più la necessità di venire da noi a fare una vita di merda. E poi vorrei vedere Bossi ed i suoi scherani, gli imbecilli della padania e anche gli altri italiani (?) razzisti, sì li vorrei vedere proprio!, a portare 12 ore al giorno camioncetti di posta e merce varia qua e là, accompagnare 24 ore su 24 vecchietti tremuli ed irascibili dappertutto, ramazzare e lavare pavimenti di supermercato 12 ore al giorno, alzarsi alle quattro del mattino per andare a fare la rotazione dei sacchi condominiali o andare dall'altra parte della città a pulire le padelle sotto il culo dei degenti della casa di riposo... e ancora a raccogliere ed inscatolare pomidoro, ad arrampicarsi senza nessuna protezione (eh, costa...) sulle impalcature dei cantieri ecc. ecc. ecc.
Sarebbe il più bel regalo di Natale. 28-11-2009 10:50 - Titti
leggendo questo articolo , mi pare che si stia ripercorrendo l'ormai ciclico 'la ricerca del termine adatto' , che servirà da spartiacque per i nuovi movimenti ideologici e assolutisti;
una buona intuizione filosofica è la domanda, si può essere cattivi senza essere malvagi; e come anticipavo la risposta non può essere netta , si o no , perchè esistono una varieganza di umori e di sentimenti e di condizioni altre , che , fortunatamente , non permette di essere così categorici , e di conseguenza assolutistici;
mi è capitato di essere cattivo , ma non di essere malvagio; e se in qualche modo esiste una contiguità tra la cattiveria ed il male , ciò a mio parere non significa necessariamente che siano la stessa cosa;
il tutto , ovvero la ricerca del termine esatto , diventa tanto difficoltoso , impervio , e produttore di sicuri fraintendimenti , quanto il riferimento all'oggetto sia tanto aleatorio;
perchè quella compagna , è scesa in piazza per evitare il trasferimento dei rom , nella propria zona (nella propria vita) , perchè ha la necessità di proteggere la propria vita da un'esteriorità che vede dannosa , fa bene o fa male ? lo saprà lei , o no ?
è un egoitsta che è arrivata ad un grado di felicità per la quale adesso ritiene di doverla proteggere con l'esclusione degli altri , quelli infelici; oppure semplice non è una sprovveduta che lascierà entrare i razziatori nella propria vita;
è evidente tutte queste risposte si possono avere nella vita reale , guardando in faccia la compagna l'uomo rom , ed avendo vissuto una vita nella società; e dove non esiste la soluzione unica , un aut aut , che impone o di qua o di là senza alternative; 28-11-2009 10:37 - Gianpaolo Sartori
qui i clandestini sono creano paura , vera paura ad uscire di casa la sera pefino gli immigrati regolari hanno paura e cosi non si può cotinuare chi rispetta le regole deve essere aiutato ad integrarsi anche con iniziative assurde e provocatorie 28-11-2009 08:31 - mauro